La base dell'educazione umana è l'amore, non lo smartphone (intervista a Francesco Galgani)

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Ringrazio il giornalista e scrittore Paolo Arigotti per l'intervista concessami il 26 agosto 2024, sul tema "La base dell'educazione umana è l'amore, non lo smartphone".

Avviso: se per qualunque motivo l'intervista su Youtube non si apre, per favore segnalamelo. Ho comunque caricato una copia dell'intervista su archive.org. 

Puoi anche vedere la mia successiva intervista: "Un'alternativa all'IA (che non è nostra amica)"

Abbiamo esplorato temi cruciali sull'impatto della tecnologia, in particolare dei social network e degli smartphone, sulla società contemporanea. Abbiamo criticato l'idea diffusa che la tecnologia sia neutrale e sottolineato come essa stia profondamente trasformando il modo in cui percepiamo la realtà, il modo in cui la costruiamo e quello con cui ci relazioniamo con gli altri. I social network, invece di promuovere la democrazia e la connessione umana, spesso amplificano la competizione, l'odio, l'invidia e l'isolamento sociale, portando ad una svalutazione dell'essere umano, ridotto a cercare validazione attraverso likes e followers.

Il messaggio ricorrente, che attraversa tutta l'intervista, è che "il mezzo è il messaggio". Questo è il punto centrale per capire il gravo inganno in cui siamo tutti immersi.

Un altro punto chiave è la riflessione sull'intelligenza artificiale, che non potrà mai essere nostra amica, e sulla tecnologia in generale, che se non gestita "consapevolmente" riduce le nostre capacità cognitive e relazionali. Dobbiamo stare molto attenti all'illusione persuasiva e pervasiva di efficienza e facilità promossa dalle tecnologie odierne, che rischia di farci perdere la capacità di riflettere profondamente, di empatizzare, di vivere in armonia e di apprezzare il valore della vita umana al di là delle performance digitali. In particolare, l'uso onnipresente e socialmente imposto di smartphone e social network ci sta disumanizzando, sta indebolendo le relazioni autentiche e causando effetti negativi sulla salute mentale e fisica, soprattutto nei giovani.

Nel mettere in luce gli inganni, abbiamo citato ricerche cliniche sugli effetti devastanti dei mondi virtuali e dei social. Abbiamo denunciato l'ingente costo di sangue, che si traduce in decine di milioni di morti, e la distruzione ambientale che stanno dietro alla cosidetta "digitalizzazione" green.

Le tecnologie più diffuse non solo ci allontanano dalla nostra umanità sgretolandoci nel corpo e nell'anima, ma minano anche le fondamenta delle nostre libertà. Su questo tema abbiamo confrontato gli effetti delle tecnologie imposte globalmente da poche BigTech con le alternative basate sul cosidetto "software libero", focalizzando la discussione sulle ripercussioni pratiche a livello di libertà e su quelle etiche, morali e sociali.

E' possibile e auspicabile uno stile di vita alternativo e benefico. Abbiamo dato qualche spunto di riflessione e suggerimento pratico, commentando il decalogo "Slow Internet" di Giulio Ripa.

L'amore dovrebbe essere il vero fondamento dell'educazione umana, non lo smartphone. Abbiamo concluso con una poesia che dà voce ad una ragazza suicidatasi a causa del cyberbullismo.


L'intervistatore Paolo Arigotti, nato a Cagliari nel 1973, ha una laurea in Giurisprudenza e un'altra in Storia e Società. Appassionato di storia, scrittura e cinema, è autore di vari romanzi e collabora con diverse testate giornalistiche, tra cui L'AntiDiplomatico, La Fionda e InsideOver.

Il suo canale YouTube "Spunti di riflessione" offre una vasta gamma di contenuti che spaziano dall'informazione alternativa alla geopolitica, con un focus particolare su temi spesso trascurati dai media tradizionali. Questo è uno sguardo complessivo alle tematiche trattate:

  • Geopolitica e Relazioni Internazionali: Molti video discutono di conflitti internazionali, come la situazione in Medio Oriente, la guerra in Ucraina, e la geopolitica delle grandi potenze (Stati Uniti, Russia e Cina).
  • Contrinformazione: Alcuni video si concentrano sull'analisi critica dei media e delle narrative ufficiali, esplorando temi come la manipolazione dell'informazione e le fake news.
  • Storia e Politica: Diversi contenuti affrontano argomenti storici, spesso legati a figure o eventi politici significativi, come Mussolini, la Seconda Guerra Mondiale, o l'URSS.
  • Economia e Finanza: Sono presenti discussioni su temi economici, tra cui la crisi economica, la speculazione finanziaria, e la transizione energetica.
  • Sociologia ed Educazione: Alcuni video trattano di temi sociali ed educativi, come la formazione dei giovani, l'influenza della tecnologia sulla vita quotidiana, e l'importanza dell'educazione.
  • Salute Mentale e Relazioni Interpersonali: Ci sono anche video che esplorano temi di psicologia, come il narcisismo patologico, le relazioni pericolose, e la gestione delle emozioni.
  • Cultura e Società: Alcuni contenuti si concentrano su aspetti culturali, come la letteratura, la musica, e la storia culturale di vari paesi.
  • Attualità e Opinioni: Infine, molti video offrono riflessioni e analisi su eventi recenti, opinioni su sviluppi politici, e discussioni su questioni sociali contemporanee.

