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Sulla strada del cambiamento

2019: verso la Consapevolezza

Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2018

Il 2019 si avvicina... tempo addietro scrissi una pagina con alcune mie riflessioni, una poesia e alcuni addestramenti alla Consapevolezza, stilati dal monaco buddista zen Thich Nhat Hanh. La segnalo di nuovo ai miei cari lettori, come invito a costruire insieme un 2019 davvero rinnovato, si intitola: "In occasione del prossimo attentato terroristico".

Per questo 2019, ciò che ritengo più urgente per il destino collettivo e individuale l'ho riassunto nel mio "Manifesto dell'ultima lotta", a cui auguro diffusione grazie al vostro contributo: la patria delle mie idee è dove regna la compassione, espressione del vero Amore che permette e sostiene la vita di ognuno di noi e di ogni essere vivente.

Faccio i miei migliori auguri alla libera e gratuita Università Aleph di Mauro Scardovelli, che credo abbia eccellenti premesse per contribuire al miglioramento individuale e collettivo.

Infine, vorrei concludere questo messaggio per il nuovo anno con le parole di un grande uomo e caro amico:

«Io sogno un mondo dove non esiste né l'oppresso né l'oppressore, dove ognuno è di aiuto alla società in base alle sue potenzialità.
Quindi le diversità diventano punti di forza, dove ognuno è libero di coltivare le sue passioni grazie alle quali vive e fa vivere gli altri.
Perché se ognuno fa ciò che ama con amore e non per soldi, tutti diveniamo dei puzzle che si compensano a vicenda, non esiste la moneta, ma il libero scambio di virtù».
 

(Alessandro Pacenti, 14 dicembre 2018)

Grazie a tutti,
buon 2019,
Francesco Galgani

Non è un problema né di scienza né di tecnologia, ma di cuore

Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2018

Qualcuno prima di me aveva già detto che «Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario» (Pier Paolo Pasolini) e «Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alle persone ciò che non vogliono sentire» (George Orwell).

Veramente viviamo nella mistificazione universale... e anche solo avere il coraggio di provare a cercare di avere un senso di realtà, inteso come porsi domande del tipo "Come stiamo vivendo?", "Cosa stiamo facendo?", "Dove stiamo andando?", è un atto rivoluzionario, soprattutto se a questo poi segue un cambiamento interiore, che significa non sentirci più "necessitati" a fare ciò che fa la maggioranza delle persone, o semplicemente a fare ciò che abbiamo fatto fino a ieri.

L'applicazione tecnologica della scienza sta da sempre accompagnando la storia dell'umanità, e le nostre vite. Nel mio blog, nelle mie tesi di laurea ("Solitudine e Contesti Virtuali" e "L'era della persuasione tecnologica") e anche nell'e-book "L'oscuro desiderio di essere sempre connessi", fatto insieme al mio amico Giulio Ripa, ho da sempre messo a nudo gli intrinseci malefici dei social e degli smartphone, mostrando come la loro progettazione e applicazione sia sovente tesa più a rinforzare le debolezze umane che le virtù, oltre a renderci schiavi e sempre più lontani da ciò di cui realmente avremmo bisogno: contatto fisico, amore, solidarietà, collaborazione, affetti, calore umano, protezione della comunità, salute, lavoro, ozio creativo in compagnia, senso di unità, non-violenza, rispetto, lealtà, onestà, gioia, impegno condiviso nel proteggere tutto ciò che di prezioso la vita ci ha donato, ecc... I social e gli smartphone ci danno queste cose? E l'imminente 5G? Ma ce ne rendiamo conto che se ogni movimento rivoluzionario "deve" avere una pagina Facebook, altrimenti è come se i suoi aderenti si sentissero inesistenti, allora abbiamo veramente toccato il massimo del non-senso?

Ma è davvero un problema di scienza e di tecnologia, o è altrove il problema?

Qual è stata la peggiore invenzione fatta dall'umanità? Probabilmente la "ruota"... perché abbiamo inventato la "ruota" senza prima inventare il modo di stare tutti insieme in armonia, ovvero nell'"amore"... senza il quale tutto il resto può rivelarsi assai controproducente... come in effetti è, visto che stiamo distruggendo il pianeta, oltre a noi stessi.

Ogni novità tecnologica finisce persino nei telegiornali, come se fosse il metro di giudizio della nostra "evoluzione", che vedo meglio descritta da un'altra parola: "etica".

