Perché Internet è piena di commenti negativi e distruttivi?
Sul web e sui social, di solito, i commenti servono a distruggere e ad avvelenare. Non sempre è così, ma questa è la tendenza che ho osservato negli ultimi trent’anni circa, cioè da quando ho accesso a Internet. Con il tempo, ho imparato a non leggere i commenti, e raramente ho voglia di lasciarne qualcuno.
I motivi di questo fenomeno sono stati ampiamente studiati. In sintesi, i commenti “avvelenati” sono agevolati dalla disinibizione online (anonimato, distanza, asincronia), e si nutrono del fatto che le emozioni negative sono amplificate da algoritmi e incentivi che valorizzano ciò che genera reazioni. Le emozioni distruttive si diffondono per contagio, e si incattiviscono con dinamiche di gruppo e polarizzazione. Una minoranza incline a parole violente fa da miccia, bastano poche repliche incivili per avvelenare il tono generale. Un po’ come nelle grandi manifestazioni pacifiche di piazza, dove bastano 100 violenti e armati, contro 100.000 non violenti, per far fallire la manifestazione e trasformare tutto in caos e guerriglia. Paradossalmente, quei 100 violenti credono che senza il loro intervento la manifestazione sia un fallimento, ovvero che una silenziosa non-violenza senza danni fisici sia di per sé un fallimento. Allo stesso modo, tornando alla comunicazione, c'è chi crede che non reagire male e non aggredire sia un fallimento o almeno un segno di debolezza, quando in realtà è tutto il contrario.
Ma anche prima dei social, al tempo del web 1.0 e dei primi sistemi di discussione online, come i vecchi forum, coloro che erano amici nella vita offline, una volta trasferiti online, cominciavano a litigare. La distanza fisica e la separazione dietro uno schermo ci fanno male, è inutile che tutto il mondo dica il contrario.
In tv è uguale, seguire un talk show è all’incirca tanto costruttivo e benefico quanto osservare cani che si sbranano fra di loro. Il linguaggio politico in tv e quello delle persone comuni online spesso si assomigliano: si provoca per far arrabbiare, far litigare e far deragliare una conversazione, sempre cercando di distruggere l’altro. Non c’è mai buona fede in queste dinamiche. Sarcasmo aggressivo, generalizzazioni incendiarie, e osservazioni per gettare discredito, sono il minimo per chi ha voglia di riversare sugli altri tutto il proprio malessere. Ma Internet non ha inventato tutto questo, semplicemente lo agevola.
Di contro, chi prova a scrivere due righe frutto di studio e ragionamento, non viene neanche preso in considerazione dagli algoritmi. E se la lettura richiede più di pochi secondi… auguri! Noi siamo un popolo di scrittori, non di lettori.
Fin qui nulla di nuovo. E allora, perché continuiamo? Perché esistono ancora queste dinamiche? Forse perché la vita è una grande sofferenza e non troviamo altro modo di sfogarci? Ma cosa stiamo facendo?
Comunque, ricordiamoci sempre in che mani siamo. Quanto segue è la traduzione di un brevissimo articolo del Washington Post del 26 ottobre 2021 (fonte):
Cinque punti per la rabbia, uno per un “mi piace”: come la formula di Facebook ha alimentato la rabbia e la disinformazione
Gli ingegneri di Facebook hanno dato un valore aggiunto alle reazioni emoji, tra cui “arrabbiato”, spingendo contenuti più emotivi e provocatori nei feed di notizie degli utenti.
Di Jeremy B. Merrill e Will Oremus
Cinque anni fa, Facebook ha offerto ai propri utenti cinque nuovi modi per reagire a un post nel proprio feed di notizie oltre all'iconico pollice in su “Mi piace”: “Adoro”, “Ah ah”, “Wow”, ‘Triste’ e “Arrabbiato”.
