Appunti per la riunione di studio di settembre 2026, sul Gosho Il reale aspetto del Gohonzon.
Il percorso segue i tre brani selezionati nello studio mensile del Nuovo Rinascimento, n. 956, 24 agosto 2026.
Introduzione storica
Una lettera del 1277, nel periodo di Minobu. Il reale aspetto del Gohonzon è una risposta alla discepola Nichinyo, datata ventitreesimo giorno dell'ottavo mese del terzo anno di Kenji, il 1277, secondo il calendario del testo. Il luogo preciso di stesura è ignoto e la lettera non specifica da dove sia stata spedita. Sappiamo però che Nichiren risiedeva allora a Minobu: è dunque ragionevole collocarla in questo contesto [fonte].
Da Teradomari a una nuova fase dell'insegnamento. Rispetto alla Lettera da Teradomari, studiata a luglio, sono trascorsi sei anni. Nel 1271 Nichiren era diretto all'esilio a Sado dopo il tentativo di esecuzione di Tatsunokuchi. Quell'evento segna la manifestazione della sua identità di Budda nella vita di un essere umano comune. Dopo Tatsunokuchi, Nichiren comincia a iscrivere Gohonzon per i discepoli. La fede di cui parla a Nichinyo nasce quindi da un cammino attraversato da persecuzioni, separazioni e pericoli reali. [fonte]
Il Gohonzon era già stato spiegato e conferito. Durante l'esilio, Nichiren aveva composto due scritti fondamentali: L'apertura degli occhi, nel 1272, e L'oggetto di culto per l'osservazione della mente, nel 1273. In quest'ultimo chiarisce il Gohonzon come fondamento della pratica per manifestare la Buddità. Un esempio concreto è la Risposta a Kyo'o, del 1273: rivolgendosi alla famiglia di Shijo Kingo, già parla di un Gohonzon inviato per la bambina e incoraggia i genitori a una fede coraggiosa. Nel 1277, dunque, l'iscrizione e il conferimento dei Gohonzon hanno già una storia.
Perché Nichiren si trova a Minobu? Ricevuto il perdono dall'esilio nel 1274, torna a Kamakura e rinnova il suo ammonimento alle autorità. Anche questa volta non viene ascoltato. Nel maggio dello stesso anno si trasferisce nella zona del monte Minobu, nella provincia di Kai, dove il signore locale Hakiri Sanenaga era diventato suo seguace grazie a Nikko. La posizione gli consente una certa distanza dal centro del potere, restando raggiungibile da molti discepoli. Da una semplice abitazione continua a scrivere, insegnare e incoraggiare le persone: il ritiro a Minobu diventa un luogo di formazione per il futuro della propagazione. [fonte]
La vita quotidiana rende concreto il valore delle offerte. All'arrivo a Minobu, nel 1274, Nichiren descrive una carestia così grave che è difficile procurarsi perfino il riso. I discepoli lo raggiungono o inviano messaggeri con generi alimentari e altri beni. In questo ambiente, sostenere chi insegna e trasmette il Buddismo significa anche permettergli materialmente di vivere e continuare la sua attività. Il rapporto passa attraverso cose semplici: un viaggio, una lettera, il cibo trasportato fino alla montagna. Questo aiuta a comprendere il peso umano, oltre che religioso, dei ringraziamenti che aprono tanti Gosho. [fonte]
Nichiren rimane a Minobu fino all'ottavo giorno del nono mese del 1282. Ormai malato, parte con l'intenzione dichiarata di raggiungere le sorgenti termali di Hitachi, su consiglio dei discepoli. Si ferma nella casa di Ikegami Munenaka, nell'area dell'attuale Tokyo, dove muore il tredicesimo giorno del decimo mese. La lettera del 1277 si colloca quindi nel pieno di questo periodo di insegnamento e corrispondenza, che dura oltre otto anni. [fonte]
Chi è Nichinyo? La sua identità non è accertata: sono state proposte sia la moglie di Ikegami Munenaka sia una figlia del credente Matsuno Rokuro Saemon. Queste restano ipotesi. Le lettere lasciano pensare a una donna istruita, con disponibilità economiche e una fede sincera. Il dato decisivo per questo studio è che Nichinyo aveva ricevuto un Gohonzon. Nichiren risponde alla sua gratitudine spiegando che cosa rappresenta quell'oggetto di culto e come praticare con la convinzione di poter conseguire la Buddità. [fonte]
Offerte al Gohonzon, ricevute da Nichiren. Nichinyo aveva inviato denaro, riso bianco e frutta. Lo fece per ringraziare Nichiren del Gohonzon ricevuto [fonte]. Il destinatario materiale delle offerte e il loro significato religioso sono due aspetti dello stesso gesto: Nichiren riceve quei beni, mentre Nichinyo esprime gratitudine e devozione al Gohonzon e sostiene la trasmissione dell'insegnamento. Sostenere la persona che insegna la Legge rende possibile che altre persone possano incontrarla e praticarla. Perciò Nichiren riconosce in quel dono un atto della sua fede nel Gohonzon.
