Riforma elettorale? La Costituzione e le regole nei partiti
Quanto segue è un testo di Giulio Ripa.
La Costituzione e le regole nei partiti
Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Art. 67. Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Nei due articoli della Costituzione italiana sopra citati si possono dedurre alcune considerazioni.
I cittadini si possono associare liberamente in partiti, ma non ci sono norme che indicano come organizzare internamente la vita del partito. La Costituzione italiana non ha dato una personalità giuridica ai partiti.
In più un membro del parlamento nell’esercizio delle sue funzioni non è vincolato ai cittadini che lo hanno eletto, perché rappresenta la Nazione.
La Costituzione, nella sostanza non ha definito le regole sulle modalità di fare politica.
Per come sono andate le cose nella repubblica italiana, senza entrare nel merito dei due articoli della Costituzione, possiamo affermare che in Italia da molti decenni si è formata una partitocrazia, una casta autoreferenziale che si alimenta mediante un sistema che si mantiene grazie alla corruzione e un clientelismo largamente e profondamente condiviso. Questo vuol dire che i partiti hanno regole magari non scritte che favoriscono una politica degenerata e degenerante.
Vediamo allora attraverso quali “regole” i partiti si sono organizzati per fare “politica” e quali sono gli antidoti necessari che possono essere adottati ora, senza aspettare cambiamenti istituzionali o legislativi che richiedono tempo e compromessi con tutte le forze in campo.
I punti fondamentali da affrontare sono:
1 - Organizzazione e finanziamento del soggetto politico
L’organizzazione di un partito normalmente ha queste caratteristiche: burocratizzazione, impersonalità, delega ai livelli centrali, svalutazione dei livelli locali, struttura piramidale con a capo un leader, etc.
Le adesioni al partito che avvengono attraverso il tesseramento diventano in questo contesto l’elemento determinante nella vita del partito. Le tessere diventano un gioco di potere che attraverso il clientelismo più che il proselitismo determinano i rapporti di forza interni al soggetto politico.
Avere più tessere equivale a più potere. Avere più tessere amiche significa avere più delegati amici quando ci sarà il congresso. Con le tessere si costruiscono le carriere politiche.
Non è un caso che all’approssimarsi dei congressi il tesseramento diventa spesso causa di conflitti interni insanabili all’interno dei partiti. Ci sono stati dei casi in alcuni partiti dove risultavano più tessere che voti presi durante le elezioni.
Una regola da scrivere potrebbe essere che il numero dei delegati eletti a rappresentare le istanze dei vari livelli territoriali nel soggetto politico, dovrebbe essere calcolato in proporzione al numero di residenti e non al numero di tessere (o adesioni).
Un cambiamento più profondo potrebbe farlo un soggetto politico federato che sviluppa una organizzazione a rete distribuita sul territorio, costituita da associazioni e movimenti civici, dove i cittadini senza delegare nulla a nessuno, con un flusso di decisioni che va dal basso verso l’alto, possono concorrere democraticamente a determinare le scelte politiche del soggetto politico.
Per questo, il soggetto politico sopra definito, rende trasparenti le proprie azioni pubblicando su internet gli atti delle procedure collegate, in modo che i cittadini interessati possano non solo partecipare agli incontri e alle assemblee tradizionali, nei luoghi e nei tempi previsti, ma anche informarsi, discutere, progettare e decidere online senza limiti di spazio e tempo predeterminati.
In questo modo i costi della politica si possono ridurre evitando i costi dell’apparato (circoli, sezioni, etc) dei partiti, pur mantenendo una presenza radicata nel territorio.
Ma anche come avviene il finanziamento di un partito è fondamentale per la sua vita democratica interna. Dopo tangentopoli un’azienda, una lobby economica può finanziare un partito oppure un suo candidato con l’unico vincolo di registrare tale finanziamento.
Al di là del finanziamento pubblico dei partiti che è un argomento su cui occorre discutere, proprio il finanziamento del sistema dei partiti da parte del sistema economico ha fatto in modo che i partiti non siano più al servizio dei cittadini, ma hanno come riferimento “i grandi elettori” cioè i poteri economici-finanziari.
Visto che non è obbligatorio, l’alternativa è rifiutare questo tipo di finanziamento. E’ meglio procedere con l’autofinanziamento.
I 20.000 euro mensili di un parlamentare o i circa 10.000 euro mensili di un consigliere regionale in Italia alla fine fanno perdere qualsiasi rapporto con i cittadini basato su ideali di giustizia ed uguaglianza.
Allora l’autofinanziamento può avvenire mettendo un tetto massimo di retribuzione netta per eletti e nominati, il resto si dà al soggetto politico che ha sostenuto l’elezione.
