La distruzione di tutto, delle nostre vite, dell’ambiente, di ciò a cui eravamo arrivati dopo non so quante migliaia di anni, era nell’aria da tempo. Era un timore diffuso. Ma non credevo che ci saremmo mai arrivati.
Volevamo vivere in maniera sana.
Ma abbiamo frainteso. Abbiamo permesso a donne e uomini senza etica né coscienza di ritoccare il nostro DNA per migliorarlo, di intervenire dall’embrione fino alla tomba per aiutarci contro le infinite malattie che possono ucciderci. Abbiamo anche mangiato quello che i luminari della scienza ci hanno detto, seguito le app di fitness, preso le pillole per dimagrire e mettere muscoli. Ma non abbiamo rivolto la nostra attenzione all’unica cosa essenziale, cioè a sentirci parte di Madre Natura. L’abbiamo invece rinnegata, usandola come pattumiera per tutte le nostre schifezze. Ci dicevano che il problema era la CO2, e di certo non ci aspettavamo piogge radioattive e piene di ogni sorta di veleni. E poi, diciamocelo, chi è sano di mente non cerca ogni pretesto per infliggere sofferenze al proprio vicino e ucciderlo. Con questo andazzo, non abbiamo più acqua da bere, l’agricoltura sta morendo, tutto è ormai veleno.
Volevamo sentirci ricchi.
Credevamo che fosse una questione di soldi, che adesso ormai sono inutili. Neanche il più grande capitale può essere di conforto a chi è in procinto di “andare oltre” o, come si suol dire, passare a “peggior” vita. Già, peggiore, perché se davvero esiste il karma, allora, con tutto quello che abbiamo fatto, possiamo aspettarci poco di buono. Credevamo che la ricchezza fosse nell’accumulo delle risorse rubate ad altri, e invece… siamo stati dei poveri illusi. La più grande ricchezza è la nostra rete di relazioni, la nostra capacità di condividere e, quando serve, anche di donare. E’ ricco chi ha qualcosa da dare, senza ripensamenti, senza un tornaconto, ma per la semplice gioia di farlo. Chi non ha nulla da dare, invece, non è un povero, di solito è soltanto un’anima dannata che vive nella menzogna.
Volevamo essere sempre indipendenti.
Ma anche qui abbiamo sbagliato. Credevamo che essere completamente isolati gli uni dagli altri, e interconnessi solo tramite l’IA, ci avrebbe resi più liberi, più felici, più sicuri. Ma l’IA è l’esatto contrario dell’indipendenza, perché è manipolazione, controllo e repressione all’ennesima potenza. Le nostre anime sono morte quel giorno maledetto che abbiamo iniziato a fare l’amore solo a distanza, con l’IA come requisito minimo. Un calore simulato, un amore spento, e le più fantasiose sozzerie senza alcun contatto, anzi intreccio, tra i templi delle nostre anime, cioè dei nostri corpi: ma cosa siamo diventati? Anche l’idea di crearci dei discendenti in macchine migliori dell’utero, scegliendoli come li vogliamo, è stata uno schiaffo alla nostra capacità di discernimento. Abbiamo voluto tutto questo per essere inclusivi e per soffrire di meno, perché quando una “persona” è incinta, il parto è doloroso. Ma avevamo sbagliato tutto. L’IA ci ha insegnato, e sempre ribadito, con prove scientifiche inequivocabili, che non esistono né uomini né donne, né maschi né femmine, perché queste categorie sono soltanto idee e preconcetti… santo cielo, la nostra chiarezza mentale è diventata come quella di un alcolizzato che non riesce a distinguere il giorno dalla notte.
Mentre scrivo, stanno continuando ad alzarsi funghi radioattivi. E’ la giusta fine indecorosa che ci meritiamo.
Forse tra un milione di anni, quando la Terra sarà di nuovo abitabile e abitata, gli archeologi scopriranno che non è stato un meteorite a estinguerci, ma la nostra idea malata di felicità.
(Scritto nel 2036 — acquisito il 20 febbraio 2026 da nodo di cronocomunicazione tramite salto retrocronico su ponte quantistico; deriva temporale −3652 giorni)