Schiavismo del terzo millennio
Schiavismo del terzo millennio
Falsi per contratto,
snaturati per lavorare,
schiavi senza volto
fustigati per appagare
le voglie dei clienti
pure loro ubbidienti
a un dio senza amore,
senza umana dignità,
né un barlume interiore.
(Francesco Galgani, 21 marzo 2018, www.galgani.it)
«[...] E sono note le regole di disciplina interna: i commessi non possono mai dire no a un cliente, quando arriva in negozio un nuovo dipendente gli altri lo accolgono con gioiosi canti e balli, e alla fine di ogni giornata i lavoratori migliori vengono premiati con un caloroso applauso. Oppure pensiamo a chi lavora in un fast food. Nel corso dell’ultimo Superbowl uno spot ha mostrato una nuova campagna di McDonald’s: Pay with lovin’. Alcuni clienti estratti a sorte ottengono la possibilità di «pagare con amore», anziché con i soldi. A comunicarglielo sono gli stessi cassieri, che a loro volta devono abbracciare i clienti, dargli il cinque, ballare con loro, cantare una canzoncina, tutto all’insegna dello slogan Give lovin’, get lovin’. Dai amore, ricevi amore. Per una paga oraria di 8,25 dollari.
McDonald’s era stata preceduta da Pret a Manger, catena diffusa soprattutto nel Regno Unito. Nel 2013 era stato pubblicato (e poi rimosso dal sito) un documento interno con l’elenco dei diciassette Pret Behaviours, i comportamenti che avrebbero dovuto tenere tutti i dipendenti: «non essere mai di cattivo umore», non avere «idee troppo complicate», non far pensare che «si è lì solo per i soldi», «creare un senso di divertimento», essere «genuinamente amichevole»; il perfetto lavoratore Pret «non molla mai», «è di spirito», «si tira fuori dai problemi e aiuta gli altri». Iscriversi a un sindacato per esempio era preso come un segno di infelicità, non apprezzato dalla direzione e dai colleghi e avrebbe potuto portare al licenziamento (era il caso di un lavoratore di origini ceche raccontato due anni fa dalla «London Review of Books»). [...]»
tratto da: http://lettura.corriere.it/debates/cosi-ti-emoziono-le-email-di-lavoro/
L'antidoto
L'antidoto
Parole senza lume
d'una mente annebbiata,
dei suoi stessi sogni
da paure trafugata,
incapace di gioire
di gioie lodevoli,
incapace d'apprezzare
sforzi meritevoli.
Possedere non è Amare,
è solo avvelenare
d'un veleno amaro
un frutto prezioso e raro.
Gratitudine e fiducia
sono il vero antidoto
affinché ogni dipendenza
divenga d'Amor appartenenza.
Quando l'Anima è pronta
a cambiar direzione,
la vita già lo è,
e saggia sarà l'azione.
Grazie
(Francesco Galgani, 21 marzo 2018, www.galgani.it)
In questa poesia tento di esprimere il passaggio interiore da una "incapacità appresa di amare" ad uno stato di amore, passaggio radicale e rivoluzionario che provoca grandi effetti sia interiori sia esteriori.
Gli esseri umani sono dotati di una naturale capacità di amare, così come sono dotati di una naturale capacità di muoversi, camminare, vedere, ascoltare, parlare. Ogni capacità ha però bisogno di essere esercitata. Ha bisogno del contesto adatto, ove siano disponibili esempi e modelli da imitare.
Tutti i problemi umani sono varianti di un unico tema: l’incapacità appresa di amare.
Paradossalmente, più cerchiamo di renderci degni d’amore, più creiamo le circostanze per allontanare l’amore dalla nostra vita.
La via è la meta. La via che porta all’amore è la pratica dell’amore stesso. Amore senza presupposti, senza condizioni da soddisfare.
Nella nostra cultura siamo abituati a pensare che per essere felici ci debba essere qualche motivo, delle determinate condizioni altrimenti è la normalità essere un po’ tristi: in realtà, quando siamo in contatto con le qualità dell'Essere (amore, benevolenza, gratitudine, compassione, sentirci parte di un tutto, ecc.), la felicità è la naturale conseguenza del fatto di essere vivi.
Siamo abituati a porre condizioni all'amore, ma questo è un modo di pensare e di relazionarci che ci rende incapaci di amare. In realtà, abbiamo un diritto intrinseco ad essere amati.
Quando un bisogno fondamentale (come quello di amore incondizionato) non viene soddisfatto (incontra un ostacolo) non è che si estingue, ma si perverte (cioè cambia direzione) e si trasforma nel proliferare dei desideri.
Chi pratica gli inquinanti della mente non ama, né sé né gli altri. Praticando danze distruttive, tutti ne pagano il prezzo. Nuovi semi di infelicità vengono sparsi nel mondo.
Amare è favorire la propria e l’altrui crescita spirituale.
Per approfondimenti: Incapacità d’amare, di Mauro Scardovelli
http://www.mauroscardovelli.com/PNL/Consapevolezza_di_se/Amare_(incapacita_di).html
Francesco Galgani,
21 marzo 2018
Corso per genitori: "Bambini vegan - La nutrizione ottimale"
Il corso si terrà a Milano, domenica 25 marzo 2018, ore 14-18, c/o Associazione SpazioPin, Viale Monte Santo 5 (adiacente a Piazza della Repubblica, a pochi minuti a piedi dalla Stazione Centrale).