Ogni intervista si caratterizza per l'approfondimento e la capacità di stimolare il pensiero critico negli spettatori, proponendo prospettive inedite e spesso controcorrente rispetto al mainstream. Iscrivendoci al canale, possiamo ricevere le notifiche dei nuovi video e dare un tangibile segno di apprezzamento ad Arigotti per la sua opera divulgativa.

(27 agosto 2024)

Esame di realtà e realtà immaginata: manipolazione e disconnessione dalla realtà

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Questo è un articolo di psicologia, che prende le mosse da una notizia del 16 agosto 2024:

L'OMS e l'UNICEF hanno richiesto una tregua umanitaria nella Striscia di Gaza tra fine agosto e inizio settembre 2024, con l'obiettivo di vaccinare 640.000 bambini sotto i dieci anni contro la poliomielite. Questa notizia, riportata da fonti autorevoli come il sito dell'UNICEF (fonte) e l'ANSA (fonte), sottolinea l'importanza della campagna vaccinale per prevenire la diffusione della polio in una zona martoriata da conflitti devastanti. Secondo l'UNICEF, la vaccinazione verrà effettuata da 708 squadre mediche, supportate da circa 2700 operatori sanitari.

Il problema di questa notizia è che solleva interrogativi profondi su cosa significhi veramente comprendere la realtà e le priorità in un contesto di emergenza estrema come quello di Gaza, che potremmo paragonare a un cataclisma.

Da un punto di vista razionale, questa notizia è surreale, come se fosse frutto di un'analisi di realtà gravemente compromessa. In una situazione dove la sopravvivenza quotidiana è quasi impossibile, con un popolo che soffre la fame, la sete, la distruzione delle infrastrutture e gli orrori di una violenza incessante, l'idea di concentrarsi su una campagna di vaccinazione, per quanto possa apparire (falsamente) sensata in condizioni normali, è completamente disconnessa dalla realtà immediata.

Chiunque di noi si trovi in uno scenario del genere, non avrebbe dubbi che le priorità sarebbero l'accesso a cibo, acqua, cure mediche di base, un alloggio decente e soprattutto sicurezza, senza il rischio costante di essere uccisi, mutilati, invalidati e di perdere da un momento all'altro familiari e amici. Invece, è grottesco e offensivo che l'attenzione venga deviata su una campagna vaccinale in un contesto dove la morte e la distruzione sono all'ordine del giorno, e in cui i prigionieri vengono rinchiusi in lager con trattamenti brutali sovrapponibili a quelli del nazismo storico.

Questa inverosimile narrativa dell'OMS e dell'UNICEF è probabilmente costruita non tanto sulla base di un'analisi di realtà, ma piuttosto sulla manipolazione della realtà immaginata, al fine di creare una determinata percezione (non reale) nel grande pubblico. E' come se si volesse indurre un senso di urgenza che, per quanto (falsamente) legittimo possa essere in altri contesti, qui appare come un tentativo di distogliere l'attenzione dai veri problemi.

L'implicazione sottostante è che i vaccini siano sempre e comunque salvifici, nonostante le crescenti e vistose controevidenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni, e non solo quelli. Questo tipo di narrazione negazionista, che finge l'assenza di dubbi sull'utilità dei vaccini, l'assenza di prove certe dei loro gravi danni (morte compresa) e, nel caso specifico, l'assenza di opposizione da parte dei bambini in questione o di chi ne esercita la tutela, ci ricorda le distopie orwelliane, nelle quali la realtà viene continuamente riscritta per conformarsi alle esigenze del potere.

In psicologia, l'analisi di realtà è un concetto cruciale che fa riferimento alla capacità di una persona di percepire e interpretare correttamente il mondo esterno e le sue circostanze. Freud e altri psicoanalisti hanno descritto l'analisi di realtà come una funzione essenziale della mente, che ci permette di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è frutto della fantasia o della distorsione. Quando questa funzione è compromessa, come nel caso di alcune psicopatologie, si possono manifestare sintomi quali deliri o allucinazioni. Nell'odierno panorama mediatico, c'è l'intento deliberato di invalidare drammaticamente l'analisi di realtà delle masse, creando una percezione del mondo funzionale ai deliri delle guerre, della finanza, dei padroni delle Big Tech e di Big Pharma.

Ciò che stiamo osservando potrebbe essere come una forma indotta di psicopatia, dove la capacità collettiva di distinguere tra realtà e finzione viene manipolata. Questa manipolazione non solo confonde il grande pubblico, ma può anche portare a scelte politiche e sociali che sono gravemente disfunzionali e pericolose.

In un mondo dove la verità è costantemente capovolta, diventa sempre più difficile e faticoso per tutti noi mantenere una visione chiara e sana della realtà. Tutti noi siamo vulnerabili alle distorsioni e alle manipolazioni orchestrate da coloro che detengono il potere. Dobbiamo stare molto attenti, perché le tecnologie che usiamo quotidianamente ci erodono dentro e compromettono la nostra capacità di comprendere e di relazionarci.

Vediamo più in dettaglio come le tecnologie che usiamo quotidianamente influenzano la nostra analisi di realtà, in particolare a livello di auto-riflessione, empatia e compassione:

L'auto-riflessione è la capacità di analizzare e comprendere i propri pensieri, emozioni e comportamenti. L'uso costante di tecnologie come smartphone, social media e altre forme di intrattenimento digitale riduce il tempo che dedichiamo all'auto-riflessione. La continua "distrazione" fornita da queste tecnologie ostacola lo sviluppo di una profonda comprensione di sé stessi e delle proprie azioni, portando a una diminuzione della consapevolezza personale e del benessere mentale.