A livello nazionale e regionale gli eletti e i nominati trasferiscono tutto il percepito alla cassa comune nazionale, dalla cassa viene passato all’eletto o al nominato una somma mensile che integri eventuali redditi (pensioni, rendite, ecc.) fino a garantire una retribuzione massima limitata ad un salario medio-alto o che non superi il livello medio dei rispettivi eletti europei. Per esempio a livello regionale 2.500 euro al netto delle spese potrebbe essere un punto di arrivo per svolgere tale carica istituzionale.
2 - Distribuzione del potere
Un’altra regola non scritta nei partiti è l’accentramento del potere.
Questo avviene attraverso il cumulo di cariche politiche, elettive, pubbliche ed istituzionali.
Ad esempio un parlamentare che è anche dirigente di un partito non solo non ha, come dice la Costituzione, nessun vincolo di mandato rispetto agli elettori che lo hanno eletto, ma essendo anche dirigente del partito può agire senza nessun controllo della base del partito di appartenenza.
Per cui sarebbe più giusto svolgere una sola carica. Carica di responsabilità nell’organizzazione del partito oppure una carica elettiva; una carica pubblica ad esempio all’interno di una azienda partecipata oppure una carica politica; chi svolge una carica istituzionale ad esempio governatore della regione non può svolgere la funzione di dirigente di un partito; chi fa il ministro non può fare il sindaco di un paese, etc. In questo modo il potere all’interno di un partito viene distribuito meglio, senza creare “boss” locali o nazionali.
3 - Procedure elettorali
Attualmente sono le segreterie dei partiti a scegliere i candidati alle elezioni.
Poche persone decidono per milioni di elettori chi eleggere.
Per ovviare a questo, in attesa di futuri cambiamenti del sistema elettorale, si può applicare il metodo delle elezioni primarie di collegio e di programma, per la designazione dei candidati alle elezioni a qualsiasi livello istituzionale.
Inoltre è meglio scrivere la regola, nella vita interna del partito, che tra i requisiti di un candidato se vuole presentarsi alle elezioni, visto l’abbondanza nel parlamento italiano di imputati e condannati, non dovrà avere riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive.
Ci sono molti politici che hanno trasformato in una professione quello che dovrebbe essere un servizio civile a favore di tutti i cittadini. Quindi ineleggibilità oltre il secondo mandato a tutti i livelli istituzionali. Ogni candidato non dovrà avere assolto in precedenza più di un mandato elettorale, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura.
Molte volte per rapporti di forza interni, i partiti candidano per le elezioni persone che non hanno nessuna relazione con il territorio, per cui sarebbe meglio che chi intende avanzare la propria candidatura debba risiedere in una delle circoscrizioni elettorali dove si svolgeranno le elezioni.
Un’altra regola non scritta è quella delle candidature plurime nelle diverse circoscrizioni elettorali. Molti partiti presentano durante le elezioni politiche candidati di bandiera che di solito sono i leader di partito. Un elettore lo vota, ma poi dopo le elezioni è il leader che sceglie chi deve andare al parlamento nelle circoscrizioni dove lui è stato eletto. Quindi una regola da scrivere sarebbe quella di vietare candidature plurime nelle diverse circoscrizioni elettorali.
Altra regola che manca nella vita di un partito sarebbe quella di vincolare i candidati eletti alle seguenti condizioni:
a) Il soggetto politico provvederà a pubblicare in Rete, in un apposito ed adeguato spazio web, l’elenco dei candidati ed il loro curriculum vitae, denuncia dei redditi e situazione patrimoniale, con il proprio programma di governo ed istituirà contemporaneamente un blog aperto a tutti i cittadini che consenta il libero scambio di opinioni e critiche con i componenti della lista dei candidati.
b) obbligo di firma di una fideiussione (prima della accettazione della candidatura) che garantisce un finanziamento al soggetto politico che ha sostenuto l’elezione da parte di una banca (a garanzia c’è l’indennità e la diaria percepita dall’eletto) di una somma corrispondente al totale delle indennità e delle diarie fino alla fine del mandato, a partire dal mese in cui l’eletto: cambia gruppo o schieramento politico, sospende di conferire le indennità e le diarie alla cassa comune nazionale, non si dimette al termine del periodo di rotazione.
I due vincoli cercano di riequilibrare il rapporto tra eletti ed elettori.
L’eletto pur essendo senza vincolo di mandato, con queste regole gode di minori privilegi della casta ed è più sotto controllo dei cittadini.
