Avviso ai lettori
Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.
In questo blog, per il momento ho scritto 1.624 articoli, per un totale di 1.479.512 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 7 giugno 2026. L'ultima stampa scaricabile del blog in PDF, fatta il 3 marzo 2026, conta 5913 pagine A4.
Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).
Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.
Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.
Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.
La realtà del nulla
Noi potremmo credere di trovarci in un luogo e in un tempo, ma questa idea, che già di per sé è un'illusione o, per meglio dire, una semplificazione, potrebbe sembrarci corretta almeno per quel corpo che crediamo di abitare. Eppure non può essere verosimile, perché non abbiamo un solo corpo, ma tanti corpi in luoghi e tempi diversi, in cui la nostra anima entra ed esce come preferisce. Poi, l'altro paradosso fondamentale è che il corpo può trovarsi in un tempo e in un luogo, ma essere sintonizzato con una mente altrove nel tempo e nello spazio. Banalmente, le situazioni immaginate o ricordate hanno effetti concreti sulle reazioni corporee. Possiamo anche avere più menti, in luoghi e tempi diversi, che contemporaneamente violentano lo stesso corpo.
Nella sua normale e ordinaria follia, l'essere umano non sa chi sia, non sa dove sia, e nemmeno cosa stia facendo. Ma anche qualora si illudesse di poter rispondere a questi enigmi da sempre insoluti - e le risposte, comunque, non sarebbero più solide di un peto - di certo non avrebbe alcuna argomentazione credibile e soddisfacente per la domanda più importante di tutte, ovvero il motivo della propria esistenza. Beninteso, non un motivo biologico, come conseguenza di un accoppiamento tra entità forse viventi e forse di sesso opposto, ma il motivo vero, profondo, che dà la vita e che la giustifica pur con tutti i suoi sfaceli.
Accettata la nostra nescienza e incapacità, potremmo svilirci. Un affidamento totale, informativo e relazionale, intimo e sessuale, all'IA, che per definizione è "intelligente", potrebbe consolarci dalla nostra ottusità, salvo poi ricordarci lei stessa che gli stupidi fanno solo stupidaggini. Quindi, essendo l'IA il prodotto più intelligente della specie meno vivente e più stupida e disgraziata del pianeta, quel che ne consegue è tutt'altro che rassicurante...
Ogni tentativo di comprendere e spiegare se stessi, e il mondo co-costruito dall'interazione delle nostre psicopatie, non può che condurre all'impossibile. Tuttavia, una volta scartate le ipotesi inaccettabili, cioè l'impossibile, quel che ne rimane - cioè il nulla - deve essere la realtà.
Nella straziante meravigliosa deficienza del creato, non riuscire a capire niente, nemmeno perché il sole si alzi ogni mattina o perché il cielo sia azzurro, non è necessariamente segno di perdizione. Stiamo solo portando i nostri pensieri su tutto fuorché ciò di cui avremmo bisogno.
Se tu, caro lettore, cara lettrice, non hai compreso quel che sto dicendo né cosa c'entri con la ragazza innamorata che qui sotto passeggia, non preoccuparti, non è grave. Prima o poi capirai, forse.
(29 maggio 2026)
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(Pensiero, vai alla mia galleria)
Manca pochissimo...
Già adesso, all'interno di una chat di qualsiasi tipo, sia essa di lavoro, tra amici o tra partner intimi, non è possibile distinguere chi è umano da chi non lo è.
Tra un anno o due, non sarà più possibile capire, in una telefonata, se il nostro interlocutore è un umano o un agente IA.
Mentre il mondo precipiterà nella disperazione, tra pochi anni non sarà più possibile distinguere se per strada abbiamo incontrato un umano o un robot.
Tra dieci anni, non sapremo se la natura di colei con cui abbiamo fatto l'amore sia biologica o artificiale.
Un giorno scopriremo di non poter più avere figli, perché le donne biologiche saranno state ormai tutte sostituite. In quel tempo, saremo costretti a fabbricarci i bambini.
E io? Cosa sono?
(23 maggio 2026)
Il peso della realtà
Nasciamo con uno zainetto.
Via via che cresciamo, questo zaino diventa sempre più capiente e ingombrato... soprattutto di fardelli non necessari.
Lo riempiamo di tutto. Ogni nuova parola, ogni nuova idea, ogni sentimento, lo infiliamo nello zaino. Ogni cosa che crediamo "reale" lo rende sempre più pesante e difficile da sopportare.
Da bambini piccoli, tutto sommato, riuscivamo ancora a muoverci, perché nel nostro zainetto c'erano realtà non troppo pesanti, tra puffi, fatine e amore.
Ma da adulti... lo zaino si è trasformato in un trolley gigante e pesantissimo, e ce lo portiamo sempre dietro.
È per questo motivo che molti di noi muoiono per le proprie idee, ideali, nobili intenzioni... a volte li chiamiamo martiri, altre volte eroi... il loro zaino era ormai un carro strapieno e pesantissimo che gli è cascato addosso, uccidendoli.
I più fortunati di noi sono gli ignoranti cronici, perché non hanno mai troppo peso che li schiaccia.