L'empatia è la capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri. L'interazione mediata dalla tecnologia, rispetto alla comunicazione a tu per tu, manca del necessario nutrimento affettivo e riduce la nostra capacità di empatizzare con gli altri. Le tecnologie digitali creano una distanza emotiva tra di noi, nascondendo o alterando i segnali emotivi sottili che sono fondamentali per costruire connessioni empatiche. Per di più, possiamo tranquillamente dire che i social media sono deliberatamente costruiti per "far litigare".

Questa distanza emotiva negli ultimi anni è stata esacerbata anche dall'uso diffuso delle mascherine, che ha creato gravi danni nello sviluppo emotivo e relazionale dei bambini più piccoli. Tutto ciò ci sta conducendo sempre di più in un agglomerato di individui emotivamente isolati, di monadi senza comunità. Ne seguono il non-senso dell'esistenza e l'insoddisfazione costante, che possono scivolare facilmente in dipendenze e depressione, perché l'essere umano trova senso della propria esistenza all'interno di comunità empatiche, del riconoscimento reciproco e di relazioni sicure.

La compassione, strettamente legata all'empatia, è la capacità di provare preoccupazione per le sofferenze degli altri e il desiderio di alleviarle. La tecnologia ci sta desensibilizzando sempre di più ai bisogni degli altri, compromettendo la nostra capacità di provare compassione e di agire sulla base della compassione. Non è solo una questione di distacco e di intermediazione tecnologica tra le persone. L'esposizione costante a immagini e notizie di grave sofferenza, simulata o reale, tramite i media digitali (cinema, televisione e social) causa una sorta di "esaurimento empatico", che ci conduce verso l'insensibilità.

Inoltre, tendiamo a mettere sullo stesso piano la simulazione del cinema, e dei contenuti falsi generati con l'IA, con gli accadimenti reali, come ben esemplificato dal finale del film "The Truman Show". Dopo che Truman esce dal set e si chiude la porta dietro di lui, ci sono delle scene che mostrano le reazioni del pubblico che ha seguito il suo "show" per anni. In una di queste scene, due guardiani notturni che stavano guardando lo spettacolo su un monitor esclamano qualcosa come "Che altro c'è in TV?" o "Cambiamo canale?", quasi immediatamente dopo che Truman ha lasciato il suo mondo fittizio. Questa breve scena serve a sottolineare come, nonostante la vita di Truman fosse una realtà per lui, per il pubblico era solo un programma televisivo, facilmente sostituibile con qualcos'altro. È un commento sottile ma potente sulla natura della televisione (e oggi dei social) e sulla disumanizzazione che può derivare dal consumo passivo di contenuti.

Senza auto-riflessione, empatia e compassione, non può esserci una sana analisi di realtà.

La storia ci insegna che la realtà, per quanto brutale, deve essere affrontata con chiarezza e onestà. Non possiamo permettere che la nostra capacità di giudizio venga offuscata da narrazioni superficiali o distorte, che spingono agende specifiche a scapito di una comprensione autentica dei fatti. E' fondamentale per ciascuno di noi sviluppare una capacità critica che ci permetta di analizzare e interpretare gli eventi.

E' nostro dovere, come individui e come collettività, resistere alle facili manipolazioni e rimanere vigili di fronte alle strategie che cercano di ridefinire la nostra percezione del mondo.

(19 agosto 2024)

Il centro del mondo?

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Dopo l'ultimo articolo "La verità rende schiavi?", vorrei esplicitare i miei dubbi su quale sia il centro del mondo. Da sempre, in tutti i planisferi che ho visto, l'Europa è al centro e in alto, con l'Italia in una posizione fondamentale. Al tempo della scuola, feci notare ai miei insegnanti che questa rappresentazione mi sembri, allora come oggi, abbastanza forzata e non necessaria.

Ad esempio, se fossi nato nella Corea del Nord, non sarebbe questa il centro del mondo? Vediamo come potrebbe apparirmi:

Corea del Nord, mappa alternativa

Tale visione sarebbe tanto corretta quanto quella convenzionale usata nelle scuole italiane, è solo cambiato il punto di osservazione.

Anche limitandoci alla sola Europa, potremmo scegliere di posizionare le nazioni sulla mappa in modo inconsueto, ma altrettanto valido:

Mappa alternativa dell'Europa

Prima di proseguire oltre, vorrei solo aggiungere una piccola nota politica. In questa cartina con la Sicilia in alto, la Russia è correttamente inclusa tra i paesi europei, perché in effetti lo è. Il fatto che il mainstream stia trattando la Russia come se fosse un paese esterno dall'Europa geografica e politica è una falsità finalizzata alla propaganda di guerra. Volendo essere ancora più precisi, il continente geografico di cui facciamo parte si chiama Eurasia, come qui evidenziato nel mappamondo:

Eurasia

Il confine convenzionale negli Urali tra Europa e Asia è solo una costruzione politica fittizia. Non esiste infatti una separazione fisica chiara che possa giustificare la divisione di un'unica massa continentale, l'Eurasia, in due continenti distinti. I monti Urali non sono una barriera naturale significativa, sono montagne relativamente basse e non creano una divisione culturale o ecologica netta. Ma anche accettando tale confine, la Russia fa comunque parte dell'Europa.

