Avviso ai lettori

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Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.

In questo blog, per il momento ho scritto 1.606 articoli, per un totale di 1.460.919 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 6 maggio 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4. 

Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).

Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.

Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.

Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.

Privacy‑Friendly IP Lookup Is Back – Cleaner, Smarter, Still No Trackers

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A few years ago I built a simple, privacy‑respecting page that shows your public IP address along with a basic reverse DNS and a whois lookup. It did that without setting any cookies, without third‑party trackers, without ads, and – most importantly – without ever storing your IP address on the server. Then, for a long time, it sat behind a “Not authorized” error and stopped working.

Today I’m happy to announce that the page is back online – and it has been significantly improved:

→ Open the IP & Privacy Check Tool

The tool is meant for anyone who wants a quick, trustworthy way to see which IP address they are exposing to the internet, along with useful privacy tests. It’s still the same zero‑log, zero‑tracker philosophy, but now the whois section is much smarter.

What the page does

  • Shows your current public IP address (IPv4 or IPv6).
  • Performs a reverse DNS lookup.
  • Displays your browser’s user agent (and warns if JavaScript is enabled).
  • Links to external, reputable tests for: third‑party cookies, DNS leaks, WebRTC leaks, browser fingerprinting, and canvas fingerprinting.
  • Provides a whois information block that now shows only the actual assignee of the IP, without the confusing multi‑registry results it used to display.

What changed (and why it matters)

The original code queried up to five different whois servers (AfriNIC, LACNIC, APNIC, ARIN, RIPE). Most of the output was generic delegation data like “this range belongs to APNIC”. That made it hard to spot who really owns the IP.

Now the script:

  • Determines the correct Regional Internet Registry (RIR) for the IP via IANA.
  • Contacts only that RIR, then automatically follows any referral to the final whois server that holds the assignment details.
  • Cleans up comments and empty lines, presenting only the relevant registration information (netname, description, country, abuse contact, etc.).

The rest of the page hasn’t changed: no logs, no cookies, no analytics, no external requests except the third‑party tests you explicitly click on. The code is still simple PHP that you can read and host yourself if you want.

If you find it useful, sharing or linking to it helps others discover a transparent alternative to commercial “check my IP” services that often profile visitors.

(May 6, 2026)

Semplificare è l’arte dell’inganno, l’opera dei demoni

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C’è un’astuzia sottile e velenosa che si aggira tra i discorsi del nostro tempo. Non assume le sembianze di una menzogna grossolana, ma l’abito rassicurante della chiarezza. È l’arte di semplificare ciò che è complesso, un’operazione che, nella sua apparente innocenza, cela quasi sempre il germe dell’inganno.

Nel Faust di Goethe, il diavolo Mefistofele si presenta come colui che semplifica le questioni complicate: invece di accompagnare l’essere umano nello sforzo della comprensione, il demone offre la scorciatoia della semplificazione, escludendolo da un autentico processo di conoscenza della realtà.

Questa intuizione letteraria è di una lucidità sconvolgente. La realtà in cui siamo immersi è un groviglio di forze storiche, economiche, psicologiche e culturali. Affrontarla richiede tempo, studio e la capacità di tollerare l’incertezza. La semplificazione, al contrario, ci consegna un mondo in miniatura, pulito e ordinato, dove ogni evento ha una causa unica e ogni problema una soluzione immediata. È un mondo falso, ma terribilmente confortevole. Ed è proprio in questo comfort che si annida la trappola.

Quando un’informazione viene “semplificata” per essere resa più digeribile, non viene solo accorciata, ma anche amputata, deformata, violentata. Si tagliano via i nessi causali, le sfumature, i contesti, le contraddizioni. Ciò che resta è uno slogan, un’etichetta, un nemico da additare. Non siamo più chiamati a capire, ma a schierarci. Non siamo più cittadini, ma tifosi. E il nostro pensiero critico, privato dei suoi strumenti, si arrende docile ai nuovi padroni del discorso pubblico e privato.

Oggi la dinamica descritta da Goethe ha trovato il suo compimento tecnologico. Chi possiede l’informazione dominante nei mass media, nei social e, soprattutto, nell’intelligenza artificiale a cui tutti ormai si rivolgono, domina il mondo psichico delle masse e quindi le loro creazioni illusorie. Chi dirige, filtra e altera l’informazione in base ai propri desideri, possiede il mondo e può fare accettare l’inaccettabile, spingere ciascuno a lottare assiduamente contro se stesso, contro i propri amici e familiari, e rende invisibile l’evidenza e visibile l’inesistente. La semplificazione diventa allora l’ingranaggio di una macchina ben oliata, che trasforma la complessità del reale in un racconto fittizio, fabbricato a uso e consumo dei demoni.

