Il mio messaggio al Venezuela dopo i terremoti del 24 giugno 2026
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Cari amici e care amiche del Venezuela,
anche se non ci conosciamo personalmente, mi sento vicino a voi e vi offro la mia amicizia. Dall’Italia, pur da lontano, ho visto le immagini della distruzione e ho saputo che circa 1,8 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, tra cui 680.000 bambini e bambine.
Avrei voluto scrivere subito sul blog un messaggio di solidarietà, ma ho preferito aspettare alcuni giorni per trovare parole che non fossero semplici frasi di circostanza. Tuttavia, non sono sicuro di averle trovate. Io, come blogger di una terra lontana dal Venezuela, posso solo immaginare che cosa significhi trovarsi dentro una catastrofe. Non posso offrirvi un aiuto che vada molto oltre le parole. So che le parole non bastano. Ma so anche che, quando nascono dal rispetto e dalla responsabilità, possono accompagnare, unire le coscienze e ricordare che nessuno dovrebbe essere lasciato solo.
La mia impressione è che questa tragedia sia anche un richiamo per tutti noi. Camminiamo come funamboli sul filo della vita. Viviamo in un equilibrio delicato e molto precario. Le domande sul senso di un’esistenza che può cambiare in un istante bussano continuamente alla nostra coscienza, anche se le risposte sono sempre incomplete.
Questi terremoti segnano un punto di rottura, un prima e un dopo. Dopo la distruzione viene la ricostruzione. A livello individuale, questo significa non arrendersi mai, nemmeno quando la rabbia, la delusione e la paura sono davvero forti.
Daisaku Ikeda, basandosi sugli scritti di Nichiren Daishonin, disse che quanto più profonda è l’oscurità, tanto più vicina è l’alba, e che per quanto profonda sia la sofferenza che ci avvolge, non dobbiamo mai dimenticare la scintilla interiore della speranza e del coraggio.
Non interpreto queste parole come un facile invito all’ottimismo. L’alba non cancella le macerie, non restituisce subito le case, non annulla il dolore di chi ha perso qualcuno o qualcosa, né la sofferenza di chi è rimasto ferito o mutilato. Ma indica una direzione: anche quando la vita sembra spezzarsi, dentro l’essere umano resta una forza capace di rialzarsi, chiedere aiuto, tendere la mano e ricominciare.
A voi, cari amici e care amiche del Venezuela, vorrei dire questo: non siete soli. La vostra sofferenza appartiene anche alla coscienza di chi vi guarda da lontano. La ricostruzione non sarà solo materiale; sarà anche morale, affettiva e comunitaria. Ogni gesto di cura, ogni parola di incoraggiamento, ogni persona che non viene abbandonata diventa una piccola pietra posta nelle fondamenta del domani.
(29 giugno 2026)
Mi mensaje a Venezuela después de los terremotos del 24 de junio de 2026
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Queridos amigos y amigas de Venezuela:
Aunque no nos conocemos personalmente, me siento cerca de ustedes y les ofrezco mi amistad. Desde Italia, aunque lejos, he visto las imágenes de la destrucción y he sabido que alrededor de 1,8 millones de personas necesitan asistencia humanitaria, entre ellas 680.000 niños y niñas.
Me habría gustado escribir de inmediato en el blog un mensaje de solidaridad, pero preferí esperar unos días para encontrar palabras que no fueran simples frases de circunstancia. Sin embargo, no estoy seguro de haberlas encontrado. Yo, como bloguero de una tierra lejana a Venezuela, solo puedo imaginar lo que significa encontrarse dentro de una catástrofe. No puedo ofrecerles una ayuda que vaya mucho más allá de las palabras. Sé que las palabras no bastan. Pero también sé que, cuando nacen del respeto y de la responsabilidad, pueden acompañar, unir conciencias y recordar que nadie debería ser dejado solo.
Mi impresión es que esta tragedia es también un llamado para todos nosotros. Caminamos como funámbulos sobre el hilo de la vida. Vivimos en un equilibrio delicado y muy precario. Las preguntas sobre el sentido de una existencia que puede cambiar en un instante llaman continuamente a nuestra conciencia, aunque las respuestas sean siempre incompletas.