Chi vuole un cambiamento nelle modalità di fare politica può, ora, scrivere nuove regole all’interno dei rispettivi statuti fondativi. E’ possibile, perché questo tipo di cambiamento dipende solo dalla volontà di chi vuole cambiare. I cambiamenti che dipendono anche dagli altri, esigono tempo e sono difficili da ottenere, valgono solo come prospettiva.
Le buone intenzioni non bastano, molte volte i pensieri vengono espressi solo per fare carriera da chi vive la politica come mestiere. Bisogna trasformare i sogni in fatti concreti. Esperienze passate, come quelle dei radicali o anche dei verdi, che rispetto alla partitocrazia avevano posizioni molto più estremiste di alcuni movimenti politici che si ritengono distinti e distanti dai partiti attuali, sono risultate fallimentari senza scrivere buone regole negli statuti fondativi dei soggetti politici, facendo così rientrare a pieno titolo nella loro vita organizzativa un agire diverso nel modo di fare politica. Perché, poi, alla fine nella politica contano i pensieri trasformati in azioni che determinano la reale volontà di cambiamento come soggetto politico.
L’alternativa alla propaganda? L’autoesame, l’autocritica.
La propaganda è una comunicazione organizzata che mira a orientare percezioni e comportamenti collettivi, selezionando informazioni, emozioni e simboli in funzione di un obiettivo politico. Tale obiettivo può essere sostenuto da un campo istituzionale moralmente degradato e criminale, o per lo meno è questo tipo di circostanza quella che, secondo me, merita più attenzione. Il compito primario di ogni cittadino è riconoscere tale propaganda, e le propagande che specularmente ad essa si oppongono, e ripulire la propria mente. E’ importante soprattutto ripulirsi dall’odio e dalla paura che possono essere indotti dal sistema di potere dominante.
Il confine tra propaganda (1), educazione (2), pubblicità (3), religione (4), scienza (5), politica (6), scuola (7), sistema economico (8), tv e giornali (9), social (10), IA (11) e legge dello Stato (12) è molto sfumato, anzi, in alcuni casi indecidibile.
Prendiamo un esempio che, sia ben chiaro, è solo un pretesto per sviluppare un ragionamento – il covid –, fermo restando che meccanismi simili si trovano anche in altri tipi di propaganda. Caro lettore, cara lettrice, ti invito a notare i collegamenti tra i dodici punti nel paragrafo seguente, a riflettere su cosa hanno in comune e sulla veridicità o falsità della ricostruzione da me proposta. Ovviamente sto esprimendo come io ho vissuto quel periodo, e sono consapevole dei limiti di uno specifico punto di vista. Se anche tu dovessi dissentire in tutto o in parte, per favore tieni presente che nelle mie parole non c’è odio per nessuno, ma solo tristezza per tutto il male non necessario che è stato compiuto, e per il fatto che il bene pubblico sia stato in mano a persone incapaci di amare il proprio popolo.
Ti anticipo che non voglio né convincerti di qualcosa, né confermarti le tue idee. Osserva come mi esprimo, il significato ti sarà più chiaro se arriverai fino alla fine. Sto contrastando la propaganda, o ne sto mettendo in scena il funzionamento? Osserva come la tua mente reagisce al mio modo di raccontarti il periodo pandemico, fai attenzione alle tue emozioni. Qualunque sia la tua reazione — consenso, irritazione, sollievo, rifiuto o indifferenza — prova semplicemente a osservarla:
Dal 2020 al 2022, c’è stata, secondo me, una “propaganda” (1) continuativa, pervasiva e invasiva per indurre la popolazione mondiale a credere nell’esistenza di un pericolo grave, che altrimenti avrebbe avuto poco risalto, scarsi effetti e, soprattutto, terapie vere.
Ciò si è concretizzato in battaglie di cattiva “educazione” (2), come toccare gomito contro gomito i propri cari invece di dar loro un abbraccio, e restare chiusi in casa – a marcire e ad ammalarsi – invece di rinforzarsi e svagarsi con attività all’aria aperta. Tali follie sono state aggravate da una “pubblicità” (3) molto aggressiva sull’urgente necessità di fare da cavie da laboratorio per una pericolosa e inutile terapia genica sperimentale, alias vaccino.
Anche la “religione” (4) ha avuto un ruolo decisivo nel promuovere tale crimine, per bocca di papa Francesco che ha invitato i fedeli a considerare la vaccinazione come un atto d’amore.
In quel periodo funesto, il sentire comune era espresso dall’irrisolvibile ossimoro “Io credo nella scienza” (5). Certo, anche Luc Montagner credeva nella scienza, infatti è stato ignorato e ridicolizzato.