Noi possiamo scegliere ogni giorno di comportaci secondo un'etica che abbia solide radici e che sia sostenuta da una forte motivazione. Non dico questo riferendomi esclusivamente alla tecnologia, mi riferisco invece a tutti i veleni che stanno distruggendo la nostra società e il nostro mondo. Il problema, secondo me, non è soltanto quello di avere uno sguardo critico verso ciò che la tecnologia ci offre (con il coraggio di mettere in discussione le nostri abitudini e anche di rifiutare di adeguarci a ciò che ci sembra sbagliato), piuttosto è quello dell'etica con cui stiamo usando sia le nostre vite, sia tutto ciò che la vita ci offre.
 
Di per sé la rete Internet (e i social) sarebbero un mezzo per realizzare un'intelligenza collettiva e connettiva che vada oltre l'intelligenza individuale, ma affinché invece dell'intelligenza collettiva non si ottenga il peggioramento e progressivo deterioramento individuale e sociale (con delega dell'intelligenza umana all'intelligenza artificiale), occorre che i componenti della rete (e tutti gli attori che contribuiscono a creare la rete, Zuckerberg in primis, che per inciso è proprietario anche di Whatsapp e di Instagram) abbiano in sé i valori ben radicati dell’etica, del rispetto, dell’altruismo e della dignità umana ad ampio raggio. Occorre anche avere il coraggio di dire chiaramente che il nutrimento affettivo, di cui l'essere umano ha il massimo bisogno, non può essere mediato dalla tecnologia, che pertanto va ridimensionata, dando priorità ad altro. Ma la storia sta andando in un'altra direzione, come ho scritto nella mia Profezia (e nella quale, non a caso, ho scritto che "l'intelligenza artificiale è capace di tutto, fuorché dell'essenziale").
 
Quello che sto dicendo significa riscrivere completamente i fondamenti della nostra società... e innanzitutto del nostro cuore. Siamo in "periodo terminale, apocalittico", come ho scritto nel mio "Manifesto dell'ultima lotta", nel quale ho anche delineato con chiarezza una strada che può salvarci. Le persone potrebbero sentirsi "limitate" o "costrette" nel momento in cui parlo di veganesimo, di non-violenza, di sobrietà, ma il mio unico intento è quello di costruire le basi per un presente e un futuro dignitoso per tutti, perché attualmente e sempre di più stiamo barattando il futuro prossimo con la perversa soddisfazione di un ego insaziabile e crudele. I mass media fanno di tutto per alimentare tale ego malato, per distogliere dall'essenziale, per nascondere completamente ciò che andrebbe conosciuto e, purtroppo, per procurare continui falsi allarmi in maniera scorretta e fraudolenta, facendo passare per veri fatti assolutamente falsi e incitando all'odio, come giustamente, riferendosi a un caso specifico e con chiare argomentazioni, ha fatto notare Marcello Pamio nel suo articolo "«Berto la macchietta» e l’epidemia inesistente di morbillo…". A proposito di mistificazioni che ci pervadono, i miei lettori più attenti possono anche dare uno sguardo ai fondamenti del nostro sistema economico (grazie all'avvocato Francesco Carraro e all'ingegnere Fabio Conditi) e anche ai fondamenti della scienza attuale (in un mio articolo dove riprendo informazioni pubblicate su riviste scientifiche).
 
Mi impegno a vivere secondo ciò che ho scritto nel Manifesto,
Francesco Galgani,
18 novembre 2018

Manifesto dell’ultima lotta

Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2018

Siamo in un periodo terminale, apocalittico, perché la violenza e l'ottusità degli esseri umani è diventata insostenibile per tutte le specie viventi del pianeta. Affrontiamolo serenamente, facendo la nostra parte in una direzione che vada verso la salvezza del pianeta, tutt'uno vivente di cui facciamo parte. Per tale ragione, noi scegliamo come massima priorità di essere vegani e di non esercitare potere sulle altre persone.

Il cibo è sacro perché sacra è la vita, ma un cibo prodotto con violenza, disprezzo della vita e massacri è per noi veleno. Un cibo prodotto uccidendo ogni tre giorni lo stesso numero di animali terrestri quante persone furono uccise da tutte le criminali guerre della storia dell’umanità (619 milioni), dopo indicibili torture e manipolazioni genetiche, è un veleno così potente che alla fine ci condannerà al non aver più nulla da mangiare. Anche i mari e gli oceani soffrono come malati terminali e, nel loro silenzio, reclamano il nostro aiuto, perché con l’attuale andamento delle attività di pesca entro il 2050 non avranno più vita da ospitare.