Estos terremotos marcan un punto de quiebre, un antes y un después. Después de la destrucción, viene la reconstrucción. A nivel individual, esto significa no rendirse nunca, ni siquiera cuando la rabia, la decepción y el miedo son realmente fuertes.
Daisaku Ikeda, basándose en los escritos de Nichiren Daishonin, dijo que cuanto más profunda es la oscuridad, más cerca está el amanecer, y que por muy profundo que sea el sufrimiento que nos envuelve, nunca debemos olvidar la chispa interior de la esperanza y del coraje.
No interpreto estas palabras como una invitación fácil al optimismo. El amanecer no borra los escombros, no devuelve de inmediato las casas, no anula el dolor de quien ha perdido a alguien o algo, ni el sufrimiento de quien ha quedado herido o mutilado. Pero señala una dirección: incluso cuando la vida parece quebrarse, dentro del ser humano permanece una fuerza capaz de levantarse, pedir ayuda, tender la mano y volver a empezar.
A ustedes, queridos amigos y amigas de Venezuela, quisiera decirles esto: no están solos. Su sufrimiento pertenece también a la conciencia de quienes los miran desde lejos. La reconstrucción no será solo material; será también moral, afectiva y comunitaria. Cada gesto de cuidado, cada palabra de aliento, cada persona que no es abandonada se convierte en una pequeña piedra colocada en los cimientos del mañana.
(29 de junio de 2026)
ようこそ2026年、感謝と愛と努力の年
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(2025年12月31日、私のギャラリーへ)
Anno nuovo, idee nuove, vita nuova
Il mondo si è incancrenito sulle idee di guerra. L’economia, la politica e l’ambiente naturale sono diventati una cloaca in cui pochi super-uomini, dal capitale abnorme e dalla coscienza sottosviluppata, riversano tutti i loro veleni, gettando gli esseri viventi verso la disperazione, la malattia e la morte. I media main stream e alternativi continuano a proporre sempre le stesse chiavi interpretative della realtà, perpetuando un nulla da cui non può nascere nulla. Questo, in sintesi, è stato il 2025.
Vorrei che il 2026 fosse l’anno delle idee nuove, della rottura con gli schemi vetusti, di un agire diverso. Possiamo farcela perché anni di insoddisfazione stanno covando da tempo qualcosa di nuovo. Forse non sappiamo cosa, ma prima o poi verrà evidente alla nostra coscienza.
E l’IA… me ne stavo scordando. Parliamoci chiaro: serve innanzitutto per la guerra all’essere umano; tutto il resto, cioè gli usi potenzialmente utili, sono effetti collaterali positivi di qualcosa di intrinsecamente devastante.
Guardiamo la realtà in modo diverso. Costruiamo una nuova realtà.
(30 dicembre 2025)
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(Casa dell'Anima, vai alla mia galleria)
Se sei per la pace nel mondo, non fare la guerra al vicino

(1 agosto 2025, fonte senzatomica.it)
Gaza: disertiamo il silenzio, iniziativa 27 luglio ore 22
PREGHIAMO E AGIAMO
Card. Pizzaballa: “Mi si chiede di restare neutrale. Come si fa? È impossibile, la situazione in Gaza è disumana! E il silenzio della comunità internazionale è un silenzio della COSCIENZA UMANA!”
L’ULTIMO GIORNO DI GAZA
L’EUROPA CONTRO IL GENOCIDIO
Religiosi, atei o agnostici non fa differenza, cerchiamo di essere voce di chi non ha voce, di accendere una piccola luce di speranza nel mezzo dell’orrida miseria dilagante. E non essere complici di questo Genocidio.
Gaza muore di fame: disertiamo il silenzio.
Gaza muore di fame: il genocidio entra nella fase finale, e Israele prepara così una terra finalmente davvero senza popolo. Affamando, assetando, bombardando.
A Gaza suonano le sirene delle ambulanze, che danno voce ai condannati a morte per fame e bombe. Quelle sirene dicono al mondo che non c’è più tempo.
Non possono fare altro, a Gaza: perché i governi del cosiddetto “mondo libero” stanno con Israele. Con il carnefice, non con la vittima.
COSA POSSIAMO FARE NOI?