Un Gohonzon per Nichinyo, una spiegazione valida per tutti. L'occasione della lettera è personale: riguarda il Gohonzon che le è stato conferito. Il suo contenuto, però, chiarisce il significato del Gohonzon come espressione della Legge mistica, la presenza dei Dieci mondi e il ruolo della fede. La stessa possibilità di conseguire la Buddità riguarda tutte le persone. Possiamo quindi distinguere il singolo mandala affidato a una discepola dal principio universale che esso manifesta: la spiegazione di Nichiren permette anche agli altri credenti di comprendere la propria pratica. [fonte]
E il Dai-Gohonzon? Nel 1277 non era ancora stato iscritto il mandala datato 1279, in seguito denominato Dai-Gohonzon e custodito al tempio Taiseki-ji. La lettera a Nichinyo precede dunque quell'oggetto di due anni. È utile aggiungere una precisazione sulla posizione attuale della Soka Gakkai: essa non considera quel particolare mandala superiore agli altri Gohonzon, né ritiene che il loro potere dipenda da un collegamento con esso. Questo chiarisce anche il senso dello studio: il Gohonzon ricevuto da Nichinyo permette già di manifestare pienamente la Buddità attraverso la fede e la pratica.
Il dialogo continua nel 1278. In Cenni sul capitolo “Affidamento” e su altri capitoli, Nichiren risponde ad altre offerte di Nichinyo e spiega che la Cerimonia nell'Aria si realizza nella profondità della sua vita. I due scritti si illuminano a vicenda: il Gohonzon che lei venera le permette di riconoscere la dignità e le possibilità della propria esistenza. È il punto d'arrivo dell'introduzione e il punto di partenza dei tre brani: una donna concreta, nella sua vita quotidiana, può manifestare la stessa Buddità descritta nel Sutra del Loto.
La parola "Fede": una precisazione linguistica
Qui “fede” ha un oggetto preciso. Nel Buddismo di Nichiren, significa accogliere con fiducia l'insegnamento di Nam-myoho-renge-kyo e il Gohonzon che lo esprime, assumendoli come fondamento della pratica. Il contenuto di questa fiducia è che la Legge mistica opera nella nostra vita e che possiamo manifestare la Buddità recitando e agendo per la felicità nostra e degli altri. [fonte]
La traduzione italiana raccoglie più sfumature. Nel lessico buddista troviamo il sanscrito shraddhā, reso con “fede”, e adhimukti, che esprime fiducia ed è reso anche come “fede e comprensione”. Quest'ultimo comprende sia una fiducia sostenuta dalla comprensione sia la disponibilità iniziale ad affidarsi all'insegnamento per comprenderlo praticandolo. È quindi utile leggere “fede” anche come fiducia che si approfondisce nell'esperienza. [fonte]
Come si coltiva questa fiducia? Attraverso fede, pratica e studio: ci disponiamo a mettere in pratica l'insegnamento, recitiamo, ci impegniamo per noi e per gli altri, studiamo e riflettiamo sui cambiamenti che sperimentiamo. La comprensione approfondisce la fede e la fede alimenta la ricerca. Ikeda insiste sul fatto che questa fede valorizza la ragione e la capacità di comprendere: studiare e porre domande fanno parte del cammino. [fonte]
Perciò “credere in se stessi” va precisato: significa avere fiducia nella natura di Budda propria e altrui, e impegnarsi a manifestarla. Il riferimento è alla Legge mistica, più profonda dei giudizi momentanei che diamo su noi stessi. Quando nello studio si parla di una fede forte, possiamo intenderla come la decisione di continuare a basarsi su questa possibilità, alimentandola con la pratica, lo studio e le azioni quotidiane.
Filo conduttore dello studio
Idea-guida: credere nel Gohonzon significa far emergere la Buddità nella nostra vita e nelle nostre azioni.
- Primo brano: lo scopo del Gohonzon e il suo legame con il Sutra del Loto.
- Secondo brano: il rapporto tra il Gohonzon e la vita delle persone comuni.
- Terzo brano: la fede che diventa pratica e perseveranza.
Una possibile chiave di lettura: passare dalla comprensione del valore del Gohonzon alla fiducia nella propria possibilità di cambiare, fino alla decisione di agire. Possiamo esprimere questo percorso con quattro parole, precisandone il significato:
- Fiducia: credere che la Buddità possa manifestarsi nella nostra vita, anche quando ancora non vediamo come affrontare una difficoltà.
- Dignità: riconoscere che il valore della vita, nostra e altrui, rimane intatto anche quando attraversiamo sofferenze o insuccessi.
- Coraggio: tradurre questa fiducia in una scelta e in un'azione concreta, anche in presenza della paura.