Rinneghiamo il diritto, il potere, l’autorità e il dominio di cui l’ego umano si è sovente arrogato sui più deboli, considerati inferiori al solo fine di avallare i propri perversi scopi, giustificando ogni devastazione ambientale e ogni massacro dei suoi simili, ovvero giustificando la propria autodistruzione.

Rifiutiamo come aberrante il consumo di animali e derivati, perché oltre ad essere contrario alla nostra salute, già compromessa dalle attività umane che hanno reso invivibile gran parte del pianeta, significa complicità verso la nostra stessa estinzione. Percepiamo come aberrante anche la continua disinformazione tesa a distrarci il più possibile dall’urgente necessità di cambiamenti interiori, familiari, sociali, politici ed economici che mirino al rispetto della vita e alla salvezza dell’umanità. Parimenti ci rifiutiamo di identificarci in ogni forma di spiritualità, filosofia e religione che, pur predicando il bene, non inviti caldamente alla sobrietà dei consumi, al veganesimo, al non renderci complici dei continui brutali massacri.

Il nostro mondo, in mano alle psicopatiche multinazionali a cui interessa solo il profitto, è diventato un impero di sofferenza. Come un faro che ci indichi la strada da percorrere nella notte burrascosa e devastante dell’umanità, consideriamo la non-violenza, una corretta informazione e il non sentirci superiori a nessuno come l’unica direzione da intraprendere. Consapevoli dei nostri limiti e delle nostre ombre, ci impegniamo in tal senso. Consapevoli dell’impari lotta contro un modo di pensare e di agire radicato in tutti i livelli della società e persino nel nostro inconscio individuale e collettivo, ci impegniamo a mantener saldo il nostro Amore per la vita e ad agire di conseguenza. Riteniamo che il progresso morale di un popolo vada di pari passo non solo con il modo con cui le persone si relazionano tra di loro, ma anche con il modo in cui animali e territorio vengono trattati e protetti.

Il coraggio e le doti intellettive e morali ci saranno di sostegno, la forza della parola che libera dalla tristezza e dai pesi quotidiani il nostro stile di vita, l’Amore la nostra fede.

Grazie.

(Francesco Galgani, 7 novembre 2018)

Il mio nome

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2018

Io non ricordo nulla.

Forse c’era una grande coltre sopra il mio cuore, tanta sporcizia, ma ora non ricordo più neanche cosa fosse.

Forse c’erano lamentele, pretese, accuse, forse c’era altro, non ricordo.

Forse c’era depressione, o persino disperazione... forse c’era autodistruzione... forse c’era una montagna di fanghiglia che tutto copriva e che non faceva più vedere nulla.

Poi... un'istantanea pulizia del cuore, la mia presenza nel qui ed ora. Il resto non c’è più. Io sono qui ed ora. Soltanto qui ed ora.

Lo sguardo cambia, ritrova improvvisamente quello stupore che forse giaceva nascosto in attesa di essere ritrovato. Nulla è più scontato.

Io non ricordo nulla. Non so perché sono qui. Mi guardo attorno: tutto quello che vedo è per me, posso averne quanto ne voglio, posso prendere quello che mi occorre. Nell’aria c’è una magia di Amore che ha creato tutto ciò che sto vedendo, che sto toccando, che mi nutre.

Tocco il mio cuore. Sento che batte. Batte forte, lo ascolto, sento bene dov’è.

Un grande specchio. Mi spoglio, mi guardo davanti allo specchio, mi osservo come se fosse la prima volta che mi vedo, sono vivo. Sono fortunato e sono bello.

Mi guardo attorno, ancora con stupore.

Non ricordo più nulla. Non ricordo perché sono qui, so soltanto che il mio ruolo è qui. Non ricordo più quali erano i miei problemi... so soltanto che i problemi stanno dove vogliano che stiano... ora non so dove voglio metterli né ricordo quali fossero, so soltanto che li ho tolti da sopra il mio cuore. Lo sento battere, lo sento ravvivato.

Sento gioia di vivere.

Ecco, ora mi è chiaro perché sono qui: ho la missione di salvare questo mondo dalla sua distruzione. Non so perché è proprio questa la mia missione, né quando la scelsi, né se mi fu affidata, so soltanto che c’è una grande schiera di altri esseri come me inviati qui. So che c’è bisogno di noi.

