In questa intervista, pubblicata il 24 agosto 2026 sul canale Spunti di Riflessione, provo a tornare a una domanda tanto semplice quanto scomoda: che cosa significa davvero fare scienza?
Il punto di partenza è la distinzione tra realtà e verità. La realtà è ciò con cui entriamo in relazione; la verità, invece, riguarda il giudizio che formuliamo sulle nostre rappresentazioni della realtà. Una distinzione importante, soprattutto quando alla parola “scienza” vengono associate certezze definitive che mal si conciliano con il metodo scientifico stesso.
Da qui la conversazione si allarga ad alcuni problemi strutturali della ricerca contemporanea: la pressione del publish or perish, gli incentivi alla pubblicazione di risultati nuovi e positivi, la crisi di riproducibilità degli studi, il ruolo dei finanziamenti, i limiti della peer review e il rapporto, non sempre semplice, tra ricerca scientifica, carriera, interessi economici e potere.
Parliamo anche di comunicazione, principio d’autorità e polarizzazione. Negli ultimi anni il richiamo a formule come “credere nella scienza” ha spesso sostituito una domanda che dovrebbe essere molto più importante: quali sono i dati, come sono stati ottenuti e in che modo possiamo mettere alla prova ciò che ci viene presentato come vero?
Il senso della riflessione non è contrapporre alla scienza qualche altra forma di fede o di certezza. Casomai, è ricordare che l’atteggiamento scientifico richiede la disponibilità a dubitare, verificare, riprovare e, quando necessario, riconoscere di essersi sbagliati.
Nella parte finale affrontiamo anche il ruolo dell'informazione — tanto quella mainstream quanto quella cosiddetta alternativa — e la facilità con cui il confronto pubblico può trasformarsi in appartenenza, delegittimazione e odio. Nessuno dovrebbe essere creduto per il semplice fatto di possedere un titolo, occupare una posizione prestigiosa o trovarsi dalla parte che sentiamo più vicina.
Cercarsi da soli la verità, studiare, verificare e conservare il diritto al dubbio: forse è proprio da qui che può ricominciare una discussione più seria sulla scienza e, più in generale, sul nostro rapporto con la conoscenza.
(24 agosto 2026)