Dietro le quinte, Facebook ha programmato l'algoritmo che decide cosa vedere nei feed di notizie in modo da utilizzare le emoji di reazione come segnali per promuovere contenuti più emotivi e provocatori, compresi quelli che potrebbero suscitare rabbia. A partire dal 2017, l'algoritmo di classificazione di Facebook ha considerato le reazioni con le emoji cinque volte più importanti dei “Mi piace”, come rivelano alcuni documenti interni. La teoria era semplice: i post che suscitavano molte reazioni emoji tendevano a mantenere gli utenti più coinvolti, e mantenere gli utenti coinvolti era la chiave del business di Facebook.
Tutto qua. Semplice, diretto, efficace. "Più stiamo male, più loro fanno soldi", e stiamo parlando di Big Tech. Ma la stessa formula vale per Big Pharma. Vale anche per i fabbricanti d'armi. In ultima istanza, vale per tutta la governance. Così funziona il mondo.
Stare bene è anche una scelta, che si concretizza nel non partecipare a questi meccanismi.
(2 novembre 2025)
Avversari politici uccisi socialmente ed economicamente con debanking (chiusura conti)
Dopo l'articolo «Germania: perquisizioni domiciliari per chi ha opinioni “sbagliate”», passiamo ad un fenomeno trasversale alle nazioni, ovvero alla chiusura del conto corrente degli avversari politici e più in generale dei dissidenti, compresi i loro familiari e le loro aziende. Questo modo di uccidere socialmente ed economicamente le persone "scomode" o con idee "sbagliate" si chiama debanking. Chi lo subisce, difficilmente troverà un'altra banca disposta ad aprirgli un nuovo conto. Il tutto avviene per via extragiudiziale e senza spiegazioni, ovvero come provvedimento preso dall'alto, da qualche mano invisibile che ha la forza di trascendere lo stato di diritto, ordinando alle banche quali persone e aziende devono essere distrutte.
Questo tipo di "punizione" dal sapore dittatoriale, e senza reali possibilità di difesa per le persone comuni, è difficile da documentare con cifre esatte per ogni nazione. Segnalo il recente caso approfondito da VisioneTV: "Pfizergate: bloccati i conti di Frédéric Baldan, l’uomo che ha denunciato penalmente Ursula von der Leyen", discusso da Enrica Perucchietti, Gianluca Marletta e Roberto Quaglia.
Sullo stesso tema, segnalo anche l'intervista di Paolo Arigotti a Marcello Foa: "Critichi Ursula e ti chiudono i conti". I temi trattati non riguardano soltanto il caso di debanking legato a Frédéric Baldan, ma anche la chiusura senza spiegazioni del programma «Giù la maschera» di Foa, altri casi di conti chiusi (come VisioneTV) con il parallelo al caso Nigel Farage, il confronto con il "credito sociale" cinese e il conformismo di media, librerie ed editoria. Interessanti anche i parallelismi tra l'estromissione dalle operazioni bancarie e i timori per una valuta digitale centralizzata. Come nota positiva, viene citato il ritiro del progetto UE di "chat control". In chiusura, Foa discute con rammarico l'impatto di smartphone e social sull'attenzione dei giovani e sulla qualità del dibattito pubblico.
Propongo qui di seguito una traduzione dall'inglese all'italiano di un articolo del 10 dicembre 2024 (fonte), scritto dallo statunitense Erwin John Antoni III, capo economista della Heritage Foundation (think tank conservatore di Washington), e autore/commentatore su temi economici. Lo propongo non perché sposo la tesi dell'autore che Trump sia meglio di Biden (entrambi, secondo me, sono espressioni di un potere oppressivo), ma perché Antoni mette in evidenza che il debaking è usato già da molto tempo in maniera sistematica.
Come i democratici hanno “espulso dal sistema bancario” gli avversari politici con un attacco scioccante alle libertà americane
Punti chiave:
- Il debanking è una forma di ostracismo finanziario emersa solo negli ultimi vent'anni.
- Le autorità di regolamentazione governative rendono sostanzialmente impossibile per determinate persone o aziende effettuare transazioni online o avere un conto bancario o una carta di credito.
- La spinta della sinistra radicale a escludere dal sistema bancario chiunque non condivida le sue idee non ha nulla a che vedere con solidi principi finanziari: è solo una questione politica.
Il presidente Biden ha supervisionato quasi quattro anni di un sistema giudiziario a doppio standard, come rende fin troppo chiaro la grazia concessa a Hunter Biden e le persecuzioni politiche contro l’allora candidato Donald Trump.
