Comprendere tutto significa perdonare tutto?

Comprendere integralmente le molteplici sfaccettature della vita e degli esseri viventi equivarrebbe all'assoluta empatia e al perdono universale?

Immaginiamo che la nostra capacità di percezione si espanda a tal punto da abbracciare ogni angolo di realtà, consentendoci di vivere e sentire attraverso i sensi e l’anima di ogni forma di vita. In questo stato di onniscienza, ogni azione, ogni parola e ogni scelta diverrebbero trasparenti, rivelando un intreccio infinito di cause, circostanze e storie personali.

In una tale espansione di coscienza, il giudizio non avrebbe più motivo di esistere. Non ci sarebbe più spazio per l'incomprensione o il risentimento, poiché ogni gesto, anche il più incomprensibile o doloroso, si svelerebbe come il risultato di una catena di cause ed effetti, spesso al di fuori del controllo dell'individuo. Scopriremmo dove sono gli angusti e sfumati confini del libero arbitrio, ammesso che ci siano, e quanto il singolo essere umano è scisso in coscienze separate, conflittuali e compresenti. Percepiremmo chiaramente anche i parassiti incorporei dentro le persone, i cosiddetti demoni o alieni o angeli. La nostra capacità di identificarci con gli altri raggiungerebbe una profondità tale da renderci partecipi delle loro gioie, dolori, speranze e paure, vivendole come nostre.

Questa connessione profonda e universale ci porterebbe a una forma di amore incondizionato, dove ogni essere vivente è parte di noi stessi. L'atto di perdonare diventerebbe non solo naturale, ma anche inevitabile, poiché la comprensione totale farebbe evaporare ogni traccia di rancore. Forse svilupperemmo la virtù del genitore affettuoso verso le sue creature, saremmo come il padre o la madre di questo mondo.

Tale mistica esperienza ci trasformerebbe in esseri di pura empatia, capaci di vedere l'unità nella diversità e di riconoscere in ogni volto, in ogni storia, un riflesso del nostro essere più profondo. In questo stato di coscienza espansa, senza più separazione tra “io” e “non-io”, e dove il “due” è finalmente tornato “uno”, ogni giudizio è sostituito da un profondo senso di compassione e comprensione.

Alla luce di tutto ciò, ne desumo che i nostri giudizi non sono altro che mancanza di comprensione del tutto.

(23 febbraio 2024)

Julian Assange

Oggi è il giorno, taciuto dai pavidi e dagli imbroglioni.
Non ci vedi, ma siamo con te.
Sei il sole in questo tempo buio.
La tortura in prigione è per vanità del principe di questo mondo, a cui loro sono asserviti.
Ma tu no, e neanche noi.
Mentre ci stringe il cappio al collo, gli ridiamo in faccia.
Non ci fa paura né lui, né la morte.
Anzi, non abbiamo paura di nulla.
Lui invece è terrorizzato dalla nostra anima.
Grazie di tutto Julian Assange!

(21 febbraio 2024)

Julian Assange (Francesco Galgani's art, February 21, 2024)
(February 21, 2024, go to my art gallery)

Cosa significa ripudiare la guerra?

Recentemente, a Napoli, davanti alla sede della Rai, sono state pestate dalla polizia circa 200 persone per aver esternato un’opinione contraria al massacro che sta avvenendo a Gaza. Non entro nei dettagli, quel che è chiaro è che il potere è solito esprimersi con la violenza, in maniera sempre più disinibita. Non è un problema solo degli ultimi anni e dello sconvolgente blackout cognitivo, emotivo, comportamentale e giuridico del periodo della pandemenza. No, possiamo andare più indietro nel tempo. Basterebbe ricordare i pestaggi durante il G8 di Genova del 2001, di cui forse i più giovani non sanno nulla. Oppure le varie stragi e attentati in Italia del secolo scorso, ma non voglio dilungarmi su questo. Quello che c’è da capire è che il potere costituito è sempre violento e se ne frega altamente dell’etica, dei diritti umani e del rispetto delle persone.