La “politica” (6) dell’eversivo “Governo dei Peggiori” di Mario Draghi è stata feroce e decisiva nell’estorsione del cosiddetto “consenso disinformato” sulla “scelta” di vaccinarsi, tramite il ricatto lavorativo. Tale eversione è stata approvata e sostenuta dalle democratiche ed empatiche parole del Presidente della Repubblica Mattarella: “Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione”.
La “scuola” (7) ha giocato sullo stesso fronte della guerra contro i cittadini e contro il buon senso, non solo con misure demenziali come i banchi a rotelle, non solo con obblighi incivili, diseducativi e contrari alla salute come quello delle mascherine, ma anche attentando alla vita dei docenti con il ricatto del vaccino per poter lavorare. A scuola, tenere tutti separati, distanziati, mascherati e con un veleno iniettato nel corpo è stata chiamata “educazione affettiva”.
Il tutto, ovviamente, al servizio del “sistema economico” (8) di poche multinazionali del farmaco e di alcuni produttori di mascherine, con il contemporaneo smantellamento del tessuto economico italiano.
La “tv” e i “giornali” (9) hanno avuto un ruolo fondamentale nel creare il clima di panico, anzi, di terrore, di rabbia e di odio necessario per sostenere questo sfacelo dell’intelligenza, dello stato di diritto, delle pratiche mediche, della salute, delle libertà fondamentali, delle famiglie e delle relazioni sociali.
I social (10) e l’IA (11), soprattutto quella usata dai motori di ricerca, hanno occultato con forza ed efficacia la solida documentazione scientifica a sostegno di chiavi interpretative diverse rispetto a quella dell’OMS.
In questo periodo molto buio per le coscienze, la “legge dello Stato” (12) ha dimostrato di essere subordinata a una catena di comando che non c’entra niente né con la democrazia, né con il rispetto della dignità della vita. Al contrario, tra le varie imposizioni per la dichiarata pandemia, ci sono stati anche il divieto dell’uso delle terapie note ed efficaci contro il coronavirus, la grave persecuzione – fino all’istigazione al suicidio – dei medici che hanno preferito salvare delle vite piuttosto che seguire le linee guida ministeriali (tipo Giuseppe De Donno, giusto per rammentare una vicenda tragica), e TSO equivalenti a gravi torture invalidanti contro alcuni dissidenti.
Nel brano precedente ho accumulato accuse, attribuito intenzioni, usato termini moralmente saturi e presentato come unitario un insieme complesso di istituzioni e persone. Il fatto che io ritenga fondate tutte queste accuse non elimina il problema della forma con cui le ho organizzate.
Orbene, cosa hanno in comune i dodici punti all’interno della mia narrazione? La propaganda funziona proprio così, entrando nella mente e nel cuore di ciascuno di noi, aggredendoci su tutti i fronti. L’intera società si struttura e si riorganizza a sostegno della propaganda, verso la propria autodistruzione. Chi osa dissentire è trattato come un incapace di intendere e volere nel migliore dei casi, o come un mostro da incarcerare, torturare e uccidere nel peggiore.
Forse pochi di noi ricordano le parole terribilmente violente contro i non-vaccinati, per i quali sono state augurate torture crudeli anche sui maggiori quotidiani nazionali e anche da infermieri e medici. Questa non è un'illazione o una polemica, ma la sintesi di molti articoli che ho visto a suo tempo. In quel periodo si parlava addirittura di lager per i non-vaccinati. Per completare il quadro disumanizzante, negli ospedali sono state applicate forme di eutanasia non consensuale e non richiesta, ovvero omicidi premeditati e aggravati, contro molte persone ricoverate per il covid, come argomentato in sede legale dal medico Barbara Balanzoni.
Il popolo, di solito, ama e sostiene i dittatori piccoli e grandi, o coloro che si atteggiano come tali. E’ una sorta di fisiologica attrazione per la leadership autoritaria durante le crisi, mossa dalla speranza che il “capo” risolva i problemi. Non mi riferisco solo a figure macroscopiche tipo il succitato Draghi, ma anche a personaggi più piccoli tipo Vincenzo De Luca, che in Campania ha fatto della “non tolleranza” il suo cavallo di battaglia, ricevendo come premio una larga maggioranza di consensi nelle elezioni regionali.
Riassumendo quanto ho scritto fin qui, è chiaro come funziona la propaganda? Si fonda sulla menzogna e sull’interesse di pochissimi, creando morte e distruzione, con il sostegno di una larga parte della popolazione e di tutte le istituzioni e i mezzi di informazione dello Stato. Sottrarsi è praticamente impossibile. Sia chi segue la propaganda, sia chi si oppone ad essa, rischia gravi danni fino alla morte.