Tornando alla nostra ricerca del centro del mondo, qualcuno potrebbe obiettare che invertire il Sud con il Nord, come nella precedente cartina dell'Europa, non terrebbe conto che l'ordinamento convenzionale dei punti cardinali è stato favorito dall'uso generalizzato della bussola magnetica e dal bisogno di avere una convenzione uguale per tutti. La mia risposta è che queste sono argomentazioni molto deboli. In realtà nessun popolo vorrebbe posizionare se stesso ai "confini" del mondo, mettendo al centro altri.

L'alto e il basso, la sinistra e la destra possono essere non soltanto invertiti, ma anche completamente sovvertiti, come in questa proiezione bidimensionale del globo inventata da Buckminster Fuller nel 1946:

Proiezione di Fuller, nota anche come Planisfero Dymaxion

A proposito del centro del mondo, qualcuno ha osservato con attenzione il logo delle Nazioni Unite? Suggerisco di notare come appaiono Stati Uniti e Russia:

Logo delle Nazioni Unite

La nostra percezione geografica è fortemente falsata dalla rappresentazione dei planisferi comunemente utilizzati nelle scuole, che spesso mostrano il mondo in una proiezione di Mercatore. In questa rappresentazione, gli Stati Uniti si trovano a sinistra e la Russia a destra, creando l'impressione che questi due paesi siano molto distanti tra loro. Tuttavia, questa percezione è ingannevole a causa della distorsione delle distanze che caratterizza questo tipo di proiezione cartografica.

In realtà, come è evidente dal logo dell'ONU, gli Stati Uniti e la Russia sono molto più vicini di quanto la maggior parte delle persone immagini, in pratica "si toccano". La distanza minima tra Russia e Stati Uniti è di soli 3,7 chilometri, e si trova nello Stretto di Bering (che è di 82km), tra l'isola Piccola Diomede (che appartiene agli Stati Uniti) e l'isola Grande Diomede (che appartiene alla Russia). Durante l'inverno, lo stretto può congelare parzialmente, rendendo teoricamente possibile camminare da un continente all'altro. Quest'altra cartina dovrebbe rendere molto più evidente la vicinanza geografica tra le due superpotenze:

Stretto di Bering

Questo stretto legame geografico tra i due paesi sottolinea come le distanze percepite siano spesso influenzate più dalla rappresentazione cartografica politicamente finalizzata che dalla realtà geografica.

Tra l'altro, mentre Piccola Diomede segue il fuso orario dell'Alaska (UTC-9 o UTC-8 a seconda dell'ora legale), Grande Diomede segue il fuso orario della Russia (UTC+12). Di conseguenza, si crea una differenza di circa 21 ore tra le due isole. Ciò evidenzia come pure i fusi orari, al pari delle carte geografiche, siano una convenzione artificiale stabilita per facilitare un certo tipo di ordine globale. Lo ripeto: circa 4km di distanza e 21 ore di differenza.

Del resto, non è stata un'idea colonialista ed eurocentrica aver scelto il meridiano di Greenwich come riferimento per tutto il mondo nel 1884 alla Conferenza Internazionale Dei Meridiani? Dal punto di vista di molte nazioni non europee, questa scelta può essere vista come un'imposizione dei valori e delle pratiche europee sul resto del mondo. In questo senso, il sistema dei fusi orari, centrato su Greenwich, riflette non solo una convenienza scientifica e logistica, ma anche l'influenza delle dinamiche di potere globali di quel tempo. Fra l'altro, fu in quella conferenza che l'inizio di ogni giorno fu fissato alla mezzanotte: anche questa è una convenzione opinabile.

Per concludere questa riflessione sul centro del mondo, che i meridiani, le carte geografiche e la storia hanno finora collocato nell'Europa e più nello specifico nella Gran Bretagna, come del resto è evidente dal fatto che l'inglese è l'unica lingua considerata e imposta come internazionale, vorrei portare l'attenzione su come America Latina, Australia e Africa possano improvvisamente sembrare le zone del mondo più importanti. Basterebbe infatti "correggere" il planisfero per accordarlo al fine politico desiderato:

Planisfero alternativo (rovesciato)

Proviamo a cercare l'Italia... c'è, ma non è così centrale come ci insegnano a scuola... anzi, le stesse terre emerse non sono più così centrali. Una tale rappresentazione difficilmente piacerà, però è realistica: la superficie terrestre è composta da circa il 29% di terre emerse e il 71% di oceani, anche se generalmente tutte le altre cartine fanno il possibile per non renderlo troppo evidente.

(14 agosto 2024)

La verità rende schiavi?

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Se la verità fosse una luce camaleontica inafferrabile proiettata dalla nostra mente, allora saremmo liberi di pensare e di percorrere l’eterna strada della ricerca di un senso della vita e delle cose. Sarebbe un cammino molto interessante senza un punto di arrivo, ma solo con l'inevitabile certezza della trasformazione e della morte. Poi, quel che avverrà durante e dopo la morte, sarà a libera scelta in base al proprio credo e ai propri bisogni. In assenza di qualsiasi verità, saremmo liberi.