Proprio per questo, in un’epoca così radicalmente esposta all’inganno, la figura dell’eroe assume un significato nuovo e necessario. Un eroe è colui che ha la forza, il coraggio e la compassione di svelare queste dinamiche del potere e pronunciare parole di realtà, descrivendo la vera natura degli accadimenti. Un eroe dovrebbe essere un esempio. L’eroismo di cui parlo non abita soltanto in parole di realtà che creano scandalo in mezzo a coloro che si nutrono di bugie miste a follia: si manifesta innanzitutto nelle scelte quotidiane. Ciascuno di noi è figlio delle scelte che decide di fare e del motivo per cui le ha fatte. Queste scelte, volta per volta, ci portano sempre di più verso la luce o verso un abisso tenebroso.

Non ho dubbi che dietro le scelte della maggioranza di noi ci siano buone intenzioni. Eppure, dove può portarci il nostro agire, se si basa su una rappresentazione della realtà semplificata a uso e consumo dei demoni, e quindi falsa? La risposta è già scritta nella nostra focosa e distruttiva sicumera del saper distinguere il vero dal falso, i buoni dai cattivi, il giusto dallo sbagliato.

Ogni mezza verità è una bugia e ogni bugia è un fiammifero acceso sulle foglie del giardino divino in cui dimora la nostra anima. Tante bugie diventano un lanciafiamme. Tanti incendi rendono il nostro mondo inabitabile, così rimaniamo smarriti e svuotati dell'anima, ombre di noi stessi, utili idioti nelle mani dei demoni, incapaci di amare.

Resistere alla semplificazione è allora molto più che un esercizio intellettuale: è un atto di lealtà verso noi stessi e verso la vita nella sua interezza, una scelta ostinata di cercare la complessità, di sopportare la fatica del dubbio e di non inchinarsi al falso-dio della chiarezza a buon mercato. Forse, è l’unico modo per rimanere umani.

(4 maggio 2026)

Il muro digitale: AI diverse per Oriente e Occidente

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La frattura digitale dell’AI è già realtà

Aggiornamento: 30 aprile 2026. I dati disponibili per i primi mesi del 2026 mostrano una separazione sempre più netta tra mercati in cui dominano assistenti sviluppati da aziende statunitensi — come Stati Uniti, Giappone e India — e mercati in cui stanno prevalendo piattaforme nazionali, soprattutto Cina e Russia.

Non è una frattura puramente geografica: riguarda lingua, regolazione, distribuzione, sistemi operativi, app store, pagamenti e fiducia politica. ChatGPT resta il riferimento più riconoscibile a livello globale, ma in Cina e Russia il baricentro si è spostato verso servizi domestici (cioè sviluppati internamente) come Doubao, Alisa AI, Qwen, DeepSeek e GigaChat.

DeepSeek è il caso anomalo: è l’unico grande chatbot cinese diventato familiare anche in Occidente dopo l’enorme copertura mediatica del 2025. Tuttavia, la sua notorietà non coincide necessariamente con una quota d’uso elevata negli Stati Uniti, dove alcune rilevazioni lo collocano ormai su numeri marginali.


Classifiche nazionali aggiornate

🇺🇸 Stati Uniti

Secondo dati Apptopia citati da OfficeChai, a marzo 2026 ChatGPT era al 38,7% dei DAU nelle app AI negli Stati Uniti, seguito da Gemini intorno al 25%, Grok al 13,5% e Claude al 10%. A gennaio 2026, la stessa fonte collocava ChatGPT al 45,3%, Gemini al 25,1% e Grok al 15,2%. Il dato suggerisce una leadership ancora forte, ma meno incontrastata rispetto al 2024-2025.

🇷🇺 Russia

Le quote russe variano molto in base alla fonte. Mediascope, a ottobre 2025, riportava Alisa AI al 14,3%, DeepSeek al 9,4%, GigaChat al 4% e ChatGPT al 3,5%. Dati più recenti di Билайн.аналитики, riferiti al primo trimestre 2026, collocano invece Alisa AI al 67%, DeepSeek al 29% e ChatGPT al 7%. La differenza tra le fonti segnala un mercato in rapido movimento e probabilmente sensibile al metodo di misurazione.