Ma ci sono stati attacchi più silenziosi alla giustizia, come il “debanking” — e pochi si rendono conto che potrebbero essere le prossime vittime perché ciascuno di loro è “una persona politicamente esposta”, cioè qualcuno che non è d’accordo con lo status quo liberale.
Il debanking è una sorta di ostracismo finanziario comparso solo negli ultimi vent’anni.
È iniziato sotto l’allora presidente Barack Obama come una guerra per punire coloro che sono considerati nemici politici, come i produttori di armi da fuoco. Documenti governativi desecretati alla fine del 2020 hanno dimostrato che il governo federale ha usato la propria autorità di regolamentazione sui mercati finanziari per colpire gli avversari politici.
I regolatori governativi rendono di fatto impossibile a certe persone o imprese effettuare transazioni online, o avere un conto bancario o una carta di credito.
>>> La chiusura/espulsione dai servizi bancari è la nuova arma della cancel culture
Il dottor Joseph Mercola, critico del vaccino contro il COVID, si è visto chiudere i conti aziendali da JP Morgan Chase, una mossa che il suo direttore finanziario ha affermato sia avvenuta proprio mentre Mercola criticava la Food and Drug Administration.
Nella sua nuova autobiografia, Melania Trump afferma che il suo conto bancario è stato chiuso dopo i disordini del 6 gennaio 2021, e che a suo figlio Barron è stato impossibile aprire un proprio conto. L’ha definita “discriminazione politica”.
Nel mondo moderno, l’esclusione dai servizi finanziari elettronici è una condanna a morte economica.
I regolatori sosterranno di non vietare tecnicamente a una banca privata di fare affari con un individuo, e che la banca sceglie liberamente di non avere quella persona come cliente.
Ma la realtà è molto diversa — a causa dell’influenza indebita e del controllo nelle mani dell’odierno, gonfiato apparato amministrativo.
Un burocrate può rendere la vita di qualcuno così difficile da costringerlo a conformarsi — il governo che mette alle strette un individuo o un’istituzione privata perché faccia ciò che il governo stesso non può fare per legge.
È come quando l’amministrazione Biden ha fatto pressione sulle piattaforme social per rimuovere chiunque mettesse in discussione i punti di discussione politici sulla pandemia di COVID.
Il flagello del debanking sotto il presidente Biden ha colpito in modo particolarmente duro il mondo delle cripto. La Securities and Exchange Commission ha scatenato una pioggia di indagini, alcune reali e altre solo minacciate, per costringere innovatori e investitori a uscire da quello spazio.
Decine di fondatori nel settore tech e cripto sono stati privati dei servizi bancari sotto Biden, e le loro invenzioni soffocate.
Nel podcast di Joe Rogan, il venture capitalist Marc Andreessen ha attribuito la responsabilità al Consumer Financial Protection Bureau, un gruppo istituito su richiesta della senatrice Elizabeth Warren (democratica del Massachusetts) per prendere di mira in particolare le aziende cripto.
“Praticamente ogni fondatore cripto, ogni startup cripto, è stato o debancato personalmente e costretto a lasciare il settore, oppure la sua azienda è stata debancata”, ha detto Andreessen.
Andreessen ha aggiunto che altri, come Kanye West, sono stati privati dei servizi bancari, “perché hanno la politica sbagliata. Per aver detto cose inaccettabili. In base alle attuali normative bancarie, dopo tutte le riforme degli ultimi 20 anni, esiste ora una categoria chiamata persona politicamente esposta, PEP. E se sei una PEP, i regolatori finanziari impongono di estrometterti, di cacciarti dalla tua banca.”
Il designato del presidente eletto Donald Trump come Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha fatto notare che molti democratici sono in crociata anti-cripto mentre cercano di lavarsi di dosso la macchia di FTX e di Sam Bankman-Fried — il truffatore cripto e frodatore che ha fatto enormi donazioni elettorali a politici democratici.
