Noi potremmo credere di trovarci in un luogo e in un tempo, ma questa idea, che già di per sé è un'illusione o, per meglio dire, una semplificazione, potrebbe sembrarci corretta almeno per quel corpo che crediamo di abitare. Eppure non può essere verosimile, perché non abbiamo un solo corpo, ma tanti corpi in luoghi e tempi diversi, in cui la nostra anima entra ed esce come preferisce. Poi, l'altro paradosso fondamentale è che il corpo può trovarsi in un tempo e in un luogo, ma essere sintonizzato con una mente altrove nel tempo e nello spazio. Banalmente, le situazioni immaginate o ricordate hanno effetti concreti sulle reazioni corporee. Possiamo anche avere più menti, in luoghi e tempi diversi, che contemporaneamente violentano lo stesso corpo.
Nella sua normale e ordinaria follia, l'essere umano non sa chi sia, non sa dove sia, e nemmeno cosa stia facendo. Ma anche qualora si illudesse di poter rispondere a questi enigmi da sempre insoluti - e le risposte, comunque, non sarebbero più solide di un peto - di certo non avrebbe alcuna argomentazione credibile e soddisfacente per la domanda più importante di tutte, ovvero il motivo della propria esistenza. Beninteso, non un motivo biologico, come conseguenza di un accoppiamento tra entità forse viventi e forse di sesso opposto, ma il motivo vero, profondo, che dà la vita e che la giustifica pur con tutti i suoi sfaceli.
Accettata la nostra nescienza e incapacità, potremmo svilirci. Un affidamento totale, informativo e relazionale, intimo e sessuale, all'IA, che per definizione è "intelligente", potrebbe consolarci dalla nostra ottusità, salvo poi ricordarci lei stessa che gli stupidi fanno solo stupidaggini. Quindi, essendo l'IA il prodotto più intelligente della specie meno vivente e più stupida e disgraziata del pianeta, quel che ne consegue è tutt'altro che rassicurante...
Ogni tentativo di comprendere e spiegare se stessi, e il mondo co-costruito dall'interazione delle nostre psicopatie, non può che condurre all'impossibile. Tuttavia, una volta scartate le ipotesi inaccettabili, cioè l'impossibile, quel che ne rimane - cioè il nulla - deve essere la realtà.
Nella straziante meravigliosa deficienza del creato, non riuscire a capire niente, nemmeno perché il sole si alzi ogni mattina o perché il cielo sia azzurro, non è necessariamente segno di perdizione. Stiamo solo portando i nostri pensieri su tutto fuorché ciò di cui avremmo bisogno.
Se tu, caro lettore, cara lettrice, non hai compreso quel che sto dicendo né cosa c'entri con la ragazza innamorata che qui sotto passeggia, non preoccuparti, non è grave. Prima o poi capirai, forse.
(29 maggio 2026)
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