Discorso ben diverso se la verità fosse invece un punto luminoso stabile ed esterno, non prodotto dalla nostra mente ma da essa osservabile. Ciò la renderebbe un riferimento che più verrebbe da noi compreso e interiorizzato, e minore spazio di libertà ci lascerebbe. In tale scenario, l’ipotetica comprensione totale della verità coinciderebbe con l’annullamento del pensiero personale, il quale non avrebbe altra scelta se non quella di coincidere con la verità stessa. Nel migliore dei casi potrebbe essere un’esperienza mistica se corrispondesse al superamento del proprio ego, ma è abbastanza raro che ciò accada. L'adesione a verità esterne porta invece solitamente a fenomeni sociali deludenti e mediocri, comuni nel sistema educativo e nel mainstream e, come reazione uguale e contraria, nel web e nei social. Potremmo sintetizzare tali fenomeni in questo modo:

  • “Complottismo” come nuova religione → E' il punto di vista di chi crede alle più svariate teorie, alternative o mainstream che siano, in modo acritico e fideistico e senza sentire ragioni di sorta, esibendo un atteggiamento maniacale e paranoico. Per fare un esempio, chi crede nei Santi Vaccini vedendo i non vaccinati come gli untori del 1630 di manzoniana memoria (teoria mainstream), non è molto diverso da chi crede che il governo e la scienza ufficiale siano “sempre” entità malevole che nascondono “sempre” la verità alla popolazione (teoria alternativa dei social). In entrambi i casi della teoria mainstream e della teoria alternativa dei social, si manifesta una sorta di fideismo cieco che porta a interpretare la realtà attraverso il filtro di una narrazione totalizzante, nella quale ogni evento o dato viene piegato per conformarsi alla teoria di base, senza alcuno spirito critico. Questo atteggiamento è caratteristico di una forma di “religiosità” moderna, dove la fede non è più rivolta a divinità trascendenti, ma a costruzioni ideologiche che danno senso e ordine a un mondo percepito come caotico e minaccioso. Il complottismo, in quest’ottica, non è solo una questione di credere o meno a determinate teorie, ma rappresenta un modo di stare al mondo, di definire il bene e il male, e di trovare un'identità in un'epoca di incertezze e rapide trasformazioni.
     
  • “Negazionismo” → E' l'atteggiamento storico-politico che, a fini ideologici e di utilità di parte, nega contro ogni evidenza l'accadimento di fenomeni storici o scientifici ben documentati, ma senza portare alcuna documentazione o esperienza empirica di tipo contrario e senza dubitare minimamente del proprio punto di vista. Anche in questo caso riscontriamo il negazionismo sia nelle teorie mainstream che in quelle social. Ad esempio, negare che i vaccini causino aumento della mortalità per tutte le cause, autismo, danni neurologici gravi e altre cause di invalidità permanente è una teoria negazionista del mainstream. Viceversa, negare che le bombe atomiche siano mai state sganciate su Hiroshima e Nagasaki durante la Seconda Guerra Mondiale è una teoria negazionista social. I sostenitori di questa teoria affermano che i resoconti ufficiali riguardanti l'uso delle armi nucleari siano stati esagerati o completamente fabbricati dagli Stati Uniti per intimidire l'Unione Sovietica e il resto del mondo, consolidando la loro posizione di potenza mondiale nel dopoguerra. Secondo loro, le immagini e le testimonianze delle esplosioni atomiche sarebbero state manipolate o falsificate. In generale, mentre il negazionismo del mainstream si basa sulla difesa a oltranza e contro ogni evidenza di interessi di parte, il negazionismo social si basa, come reazione uguale e contraria, su una combinazione di revisionismo storico estremo e sfiducia totale verso le istituzioni governative.
     
  • “Sensazionalismo” → E' la tendenza a divulgare fatti e notizie, per lo più esagerandoli, allo scopo di suscitare un notevole interesse nell'opinione pubblica. In questo caso, l’obiettivo del mainstream e dei social è identico, cioè fare pubblico per guadagnare più soldi. Ciò porta facilmente alla falsificazione o quantomeno ad una distorsione della realtà. Prendiamo come esempio i tumulti di Capitol Hill negli Stati Uniti del 6 gennaio 2021 e quelli avvenuti in Brasile l'8 gennaio 2023. Sono esempi significativi di violenza politica, con morti. Entrambi gli eventi hanno visto sostenitori di ex presidenti, rispettivamente Donald Trump e Jair Bolsonaro, attaccare le istituzioni governative per protestare contro i risultati elettorali, spinti da accuse di frode, fondante o non che siano. Tuttavia, è facile e semplicistico concentrarsi solo sui video di questi tumulti per suscitare reazioni emotive e fare pubblico, senza un'analisi approfondita delle cause, dei retroscena, delle conseguenze e degli interessi di parte che li hanno generati e che da essi ne hanno tratto profitto.
     
  • “Narcisismo” → E' la tendenza sia esteriore, sia l'atteggiamento psicologico interiore, di compiaciuta ed eccessiva ammirazione di se stessi. Anche in questo caso, social e mainstream si equivalgono nell’amplificare il narcisismo, anche se ovviamente cambiano i soggetti. Mentre il mainstream tende ad amplificare il narcisismo di personaggi insulsi e incapaci che fanno comodo alle politiche governative, i social sono costruiti per amplificare il narcisismo di chiunque sia capace di raccattare followers. Preferisco astenermi dal riportare esempi specifici, però possiamo fare una considerazione generale. Le persone manifestano una forma di egoismo profondo di cui di solito non sono consapevoli, con un'evidente concentrazione su se stessi negli scambi interpersonali ed un’incapacità di vedere il mondo dal punto di vista degli altri. E’ l'atteggiamento di chi pone se stesso e la propria problematica al centro di ogni esperienza, trascurando la presenza e gli interessi degli altri.

Detto ciò, sia ben chiaro che i miei dubbi vanno a sistema di pensiero “basato sulla conoscenza della verità”, che solitamente si contrappone ad altre “verità” anch’esse declamate in modo forzato e spesso disturbante. Mi rendo conto che nelle definizioni precedenti ho scelto alcuni esempi molto problematici, e l’ho fatto di proposito per suscitare una riflessione. Sono solo un modo per esternare come questi temi possano apparire da un determinato punto di vista, ma è evidente che ciò che è da ritenersi complottismo o negazionismo può essere descritto con esempi contrapposti ai miei, se il punto di osservazione cambia.