Tuttavia, il problema va ben oltre le cripto o l’industria tecnologica. Ed è più grande della sola amministrazione Biden, che usa surrogati come il Southern Poverty Law Center per etichettare fallacemente qualsiasi istituzione conservatrice come “gruppo d’odio”. Fare affari con un gruppo che si occupa di “odio” può far penalizzare un istituto finanziario dai regolatori per l’aumento del “rischio reputazionale”.
Che cosa c’entra questo con la capacità di un debitore di restituire un prestito, con la solvibilità di una banca o con il valore del patrimonio di un individuo? Nulla. La spinta della sinistra radicale a privare dei servizi bancari chiunque non condivida le sue idee non ha nulla a che vedere con solidi principi finanziari — è tutta politica.
Chiunque apprezzi la libertà e lo stato di diritto dovrebbe essere estremamente grato che il presidente entrante abbia messo in guardia i burocrati: i loro giorni di imposizione occulta della conformità politica sono contati.
Questo articolo è apparso originariamente sul New York Post.
Germania: perquisizioni domiciliari per chi ha opinioni “sbagliate”
Una delle linee di confine tra la dittatura e la democrazia è la possibilità di esprimere il proprio dissenso senza dover temere gravi ritorsioni o punizioni esemplari. Con questa premessa, propongo una traduzione dal tedesco all'italiano di un articolo di Tobias Riegel (fonte), pubblicato il 24 ottobre 2025 su NachDenkSeiten, sito tedesco di analisi e commento politico-mediatico.
Ho aggiunto alcune note di traduzione e riportato gli stessi links usati nell'articolo originale.
Ancora una volta perquisizione domiciliare per “opinioni sbagliate”: queste intimidazioni devono finire!
L'appartamento del giornalista Norbert Bolz è stato perquisito dalla polizia a causa di un articolo di opinione evidentemente satirico. Questa scandalosa pratica di intimidazione dei dissidenti attraverso perquisizioni domiciliari utilizza due pesi e due misure e segue il motto: “Punire uno, educarne cento”. Questo deve finire! Un commento di Tobias Riegel.
La Procura di Berlino procede contro un pubblicista, accusandolo di aver utilizzato slogan del nazionalsocialismo [n.d.t.: “nazionalsocialismo”, “NSDAP” e “nazismo” indicano lo stesso movimento/partito], come riporta, tra gli altri, la Welt [n.d.t.: quotidiano tedesco di orientamento conservatore]. Giovedì, la polizia di Berlino ha perquisito l’abitazione dello studioso dei media Norbert Bolz [n.d.t.: professore di teoria dei media, noto commentatore conservatore in Germania]. All’origine del provvedimento c’è, secondo l’avvocato di Bolz, Joachim Steinhöfel, un tweet del gennaio 2024 in cui Bolz scriveva:
“Buona traduzione di ‘woke’: Germania, svegliati!”
[n.d.t.: “woke” è un termine inglese nato nei movimenti per la giustizia sociale; in senso critico, indica un’ideologia percepita come moralmente prescrittiva. Qui l’accostamento satirico allude all’idea che il “pensiero woke” pretenda un’adesione uniforme, ricordando dinamiche proprie dei regimi autoritari del Novecento]
Bolz si riferiva a un articolo della taz [n.d.t.: quotidiano tedesco di sinistra] dal titolo “Messa al bando dell’AfD e petizione su Höcke: la Germania si risveglia” [n.d.t.: AfD = Alternative für Deutschland, partito della destra/estrema destra tedesca; Höcke = Björn Höcke, dirigente di AfD]. La parola inglese “woke” significa “risvegliato”. “Deutschland erwache” (Germania, svegliati!) è uno slogan dell’NSDAP [n.d.t.: Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, cioè il partito nazista]. Secondo i resoconti dei media, la Procura considera tale uso come punibile in quanto impiego di segni distintivi di organizzazioni incostituzionali. Poco dopo la pubblicazione, la taz avrebbe cambiato il titolo del suo pezzo, oggi intitolato “Fuori dall’impotenza”. Un’immagine di quel tweet di Bolz — chiaramente di intento satirico — si trova a questo link.
