Referendum Brexit: un esempio delle conseguenze sociali e politiche della bolla-filtro (filter bubble) dei social network, dei motori di ricerca, dei giornali e altri spazi online

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In questa pagina vedremo come Facebook e gli altri social minino alle fondamenta della democrazia, influendo persino sul destino storico di una nazione, con specifico riferimento al referendum del 23 giugno 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea (Brexit). Prima, però, vorrei iniziare con questa citazione:

«Pensavamo che la segretezza fosse forse il peggior nemico della democrazia e fino  a quando non c'erano repressioni o censura, potevamo credere che le persone prendessero delle decisioni ragionate che mantenessero le nostre società libere, ma negli ultimi anni abbiamo imparato che le tecniche di disinformazione e depistaggio sono diventate cosí sofisticate che, anche in una società aperta, un flusso di informazioni sapientemente guidato puó sopraffare la verità, anche se la verità è la fuori, incensurata, quietamente disponibile per tutti coloro che sanno trovarla».
(Daniel Dennett)

Per chi sa non cosa sia la "bolla filtro". o "gabbia di filtri" ("filter bubble"), nel paragrafo seguente riporto una citazione di parte della sez. 1.5.1 di "L'Era della Persuasione Tecnologia ed Educazione all'Uso della Tecnologia", integrato con alcune note; i riferimenti bibliografici sono reperibili sul testo originario (liberamente consultabile). Segue poi un articolo Tom Steinberg del 27 giugno 2016, intitolato "Defined by the Filter Bubble" e tradotto per Megachip a cura di Giampiero Obiso.

Morti di Stato

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Morti di Stato

Il mio pensiero
a gente amata,
offesa e umiliata,
ormai al peggio abituata.

Lo scontro frontale
non è stato un incidente,
ma l'esempio evidente
d'un'abbandono incosciente:

le croci sulle strade,
i treni a manovella,
gli aerei non si fermano...
a chi ci s'appella??!

A un governo giusto,
coscienzioso e solerte,
che dà tanto a parole,
ma al Sud quasi niente?

Io voglio credere
in un cambiamento,
voglio credere nel buono
che ognuno ha dentro:

è questione di giustizia,
di dire la verità,
di farci valere
con piena dignità.

Questo gioco deve finire,
è il tempo di reagire.

(Francesco Galgani, 13 luglio 2016, poesia scritta dopo la tragedia ferroviaria a Bari del 12 luglio 2016)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/595-morti-di-stato

Quando succedono fatti gravi, ciascuno ha spesso qualcosa di dire, in molti si improvvisano "esperti", dimenticando però di ascoltare, di informarsi con calma e, se possibile, di darsi da fare. Ascoltare con compassione la sofferenza delle persone coinvolte, a cui va anche il mio cordoglio, sarebbe già molto. Io, come poeta, posso vergar versi e dire quel che io stesso ho visto e vissuto: da una parte una rete di trasporti pericolosa e inadeguata, dall'altra l'assenza di un Ministro dei Trasporti e di un Capo del Governo a cui ho inviato anche un petizione firmata da 1420 persone, ma senza mai ricevere alcuna risposta. Ho scritto tante poesie-denuncia e, in alcune circostanze, le ho inviate anche ad alcuni membri del Governo, sempre rivolgendomi al loro cuore: io penso che ciascuno di noi, come cittadino, abbia il dovere morale di agire al meglio delle sue possibilità per un mondo migliore. Come scrisse Daisaku Ikeda: «La democrazia non adempirà la sua missione a meno che gli individui si alzino con maggiore informazione e coinvolgimento e, uniti, lottino in favore della giustizia, controllando le attività dei potenti».

Il titolo e il senso di questa poesia-denuncia sono meglio chiariti da un paio di articoli:
"Non è stato un incidente": http://www.beppegrillo.it/2016/07/non_e_stato_un_incidente.html
"Investimenti pubblici, il clamoroso caso ferrovie: 98,8% di fondi al Nord. Al Meridione solo le briciole": http://www.ilmattino.it/economia/investimenti_nord_ferrovie-662116.html

Secondo me l'Arte dovrebbe sempre porsi anche degli scopi sociali.
Grazie a tutti.

Incidente ferroviario sulla linea Andria-Corato del 12 luglio 2016

La disintossicazione digitale è un problema diffuso, grave e attualissimo

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Dipendenza e abuso dello smartphoneQuanto segue in calce è un articolo scritto dallo psicoterapeuta Raffaele Avico, pubblicato su "La Stampa" il 6 luglio 2016 e rilasciato con licenza "Creative Commons - Attribuzione, non commerciale, non opere derivate".

Egli indaga l'abuso dello smartphone come "strumento di regolazione affettiva", al pari di molti altri tipi di dipendenze patologiche, asserendo che: «In futuro la disintossicazione digitale sarà un problema diffuso, grave e attualissimo». A ben vedere, però, ritengo che tale condizione sia più che mai attuale: basta guardarsi attorno. La diffusione dei social ha avuto i caratteri di una pandemia fuori controllo a causa del potere psicologicamente gratificante degli stessi (pari a quello di droghe pesanti, come avevo già documentato nella parte conclusiva del par. 2.6 della mia ricerca su "Solitudine e Contesti Virtuali"). Tale gratificazione, però, va a nascondere le reali motivazioni di uso egoistico e narcisistico a proprio "vantaggio", dietro cui ci sono problematiche che affondano le loro radici altrove, all'interno di questioni relazionali, familiari o esistenziali.

Francesco Galgani,
12 luglio 2016

Lo straniero non è il nemico, ma il lievito critico, necessario, per far crescere la società

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Nel video in calce, è riportato l'intervento "Cibo, l'arcano del dono", del prof. Marino Niola, antropologo della contemporaneità, del 27 maggio 2012, in occasione di "Pistoia, Dialoghi sull'Uomo". Egli, partendo da miti e leggende di diversi popoli, espone una riflessione antropologica bellissima e profonda, utile per riflettere su noi stessi, sulla nostra società e sul nostro modo di pensare e di agire.

Lo straniero, l'estraneo, il diverso, l'Altro... non è il nemico, ma è l'ospite, il fermento, il lievito critico, ma necessario, che fa crescere la società. Accogliere ed essere accolti, ospitare ed essere ospitati, dare e prendere... non sono diversi, ma sono due momenti di una stessa azione. L'alterità fa parte dell'identità. Lo scambio è ambiguo, è contatto ma anche contaminazione: la paura dilagante dell'infezione che viene dall'esterno è lo specchio dell'arida solitudine della nostra società. Il culto della purezza è contro-natura, porta solo su sentieri di sofferenza. Da soli c'è malessere, insieme c'è il benessere.

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
8 luglio 2016

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