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Brevetto e innovazione non vanno d'accordo (video di Report, Rai3)

Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2016

Guerra dei brevettiOggi è possibile brevettare tutto... da ciò che natura ha creato già prima della comparsa dell'homo sapiens (come un tipo di mela o qualsiasi altro organismo vivente su cui l'uomo mette mano), ai colori (c'è chi ha brevettato il magenta e chi il blu, ad esempio), alle idee più generiche possibili, astraendo da una loro concreta realizzazione. Tutto ciò è molto pericoloso e sta soltanto producendo danni. C'è anche chi sta brevettando il geni del DNA umano. Manca solo il brevetto sull'aria che respiriamo, ma prima o poi arriverà anche quello.

Come ha detto Andrea Capocci, fisico e autore del libro "Il Brevetto" (ed. Ediesse), in un'intervista riportata nel servizio di Report (Rai3) "La guerra dei brevetti" del 15 maggio 2016, visibile in calce in questa pagina: «Oggi uno scienziato che vuole utilizzare una tecnica sviluppata da un altro deve controllare che prima non ci sia un brevetto che glielo impedisca o delle royalties da pagare». Come ha scritto Davide Mancino, nell'articolo "Dietro il dogma del brevetto":

«Esistono idee che con il tempo tendono a diventare totem, dogmi. Per contestarne alcune ci vuole coraggio, soprattutto quando è su di esse che si basano forti interessi economici e politici. “Il brevetto”, di Andrea Capocci, si occupa proprio di uno di questi dogmi: il concetto di proprietà intellettuale, che poi – a seconda dei casi – viene declinato in strumenti legislativi come i brevetti o il copyright.

L’autore si propone un obiettivo ambizioso: mostrare che il ragionamento di senso comune su cui si basa la proprietà intellettuale è tutt’altro che scontato. Il pensiero classico afferma che essa è sì un male – perché produce un monopolio – ma un male necessario, perché altrimenti mancherebbero gli incentivi per produrre ricerca e innovazione. Chi sosterrebbe lo sforzo necessario per creare qualcosa di nuovo, sapendo che potrebbe essere copiato impunemente? Posta così, la questione sembra quasi una banalità: dov’è allora l’inghippo?

Capocci (e con lui un numero crescente di studiosi, fra cui economisti come Michele Boldrin) ricorda però che spesso i ragionamenti basati sull’intuito possono essere affascinanti quanto sbagliati. Se infatti si va a ricostruire la storia di questo strumento, si scoprono tanti dettagli interessanti che – come minimo – possono portarci a riconsiderare il nostro giudizio.

Alcuni degli esempi portati sono vicini, vicinissimi, e ci consentono di riflettere anche sul declino del nostro Paese. Capocci spiega che “l’industria farmaceutica italiana, fino agli anni settanta, era fra le maggiori al mondo per la produzione di farmaci generici: il declino è cominciato proprio quando, nel 1979, l’Italia ha dovuto adeguare la propria legislazione sui brevetti ai livelli internazionali”. E questo non vale solo per noi: “molte potenze tecnologiche odierne – si legge – Stati Uniti e Cina in testa, hanno costruito le loro fiorenti industrie attuali anche grazie alla violazione della proprietà intellettuale altrui”.

Si tratta forse di un furto? E cosa ne è delle ricompense per chi innova? In realtà l’idea davvero anti-intuitiva – e per questo più interessante – è che anche solo arrivare per primi consente agli inventori di venire compensati in maniera adeguata per il proprio lavoro. Il caso del software open source – aperto, copiabile a volontà e di grande successo – ne è uno degli esempi più evidenti.

L’imposizione di un monopolio legale, al contrario, può avere effetti controproducenti e rallentare l’innovazione: esso, in un certo senso, consente all’innovatore di “sedersi” sul proprio lavoro. Perché dovremmo sforzarci di produrre qualcosa di nuovo, se la legge ci garantisce una rendita economica che dura decine di anni? Walt Disney non si sarebbe fermato a Topolino, se già ai suoi tempi il copyright fosse stato esteso a oltre 100 anni come avviene oggi?

L’autore sottolinea inoltre che le recenti battaglie legali nel campo del software (fra cui il caso Apple contro Samsung) mostrano che il sistema della proprietà intellettuale è diventato farraginoso, complesso e inefficiente. Spesso le risorse destinate all’innovazione vengono bruciate in gigantesche battaglie legali che hanno un solo effetto: arricchire avvocati e studi legali.

Capocci spiega questi e altri fenomeni dell’economia globalizzata in modo semplice e chiaro, senza formalismi, in un libro agile che mostra come dietro l’illusione del senso comune la realtà della proprietà intellettuale sia più complessa e sfaccettata di quanto avremmo pensato possibile.»

Nella mia Proposta politica per la scuola e per la società intera, dell'11 marzo 2015, avevo scritto questa forte raccomandazione rivolta al mondo scientifico:
«Punto crucialeAbolire i brevetti e distribuire tutta la conoscenza con licenza Creative Commons, svincolandola da qualsiasi gruppo di potere. La ricerca scientifica libera da gruppi di potere dovrebbe essere finanziata dallo Stato. Si veda l'articolo di approfondimento: “La scienza è un bene pubblico? Riflessioni su un documentario su Aaron Swartz”.»

Nella pagina dove avevo riportato il documentario su Aaron Swartz, avevo scritto che: «i brevetti di qualunque genere dovrebbero essere assolutamente vietati e additati per ciò che sono, cioè come una piaga tecnico-legale che danneggia l'umanità intera e il progresso scientifico (come già dissi nel 2008 nel mio talk "La libertà a partire dal software" e come ho ripetuto nel 2014 nella mia tesi di laurea su "Solitudine e Contesti Virtuali", nella sez. 3.2.1), mentre il diritto d'autore andrebbe completamente rivisto prendendo come punto di partenza i principi delle licenze GNU/GPL e Creative Commons.

L'intera ricerca scientifica, inoltre, dovrebbe pesantemente mettere in discussione se stessa sotto molteplici aspetti: oggi non stiamo seguendo l'esempio di Galileo Galilei, ma solo il dio quattrino e le sue logiche lesive e perverse. Una scienza che non rispetta la dignità e sacralità della vita, che non ha il coraggio di andare in controtendenza rispetto al potere dei soldi e anche di esporsi contro lo strapotere dei colossi economici, che non è libera e che non condivide gratuitamente e liberamente con il resto dell'umanità i propri risultati, che cos'è?!

La scienza dovrebbe essere valorizzata e protetta come bene pubblico. I brevetti e gli eccessivi diritti d'autore hanno lo scopo diametralmente opposto e uccidono il progresso... e anche i giovani talenti come Aaron Swartz.»

Spero che la visione del seguente servizio di Report aiuti a prendere maggior coscienza della tematica, delle sue implicazioni e dei suoi aspetti più oscuri e celati al grande pubblico:

DOWNLOAD MP4

Francesco Galgani,
2 luglio 2016

 

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