🇨🇳 Cina

Secondo QuestMobile, nel primo trimestre 2026 la classifica per utenti attivi mensili vedeva Doubao in testa con 345 milioni di MAU, seguito da Qianwen/Qwen con 166 milioni e DeepSeek con 127 milioni. MoonFox, usando una diversa lettura del mercato, indica che Doubao, Yuanbao, Qwen e DeepSeek insieme superano il 70% del mercato cinese dei chatbot AI.

🇯🇵 Giappone

Secondo Statcounter, nel mercato mobile giapponese dei chatbot AI, ChatGPT mantiene una quota nettamente maggioritaria, seguito da Gemini, Copilot, Perplexity e Claude. Un sondaggio MMD Labo pubblicato a fine 2025 indicava inoltre che l’80,6% degli intervistati aveva usato ChatGPT, il 50,8% Gemini e il 39,1% Copilot. I due dati non sono direttamente confrontabili: Statcounter misura quote d’uso, mentre il sondaggio misura esperienza dichiarata dagli utenti.

🇮🇳 India

In India, dati Sensor Tower ripresi da Digit e Reuters attribuivano a ChatGPT circa 73 milioni di utenti attivi giornalieri, contro circa 17 milioni per Gemini. In questo mercato, ChatGPT supera l’80% se si considera il confronto diretto tra ChatGPT e Gemini sulla somma dei rispettivi DAU.


Il paradosso della conoscenza reciproca

Gli assistenti occidentali sono noti quasi ovunque, anche dove il loro utilizzo è limitato o mediato da restrizioni. Il percorso inverso è molto più debole: Doubao, pur avendo centinaia di milioni di utenti in Cina, resta quasi sconosciuto al pubblico europeo e americano. DeepSeek è l’eccezione: non perché domini l’uso occidentale, ma perché è riuscito a entrare nell’immaginario globale come simbolo della nuova competizione AI cinese.


Panoramica dei principali chatbot consumer

I prezzi sotto sono indicativi e possono cambiare per Paese, tasse, app store, promozioni e piani aziendali. Dove non esiste un listino internazionale chiaro, indico l’accesso come “variabile” anziché stimare importi non verificabili.

Servizio Paese / ecosistema Accesso consumer indicativo Nota
ChatGPT USA / OpenAI Free; Go da 8 USD/mese; Plus da 20 USD/mese; Pro da 100-200 USD/mese Prezzi localizzati in alcuni mercati. Fonte: OpenAI e OpenAI Help.
Gemini USA / Google Free; Google AI Plus, Pro e Ultra con prezzi localizzati Google AI Pro è indicato a 19,99 USD/mese negli USA; in altri mercati i prezzi cambiano. Fonte: Google Gemini.
Grok USA / xAI e X Free; SuperGrok su grok.com; accesso anche tramite X Premium+ X Premium+ parte da 40 USD/mese sul web negli USA. Fonte: X Help.
Microsoft Copilot USA / Microsoft Free; funzioni avanzate nei piani Microsoft 365 Microsoft 365 Premium è indicato a 19,99 USD/mese negli USA. Fonte: Microsoft.
DeepSeek Cina / DeepSeek Accesso web gratuito; API separata a pagamento Fonte: DeepSeek.
Qwen / Qianwen Cina / Alibaba Qwen Chat gratuito; API e servizi cloud separati Fonte: Qwen.
ERNIE Bot / Wenxin Yiyan Cina / Baidu Accesso pubblico gratuito; API separata a pagamento Baidu ha reso ERNIE Bot gratuito per il pubblico con il lancio di ERNIE 4.5 e X1. Fonte: Baidu / PR Newswire.
Alisa AI Russia / Yandex Free; funzioni avanzate dentro l’ecosistema Yandex Servizio fortemente integrato con prodotti Yandex e mercato russo.
GigaChat Russia / Sber Accesso consumer e business variabile Rilevante soprattutto nel mercato russo.
Doubao Cina / ByteDance Accesso consumer gratuito o freemium; piani e limiti variabili È tra le piattaforme più usate in Cina, ma resta poco conosciuta fuori dal mercato cinese.

Gratis in Asia, premium in Occidente?

La distinzione non è “Asia gratis, Occidente a pagamento”: anche ChatGPT, Gemini, Copilot e Grok hanno piani gratuiti. La differenza più interessante è un’altra. In Cina, diversi attori nazionali hanno scelto di offrire gratuitamente al pubblico modelli molto competitivi — DeepSeek, Qwen ed ERNIE Bot — per accelerare l’adozione, rafforzare i propri ecosistemi e conquistare dati, abitudini e distribuzione.

