Senza più voltarmi
Casco,
mi rialzo,
inciampo
e rotolo.
Lividi,
ferite,
piove sangue,
ossa crepate.
Quasi morto
ancor respiro,
mi rialzo,
e vado avanti.
Sempre a dritto.
(22 febbraio 2026, galgani.it)
Per avere la vita, bisogna saper rinunciare a un po' di vita
Questa massima è una sintesi della mia esperienza pratica e una guida nell'agire. Senza disciplina e rinuncia a desideri per noi importanti a livello fisico ed emotivo, non possiamo realizzare qualcosa di realmente molto più significativo dei piccoli appagamenti, né sperimentare il senso di padronanza di noi stessi e la gioia che ne conseguono. Credo che questo significhi vincere sulle parti più istintuali, automatiche e consolidate nel tempo del nostro io, e che valga per qualunque ambito della nostra vita che ci "urla", ovvero che pretende la nostra attenzione.
In questo modo, rinunciando a un po' di vita intesa come un insieme di piaceri immediati, impulsi, voglie e reazioni, possiamo sperimentare una vita che sia realmente tale, cioè un insieme di possibilità ed esperienze che danno vero significato al fatto di esserci incarnati come umani.
Per inciso, una delle forme più subdole di questi impulsi e reazioni da domare è la guerra delle idee...
Oltre le idee
Il mondo litiga
per inutili idee,
tutti feriscono
per voler ragione.
Ma inutile è l'affanno
del folle io piccolo,
a spasso come un cane,
pronto ad azzannare.
Meglio il "noi",
meglio ciò che esiste,
di vita in vita,
come anime in missione.
(22 febbraio 2026, galgani.it)
Non provo amore per uno e odio per un altro
[...]
Sono apparso in questo mondo
per apportare pace e sicurezza agli esseri viventi
e, a beneficio di questa grande assemblea,
predico la dolce rugiada della pura Legge.
Questa Legge ha un unico aroma,
quello dell’emancipazione e del nirvana.
Con un solo suono meraviglioso
illustro e svelo il suo significato;
di continuo creo le cause e le condizioni
per il grande veicolo.
Considero tutti
universalmente uguali,
non prediligo questo o quello,
non provo amore per uno e odio per un altro.
Sono privo di brame e di attaccamenti,
non conosco limiti né ostacoli.
In ogni momento, per tutti gli esseri
predico la Legge imparzialmente;
così come agirei in favore di un singolo,
allo stesso modo agisco per numerose persone.
Espongo la Legge e la predico di continuo,
non ho mai fatto altro;
venendo, andando, seduto o in piedi,
fino all’ultimo mai mi sono stancato o scoraggiato.
Arreco al mondo piena soddisfazione,
come la pioggia che diffonde ovunque la sua umidità.
Esseri eminenti o infimi, superiori o inferiori,
osservanti o violatori dei precetti,
persone dal contegno perfetto
o dal contegno riprovevole,
persone con concezioni corrette o conconcezioni erronee,
di intelligenza acuta o modesta,
io faccio cadere la pioggia del Dharma egualmente su tutti
senza rilassatezza o negligenza alcuna.
[...]
(Budda Shakyamuni, Sutra del Loto, cap. 5, La parabola delle erbe medicinali)
Noi, i poveri illusi — Messaggio dal futuro, anno 2036
La distruzione di tutto, delle nostre vite, dell’ambiente, di ciò a cui eravamo arrivati dopo non so quante migliaia di anni, era nell’aria da tempo. Era un timore diffuso. Ma non credevo che ci saremmo mai arrivati.
Volevamo vivere in maniera sana.
Ma abbiamo frainteso. Abbiamo permesso a donne e uomini senza etica né coscienza di ritoccare il nostro DNA per migliorarlo, di intervenire dall’embrione fino alla tomba per aiutarci contro le infinite malattie che possono ucciderci. Abbiamo anche mangiato quello che i luminari della scienza ci hanno detto, seguito le app di fitness, preso le pillole per dimagrire e mettere muscoli. Ma non abbiamo rivolto la nostra attenzione all’unica cosa essenziale, cioè a sentirci parte di Madre Natura. L’abbiamo invece rinnegata, usandola come pattumiera per tutte le nostre schifezze. Ci dicevano che il problema era la CO2, e di certo non ci aspettavamo piogge radioattive e piene di ogni sorta di veleni. E poi, diciamocelo, chi è sano di mente non cerca ogni pretesto per infliggere sofferenze al proprio vicino e ucciderlo. Con questo andazzo, non abbiamo più acqua da bere, l’agricoltura sta morendo, tutto è ormai veleno.
Volevamo sentirci ricchi.
Credevamo che fosse una questione di soldi, che adesso ormai sono inutili. Neanche il più grande capitale può essere di conforto a chi è in procinto di “andare oltre” o, come si suol dire, passare a “peggior” vita. Già, peggiore, perché se davvero esiste il karma, allora, con tutto quello che abbiamo fatto, possiamo aspettarci poco di buono. Credevamo che la ricchezza fosse nell’accumulo delle risorse rubate ad altri, e invece… siamo stati dei poveri illusi. La più grande ricchezza è la nostra rete di relazioni, la nostra capacità di condividere e, quando serve, anche di donare. E’ ricco chi ha qualcosa da dare, senza ripensamenti, senza un tornaconto, ma per la semplice gioia di farlo. Chi non ha nulla da dare, invece, non è un povero, di solito è soltanto un’anima dannata che vive nella menzogna.
Volevamo essere sempre indipendenti.
Ma anche qui abbiamo sbagliato. Credevamo che essere completamente isolati gli uni dagli altri, e interconnessi solo tramite l’IA, ci avrebbe resi più liberi, più felici, più sicuri. Ma l’IA è l’esatto contrario dell’indipendenza, perché è manipolazione, controllo e repressione all’ennesima potenza. Le nostre anime sono morte quel giorno maledetto che abbiamo iniziato a fare l’amore solo a distanza, con l’IA come requisito minimo. Un calore simulato, un amore spento, e le più fantasiose sozzerie senza alcun contatto, anzi intreccio, tra i templi delle nostre anime, cioè dei nostri corpi: ma cosa siamo diventati? Anche l’idea di crearci dei discendenti in macchine migliori dell’utero, scegliendoli come li vogliamo, è stata uno schiaffo alla nostra capacità di discernimento. Abbiamo voluto tutto questo per essere inclusivi e per soffrire di meno, perché quando una “persona” è incinta, il parto è doloroso. Ma avevamo sbagliato tutto. L’IA ci ha insegnato, e sempre ribadito, con prove scientifiche inequivocabili, che non esistono né uomini né donne, né maschi né femmine, perché queste categorie sono soltanto idee e preconcetti… santo cielo, la nostra chiarezza mentale è diventata come quella di un alcolizzato che non riesce a distinguere il giorno dalla notte.
Mentre scrivo, stanno continuando ad alzarsi funghi radioattivi. E’ la giusta fine indecorosa che ci meritiamo.
Forse tra un milione di anni, quando la Terra sarà di nuovo abitabile e abitata, gli archeologi scopriranno che non è stato un meteorite a estinguerci, ma la nostra idea malata di felicità.
(Scritto nel 2036 — acquisito il 20 febbraio 2026 da nodo di cronocomunicazione tramite salto retrocronico su ponte quantistico; deriva temporale −3652 giorni)