Comunque, tra “dubitare” di un’idea e “affermare il contrario” ce ne corre. Una persona che tendenzialmente “dubiti”, infatti, si lascerebbe molte strade aperte e sarebbe libera di cambiare idea o percorso di vita se lo volesse. Chi vive nelle “certezze”, invece, ne è schiavo.

I miei lettori potrebbero criticarmi per aver messo sullo stesso piano di complottismo, sensazionalismo, negazionismo e, forse, anche di analfabetismo funzionale e di incapacità di deduzioni logiche coerenti sia l’informazione ufficiale, scolastica e accademica, sia quella alternativa dei social e del web. E’ esattamente ciò che sto cercando di esprimere.

Andiamo di più nello specifico per evitare fraintendimenti. Chiunque potrebbe contestarmi che «se “a” fosse maggiore di “b” e “b” fosse maggiore di “c”, come potrei legittimamente dubitare che “a” non sia maggiore di “c”»? Detta così sarebbe infatti una verità che inchioda, una di quelle incontestabili e senza spazio per argomentazioni alternative, ma non è di questo tipo di ragionamenti logico-deduttivi che sto dissertando, anche perché la matematica non è portatrice di verità, ma solo di opportune affermazioni ricavate da assiomi che, per loro natura, hanno un valore che trascende quello della verità o della falsità.

La matematica è estremamente utile e potente se usata con giudizio e senza inganni, ma non è vera, né falsa.

Ad esempio, la matematica dei popoli precolombiani, come quella dei Maya e degli Aztechi, aveva alcuni presupposti e sistemi di numerazione e geometrici diversi da quelli da noi conosciuti. I Maya utilizzavano un sistema vigesimale (basato sul numero 20) anziché il sistema decimale. Anche la loro comprensione della geometria era diversa. Mentre la nostra geometria euclidea si basa su concetti come linee rette e angoli, i Maya e gli Aztechi svilupparono una geometria basata su forme naturali, come le curve e i cicli (cioè pattern ricorrenti o periodici osservati in natura, in particolare quelli legati all'astronomia e al tempo). La loro geometria si rifletteva nei disegni architettonici e urbanistici. I templi e le città erano infatti spesso disegnati in base a principi geometrici che riflettevano l’osservazione dei cicli astronomici e delle forme naturali. Questi strumenti matematici e geometrici erano estremamente utili per le loro esigenze astronomiche, agricole e religiose. Tuttavia, proprio come la nostra, la loro matematica e geometria non erano né vere né false in senso assoluto. Piuttosto, erano sistemi di conoscenza costruiti per rispondere alle specifiche esigenze culturali e pratiche della loro società.

Tutto ciò, tra l'altro, si tira spontamente dietro la domanda del perché questi popoli (erroneamente) considerati primitivi (dai colonialisti occidentali che non hanno esitato a sterminarli) fossero così interessati all'astronomia, visto che potrebbe sembrarci così distante dai problemi quotidiani. Evidentemente la nostra visione del mondo è significativamente diversa da quella che loro hanno avuto, pertanto la nostra non è generalizzabile e risulta alquanto limitata.

Stesso discorso per la fisica e la chimica. Qualcuno ha mai visto un elettrone? No, nessuno ne ha mai visto uno nel senso tradizionale del “vedere”, e ciò è reso impossibile dal fatto che tale particella subatomica ha dimensioni molto al di sotto della lunghezza d'onda della luce visibile. Ne diamo per scontata l’esistenza, e la fisica degli elettroni è estremamente utile e coerente con la nostra matematica e con le altre conoscenze correlate. Ma se avessimo un’altra fisica basata su un modello diverso dell’esistente, sorretta da un altro tipo di matematica, probabilmente avremmo risultati altrettanto utili senza bisogno di teorizzare l’esistenza degli elettroni.

E’ verosimile che altri popoli in altre parti dell’universo possano avere fisiche e matematiche diverse dalle nostre, ma ciò non le renderebbe più vere o più false delle nostre. A livello empirico, per dimostrarne l’esistenza basterebbe porre l'attenzione sul fatto che i velivoli alieni (osservati in tutto il mondo dai militari e dai piloti degli aerei di linea, con testimonianze talvolta molto dettagliate) volano senza propulsione e con accelerazioni impossibili per la fisica a noi conosciuta.

Un altro esempio di tipo storico sono le piramidi, sia in Egitto che in numerosi altri luoghi sparsi in tutto il pianeta: Sudan (Meroe), Messico (Teotihuacan, Chichen Itza, Uxmal), Guatemala (Tikal), Perù (Caral, Pachacamac), Cina (Provincia di Shaanxi), Cambogia (Koh Ker), Bolivia (Tiwanaku) e Iraq (Ur). Queste piramidi sono state costruite con blocchi di pietra impossibili da spostare con le nostre conoscenze e mezzi. Altri esempi analoghi sono le costruzioni in Perù come Machu Picchu, Sacsayhuamán, la Piedra de Sayhuite, le linee di Nazca e Ollantaytambo. Non sto ponendo l’attenzione sul fatto che siano opere umane o aliene (dubbio comunque legittimo), ma sul fatto che dimostrano i nostri limiti di conoscenza e il sicuro uso nei tempi antichi di matematiche e/o di ingegnerie diverse dalle nostre.