Oggi, in Europa, siamo inseriti all’interno di un altro tipo di propaganda, volta a sostenere una guerra continentale contro la Russia. Quello che ciascuno di noi può fare è vigilare con attenzione sui propri pensieri.
Se anche una sola delle seguenti domande ha una risposta affermativa, forse un certo tipo di propaganda ufficiale, o di propaganda alternativa che si contrappone a quella ufficiale, sta lavorando sulla nostra mente come un cancro:
- Da una parte ci sono i buoni e dall’altra i cattivi?
- Uno specifico gruppo di persone, riconoscibili per nazionalità, etnia, condizione sociale o medica, religione, idee, identità o preferenze specifiche, sono dei mostri pericolosi e schifosi con cui non ha senso dialogare?
- C’è qualcuno che merita di essere picchiato, torturato o ucciso?
- C’è una nazione che viola sistematicamente quei diritti umani che invece da noi sono ben tutelati?
- C’è qualche popolo o, comunque, gruppo di persone che vuole la nostra distruzione o che vuole conquistarci?
- Chi la pensa diversamente e si comporta come preferisce, ci mette in pericolo?
- Ci esaltiamo, o quantomeno siamo contenti, quando un drone, un missile o una bomba arriva su ciò che consideriamo un bersaglio legittimo?
- Ci viene da sorridere apprendendo della disgrazia o della morte di qualcuno?
- Ci sembra giusto riempire qualcuno di offese, maledirlo, o screditarlo?
Spero che ciascuno di noi riesca a riconoscere il veleno della propaganda dentro di sé. La propaganda è ovunque, su molteplici temi e spesso ben mascherata.
La propaganda non si combatte sostituendo una narrazione assoluta con una narrazione opposta. Si combatte imparando a riconoscere la disumanizzazione, la polarizzazione e la sospensione del dubbio anche quando confermano le nostre convinzioni. E questo, sia ben chiaro, lo dico anche a me stesso. Nella ricostruzione da me proposta, ad esempio, ho usato gli stessi meccanismi della propaganda alternativa al main stream: polarizzazione, assenza di dubbio, mostrificazione. Ma almeno mi analizzo, mi critico e, arrivati sul finale di queste riflessioni, lo ammetto. E aggiungo che questo è il modo migliore per non ascoltare e per non farsi ascoltare.
(13 luglio 2026)
Diffido delle mie idee
Di fronte a un fenomeno che non comprendiamo, abbiamo almeno cinque reazioni possibili, senza pretesa di esaurire tutte le alternative:
1. ignorarlo;
2. negarlo, magari argomentando che è un imbroglio;
3. fornire una spiegazione plausibile e scambiarla per una spiegazione esaustiva;
4. provare a descriverlo così come ci appare, sforzandoci di fare del nostro meglio con il lessico di cui disponiamo, ma senza alcuna pretesa;
5. interpretarlo in chiave provvidenziale o religiosa.
Prendiamo come esempio un fatto di cronaca. Il 3 aprile 2023, un uomo di circa 40 anni precipitò dal 19º piano di un edificio residenziale a Voronež (Russia), facendo un volo di circa 60 metri e atterrando sul tetto di una Nissan X-Trail parcheggiata nel cortile. Dopo la caduta, avvenuta con una velocità d’impatto stimabile in circa 120 km/h, l’uomo era cosciente, si alzò in piedi con l’aiuto dei soccorritori, e si mise addirittura a cantare. Il successivo aggiornamento del giornale locale, pubblicato il 10 aprile, riferì però che era già stato dimesso dall’ospedale e che, secondo i medici, non aveva riportato lesioni gravi. In rete c’è tutto il resoconto, compreso questo video, che ho tratto da Moe Online
Orbene, esaminiamo le possibili reazioni all’accaduto in base ai modi elencati prima.
1. Ignorarlo
Nonostante l’assoluta eccezionalità dell’episodio e l’altissima probabilità che un simile impatto risultasse letale, la notizia è stata sostanzialmente ignorata dalla stampa italiana. Anche questo è un modo per risolvere i problemi, cioè non affrontarli.
2. Negarlo, magari argomentando che è un imbroglio
Lo scetticismo sarebbe comprensibile, perché il video non mostra la caduta. Ciò nonostante, non ho trovato verifiche che abbiano classificato la notizia come falsa. Un’eventuale messinscena avrebbe richiesto il coordinamento di numerosi soggetti e la falsificazione di dichiarazioni o documenti provenienti da:
- soccorritori;
- personale ospedaliero e dipartimento sanitario;
- polizia;
- comitato investigativo;
- proprietario dell’automobile;
- testimoni.
Eppure, almeno in teoria, qualcuno potrebbe asserire che un tale coordinamento per inventare la notizia ci sia stato.