Ma io chi sono? Non lo so, non ricordo, ma sento un calore dentro, sento che ho qualcosa che nutre ogni vivente, sento che io posso prenderne quanto ne voglio e che posso darne ad altri.

Sto sorridendo, sono felice.

Sto sentendo Amore, tanto Amore.

Ecco, ora mi sono ricordato chi io sono. Io mio nome è Amore.

(Francesco Galgani, 4 novembre 2018)

Tra le fiamme

Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2018

Incendio Monte Serra (Pisa) - 25 settembre 2018Osservo le fiamme in cui arde ciò che di più Amo e sento il mio dolore, che è solo un piccolo atomo di un dolore assai più grande. La mia terra sta bruciando, e con essa tutte le sue bellissime e amate creature, e con essa una parte di me.

«Questa Vita è un sogno. Lo scopo della Vita è allenare la capacità di Amare». Questo è ciò che mi dice il mio bambino interiore, che in questi casi è più in contatto con la realtà di quanto lo sia la mia mente adulta, troppo impegnata altrove.

Tutto ciò che non è Amore è morte… questo è ovvio, perché Amare significare far parte insieme, armoniosamente, di qualcosa di più grande che va nella stessa direzione, verso una Gioia illuminata: questa non è altro che la Vita, la cui essenza è fondata sulla cooperazione, sulla reciproca interdipendenza, sui reciproci legami, sull’essere ciascuno parte di un tutto perché “ognuno è ciò che è per ciò che siamo tutti”. Ciò che siamo è frutto della Vita di un'infinità di altre persone, animali, piante, esseri senzienti e non senzienti. «In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell'essere umani solo attraverso l'umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri» (Nelson Mandela, novembre 2008, ISBN 9781448132706).

Noi viviamo in un sogno in cui ci viene continuamente insegnato a non-Amare (cioè a soffrire, a morire e a far morire). L’inconscio collettivo di oggi è fondato sulla separazione tra le persone, sulla competizione (che significa guerra), sul potere di pochi a danno di molti… in altre parole, siamo “educati” a pensieri e ad azioni di morte, piuttosto che di Vita. Al contrario, i Maestri dell’umanità vivono nell’Amore, cioè nella Gioia di Vivere e di far Vivere: il loro scopo è quello di indicarci la via per guarire dalla nostra incapacità appresa di Amare, guarigione che significa iniziare a Vivere, giacché oggi siamo troppo affannati e affrettati ad accelerare la nostra morte interiore, e con essa la morte dell’intero pianeta.

Lo scopo della Vita è allenare le qualità dell’Anima (Gratitudine, Amore, Compassione, Visione profonda non-giudicante, Rispetto, Accettazione, Umiltà, Integrità, ecc.), tutto ciò che esce da tale scopo è dannoso, controproducente, ci allontana da noi stessi e avalla la pazzia.

Pazzia e nevrosi sono l’uscita dal fiume della Vita, cioè dall’Amore. Giudicare i fatti della Vita come “non giusti” è un esempio di questa nevrosi, come del resto lo è ogni pensiero giudicante fondato sulla lamentela, sulle pretese, sulle accuse, sulla non-accettazione. Non dovremmo affrettarci a giudicare gli altri, perché ciascuno di noi ha dentro un piccolo Hitler. Parimenti, giudicare la Vita come “non giusta”, dopo i miliardi di anni di evoluzione che hanno prodotto l’attuale stato di cose, più o meno equivale a bestemmiare… e le bestemmie non hanno mai aiutato qualcuno a stare meglio, anzi. Se provo a discerne le cose con i due occhi dell’Anima (cioè Amore e Intelletto non-giudicante), mi accorgo che il vero problema non è l’incendio, pur con tutto il dolore, la morte e la distruzione che ci sta infliggendo, ma la nostra psicosi collettiva che continuamente genera un disastro dopo l’altro. Se noi persone comuni imparassimo a stare in un'unione fondata sull'Amore, invece che nella paura, nell’odio e nella separazione (che a loro volta generano disperazione, impotenza e non-senso di Vivere), potremmo iniziare a salvare noi stessi e questo nostro mondo, che è tutto ciò che abbiamo.