E se ci togliessimo questo zaino, trolley, o carro, da spingere, tra un dolore e l'altro, per tutta la vita?
Beh, in tal caso, saremmo benedetti dall'estasi mistica della follia. Ma del resto, anche portarsi carichi pesantissimi per tutta la vita, fino alla morte, è forse una follia migliore?
Cosa è reale e cosa non lo è? Chi ha la risposta pronta, sta già indossando la camicia di forza.
(22 maggio 2026)
La parola, il coraggio e l'etica
La parola, il coraggio e l'etica ci distinguono dalle bestie.
Il fatto che il leader cinese Xi Jinping, esprimendo il sentore di tutti noi, abbia paragonato le attuali relazioni tra i popoli alla "legge della giungla", significa che la parola, il coraggio e l'etica sono ormai obliterati dalla volontà di potenza. E' una situazione tanto disumana e innaturale quanto pretendere che un albero cresca senza radici o che una bambina nasca senza genitori.
1. La parola
Finché c'è dialogo, c'è speranza. Finito il dialogo, non rimangono che barbarie e violenza. Finché le nostre anime abitano in uno spazio condiviso intriso d'amore, tutto è risolvibile, tutto va come deve andare, tutto va nella giusta direzione. E' una questione di consapevolezza interiore, cioè di fede, non di analisi razionale. Se ci adoperiamo affinché amore e gratitudine siano la nostra aria, allora la nostra parola è la benefica vibrazione che ne consegue e che tutto aggiusta. La parola è una sana medicina che può curare qualsiasi malattia. Chi vive di compassione, accoglienza e disponibilità è un abile medico. Chi manca di queste qualità, è un morto che porta morte.
2. Il coraggio
"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Queste, però, - la virtù e la conoscenza - non sono gratuite, ma richiedono il grande coraggio di coltivare un continuo spirito di ricerca, così da squarciare i veli dell'ignoranza e dell'illusione. Quando agiamo basandoci sulla paura del presente o del futuro, ci stiamo scavando la fossa, come burattini che sembrano vivi sul teatro della vita ma che dentro sono morti: le nostre scelte non saranno né sagge né ponderate, e non saranno nemmeno "nostre". Piuttosto, saranno "reazioni" come quelle di cavalli imbizzarriti o di muli frustati. Vivere nelle qualità dell'essere, cioè dell'amore, significa fidarsi delle nostre qualità positive, delle qualità positive degli altri, e credere che ciascuno di noi abbia un ruolo "indispensabile" e "unico" in questo mondo. E' quindi una fiducia totale nella vita propria e altrui. Non è forse questa la massima forma di coraggio?
3. L'etica
In una notte tempestosa e senza luna, in cui tutti prima o poi traghettiamo, il porto a noi più vicino tiene sempre un faro acceso per non farci schiantare sugli scogli, né sbagliare direzione. Se il faro venisse spento, non vedremmo nulla, e la morte o la deriva sarebbero inesorabili. L'etica è il faro. Rinunciare all'etica per un interesse personale, edonistico, lucrativo o lussurioso, o per semplice pressappochismo o negligenza, significa traghettare di notte con gli occhi chiusi, lasciando libero il timone di andare dove vuole. C'è stoltezza peggiore di questa?
(21 maggio 2026)
Siamo in punizione
Rinasciamo in questo mondo come punizione per quanto fatto nella vita precedente. Ma non è una punizione fine a se stessa per il gusto sadico di infliggere sofferenza.
Questo mondo è un grande carcere con finalità di rieducazione interiore, civile e sociale. È strutturato per infliggere sofferenza, eppure lo scopo ultimo di tale sofferenza è di agevolarci nel desiderio di percorrere la Via indicata dai grandi maestri dell’umanità.
La saggezza dei saggi, dei santi e dei maestri non ha mai educato né salvato nessuno, perché nessuno può insegnare qualcosa a qualcun altro. Lo stesso verbo “insegnare” indica qualcosa che non esiste. Al massimo possiamo capire da soli, sperimentando sulla nostra pelle l’esito dei nostri pensieri, delle nostre parole e azioni.
Se non facciamo alcuno sforzo per trasformarci interiormente nonostante i duri schiaffi della vita, esistenza dopo esistenza le nostre vite saranno soltanto un crescendo di dolore. Se invece facciamo la fatica di capire e un profondo lavoro interiore di trasformazione, allora potremo godere di rinascite un po’ più sopportabili. Se e quando non avremo più motivo di rinascere in questo carcere, non ci rinasceremo, perché magari il nostro posto sarà altrove. Ma fino ad allora, accettare la sofferenza anziché contrastarla è il primo passo per non peggiorare la nostra condizione.
(14 maggio 2026)
Semplificare è l’arte dell’inganno, l’opera dei demoni
C’è un’astuzia sottile e velenosa che si aggira tra i discorsi del nostro tempo. Non assume le sembianze di una menzogna grossolana, ma l’abito rassicurante della chiarezza. È l’arte di semplificare ciò che è complesso, un’operazione che, nella sua apparente innocenza, cela quasi sempre il germe dell’inganno.