Discorsi simili valgono per i reperti archeologici che contraddicono le nostre conoscenze storiche o per le analisi di laboratorio i cui risultati sfuggono alla comprensione ordinaria. Ciò non significa che siano falsi, né possiamo presumere che siano necessariamente veri, possiamo solo affermare di avere dei seri limiti nella conoscenza. A tal proposito, gli "OOPArts" (Out Of Place Artifacts) sono reperti archeologici la cui datazione o collocazione risulta inspiegabile per le nostre conoscenze.

"Archeologia proibita" (Forbidden Archeology) è un libro scritto da Michael A. Cremo e Richard L. Thompson, pubblicato per la prima volta nel 1993. L'opera propone una visione non convenzionale della storia umana, suggerendo che l'uomo moderno potrebbe essere molto più antico (tre milioni di anni fa) di quanto indicato dalla scienza archeologica tradizionale (100.000 anni fa). I siti archeologici che producono tali evidenze, non solo sotto forma di reperti paleontologici, ma anche di manufatti, vengono dettagliatamente descritti e interpretati in questo saggio. Ciò che emerge è che con ogni probabilità non è esistita un'evoluzione del genere umano dall'Australopiteco all'Homo Sapiens, ma che al contrario uomini e ominidi hanno da sempre coesistito sulla Terra e che quindi la teoria evoluzionista della vita sul nostro pianeta, su cui si basano le odierne scienze naturali, non ha alcun fondamento certo. Del resto, la teoria di Darwin è stata fortemente strumentalizzata per fini politici e coloniali, ma l'essere umano è un evidente controesempio di tale teoria, giacché è una specie senza un habitat naturale specifico e senza un adattamento corporeo alla vita in natura in mezzo ai predatori.

Esistono comunque teorie alternative, dove "alternativo" non vuol dire "più vero", significa soltanto avere più strade di ricerca da percorrere. Nel 1969, Roger W. Wescott, allora professore ordinario di antropologia alla Drew University a Madison (New Jersey, Stati Uniti), scosse la comunità accademica con un libro in cui si sosteneva che la nostra evoluzione fosse legata a processi di domesticazione. In quel suo saggio The Divine Animal, lo studioso ipotizzava che antichi colonizzatori del nostro pianeta avessero effettuato pressioni selettive sugli ominidi, guidando nel tempo l'evoluzione umana, sia biologica che culturale. Wescott fece uno studio comparato di molte specie addomesticate, analizzando anomalie e caratteristiche biologico-comportamentali della nostra specie. A distanza di quasi cinquant'anni da quel primo studio, il biologo molecolare Pietro Buffa ha approndito la questione nel libro Resi umani. Da organismi scimmieschi all'ominide pensante. Una storia ancora da scrivere (2018).

Un altro esempio molto intrigante per mettere in dubbio le nostre attuali conoscenze è un caso documentato dal filmmaker Jeremy Corbell nel suo documentario Patient Seventeen. In estrema sintesi, il chirurgo Roger Leir ha rimosso piccoli oggetti dal corpo dei suoi pazienti la cui analisi isotopica ha dimostrato valori diversi da quelli terrestri. Stiamo parlando di oggetti che quindi non possono avere avuto origine nel nostro pianeta. Ma non voglio dilungarmi oltre, né discutere nel merito. E’ solo per dire che se cerchiamo controesempi che pongono interrogativi su ciò che crediamo di sapere, possiamo trovarne un’infinità. E’ però estremamente raro mettersi a cercare qualcosa che metta in dubbio le proprie idee o conoscenze, è molto più semplice farlo per fare polemica e additare gli altri.

Il problema non è studiare un argomento e farsi un’idea propria, il che sarebbe più che auspicabile, ma credere fermamente in un’idea precostituita o insegnata da altri. Ciò può provocare disastri, soprattutto quando quell’idea si presenta con la pretesa di universalità.

Se volessi dubitare che Cristoforo Colombo abbia avuto qualche merito nella conoscenza del continente americano, non sarebbe un grande problema, perché la storia è storicistica e un po’ romanzata. Potrei usare un dubbio del genere per fare una personale ricerca storica. Questo è proprio ciò che ha fatto lo storico Riccardo Magnani, secondo cui il continente oltreoceano era già conosciuto dall’Europa e frequentato ben prima del 12 ottobre 1492. A riprova, ha raccolto diverse mappe, dipinti e testimonianze inequivocabili. Non sto dicendo che lui abbia necessariamente ragione, dico soltanto che più idee e ricerche ci sono e meglio è.

Stesso discorso se mi ponessi la domanda se Napoleone abbia mai messo piede per davvero sull’Isola d’Elba, o se Cristo abbia mai detto una sola frase di quelle contenute nei Vangeli, o se Budda sia mai esistito. Tutti questi non sarebbero problemi. Io infatti sono buddista, ma ho seri dubbi sul fatto che Gautama Siddharta sia mai esistito o, ammettendo la sua esistenza, che i testi buddisti giunti a noi abbiano un qualche fondamento storico. Mi pare più verosimile che in ogni parte del mondo si siano sviluppati filoni di pensiero che, a un certo punto, abbiano sentito l’esigenza di inventarsi divinità o personaggi straordinari per legittimarsi e conferirsi autorità. Con ciò, però, non sminuisco minimamente la saggezza delle tradizioni millenarie, che per me hanno piena dignità.