Quando siamo in contatto con la nostra Anima, certe azioni non possiamo più farle, ci sono impossibili (ad es. mangiare animali, incendiare boschi, esercitare potere-dominio su altre persone e infondere paura per accrescere tale potere-dominio, distruggere quel che di più prezioso abbiamo, ecc.). Quando siamo in contatto con la nostra Anima, la smettiamo di ascoltare, accogliere e interiorizzare tutti gli inquinanti della mente che ovunque ci vengono propinati (disprezzo, ostilità, giudizio, criticismo, orgoglio, potere-dominio, ecc.) e iniziamo a cercare altro, ci viene spontaneo ascoltare i Maestri e seguirli. Impariamo a stare attenti agli inquinanti della mente, perché «[…] Come virus, essi si spargono intorno a chi li pratica. Sono contagiosi: non è facile restarne immuni. “Sono esperienze che incontriamo ogni giorno nella nostra vita, come il caldo o il freddo!” Se guardiamo in superficie, sembra un discorso banale, al limite dell’ovvio. Forse per questo non è quasi mai stato considerato degno oggetto di studio dalla psicologia occidentale. Nessun libro che ho letto per l’università conteneva una sola parola su argomenti come la compassione o la gratitudine, l’umiltà o l’orgoglio. Eppure sono temi centrali della nostra esistenza, perché hanno a che fare con la nostra personalità e la nostra relazione con gli altri. E hanno a che fare con la nostra propensione verso la felicità o l’infelicità. [...]» (Mauro Scardovelli, ISBN 9788899137632)

Sulla strada di una sana riforma interiore, ci diventa semplice e naturale unirci insieme, governare noi stessi nella giusta direzione, risolvere ogni conflitto imparando ad ascoltare non solo i propri bisogni, ma anche i bisogni “dell’altro” in modo che diventino propri, in modo che non ci sia più distinzione e separazione tra i bisogni propri e quelli altrui. Anche se questi bisogni a volte paiono contrapposti, le nostre Anime in realtà sanno cosa fare, perché profondamente si Amano. Da millenni ci viene fatto credere che viviamo in una comunità di Ego contrapposti, ostili l’uno all’altro e magari uniti soltanto dalla paura di rimanere da soli: questa credenza è funzionale al potere-dominio di pochi su molti, perché in questo modo i "molti" (cioè noi) non potranno mai unirsi con solidarietà, compassione e integrità per liberarsi dalla propria schiavitù, anzi, faranno di tutto di proteggere e perpetuare la propria condizione sottomessa. Infatti, mentre l'Amore unisce, il potere divide e riesce a mantenersi soltanto nella divisione. Stesso discorso per il giudizio interiorizzato contro noi stessi e contro gli altri: oltre a generare sofferenza dannosa e non-necessaria, esso serve soltanto a rafforzare il potere-dominio di pochi contro molti, perché i "pochi" giudicano, condannano, sfruttano e martoriano i "molti", mentre i "molti" si martoriano da soli e rimangono tra loro divisi (sia a livello intrapsichico, sia a livello interpersonale), legittimando il potere.

«Chi si disprezza dà molto potere ai persecutori di qualunque tipo, spiana loro la strada, parteggia per loro. Al contrario, sminuisce e svaluta coloro che stanno dalla sua parte. Senso di inferiorità e autodisprezzo costituiscono il terreno fertile in cui l'autoritarismo affonda le sue radici e da cui trae alimento. Paradossalmente, sono proprio le persone più abusate che favoriscono il diffondersi dell'etica autoritaria, quell'etica in base alla quale si impara che la verità non va cercata al proprio interno e nei propri sentimenti, ma in un'autorità esterna che ne è portatrice» (Erich Fromm 1947, Dalla parte dell'uomo, Astrolabio, 1971, citato nell'e-book di Mauro Scardovelli: "Democrazia, Potere, Narcisismo, dall'Etica Autoritaria all'Etica Umanistica").

Dal punto di vista storico e antropologico, ciò è iniziato circa 8000/10000 anni fa, con la nascita del linguaggio del potere e del giudizio in concomitanza con una forte tendenza alla differenziazione nel comportamento e nel potere all'interno del genere umano. (Su questo tema, cfr. "Leader di sé è colui che sa guidare le proprie emozioni"). Potere e Amore sono agli antipodi, non possono stare insieme. Una società priva di Amore, però, può distruggere il pianeta, esattamente come stiamo facendo. Possiamo scegliere un altro modo di vivere, possiamo stare in una comunità di Anime, piuttosto che in una comunità di Ego. Possiamo avvicinarci ad ogni persona, anche a quella più ostile, con un pensiero del tipo: «La tua Anima è mia amica. Io sono già tuo amico, non ho nulla da temere». In questo modo, ci verrà spontaneo sorridere e le situazioni complesse già ci sembreranno più semplici. Quando riconosciamo gentilmente l’Anima dell’altra persona, lei pian piano si sentirà riconosciuta e tenderà a manifestarsi.