Ebbene, noi vogliamo rompere questo mostruoso muro di silenzio.
Vogliamo fracassarlo, e liberare la verità.
Vogliamo disertare questo silenzio di morte.
Vogliamo unire le nostre sirene e le nostre campane alle sirene delle ambulanze di Gaza.
Domenica 27 luglio, alle 22, facciamo suonare a distesa le campane dei palazzi comunali, quelle delle chiese, e ogni sirena possibile: ambulanze, navi, barche, porti. Suoniamo ogni fischietto, battiamo le pentole. Facciamo più rumore, più chiasso, più fracasso possibile.
Facciamolo insieme: nelle piazze e sulle spiagge. Facciamolo sui balconi e alle finestre. Facciamolo sui social. Facciamolo dappertutto.
Che ci sentano fino a Gaza: perché sappiano di non essere soli.
Che ci sentano nei palazzi del potere italiano: perché lì sappiano, invece, che sono soli; e che la verità ha il potere di fracassare il silenzio dei complici e dei vili.
Ci sentiamo impotenti di fronte all’enormità di quel grande campo di concentramento in cui Israele ha trasformato Gaza.
Lo saremo davvero solo se rimarremo muti di fronte allo scandalo della fame usata come arma di sterminio di massa: ma noi, il popolo dei sudari, delle luci, delle sanzioni popolari, non ci fermiamo.
Non rimarremo in silenzio, mentre la gente di Gaza viene sterminata.
NON SAPPIAMO QUANTO SERVIRÀ MA TACERE È PEGGIO!
Nota: questa iniziativa è promossa su molti siti web e social. Con il mio blog do un piccolo contributo alla diffusione, tu puoi fare altrettanto.
Vedi anche: Pensiero dicotomico, parole perentorie, azioni senza cuore: Gaza
Apagones en España: estamos con vosotros
Expreso mi solidaridad con todas las personas afectadas por estos cortes de electricidad y/o de comunicaciones.
Sé que, sin electricidad y sin conexión a Internet, vivir se vuelve casi imposible: es un auténtico desastre.
Comprendo el miedo, la decepción, la rabia, la sensación de peligro y la carencia de todo lo esencial que esto provoca.
Por desgracia, nuestro mundo tecnológico es extremadamente frágil, y quienes ostentan el poder suelen ser mentirosos y corruptos.
Sin embargo, hace milenios las cosas no eran mucho mejores: la vida siempre ha sido muy difícil.
El mundo resulta un poco mejor cuando intentamos limpiar nuestros corazones de tantos venenos, empezando por el egoísmo. Las auténticas relaciones humanas, los amigos de verdad y los amores verdaderos son los que dan sentido a la vida, incluso en medio de los apagones.
(21 de mayo de 2025)
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(Apagón dibujado por un niño, visita mi galería)
L'unica risposta sensata all'IA?
- Vuoi ripagarmi in qualche modo?
- Allora torna indietro, ok? Di' alle persone di leggere i libri, di' loro di non lasciare la scuola... anche semplicemente di usare il cervello, di non perderlo. Forse ora il mondo è così per colpa di persone come me. Io non ho fatto mai niente nella mia vita. Tu se non altro eri un'artista. [...] Qualunque cosa farai, continua a dipingere [...]
(tratto dal film "Idiocrazy" del 2006)
Disarmiamo i cuori e le parole!
I muri dividono le persone mentre i ponti li uniscono. Siamo portati più a costruire muri invece che fare ponti.
La nostra solitudine nasce da una vita vissuta a costruire le mura per difenderci dagli altri, però senza ponti siamo destinati alla mancanza di gioia. Senza unione manca la speranza. Costruiamo ponti.
Per le anime a cui non pensa mai nessuno
Il mondo è pieno di anime sole, abbandonate, disperse, oppresse, umiliate, ingiustamente colpevolizzate, per le quali non prega mai nessuno. Mamma celeste, pensaci tu a loro!
Mamma celeste, questa preghiera non è per i defunti, ma per i vivi! Per quei vivi che ogni giorno conoscono l'Inferno o, quando va meglio, il Purgatorio.
Mamma celeste, pensaci tu.
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(Anima smarrita, 29 aprile 2025, vai alla mia galleria)