Non ci sono prove sufficienti per dire che questi servizi siano sostenuti da finanziamenti statali diretti nella loro offerta consumer. È più prudente parlare di strategia industriale e di piattaforma: accesso gratuito o a basso costo per aumentare rapidamente la base utenti, ridurre la dipendenza da strumenti stranieri e consolidare campioni nazionali.

In Occidente, invece, la fascia davvero avanzata tende più spesso a essere monetizzata tramite abbonamenti premium: ChatGPT Pro, Google AI Ultra, Microsoft 365 Premium, SuperGrok o piani business. Il risultato pratico è una frammentazione: molti utenti possono provare l’AI gratuitamente, ma le capacità più potenti, stabili o integrate restano spesso dietro un paywall.


IA e modelli valoriali: non è solo speculazione

Le IA generative non sono neutre. Un LLM, cioè un “large language model” o modello linguistico di grandi dimensioni, apprende schemi statistici da enormi quantità di testi, poi viene ulteriormente adattato tramite processi di addestramento, valutazione e controllo. Questi processi possono incorporare preferenze culturali, norme sociali, vincoli legali e scelte commerciali.

Questo non significa che esista un unico “modello valoriale occidentale” contrapposto a un unico “modello valoriale orientale”. Sarebbe una semplificazione eccessiva. Però alcuni studi mostrano differenze misurabili tra modelli sviluppati in contesti diversi.

  • Uno studio pubblicato su PNAS Nexus confronta ChatGPT, sviluppato negli Stati Uniti, ed ErnieBot, sviluppato in Cina, e conclude che i modelli riflettono tendenze culturali compatibili con i rispettivi contesti di addestramento: norme, valori e stili cognitivi non sono identici.
  • Il benchmark LLM-GLOBE confronta modelli statunitensi e cinesi su dimensioni culturali e mostra differenze sistematiche nelle risposte generate.
  • Uno studio su Chinese censorship bias mostra che i modelli possono rispondere in modo diverso a prompt semanticamente equivalenti scritti in cinese semplificato e tradizionale, suggerendo che lingua, dati e contesto informativo influenzano gli output.
  • Un’analisi basata sui valori di Schwartz — una classificazione psicologica dei valori umani, come benevolenza, universalismo, potere e successo — confronta Gemini, ChatGPT e DeepSeek, trovando differenze tra i modelli pur dentro una tendenza generale a risposte prosociali.

In Cina, inoltre, la differenza non è solo culturale ma anche normativa: le regole sui servizi di AI generativa richiedono che i sistemi rispettino i “valori socialisti fondamentali” e non producano contenuti considerati dannosi per sicurezza nazionale, stabilità sociale o autorità dello Stato. Fonte: traduzione delle Interim Measures for Generative AI Services.

AI alignment significa tentare di far sì che un sistema di AI si comporti in modo coerente con obiettivi, regole e valori desiderati da chi lo sviluppa o lo governa. Non coincide solo con il fine-tuning, cioè l’addestramento aggiuntivo di un modello già esistente su dati più specifici. L’allineamento include anche istruzioni, valutazioni, test di sicurezza, feedback umano, filtri, policy, red teaming e vincoli legali.

La frattura digitale, quindi, non divide solo mercati e lingue. Può anche produrre assistenti che danno priorità a sensibilità diverse su temi come libertà di espressione, autorità, conflitto, armonia sociale, individualismo, responsabilità collettiva e memoria storica. Non è una prova di due civiltà tecnologiche incompatibili, ma è un segnale concreto che l’AI consumer sta diventando anche un’infrastruttura culturale.


Glossario rapido

  • DAU: utenti attivi giornalieri.
  • MAU: utenti attivi mensili.
  • Q1: primo trimestre dell’anno, da gennaio a marzo.
  • LLM: modello linguistico di grandi dimensioni, cioè il tipo di modello alla base di chatbot come ChatGPT, Gemini, Claude, Qwen o DeepSeek.
  • Fine-tuning: addestramento aggiuntivo di un modello su dati o compiti specifici.
  • AI alignment: insieme di tecniche e decisioni per far sì che un sistema AI segua obiettivi, regole e valori desiderati.
  • API: interfaccia usata dagli sviluppatori per integrare un modello AI dentro app, siti o servizi esterni.

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