“Ricorda sempre più uno Stato autoritario di intimidazione”
Fioccano ora dure critiche all’operato delle autorità. Il giurista di diritto costituzionale ed europeo Volker Boehme-Neßler ha definito la perquisizione domiciliare — inclusa la partecipazione del BKA — sproporzionata e pericolosa per lo Stato di diritto, stando ai media [n.d.t.: BKA = Bundeskriminalamt, Ufficio federale di polizia criminale tedesco]. L’eurodeputato Fabio De Masi (BSW) ha scritto su X [n.d.t.: BSW = Bündnis Sahra Wagenknecht, nuovo partito guidato da Sahra Wagenknecht]:
“La perquisizione a casa del conservatore studioso dei media Norbert Bolz per un tweet chiaramente ironico è, sulla base di tutte le informazioni disponibili pubblicamente, scandalosa, del tutto sproporzionata e ricorda sempre più uno Stato autoritario di intimidazione. La sinistra dovrebbe alzare la voce contro tali tendenze autoritarie — proprio e anche quando colpiscono persone che la pensano diversamente! Io tutto questo non lo trovo più normale!”
Persino i Verdi sono indignati
A quanto pare, con la nuova perquisizione domiciliare per un contributo d’opinione satirico si è tirata la corda in modo fin troppo evidente; oppure forse i politici verdi ritengono semplicemente tatticamente opportuno saltare in fretta sul treno dell’indignazione — in ogni caso, stando ai media, anche i Verdi Riccarda Lang [n.d.t.: co-presidente dei Verdi] e Ralf Fücks [n.d.t.: esponente e saggista dell’area verde] ora criticano l’azione contro Bolz.
Bolz ha commentato l’accaduto sulla piattaforma X con queste parole:
“Perquisizione domiciliare per un post. Giovani, gentili poliziotti che, alla fine, mi hanno dato il buon consiglio di essere più prudente in futuro. Lo farò e parlerò soltanto di alberi.”
Di nuovo: “HessenGegenHetze”
[n.d.t.: HessenGegenHetze è il nome di una piattaforma ufficiale del Land Assia dove i cittadini possono segnalare contenuti online potenzialmente penalmente rilevanti (hate speech, istigazione, ecc.). Le segnalazioni possono poi essere inoltrate alla polizia e, nei casi pertinenti, al BKA/ZMI]
Secondo la Procura, la segnalazione è arrivata da un ufficio per le denunce contro l’odio in rete, stando ai media. Secondo informazioni della Welt, la ZMI dell’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) aveva già ricevuto il 27 novembre 2024 una segnalazione dalla piattaforma “HessenGegenHetze” relativa al post di Bolz. [n.d.t.: ZMI = Zentrale Meldestelle für strafbare Inhalte im Internet, ufficio centrale del BKA che raccoglie le segnalazioni di contenuti penalmente rilevanti online]. Sempre secondo i resoconti, anche nel cosiddetto processo “Schwachkopf” contro un pensionato bavarese che aveva condiviso un meme satirico sul ministro dell’Economia Robert Habeck (Verdi) [n.d.t.: Habeck è il ministro dell’Economia tedesco; “Schwachkopf” in tedesco significa “imbecille”], la segnalazione decisiva proveniva da “HessenGegenHetze”.
Di recente, anche il politico Jürgen Todenhöfer aveva riferito che, per dichiarazioni sui social, esisterebbe un decreto di perquisizione domiciliare, perquisizione personale e sequestro nei suoi confronti, che però non sarebbe stato eseguito, stando ai media. [n.d.t.: Todenhöfer è un politico e pubblicista tedesco, noto per posizioni critiche sulla politica estera; le cronache hanno parlato di un suo post sui social con paragoni tra l'operato di Netanyahu nel conflitto israelo-palestinese e l'operato dei nazisti nella Seconda Guerra Mondiale]
Doppi standard
Non posso che concordare pienamente con le dure critiche mosse all’operato della magistratura contro Bolz e altri. Ancora più irritanti sono i doppi standard quando si tratta dell’uso di simbologia e linguaggio nazisti storici. Questo uso, infatti, non è affatto vietato a tutti i cittadini — i “buoni” possono tranquillamente fare propaganda con svastiche ecc. Nell’articolo “Solo i ‘buoni’ possono relativizzare il terrore nazista” abbiamo scritto:
“Un politologo che, senza essere contraddetto, accosta AfD e BSW alle correnti di partito dell’NSDAP; Ampelpolitiker [n.d.t.: “politici della coalizione semaforo”, cioè l’alleanza federale SPD-Verdi-FDP] che mettono i concorrenti politici sullo stesso piano di Joseph Goebbels; riviste con i motivi presentati in copertina — e così via: i ‘Guten’ [n.d.t.: “i buoni”, usato ironicamente per indicare chi si percepisce dalla “parte giusta”] possono relativizzare impunemente il terrore nazista storico e sfruttarne la simbologia. Ma guai a fare paragoni simili, ad esempio riguardo alle politiche anti-Covid.”