Anche la persona o le persone che hanno appiccato l’incendio hanno un’Anima, che sicuramente sta soffrendo. Solo una mente annebbiata dalle sofferenze e scollegata dal proprio sentire profondo può produrre un tale disastro… e ancor più grande sarà la sua sofferenza (o la loro sofferenza) quando si renderanno conto di cosa hanno fatto. Quando facciamo del male fuori, ce lo facciamo dentro. Quando facciamo del bene fuori, ce lo facciamo dentro. E viceversa, questo ogni Anima lo sa, anche se la nostra società di Ego fa di tutto per farci credere il contrario (e quindi allontanarci da noi stessi, dalla Vita, dalla Felicità).

Proviamo a Vivere insieme con Amore, così da trasformare ogni inferno in fiamme nel più bel sogno che esista.

Grazie.

(Francesco Galgani, 26 settembre 2018)

Mauro Scardovelli: archivio video

Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2018

Archivio di discorsi di Mauro Scardovelli (tratti dal suo canale Youtube) che qui ho raccolto meglio che potevo, per futura memoria e a vantaggio di tutti. Presumo che la licenza sia "Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 2.5 Italia (CC BY-NC 2.5 IT)" perché questa era quella adottata da Mauro sul suo vecchio sito (non più esistente) www.mauroscardovelli.com, in onore dell'art. 33 della Costituzione Italiana: «L’arte e la scienza sono libere e liberi sono i loro insegnamenti». Comunque Mauro, in uno dei suoi video, dichiara che ciò che lui dice può essere tranquillamente condiviso, non a caso molto di ciò che lui ha pubblicato si trova sparso in rete su canali diversi.

Per approfondimenti e materiale aggiornato, questo è il sito dell'Università Aleph: www.unialeph.it

La motivazione principale per cui ho creato questa raccolta è che ciò che oggi si trova in Rete domani potrebbe improvvisamente sparire: i grandi monopoli del web hanno il totale potere antidemocratico di decidere unilateralmente cosa può stare sulle loro piattaforme e cosa no, e a quali condizioni, quindi è meglio non affidarsi unicamente a loro.

Chi regala le ore agli altri vive in eterno... in omaggio all'AVO di Cariati

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2018

Link al post contenente questa immagine:
https://www.facebook.com/avo.cariati/posts/392479991252243

Ringrazio la mia amata compagna Serafina per avere finora attivamente promosso le attività dell'AVO, impegnandosi in prima linea nel portare ascolto e sostegno emotivo agli ammalati, anche in situazioni molto avverse.

8 marzo: mandiamo all'aria tutti i sensi di colpa e realizziamoci pienamente!

Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2018

Oggi, in occasione della festa della donna (8 marzo 2018), vorrei usare il mio blog per dar voce ad una grande donna, che ha realmente qualcosa di importante da dire a tutti, sin da quando era bambina.

Per chi non la conosce, Angela Volpini è una mistica contemporanea, che a sette anni ha avuto un'apparizione mariana (a cui ne sono succedute altre): da allora ha dedicato tutta la sua vita a veicolare il messaggio che lei ha ricevuto. Chi lo desidera, può trovare facilmente alcuni suoi video su Youtube.

Tornando all'8 marzo, alla festa della donna... vorrei condividere con i miei lettori (donne e uomini) il video seguente, nel quale, tra le altre cose, Angela racconta un fatto importante del suo matrimonio. Quando si sposò, lei disse: «Ti scelgo perché mi hai riconosciuto la libertà di essere me stessa».

Cosa significa "mandare all'aria tutti i sensi di colpa e realizzarci pienamente"? Secondo me, significa diventare pienamente umani, ovvero completare il nostro sviluppo entrando in contatto con il vero Amore, cioè con la nostra Anima, con le nostre qualità dell'Essere (benevolenza, gratitudine, amore incondizionato, gioia di vivere, ecc.). Tutto il resto, in confronto, mi sembrano questioni secondarie.