3. Fornire una spiegazione plausibile e scambiarla per una spiegazione esaustiva
Il primario dell’ospedale di Voronež che lo prese in cura dichiarò a TASS che la Nissan avrebbe assorbito l’urto, deformandosi attorno al corpo senza che le lamiere lo ferissero gravemente. Aggiunse che, in 25 anni di attività, non aveva mai visto una persona sopravvivere a una caduta dal 19º piano con danni così limitati (fonte).
In questo caso non è stato inventato nulla, ma è mai accettabile come spiegazione? È sufficiente la deformazione del tetto ad attutire un impatto avvenuto a circa 120 km/h e a spiegare un esito tanto eccezionale, fino alla quasi totale assenza di lesioni?
4. Provare a descriverlo così come ci appare, sforzandoci di fare del nostro meglio con il lessico di cui disponiamo, ma senza alcuna pretesa
Questo è ciò che hanno fatto gli organi d'informazione russi, limitandosi a descrivere l'accaduto secondo i fatti noti, senza sostenere che essi esaurissero ogni interrogativo. Nei social, invece, il video ha avuto una circolazione internazionale con l’aggiunta di dettagli probabilmente inventati o esagerati.
Ho specificato "sforzandoci di fare del nostro meglio con il lessico di cui disponiamo", nel senso che se disponessimo di concetti e modelli che ancora non possediamo, potremmo forse interpretare il fenomeno in maniera più articolata e descriverlo mediante parole che oggi non esistono. Magari lo stesso tipo di accadimento, tra un millennio, sarebbe interpretato in modi diversi e con parole diverse.
Il lessico disponibile, infatti, delimita non soltanto ciò che possiamo dire, ma anche ciò che possiamo pensare distintamente.
5. Interpretarlo in chiave provvidenziale o religiosa
Se proprio volete saperlo, questa è la mia posizione. Lo accetto come mistero. Presumo che ci fossero validi motivi per i quali quest’uomo dovesse continuare a vivere – e per di più in condizioni di salute accettabili – quindi “qualcuno” l’ha salvato. Non entro nella questione di ipotizzare chi sia questo “qualcuno”. Sto solo asserendo che non credo al caso, e che anche un eventuale insieme di concause sarebbe, per me, l’“intenzione” di una “forza superiore” o la conseguenza di un “destino” predeterminato.
Tuttavia – e ora veniamo al tema di questo articolo – diffido delle mie idee. Tutta questa vicenda, di cui sono venuto a conoscenza per la mia abitudine di doppiare video (con l’IA) anche dal russo, è per me solo un pretesto argomentativo per dimostrare che le idee non sono la realtà.
Nessuna delle cinque posizioni ci consente di ricostruire compiutamente le cause e la natura dell’accaduto. La mia impressione è che il fenomeno, almeno nelle sue implicazioni ultime, oltrepassi la comprensione umana. Si farebbe prima a dire che è stato un miracolo o, usando un ossimoro, che è accaduto l'impossibile.
Dal mio osservatorio, però, allargo la stessa considerazione a “tutta la realtà”. Ciò che noi, istintivamente, identifichiamo come “realtà oggettiva”, secondo me sarebbe più propriamente definibile come “percezione condivisa”. Prendiamo un esempio banale: gli oggetti, se lasciati liberi, cadono per terra, in un movimento dall’alto verso il basso.
Non c’è nulla di straordinario in questo, eppure una “mela che cade” esiste solo perché la nostra mente contiene il sostantivo “mela” e il verbo “cadere”, o concetti equivalenti non verbali nel caso di bambini piccoli e animali. Ma se la nostra mente non fosse in grado di concettualizzare che cos’è una mela o cosa significhi cadere, il fenomeno, pur accadendo, non si manifesterebbe alla nostra coscienza.
Il lessico è condiviso ed è proprio la condivisione delle parole a plasmare la nostra mente e le percezioni condivise che ne conseguono, cioè ciò che intendiamo come “realtà”. Banalmente, a scuola impariamo a descrivere la gravità come una forza secondo il modello newtoniano. È un modello straordinariamente efficace, ma non coincide con la realtà che intende descrivere. Il concetto stesso di forza è un'astrazione: potremmo immaginare uno sviluppo della fisica secondo altri concetti. Einstein propose una diversa rappresentazione, fondata sulla curvatura dello spazio-tempo; altri modelli hanno ulteriormente modificato il nostro modo di concepire il fenomeno. Tra l'altro, se immaginiamo lo spazio non come tridimensionale, ma con due sole dimensioni (Gerard ’t Hooft e Leonard Susskind), il concetto della caduta necessita una riformulazione. La fisica è un modello della realtà, non la realtà stessa, e questo modello, seppur verosimile, può contenere errori sostanziali nei propri presupposti; oppure, anche in assenza di errori, possiamo avere modelli con presupposti molto diversi.
