Il potere della preghiera e della meditazione: una prospettiva scientifica interreligiosa

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(In calce a questo articolo, riporto un documentario di Voyager)

In una recente riunione buddista a proposito della "non violenza", ho spiegato che, nella mia esperienza quotidiana, la non-violenza nasce dalla "compassione" che emerge con il "Daimoku", cioè con la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, ovvero con la preghiera. Compassione significa allargare il più possibile la propria vita comprendendo all'interno di essa anche gli altri, andando il più possibile oltre il proprio microcosmo. Siamo tutti collegati in una rete di inter-dipendenza, quindi il male che facciamo agli altri lo facciamo anche a noi stessi, il bene che facciamo agli altri lo facciamo anche a noi stessi: sebbene da un punto di vista strettamente razionale una tale comprensione sia difficile ma comunque possibile (riflettendo sul principio di causa ed effetto che regola tutto l'universo), a un livello più concreto, più quotidiano, il modo più diretto e più pratico per arrivare ad un tale modo di vivere compassionevole parte con la preghiera. Quando ci preoccupiamo seriamente del benessere di noi stessi e delle altre persone, degli animali, delle piante, di tutti gli esseri viventi, senza lasciarci intrappolare dagli schemi mentali, dai rancori, dagli attaccamenti, dall'orgoglio, allora stiamo sviluppando uno spirito compassionevole che crea la pace. Ma per tutto ciò serve una seria preghiera quotidiana: senza il sostegno d’una salda fede, gli istinti negativi possono prendere il sopravvento. Anche il leader della non-violenza, Gandhi, dava alla religione un ruolo centrale nel benessere sia individuale, sia della società: egli, infatti, riteneva che la politica avesse bisogno del sentimento religioso per tenere a freno i propri impulsi. Quando le persone perdono il sentimento religioso, che costituisce il sostegno per lo spirito, divengono preda degli istinti e ciò scatena l’animalità, la stupidità, la distruttività, l'angoscia e più in generale la negatività insita nell’essere umano. La preghiera e/o la meditazione cambiano invece significativamente in meglio la nostra vita, la vita di chi abbiamo intorno e il corso degli eventi.

Il documentario seguente propone una discussione su questi temi da un punto di vista scientifico e il più possibile interreligioso. Io penso che certi aspetti della nostra natura e della vita siano comprensibili solo tramite una salda fede e una preghiera sincera, e che pertanto sfuggano all'analisi strettamente razionale... ma la ragione è indispensabile per vivere, perché una fede senza ragione è fanatismo, mentre una ragione senza fede può prendere strade assai controproducenti e distruttive. Quindi ben venga un'analisi scientifica e interreligiosa sul potere della preghiera e dei suoi effetti personali e sociali.

Buone riflessioni e buona preghiera,
Francesco Galgani,
5 gennaio 2017

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L’Italia chiede all’Europa di abolire la libertà di espressione

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Ministero della Verità - Orwell 1984Un articolo del Sole 24 Ore del 30 dicembre 2016 inizia così: «Il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha invitato i Paesi dell’Ue a dotarsi di una rete di agenzie pubbliche per combattere la diffusione di notizie-bufale su Internet, spiegando che questa lotta è più efficace se viene svolta dagli Stati piuttosto che delegarla ai social media come Facebook. In un’intervista al Financial Times, Pitruzzella ha suggerito la creazione di un network di agenzie indipendenti, coordinate da Bruxelles e modellate sul sistema delle agenzie antitrust, che potrebbero rilevare le bufale, imporne la rimozione e, dove necessario, sanzionare chi le ha messe in giro.

«La post-verità è uno dei motori del populismo ed è una minaccia che grava sulle nostre democrazie», ha sottolineato Pitruzzella, «siamo a un bivio: dobbiamo scegliere se vogliamo lasciare Internet così com’è, un Far West, oppure se imporre regole in cui si tiene conto che la comunicazione è cambiata». «Io ritengo che dobbiamo fissare queste regole e che spetti farlo al settore pubblico”, ha aggiunto. Per Pitruzzella questo monitoraggio della Rete non si tradurrebbe in una censura perché la gente «continuerebbe a usare un Internet libero e aperto» ma beneficerebbe della presenza di un’entità «terza - indipendente dal governo - pronta a intervenire rapidamente se l'interesse pubblico viene minacciato».

Su questo tema, si veda anche il mio precedente articolo, contenente un interessante video di Glauco Benigni: Autocensura, manipolazione in Rete e cyberguerra, grazie all'Intelligenza Artificiale. Sullo stesso argomento, segnalo anche gli articoli sul blog di Grillo: "Le post-cazzate dei nuovi inquisitori", "Una giuria popolare per le balle dei media", "La fake news sull'attentato di Berlino. E ora che si fa, cari censori, chiudiamo i giornali?".

Cosa sta succedendo?

ZeroHedge ha analizzato il significato delle dichiarazioni del nostro capo dell’antitrust, Pitruzzella, in merito alle “fake news”. Come al solito, dietro una richiesta apparentemente ragionevole, si cela una verità inconfessabile. L’establishment vuole mettere in atto un “Ministero della Verità” orwelliano, una schiera di individui non eletti, ovviamente coordinati da Bruxelles, che non rispondono a nessuno delle loro azioni ma che possono decidere cosa è vero e cosa no. Chi controlla il presente controlla il passato, e chi controlla il passato controlla il futuro (Orwell, 1984). 

La traduzione seguente è tratta da vocidallestero.it:

Scienza e Tecnologia: demolire le certezze, far sorgere il dubbio

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Sebbene da più parte si inneggi all'Internet of Things (Internet delle Cose) e all'Intelligenza Artificiale come ad un futuro prossimo e inevitabile, sottolineando i presunti vantaggi di questo progresso scientifico e sviluppo tecnologico, pochi si soffermano su una delle conseguenze più pesanti di questi scenari: la deumanizzazione.

A proposito dell'Intelligenza Artificiale, nel mio precedente articolo "Autocensura, manipolazione in Rete e cyberguerra, grazie all'Intelligenza Artificiale", avevo così sintetizzato il nocciolo della questione: «l'intelligenza dovrebbe stare nella sua sede naturale, cioè negli esseri umani e, più in generale, negli esseri viventi... e non nelle macchine». Non mi stancherò mai di ripeterlo. Pensiamo ad esempio alle automobili che si guidano da sole: in una situazione di emergenza, in cui qualunque scelta porti alla morte o al ferimento grave di una o più persone, è mai possibile affidare le nostre vite ad un algoritmo a cui spetti la decisione di chi uccidere e chi no? Questo problema è stato affrontato nell'articolo "Guida autonoma, sarà l'auto a decidere chi salvare in caso di incidente?", di Omar Abu Eideh.

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