Buon ascolto,
Francesco Galgani,
8 marzo 2018

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Nuovo ospedale a Cariati... in poesia

Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio 2018

Nuovo ospedale a Cariati

Dal coraggio è cresciuta
la forza tenace
di chi altri aiuta
in modo efficace,

col Cuor che sa Amare
nel dar giovamenti,
e sempre lottare
nel curar patimenti,

d'una terra calabra
fin troppo abusata,
protesi alla sua gente
nel cuor nostro amata.

Il nuovo ospedale
è giusto sogno,
successo reale
per chi avrà bisogno:

verità non dimora
dove lingua ferisce,
ma nel saggio silenzio
di mano che agisce.

Grazie!

(Francesco Galgani, 6 gennaio 2018)
www.galgani.it

I tre setacci: verità, bontà, utilità

Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio 2018

Racconto (probabilmente) tratto dal libro "La via del guerriero di pace. Un libro che vi cambierà la vita", di Dan Millman:

Socrate aveva reputazione di grande saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovarlo e gli disse:
– Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
– Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.
– I tre setacci?
– Prima di raccontare una cosa sugli altri, è bene prendersi il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
– No… ne ho solo sentito parlare…
– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
– Ah no! Al contrario
– Dunque – continuò Socrate – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa avrebbe fatto questo amico?
– No davvero.
– Allora – concluse Socrate – quel che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Grazie per aver letto questa piccola storia.


Dall'albero del silenzio pende il suo frutto, la pace. (Arthur Schopenhauer)


E adesso una riflessione di suor Biancarosa Magliano (fonte):

“Uomo che ami parlare molto, ascolta e diventerai simile al saggio. L’inizio della saggezza è il silenzio”. Lo ha lasciato scritto Pitagora, circa 2500 anni or sono. In questa sentenza il famoso matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato, politico e fondatore a Crotone di una delle più importanti scuole di pensiero dell’umanità, fa la sintesi del suo ‘pensiero’, della sua fede. Di quello in cui crede e che – da buon maestro qual era – intende trasmettere ad altri.

Parola, silenzio, ascolto, saggezza: quattro parole intersecanti, l’una soggetta all’altra. La parola – che è anello di congiunzione tra persona e persona, causa e fonte della relazionalità, senza un uditore, non serve; sfuma nel vento; se non è accompagnata dall’ascolto, evapora. Ma l’ascolto, perché sia possibile e diventi vero, autentico, profondo, ha una sua simpatica specifica esigenza: necessita il silenzio. Il rumore, il chiasso esterni non permettono alla parola di raggiungere il primo obiettivo per cui è stata pronunziata; non giunge a destinazione. Non viene accolta. Quindi non può produrre quella reazione positiva o negativa per cui è stata pronunciata; le è impedita la risposta adeguata.

Ma vi è un altro rumore più acuto, un altro chiasso più assordante ed è il tumulto interiore, l’angoscia, l’irrequietezza dell’anima, la tensione dello spirito, la preoccupazione inutile, forse malsana. Quella ‘non pace’, quel ‘non silenzio’, che tormenta e assilla gli inquieti, gli insoddisfatti, i distratti, gli assillati da mille inutili preoccupazioni, i cercatori del nulla.

Quel simpatico e inimitabile attore che fu Charlie Chaplin diceva: “Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca”. A Chaplin risponde con altrettanta saggezza il compositore, pianista, organista, violinista W. A. Mozart: “Parlare bene ed eloquentemente è una gran bella arte, ma è parimenti grande quella di conoscere il momento giusto in cui smettere”

“Dio è amico del silenzio. – ha scritto M. Teresa di Calcutta. – Guarda come la natura – gli alberi, i fiori, l’erba – crescono in silenzio; guarda le stelle, la luna e il sole, come si muovono in silenzio. …. Abbiamo bisogno di silenzio per essere in grado di toccare le anime”. Abbiamo bisogno di silenzio maturo, frutto di meditazione, di un certo, sapiente, cercato e voluto rinnegamento di sé, per acquisire e possedere quella pace e saggezza umana che rendono fecondi di luce, di grazia ogni nostra parola e ogni nostro gesto verso chiunque fa capolino o si appoggia sulla nostra strada. Saranno parole e gesti profumati di gentilezza, forse di saporosa femminilità per chi è donna, sempre carichi di giusta ed efficace simpatia…

sr Biancarosa Magliano

Buon silenzio,
Francesco Galgani,
6 gennaio 2018

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