Entro il 15 marzo 2018 è possibile ottenere uno sconto per l'iscrizione.
Tutti i dettagli sul contenuto del corso, sui costi e sulle modalità di iscrizione sono alla pagina:
https://www.scienzavegetariana.it/mail/news-corso-genitori-milano-2018-03.html
Suggerisco a tutti coloro che sono interessati a questo tipo di informazioni e/o di corsi di iscriversi alla newsletter della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, che sovente rende noti via e-mail questo tipo di corsi, oltre a tante altre informazioni relative al mondo vegan.
Francesco Galgani,
10 marzo 2018
La vita comincia a finire quando non riusciamo più a dire le cose importanti
Quanto segue è un estratto dell'articolo "Non detto", di Mauro Scardovelli:
http://www.mauroscardovelli.com/PNL/Consapevolezza_di_se/Non_detto.html
Tale estratto contiene anche un suggerimento :)
«[...] Non dire, non dire tutto, trattenersi, rinviare, avere paura di manifestarsi pienamente, dire di sì quando non si è del tutto convinti: è un tema che riguarda solo me?
Certe persone ne sembrano immuni: parlano senza peli sulla lingua. Si fanno strada, ottengono rispetto, ma spesso offendono o feriscono gli altri. Ma questo non è dire le cose, è sgomitare, è usare violenza. E poi, siamo sicuri che dicano davvero le cose importanti?
Se guardiamo in profondità, il problema non è dire o non dire. Ci sono circostanza in cui non dire è senz’altro la cosa migliore. Altre volte, se si vuol essere efficaci, occorre scegliere i tempi giusti, gli argomenti che hanno presa sull’interlocutore. Non basta dire ciò che ci passa per la mente. No, il problema non è dire o non dire o come dire. Il vero problema è la paura.
Se siamo spaventati, la nostra parola non è sincera. Non siamo sinceri nel dire si o no. Non siamo veri e integri neppure con noi stessi. Se siamo spaventati, se ci sentiamo come imputati di fronte ad un tribunale, cercheremo di pensare e dire ciò che può convincere la giuria ad assolverci. La verità passa in secondo piano.
Se siamo spaventati, non siamo in grado di amare: dobbiamo troppo badare a noi stessi per prenderci cura di altri. Se non amiamo, perdiamo contatto dalla corrente vitale che ci attraversa. Perdiamo forze, ci indeboliamo.
Oggi, grazie a tanti aiuti ricevuti, ho compreso più da vicino il problema della paura, da dove viene, perché rimane e ristagna nelle nostre viscere e nel nostro cuore. E come si fa a superarla.
Proprio in questi giorni sto rileggendo Krishnamurti, La ricerca della felicità. Krishnamurti si rivolge ai giovani delle scuole, e più volte parla delle influenze e del condizionamento, a cui tutti siamo esposti, che fa appassire la nostra creatività e capacità di amare. Siamo condizionati ad aver paura, ad essere schiavi di idee non nostre. Siamo condizionati a sentirci inadeguati, insufficienti, in colpa, quindi a non essere noi stessi, ma a cercare di diventare qualcosa d’altro.
Le parole di Krishnamurti sono come la via dell’acqua che scorre. Sono pulite e cristalline, perché libere da ogni soggezione ad autorità: filosofica, politica, religiosa. Ci invitano a diventare consapevoli dei condizionamenti, che non sono solo famigliari, ma attraversano tutta la nostra cultura, nei suoi presupposti più profondi. Ci invitano a riflettere con la nostra testa, a smettere di dipendere e cercare fuori la soluzione.
La vita comincia a finire quando non riusciamo più a dire le cose importanti… Se questo è vero, allora la nostra vita comincia a finire quando siamo ancora molto giovani, spesso già da bambini. Assumiamo un ruolo, un’identità che non è vera identità, ma identificazione, e recitiamo quel ruolo, quel personaggio nel teatro dell’esistenza.
E la nostra anima dove finisce? Dove finisce la nostra forza, vitalità, capacità di amare?
Possiamo risvegliarci da un sogno che non è il nostro? Possiamo vivere in modo pieno, totale, istante per istante, invece che dispiaciuti per il passato e preoccupati per il futuro? Possiamo vivere immersi nel presente, con tutto il nostro essere, in contatto con ciò che c’è, consapevoli della straordinaria bellezza che ci circonda?
Sì, è ovvio che possiamo. Come un gatto può fare il gatto ed essere un gatto, così noi possiamo essere chi veramente siamo: liberi e creatori.
Cominciamo da subito, da un piccolo passo a portata di tutti. Un foglio bianco, una penna: cominciamo a scrivere ciò che non abbiamo detto in questi giorni, e che sarebbe stato importante dire. Manteniamo vigile l’attenzione su questo tema: lasciamo che questa pratica diventi un’abitudine. Al posto della vecchia: di non dire o dire a metà o dire male. [...]»
Articolo completo: http://www.mauroscardovelli.com/PNL/Consapevolezza_di_se/Non_detto.html