Anzi, per essere più precisi, il “bisogno” di personaggi storicamente fondati e realmente vissuti come fondatori di determinati religioni è legato più alla ricerca di rassicurazioni interiori per le proprie credenze che alla storia intesa come ricerca e studio. Nell’antichità la questione è stata intesa molto diversamente, e ciò dovrebbe farci legittimamente dubitare di certi racconti.

A titolo di esempio, Nagarjuna è considerato uno dei più grandi pensatori del buddismo asiatico, con un’influenza significativa nello sviluppo storico del buddismo. Vissuto in India tra il II e il III secolo d.C., il suo approccio filosofico si concentrò esclusivamente sulle implicazioni del pensiero del Budda, tralasciando la sua storicità. In un periodo in cui la tradizione buddista era soggetta a intense discussioni e divergenze, Nagarjuna enfatizzò il concetto di "vacuità" applicandolo a tutte le cose, comprese le stesse dottrine del Budda. Questo ci allontana dall’importanza letterale o storica del Budda verso una comprensione più astratta e filosofica della sua figura. Nei tempi successivi, il buddismo Mahayana, come quello interpretato da Nichiren Daishonin, ha fatto coincidere “il Budda” con “la vita stessa”, in una comprensione cosmica e metafisica che nulla ha a che vedere con la storicità. In tale visione, i racconti sulla vita del Budda storico assumono quindi una valore esclusivamente didattico, anche se difficilmente i fedeli se ne rendono conto o sarebbero disposti ad accettarlo.

Potremmo fare un discorso analogo sulle tradizioni giudaico-cristiane, la cui narrazione storica non ha alcuna base documentaria che possa liberarci da seri dubbi, a meno che non si voglia considerare la Bibbia come un documento storicamente fondato, di cui però non si sa nulla né sugli autori, né sulle infinite manipolazioni e aggiustamenti che ha subito nei millenni. A fare indagini storiche in tal senso ci hanno già pensato noti biblisti, con risultati sorprendenti rispetto alle narrative didattiche e semplificate trasmesse ai fedeli. Il biblista Mauro Biglino, peraltro coautore del libro con Pietro Buffa precedentemente citato, è noto per aver chiaramente messo in luce la distanza incolmabile e sorprendente tra la narrazione della tradizione cattolica e quella scritta nella Bibbia, pur senza aver mai sostenuto che l'una sia più vera dell'altra. Anzi, lui ha affermato che se qualcuno fosse alla ricerca di una teologia, farebbe meglio a scegliersene una tradizionale perché pienamente degna nel suo percorso evolutivo, piuttosto che ad affidarsi a teologie alternative contemporanee. Concordo con lui nel senso che ciò che secondo me conta è il messaggio che è arrivato a noi, non come si è formato storicamente. Più un'idea è valida, e meno sono importanti gli autori.

Quel che ho scritto fin qui è solo un punto di vista fra i tanti, di cui peraltro dubito. Il problema non è discutere con calma di determinate questioni, ma al contrario “non avere dubbi” e pretendere che nessun altro abbia il diritto d’averli. Da qui, la strada a disumanizzare l’altro sarebbe molto breve.

In tutto ciò, non è molto più liberatorio l’atteggiamento di Socrate, che sapeva di non sapere? Forse è quella l’unica libertà?

Estremizzando, come puro esercizio dialettico, potrei avere dubbi sull’esistenza della forza di gravità o sulla rotondità della Terra. La mia argomentazione è che ho dubbi sull’oggettività del mondo fisico, che lo considero più in conseguenza di come è fatta la nostra mente e dei limiti dei nostri processi cognitivi, piuttosto che dotato di caratteristiche intrinseche e immutabili. Intendo dire che noi percepiamo il mondo in un certo modo non perché sia realmente in quel modo, ma perché le nostre caratteristiche psico-fisiche non ci permettono di percepirlo diversamente. Altri popoli di altre parti dell’universo, con processi cognitivi diversi dai nostri e corpi fisici diversi o addirittura senza corpi fisici (mi riferisco sia ai casi documentati da Corrado Malanga, sia agli angeli e demoni della tradizione cristiana), potrebbero percepire tutto ciò che esiste su due dimensioni invece che su tre, oppure su quattro o cinque. E se le dimensioni geometriche non fossero tre, allora la Terra non potrebbe essere sferica, né nessun altro corpo celeste potrebbe esserlo. Il fatto che la geometria dello spazio debba avere tre dimensioni è solo una questione di utilità legata ai nostri limiti. Del resto, la stessa dinamica delle adduzioni (rapimenti alieni) ampiamente documentata da migliaia di casi, indagati uno per uno da Corrado Malanga, è fatta di eventi fisici non compatibili con la nostra percezione e conoscenza del mondo.

Quanto alla forza di gravità, le forme di vita che non hanno corpo fisico potrebbero non percepirla affetto, o percepirla in modo diverso dal nostro. Oppure, tornando ai velivoli alieni precedentemente accennati, i loro voli sono incompatibili con le nostre conoscenze fisiche, così come lo è la loro capacità di rimanere immobili in aria senza spinte propulsive. Le intelligenze che hanno creato questi mezzi di trasporto hanno presumibilmente una concezione della gravità significativamente diversa dalla nostra.

Chiunque analizzi queste mie riflessioni, noterà che ho portato tanti dubbi, e varie affermazioni opinabili. Il testo trasuda di alcuni miei punti di vista, i quali, però, domani stesso potrebbero essere diversi, perché tutto cambia e si trasforma. Come ho precedentemente accennato, dubito pure dei dubbi che ho posto.

(14 agosto 2024)

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