Pillole di Confucianesimo - Le cinque virtù costanti

Translate this articleSpeak this article

Forse già lo sai, ma vorrei ripetere la predizione del Budda su come sarà l’ultima epoca: «Sarà un’epoca caotica in cui anche i santi troveranno difficile vivere. Essi saranno come pietre in un grande fuoco, che per un po’ sembrano resistere al calore, ma alla fine si carbonizzano e si sbriciolano in cenere. Gli uomini saggi si appelleranno alle cinque virtù costanti, ma essi stessi avranno difficoltà a comportarsi di conseguenza». Quindi prosegue: «Non rimanere troppo a lungo nel posto d’onore».

(tratto da "I tre tipi di tesori", Nichiren Daishonin, 1277)

L'ultima epoca a cui si riferisce la profezia del Budda Shakyamuni (566 a.C. - 486 a.C.) qui citata è la nostra. Le cinque virtù costanti a cui si riferisce il Budda, e che sono entrate pienamente all'interno degli insegnamenti buddisti, fanno parte dell'insegnamento di Confucio (551 a.C. - 479 a.C.). Le date che ho qui indicato sono quelle tradizionali, ma non sono sicuro che Shakyamuni sia stato davvero contemporaneo di Confucio: forse, secondo studi più recenti, è vissuto uno o due secoli dopo.

Vediamo le cinque virtù costanti o wu chang (五常). In ordine decrescente di importanza, le virtù sono benevolenza o ren (仁), rettitudine o yi (义), correttezza o li (理), saggezza o zhi (智) e fedeltà o xin (信). Questi cinque principi etici regolavano la società nell'antica Cina, anche se tradurre xin presenta qualche difficoltà, perché il carattere combina i caratteri separati di "persone" e "parola", e significa "persistere in ciò che si è detto" o "le proprie azioni corrispondono alle proprie parole". Il significato è meglio descritto come simile alle parole fedeltà, integrità, onestà, fiducia, fede o promessa, ma non corrisponde direttamente a nessuna di queste singole parole.

Le cinque virtù costanti erano importanti per determinare chi fosse un "vero gentiluomo" nell'antica società cinese. Indipendentemente dalla classe o dallo status sociale di una persona, ci si aspettava che esibisse le cinque virtù e che usasse una condotta corretta verso gli altri.

Questo si applicava anche al modo in cui ci si aspettava che i governanti governassero. Un leader, dal burocrate locale all'imperatore, doveva governare con una preoccupazione benevola per il benessere delle persone a lui sottoposte. Uno dei motivi per cui ci si aspettava che i governanti vivessero secondo le cinque virtù costanti è che il concetto confuciano di governo implicava la guida attraverso l'esempio. La convinzione era che se gli individui nel governo fossero stati virtuosi, anche i loro sudditi lo sarebbero stati.

Un altro presupposto confuciano è che quando le persone sono tenute in riga da misure governative o da minacce di punizione, l'obiettivo primario del popolo diventa quello di sfuggire alla prigione o alle altre punizioni. In tale ipotesi, le persone si comportano "bene" non a causa di un vero senso dell'onore nel buon comportamento o della vergogna nel cattivo comportamento, ma semplicemente a causa della minaccia della punizione. Invece, l'ideale confuciano è quello di guidare attraverso la virtù e il controllo, o di dare una regola alle persone sotto il proprio governo attraverso la correttezza. Tutto ciò, a sua volta, coltiverà un senso di onore e rispetto tra il popolo.

Parte dell'ideologia confuciana è che le persone nascono buone e possono migliorarsi attraverso l'apprendimento. Quando il governo si concentra sull'educazione dei suoi cittadini, specialmente esemplificando la moralità, gli individui ne prenderanno nota. Con sufficiente educazione ed esempi di buona leadership da seguire, i cittadini diventeranno cittadini modello.

Purtroppo, nella nostra epoca assai distante dall'ideale confuciano, non abbiamo governanti o altre persone al comando di cui emulare le virtù... ma c'è sempre l'Anima dei grandi maestri dell'umanità, per chi ne è alla ricerca, per cui mi auguro che ciascuno di noi possa diventare un buon leader, un buon governante di se stesso o se stessa.

(11 agosto 2021)

Per approfondimenti: Confucius - an overview | ScienceDirect Topics

Tolleranza e Accoglienza

Translate this article

Dentro ogni vivente c'è uno splendore.
Quando questo credo diventa la base del nostro vivere, siamo naturalmente tolleranti e accoglienti, senza forzature.
Con questo sguardo, creiamo un mondo dove tutto è bello, dove tutto è un regalo.

Spero che le nostre creazioni artistiche possano essere al servizio di questo sguardo, così come le nostre vite.

Tolleranza e Accoglienza (pittura, Francesco Galgani, 11 agosto 2021)

(11 agosto 2021)

Pillole di discipline psicosociali - Dalla separazione all’unità

Translate this articleSpeak this article

Vorrei cominciare questa breve riflessione con due frasi tratte da alcuni insegnamenti buddisti a me cari:

«Per adesso resta calmo e guarda cosa accade. E non andare in giro a lamentarti con altri di quanto ti sia difficile vivere in questo mondo. Un simile comportamento è del tutto sconveniente per un uomo saggio.» (tratto da “I tre tipi di tesori”, lettera di Nichiren Daishonin del 1277)

«La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore» (tratto da “Gosho di Capodanno”, lettera di Nichiren Daishonin, anno non noto)

Già queste due frasi sono sufficienti, provo solo ad aggiungere una piccola considerazione riferita alla situazione attuale di noi italiani, che nell’ultimo anno, come popolazione, siamo riusciti a fare più di quattromila manifestazioni di protesta, anche con il nobile intento di attuare una “disubbidienza costituzionale”. Eppure siamo divisi? Anche le nostre famiglie sono spaccate?

Ogni evento della vita può e dovrebbe essere letto in maniera positiva. Se l’attuale disavventura può darci una lezione, forse è proprio quella di andare verso l’unità. Al di là delle separazioni ideologiche, è fondamentale plasmare la propria indole e comportamento.

Proviamo a parlare di meno, ad ascoltare, a non tentare di imporre una idea (anche perché sarebbe controproducente), a scoprire una “fiduciosa attesa” nell’apertura del cuore e dell’intelletto nostra e altrui, nell’accoglienza, nella pazienza.

Ragionare in “giusto e sbagliato” è una trappola, è la base di tutte le guerre e il rafforzamento proprio di ciò che si desidera combattere. E’ il contrario dell’unità, dell’amore, del rispetto, della conoscenza.

(9 agosto 2021)

Pages

Subscribe to Informatica Libera - Francesco Galgani's Blog RSS