Se avessimo una mente diversa, ad esempio quella di un pesce, per noi la forza di gravità sarebbe qualcosa di completamente diverso, per lo meno a livello esperienziale. Un pesce, immerso in un ambiente in cui peso, galleggiamento e resistenza del mezzo si combinano in modi diversi da quelli della vita terrestre, ha probabilmente una rappresentazione intuitiva della gravità molto diversa dalla nostra. Un pezzo di legno, ad esempio, può andare verso l’alto invece che verso il basso.
Le idee, quindi, non sono la realtà, ma strumenti con cui costruiamo la nostra rappresentazione della realtà. Per questo, nonostante i toni a volte molto assertivi, duri e giudicanti con cui mi esprimo in questo blog, diffido delle mie idee e rimango pronto a cambiarle.
Fin qui, tuttavia, ho mostrato soltanto che i nostri modelli sono parziali, che possono cambiare e che descrizioni differenti possono cogliere aspetti diversi dello stesso fenomeno. Da ciò non discende ancora necessariamente che la realtà contenga contraddizioni autentiche. La mia posizione compie un passo ulteriore: sono convinto che la contraddizione non sia sempre il segnale di un errore del pensiero, ma appartenga alla realtà stessa. Le categorie logiche con cui separiamo rigidamente il vero dal falso sono strumenti della nostra mente, utili ma non vincolanti per ciò che esiste.
Considero la coerenza molto pericolosa quando viene assunta come una necessità assoluta, perché può costringerci a escludere tutto ciò che non rientra nel sistema di idee che abbiamo già costruito. Non intendo soltanto dire che preferisco lasciarmi la possibilità di cambiare opinione nel tempo. La realtà stessa ha contraddizioni autentiche: ciò che è vero può essere anche falso, nello stesso tempo, nelle stesse circostanze e con lo stesso valore di verità. Ovvero, se cerchiamo la realtà ultima delle cose, non troviamo nulla di stabile, nulla che esista di per sé.
Altrove ho definito questa concezione come “principio di contraddizione, di interdipendenza e di compresenza degli opposti”. Diffidare delle mie idee significa quindi anche non pretendere che la realtà debba necessariamente adeguarsi alle esigenze di coerenza della nostra logica.
La realtà contiene contraddizioni. La conoscenza non può evitare rappresentazioni contraddittorie. E, nel linguaggio, il vero e il falso dipendono dalle strutture concettuali.
(12 luglio 2026)
Europa, continente della sorveglianza: anatomia di una deriva autoritaria
Dal mio osservatorio, l'Unione Europea non è un'alleanza di mutuo soccorso tra popoli, ma un'associazione a delinquere di stampo mafioso, fondata su ricatti, censura, omertà e terrorismo.
- Cosa sia la libertà di parola, l'abbiamo visto con gli anni di carcere e le torture ad Assange.
- Cosa sia la democrazia, è ben rappresentato dal piano "REARM Europe", per rubare fino a 800 miliardi di euro dalla spesa pubblica, indirizzandoli in armamenti per causare - o almeno provare a causare - una guerra continentale.
- Cosa sia il diritto di voto, l'abbiamo visto con l'annullamento delle elezioni in Romania nel 2024, con le elezioni truccate in Moldavia nel 2024 e con l'arresto degli oppositori politici sia allora che oggi; da non dimenticare, poi, i vari Primi Ministri italiani che, prima della nomina, non sono stati presentati agli elettori come candidati premier (Ciampi, Dini, Monti, Conte e Draghi).
- Cosa sia rimasto della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l'abbiamo visto durante la dichiarata pandemia prima, e con il reclutamento forzato tramite pestaggi oggi (in riferimento all'Ucraina ben foraggiata dall'UE).
- Cosa sia la giustizia, lo vediamo con l'esaltazione, l'elogio e l'appoggio agli omicidi mirati su base politica compiuti da Kiev. A scanso di equivoci, mi sto riferendo al database Myrotvorets, che elenca i dati personali delle persone da uccidere perché ritenute nemiche dell'Ucraina. Per citare alcuni omicidi politici accertati: Oleg Kalashnikov (ex deputato ucraino), Oles Buzina (giornalista e scrittore), Darya Dugina (giornalista e attivista), Vladlen Tatarsky (blogger militare), Stanislav Rzhitsky (ex comandante di sottomarino), Ilya Kyva (ex deputato ucraino), Valery Trankovsky (ufficiale di marina), Igor Kirillov (tenente generale russo), Fanil Sarvarov (tenente generale russo).