“Puniscine uno, educane cento”
Il crescente ricorso al drastico strumento della perquisizione domiciliare per “opinioni sbagliate” è totalmente da respingere e va ricondotto a livelli accettabili. L’obiettivo di questo modus operandi non è evidentemente soltanto l’intimidazione dei singoli colpiti dalle perquisizioni, ma segue verosimilmente anche il motto: “Puniscine uno, educane cento.”
Il vero volto del vero Male
Di chi è la colpa di tutti i crimini, di tutto l’impazzimento collettivo, normalizzato e legalizzato, durante il periodo della dichiarata pandemia? Impazzimento mai risolto, tra l’altro, giacché oggi ancora si continua a litigare su cosa è stato reale e cosa no, con uno “scisma ontologico” che ci ha terremotati dentro (scisma di cui, nel proseguo di questa lettura, proporrò un esempio).
E oggi, di chi è la colpa della continua eversione delle società falsamente democratiche, sparate come missili verso l’abbrutimento, la disperazione, la sostituzione dello stato di diritto con l’emergenza di una guerra perenne?
Di chi è la colpa se sempre più voci inneggiano all’Apocalisse nucleare come soluzione definitiva di ogni problema?
E ancora, di chi è la colpa del Miracolo dell’Intelligenza Artificiale, che con la sua prodigiosa grazia sta completando la distruzione del vivere sociale, già iniziata anni orsono con i cosiddetti “social” asociali?
Non a caso ho scritto “Miracolo”, perché davvero ci ha sorpresi tutti, ci ha colti impreparati e ci sta mostrando continue magie come il più grande mago illusionista mai esistito finora. Tuttavia, rischieremmo di rimanere molto amareggiati chiedendo le ragioni del Miracolo, perché la risposta potrebbe non piacerci. Ciò che è strabiliante non è necessariamente a nostro favore, e sicuramente non lo è in questo caso. Più fiducia diamo alla tecnologia (versione moderna della magia), più ne perdiamo per noi stessi e per il prossimo, fino a non sapere neanche più chi siamo, come ci chiamiamo e dove abitiamo.
Cercare un colpevole per tutti i drammi di cui ho fin qui accennato è fuorviante.
Possiamo credere che ci sia qualcuno che sia la personificazione del Male, il diavolo in persona, magari in giacca e cravatta e che dà istruzioni ai nostri governanti. Questo di solito è il modo di pensare di chi simpatizza per la cosiddetta controinformazione, o informazione che presenta se stessa come libera e indipendente. Sull’altro fronte, ci sono coloro che danno credito ai vaneggiamenti della narrativa fantasy in stile pseudo-giornalistico del main stream, o che non hanno tempo e voglia per criticarli, ragion per cui fanno rientrare nella categoria del Male gli stessi personaggi che rappresentano il Bene per coloro che hanno simpatia per credenze di tipo opposto.
Facciamo un esempio squallido, e anche abbastanza volgare, ma utile per capire di cosa stiamo parlando: Mario Draghi. Esso (o Lui, a seconda se si consideri umano o non quest’essere che ha causato suicidi, morte per fame e altre sofferenze indicibili al popolo greco) è una facile rappresentazione dello “scisma ontologico” di cui sopra. Per alcuni, è stato il “migliore tra i migliori” e un salvatore come Cristo, venerato, amato e lodato, in un clima parareligioso abbastanza stucchevole, imbarazzante e nauseante. Per altri, è stato “il peggiore tra i peggiori”, la personificazione di quanto di più putrido l’umanità possa esprimere a livello di corruzione morale e di governo. Quale di queste due visioni è quella giusta? Il problema è che ragionare in questi termini è abbastanza semplice, pure troppo. Significa avere una visione arcaica della lotta tra Bene e Male.