La violenza del potere si esprime in molteplici modi sofisticati e sovente finanziari, mentre il ricorso alla violenza bruta contro i propri cittadini, di solito, è segnale di paura da parte di un potere che non può più nulla contro la crescita di consapevolezza delle persone. Quando i fatti sono troppo evidenti per essere nascosti, e quando l’emergenza di una singola verità potrebbe esser sufficiente per far crollare il castello di menzogne su cui si fonda l’ordine sociale, scattano i reati di opinione (detti fake news), la censura (detta lotta alla disinformazione), l’invito alla delazione, la demonetizzazione legalizzata e non contestabile in tribunale, e ovviamente gli algoritmi intelligenti imposti dall’European Digital Services Act per punire gli autori di psicoreato e per istituire il Ministero della Verità guidato da intelligenze artificiali inconsapevoli di ciò che fanno.

In tutto questo, tra l’altro, possiamo starcene tranquilli perché comunque siamo guidati da persone responsabili. Ad esempio, è un sollievo sapere che Joe Biden, la cui incapacità di intendere e volere è stata certificata in tribunale dal procuratore speciale Robert Hur, ha a disposizione la cosiddetta valigetta nucleare con cui può autorizzare il lancio di armi nucleari. Detto così, sembrerebbe comico, ma non lo è. E’ la cruda realtà di un mondo decadente e folle che si sta autodistruggendo, e in cui le parole, come “democrazia”, sono stravolte nel loro significato.

La democrazia, cioè il potere del popolo, non è mai esistita. Nei tempi antichi, la democrazia di Atene era fondata sulla schiavitù di tanti al servizio della classe dominante. Nei tempi contemporanei, invece, è fondata sul libero arbitrio di pochissimi individui a danno di circa otto miliardi di persone.

Negli ultimi anni, l’intera Europa, Israele e altre parti di mondo stanno sentendo il richiamo del nazismo così come le scimmie sentono il richiamo della foresta. In questo clima perverso, tra l’altro, la divisione dell’umanità in due grandi blocchi di amici e nemici non regge il confronto con la realtà. Basterebbe notare che il leader cinese Xi Jinping aderisce apertamente alle progettualità del Great Reset, che pertanto non è una dannazione soltanto occidentale. Per non parlare del fatto che il modello cinese, sia in tema di gestione criminale delle emergenze sanitarie, sia in termini di controllo totalitario e iper-pervasivo della popolazione, sta ispirando gran parte del mondo, e in particolare l’Europa. In estrema sintesi: piena convergenza tra occidente e oriente con l’Agenda 2030 di Davos.

Nella democratica Europa, ciò che ho scritto fin qui forse è già reato di opinione, per lo meno in qualche passaggio. Pazienza, non me ne frega nulla, perché tanto la verità prima o poi viene a galla, è solo questione di tempo. Percepire come vero o come falso ciò che ho scritto fin qui è solo un fatto coscienziale. Invece, tappare la bocca alle persone per paura di ciò che pensano è un crimine e una aberrazione.

E ora, veniamo al dunque. La nostra Costituzione parla di ripudio della guerra. Ma cosa significa?

Ripudiare la guerra significa che il pianeta Terra non deve necessariamente essere un catalogo degli orrori. Può essere anche qualcosa di diverso. Inoltre, significa un’altra cosa importante, ovvero che ciascuno di noi esiste perché esistono le altre persone. Ciascuno di noi è ciò che è per ciò che siamo tutti. Una volta compreso questo, non ha più senso fare del male a nessuno, perché sarebbe come farlo a se stessi.

Ripudiare la guerra significa avere la speranza fondata, se non un vero e proprio credo, che prima o poi tutti arriveremo alla consapevolezza di unicità tra noi e l’ambiente umano e naturale. Non è un problema di se, è un problema di quando. Forse non basterà questa vita, magari ci vorranno tante altre incarnazioni, perché ciascuno ha il suo punto di partenza e il suo percorso evolutivo, ma prima o poi ci arriveremo tutti, e vivremo insieme armoniosamente. Questa si chiama fede, ed è uno sguardo che mette in conto il potenziale positivo ed evolutivo di qualunque esperienza, Terza Guerra Mondiale compresa. E’ una visione in cui la vita è intelligente e la storia umana è finalizzata, per cui se per capire certe cose dovremo attraversare un tritacarne con i nostri corpi, lo attraverseremo. Però, evitare di arrivare a tanto sarebbe un segno di saggezza e di amor proprio.

Io ripudio la guerra. Con queste parole sto dicendo che tutte le persone hanno il diritto di fare la loro esperienza coscienziale su questo pianeta, senza che qualcuno la interrompa o la impedisca con la violenza, con la barbarie, con il nazismo sadico e satanico che ultimamente va tanto di moda.