- Cosa siano le radici cristiane dell'UE l'abbiamo appreso da Ursula von der Leyen, secondo cui: «I valori dell’Europa sono i valori del Talmud», nel senso del genocidio dei palestinesi, presumo.
- Cosa sia la pace in Europa l’abbiamo visto sia con le guerre combattute sul continente europeo:
- le guerre in Croazia e Bosnia-Erzegovina dal 1991 al 1995;
- la guerra del Kosovo del 1998-1999;
- il conflitto nella Macedonia del Nord del 2001;
- la guerra russo-georgiana del 2008;
- la guerra civile in Ucraina iniziata con il colpo di Stato nel 2014, trasformatasi in guerra dell'intera NATO contro la Russia nel 2022;
- sia con la partecipazione di diversi Stati membri a guerre e interventi militari esterni, come:
- Afghanistan dal 2001 al 2021;
- Iraq dal 2003 al 2011;
- Libia nel 2011.
- Cosa sia l'aiuto reciproco tra i popoli, l'abbiamo visto con le politiche di austerità, con i tagli allo stato sociale, con i 439.000 bambini in grave povertà e conseguente sottoalimentazione in Grecia nel 2012 (Unicef). Negli anni della crisi greca, centinaia di bambini sono presumibilmente morti di fame o per mancanza di cure mediche, come possiamo desumere dalla mortalità infantile in eccesso, e dai 400.000 nuclei familiari greci senza reddito. Nel 2019, il nostro ex Primo Ministro Mario Draghi definì un successo la gestione economico-finanziaria della Grecia nonostante il prezzo terribile pagato dalla popolazione. Nel 2011, l'altro nostro ex Primo Ministro Mario Monti ha definito la Grecia come il più grande successo dell'euro. Infatti, proprio un bel successo.
- Se proprio vogliamo cercare le origini teologiche della dirigenza dell'UE, il suo culto di riferimento è il maialesimo, volendo essere molto garbati, o il satanismo nazista, volendo essere un po' più concreti.
Libertà e dignità già adesso sono parole senza senso, in un mondo dove la persona comune non ha soldi né per se stessa, né per i propri figli esistenti o desiderati, né per avere un minimo di progettualità futura per una famiglia. Il lavoro è un diritto? Ma di che tipo di lavoro stiamo parlando? E per chi?
In questo clima tetro, la scansione generalizzata delle comunicazioni private, detta Chat Control, ovvero la sorveglianza di massa applicata da poche multinazionali, per lo più statunitensi, contro la popolazione europea, dal 9 luglio 2026 è stata ulteriormente legalizzata dal Parlamento Europeo.
Vorrei portare l'attenzione su quattro punti:
1. Se le nostre vite devono essere trasparenti come l'acqua limpida in una giornata di sole nei confronti di pochi potentati sovranazionali, al contrario, coloro che esercitano un potere corruttivo e criminale contro la popolazione per ottenere vantaggi personali sono esonerati da qualsiasi controllo. Ad esempio, qualcuno di noi ha letto lo scambio di SMS tra Ursula von der Leyen e il CEO di Pfizer?
2. Dover essere completamente "trasparenti", a prescindere dal fatto che lo si voglia o meno, è un abuso che uccide il libero arbitrio e toglie ogni fondamento di libertà e dignità. Significa che la propria vita non appartiene più a se stessi, ma a qualcun altro.
3. A chi sostiene ingenuamente queste iniziative in nome di una millantata sicurezza, e che crede di cavarsela con un bonario "Tanto non ho nulla da nascondere, non faccio nulla di male", vorrei far notare che il problema è proprio "chi" decide cosa sia "bene" o "male". Facciamo un esempio: se entro in un bar per andare in bagno, è un bene, un male o un'azione neutra? È legittimo o è illegittimo? Vi faccio notare che, durante la psicopatia collettiva legata alla paura per il Covid, andare alla toilette era un reato per i non-vaccinati, trattati alla stregua di esseri non-urinanti, non-defecanti e, in generale, non-necessitanti di qualunque cosa per la quale serva un bagno.
4. Esprimere un'opinione già adesso è reato. Dal 2 luglio 2026, condividere un video nell’Unione Europea può costare fino a 5 anni di carcere. Il problema non sono i contenuti - veri, falsi o opinabili che siano - ma la fonte. Mi sto riferendo alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, causa C-67/25. È tutto normale? In questo clima vogliamo il Chat Control, così se qualcuno esprime in privato un'opinione politicamente scomoda viene arrestato? È questa la direzione?
Unione Europea, vaffanculo.
(10 luglio 2026)