Se proviamo a scavare a fondo per trovare chi c’è davvero dietro ai grandi mali dell’umanità, beh… non troviamo nessuno. Il vero volto del vero Male è il “Sistema” stesso. Se esistono dei complotti (nel senso vero del termine, cioè di cospirazioni, congiure, intrighi ai danni di tutti noi) o degli schemi malefici ricorrenti, devono essere considerati solo come matrici, modelli, semplici ondate troppo piccole o troppo grandi per essere percepite.
Qualcuno sta manipolando il Sistema sull’intero pianeta, con infinita astuzia, in modo che nessuno riesca a notarlo? Nessuna grande azienda, multinazionale o governo può controllare tutto questo. I grandi colossi di Big Pharma e Big Tech possono sicuramente trarne profitto economico, e lo stanno facendo, ma ricondurre ad esse la causa di tutti i mali è un po’ troppo. Stesso discorso per i grandi gruppi finanziari che riescono a trarre profitto da qualsiasi sciagura, come sanguisughe maledette, come parassiti velenosi. C’è un grande Disegno, ben più vasto di tutti i singoli attori o gruppi di attori, ben più vasto di tutti noi. Ne facciamo parte, senza capire realmente quel che succede.
Qual è questo Disegno? Chi c’è dietro? Quasi due anni fa descrissi gli aspetti “umani” di questo Disegno, nell’articolo “Proteste degli agricoltori”, indicando una serie di punti che qui non voglio ripetere. Tuttavia, per creare un sistema così marcio fin dal midollo, con menti pilotate come automi, dobbiamo accontentarci di spiegazioni che cercano solo nell’umano la causa di tutto ciò?
Se dovessimo concludere che l’attenzione andrebbe spostata su forze sovraumane, o aliene, o comunque al di fuori della nostra portata, ciò non significherebbe alzare necessariamente bandiera bianca, cedendo all’impotenza. Tutt’altro. A prescindere dal fatto che “forze superiori” di cui non sappiamo nulla e di cui non possiamo dimostrare nulla siano dietro tale Disegno, il Cristianesimo usa una sintesi perfetta e facilmente comprensibile, parlando del “Principe di questo mondo” (cioè Satana, in Giovanni 12:31). Nella tradizione cristiana, egli ha temporaneamente il controllo del Sistema marcio e malvagio che noi chiamiamo mondo.
Il grande Disegno in cui ci ritroviamo tutti quanti come attori inconsapevoli è finalizzato all’annientamento della nostra Coscienza, e di ciò che rende la vita bella e degna di essere vissuta. O persino all’annientamento della vita stessa, nel caso di una guerra definitiva, cioè nucleare. Tutto questo per invidia e gelosia verso di noi.
Quindi, tornando alle domande iniziali, è meglio non cercare “di chi è la colpa” delle varie storture e oscenità nel mondo. Magari è meglio spostare lo sguardo oltre e non dare troppo peso ai vari personaggi che più visibilmente di altri minacciano o insaguinano il mondo. Cerchiamo di rimanere umani, creativi e divini, nonostante tutte le infinite pressioni per svuotare di senso le nostre esistenze e per ridurci ad uno stato peggiore delle bestie d’allevamento. Rimanere umani e con la nostra Anima, senza venderla, sarà la nostra vittoria… anche se questo dovesse comportare la nostra morte, esilio, persecuzione o emarginazione in un mondo che premia la follia e la delinquenza e punisce la saggezza e la compassione. Teniamolo presente.
L’Italia sta per vivere quello che la Grecia ha già vissuto tanti anni fa, se non peggio vista l’aria di Apocalisse che sta attraversando tutta l’Europa. Cerchiamo di essere pronti.
(29 ottobre 2025)