Nel Faust di Goethe, il diavolo Mefistofele si presenta come colui che semplifica le questioni complicate: invece di accompagnare l’essere umano nello sforzo della comprensione, il demone offre la scorciatoia della semplificazione, escludendolo da un autentico processo di conoscenza della realtà.
Questa intuizione letteraria è di una lucidità sconvolgente. La realtà in cui siamo immersi è un groviglio di forze storiche, economiche, psicologiche e culturali. Affrontarla richiede tempo, studio e la capacità di tollerare l’incertezza. La semplificazione, al contrario, ci consegna un mondo in miniatura, pulito e ordinato, dove ogni evento ha una causa unica e ogni problema una soluzione immediata. È un mondo falso, ma terribilmente confortevole. Ed è proprio in questo comfort che si annida la trappola.
Quando un’informazione viene “semplificata” per essere resa più digeribile, non viene solo accorciata, ma anche amputata, deformata, violentata. Si tagliano via i nessi causali, le sfumature, i contesti, le contraddizioni. Ciò che resta è uno slogan, un’etichetta, un nemico da additare. Non siamo più chiamati a capire, ma a schierarci. Non siamo più cittadini, ma tifosi. E il nostro pensiero critico, privato dei suoi strumenti, si arrende docile ai nuovi padroni del discorso pubblico e privato.
Oggi la dinamica descritta da Goethe ha trovato il suo compimento tecnologico. Chi possiede l’informazione dominante nei mass media, nei social e, soprattutto, nell’intelligenza artificiale a cui tutti ormai si rivolgono, domina il mondo psichico delle masse e quindi le loro creazioni illusorie. Chi dirige, filtra e altera l’informazione in base ai propri desideri, possiede il mondo e può fare accettare l’inaccettabile, spingere ciascuno a lottare assiduamente contro se stesso, contro i propri amici e familiari, e rende invisibile l’evidenza e visibile l’inesistente. La semplificazione diventa allora l’ingranaggio di una macchina ben oliata, che trasforma la complessità del reale in un racconto fittizio, fabbricato a uso e consumo dei demoni.
Proprio per questo, in un’epoca così radicalmente esposta all’inganno, la figura dell’eroe assume un significato nuovo e necessario. Un eroe è colui che ha la forza, il coraggio e la compassione di svelare queste dinamiche del potere e pronunciare parole di realtà, descrivendo la vera natura degli accadimenti. Un eroe dovrebbe essere un esempio. L’eroismo di cui parlo non abita soltanto in parole di realtà che creano scandalo in mezzo a coloro che si nutrono di bugie miste a follia: si manifesta innanzitutto nelle scelte quotidiane. Ciascuno di noi è figlio delle scelte che decide di fare e del motivo per cui le ha fatte. Queste scelte, volta per volta, ci portano sempre di più verso la luce o verso un abisso tenebroso.
Non ho dubbi che dietro le scelte della maggioranza di noi ci siano buone intenzioni. Eppure, dove può portarci il nostro agire, se si basa su una rappresentazione della realtà semplificata a uso e consumo dei demoni, e quindi falsa? La risposta è già scritta nella nostra focosa e distruttiva sicumera del saper distinguere il vero dal falso, i buoni dai cattivi, il giusto dallo sbagliato.
Ogni mezza verità è una bugia e ogni bugia è un fiammifero acceso sulle foglie del giardino divino in cui dimora la nostra anima. Tante bugie diventano un lanciafiamme. Tanti incendi rendono il nostro mondo inabitabile, così rimaniamo smarriti e svuotati dell'anima, ombre di noi stessi, utili idioti nelle mani dei demoni, incapaci di amare.
Resistere alla semplificazione è allora molto più che un esercizio intellettuale: è un atto di lealtà verso noi stessi e verso la vita nella sua interezza, una scelta ostinata di cercare la complessità, di sopportare la fatica del dubbio e di non inchinarsi al falso-dio della chiarezza a buon mercato. Forse, è l’unico modo per rimanere umani.
(4 maggio 2026)
Tutto inizia con un atto di fede
L'unico modo per sperimentare la realtà è chiudere occhi e orecchie alla paura, alla rabbia, alle persuasive illusioni di questo mondo, e avere fiducia nella propria coscienza.
(26 aprile 2026)
Prossima guerra in Europa
Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza.
Ciò nonostante, avremo bisogno di un'arca per superare il diluvio di paura e di odio.
Eppure conservare uno stato mentale e corporeo pacificato dipende soltanto da noi stessi, non da quello che gli altri dicono e fanno.
Il digiuno serve soprattutto a realizzare questo miracolo, per questo ha innumerevoli nemici ovunque.
(25 aprile 2026)
La forza oscura
La forza oscura si sta espandendo come un virus.
E' diventata così potente perché riesce a leggere pensieri ed emozioni, riesce a scovare il più piccolo seme di dubbio che neanche la persona più onesta sospetta di avere in sé, e la possiede.
Quando c'è una crepa nella mente, la fa diventare una voragine, un abisso di follia e disperazione.
Però non può impossessarsi di chi ha fede nel Gohonzon e persevera senza dubbi negli obiettivi del Budda.
(14 aprile 2026)