(16 febbraio 2024)

Proteste degli agricoltori?

Il fondamento del pensiero critico è che l’ovvio può essere sbagliato e che il contro-intuitivo può essere corretto. Il ragionare umano ha senso soltanto come un insieme di perché. Al contrario, senza i perché è soltanto un inutile susseguirsi di pensieri indotti dall'esterno che non porta a nulla. Con questo spirito, sto riflettendo sulle proteste degli agricoltori.

Secondo me, un intero continente che sbaglia la propria politica agricola e le proprie strategie alimentari è destinato ad essere risucchiato nel nulla cosmico della propria intellighenzia al comando, le cui lodevoli virtù, che provo di seguito a riassumere, spianano la strada verso carestia e pestilenze:

  • ideale morale della non-vergogna in qualsiasi circostanza, totalmente impermeabile alle sensibilità e ai bisogni del prossimo;
  • ubbidienza imperitura, senza se e senza ma, alle grandi lobby, a cominciare da quelle farmaceutiche e delle armi;
  • patriottismo basato sul portafogli, sui ricatti incrociati in cui spesso c’entrano fatti di natura sessuale (rapporti tra Mossad, CIA, FBI e Jeffrey Epstein?), e sull’amore disinteressato e inesauribile per tutto ciò che crea distruzione e morte;
  • instancabilità creativa nel proteggere il male e turlupinare il bene;
  • massimo desiderio di libertà di espressione per il pensiero unico globalista, neoliberista, atlantista, vaccinista, transumanista e scientista, e criminalizzazione di ogni altro tipo di pensiero (con parallelo smantellamento dei servizi pubblici, visto che scuola e sanità sono ormai al capolinea);
  • atteggiamento critico nei confronti della democrazia e condanna del suffragio universale, meglio sostituibile con una élite di brave persone scelte da integerrime organizzazioni sovranazionali come Aspen Institute, Carnegie Corporation of New York, Rockefeller Foundation, Rockefeller Brothers Fund, Open Society Foundations di George Soros, Bill & Melinda Gates Foundation, BlackRock Investment Funds, Bilderberg Group, Trilateral Commission di David Rockefeller, World Economic Forum di Klaus Schwab, o altri organi non elettivi e antiumani dell’alta finanza mondiale;
  • equiparazione dell’umano a un insieme di dati e della coscienza umana ad un computer lento, scarso e difettoso che processa dati fallaci, con conseguente paragone e poi sostituzione dell’umano con la più efficiente e più precisa intelligenza artificiale.

Se non trasformiamo il neoliberismo, il turbocapitalismo e la deregolamentazione in economia in un altro sistema con al centro il “noi” invece dell’“io”, ogni azione a tutela dell’ambiente sarà controproducente. Il primo nemico dell’umanità e del pianeta Terra è infatti l’idea che l’unico modo di vivere è quello di essere in “guerra” contro tutti, cioè in concorrenza economica. Se non ci rendiamo conto che nulla ci appartiene, neanche i vestiti che indossiamo, perché la morte ci costringerà ad abbandonare qualsiasi cosa inutilmente accumulata, non ne usciamo da questa mentalità distruttiva. Alla morte sopravvivono solo i tesori del cuore, cioè dell’anima, ma non quelli del corpo e tanto meno quelli del forziere.

A ciò va aggiunto che il continuo sforzo aggressivo di promozione dell’ideologia woke, del genderismo, della cancel culture, del fanatismo sul cambiamento climatico antropico dovuto esclusivamente all’anidride carbonica, sono solo fattori di confusione, perché a prescindere dalla loro legittimità o meno, che meriterebbe una discussione a parte, distolgono l’attenzione dal problema principale.

Coloro che si riempono la bocca di ambientalismo e di politiche verdi, potrebbero puntare il dito contro le guerre, gli armamenti e i genocidi, focalizzando il rispetto per la vita come il primo prerequisito minimo e indispensabile per il rispetto dell’ambiente. Restare vivi e integri finché natura vuole, infatti, non è di per sé un obiettivo, ma è il prerequisito per qualsiasi obiettivo.

Sulla base di queste premesse, immagino che gli agricoltori forse otterranno un contentino, ma sarà solo un palliativo momentaneo, se non un inganno.

(7 febbraio 2024)

Trattore (Francesco Galgani's art, February 7, 2024)
(February 7, 2024, go to my art gallery)

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