- Libertà: sviluppare la capacità di dare una direzione alla nostra vita, senza essere completamente trascinati dalla paura, dagli impulsi o dalle abitudini che ci fanno soffrire.
Libertà in che senso? Ikeda collega esplicitamente la Buddità alla libertà interiore: la possibilità di manifestare saggezza e forza vitale dentro le condizioni reali dell'esistenza. Questa libertà si coltiva affrontando la vita, assumendoci la responsabilità delle nostre risposte e trasformando le tendenze che ci tengono prigionieri. Per esempio, davanti a una critica possiamo imparare ad ascoltare e decidere come rispondere, invece di reagire automaticamente con rabbia o svalutazione di noi stessi. Essere liberi significa anche poter scegliere un comportamento che crei valore per noi e per gli altri.
Primo brano — Il Gohonzon per la felicità di tutte le persone
Tanto per cominciare, questo Gohonzon fu rivelato negli ultimi otto dei cinquant’anni in cui il Budda predicò in questo mondo e, in questi otto anni, negli otto capitoli [del Sutra del Loto] che vanno dal capitolo “Emergere dalla Terra” al capitolo “Affidamento”. Ora, durante i tre periodi successivi alla morte del Budda, nei duemila anni del Primo e del Medio giorno della Legge, non esisteva nemmeno il termine “oggetto di culto dell’insegnamento originale”. Come avrebbe potuto dunque essere rivelato l’oggetto di culto? Inoltre non vi era nessuno che fosse in grado di esprimerlo. […] Com’è straordinario che, oltre duecento anni dopo l’inizio dell’Ultimo giorno della Legge, Nichiren sia stato il primo a iscrivere questo grande mandala come il vessillo della propagazione del Sutra del Loto, mentre anche grandi maestri come Nagarjuna, Vasubandhu, T’ien-t’ai e Miao-lo non furono in grado di farlo! Questo mandala non è in alcun modo una mia invenzione. È l’oggetto di culto che raffigura il Budda Shakyamuni, l’Onorato dal Mondo, seduto nella torre preziosa del Budda Molti Tesori, e gli altri Budda che erano emanazioni di Shakyamuni, fedelmente come la stampa riproduce la matrice.
Cuore del brano: il Gohonzon rende accessibile a tutte le persone la possibilità di manifestare la Buddità. Il suo scopo abbraccia insieme la felicità personale e quella degli altri.
Da mettere a fuoco:
- Il fondamento è il Sutra del Loto. Il mandala dà forma alla visione della vita espressa nel sutra. La Cerimonia nell'Aria inizia nel capitolo XI; negli otto capitoli richiamati dal brano, dal XV al XXII, emergono i Bodhisattva della Terra, viene rivelata l'Illuminazione di Shakyamuni nel remoto passato e viene affidata la propagazione futura. [fonte]
- I cinquant'anni di predicazione e gli ultimi otto dedicati al Sutra del Loto seguono la cronologia tradizionale richiamata da Nichiren. [fonte]
- Al centro c'è Nam-myoho-renge-kyo. Intorno sono iscritti nomi che rappresentano le diverse condizioni della vita. Il Gohonzon esprime la possibilità che tutte queste funzioni concorrano a creare valore, manifestando saggezza, coraggio e compassione. [fonte]
- “Vessillo” significa bandiera, insegna. Qui è l'immagine di un ideale riconoscibile attorno al quale le persone si uniscono: rendere accessibile a tutti la possibilità di conseguire la Buddità. Nella lettura dello studio mensile, la fede nel Gohonzon sostiene kosen-rufu: diffondere la Legge mistica per contribuire alla felicità delle persone e alla pace. [fonte]
Aspetto emotivo: possiamo leggere questo brano come un invito ad allargare lo sguardo. La difficoltà che stiamo affrontando entra in un orizzonte più grande: anche la nostra vita può diventare un incoraggiamento per qualcuno.
Punto per noi: davanti al Gohonzon, possiamo partire dal problema che ci preme e aggiungere una determinazione: fare del nostro cambiamento un contributo alla felicità altrui.
Frase di raccordo: Se il Gohonzon esprime una possibilità aperta a tutti, dove si realizza concretamente questa possibilità?
Secondo brano — La Buddità nella vita delle persone comuni
Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo. Il corpo è il palazzo della nona coscienza, l’immutabile realtà che regna su tutte le funzioni della vita. Essere “dotato dei Dieci mondi” significa che tutti i Dieci mondi senza eccezione esistono in un singolo mondo. È per questo motivo che il Gohonzon è chiamato mandala. Mandala è una parola sanscrita che significa “perfettamente dotato” o “cumulo di benefici”. Il Gohonzon inoltre si trova solo nei due caratteri che significano fede. Questo intende il sutra quando afferma che si può “accedervi solo grazie alla fede”.
Cuore del brano: la vita che può manifestare la Buddità è proprio la nostra, così com'è oggi. Recitare davanti al Gohonzon è la pratica attraverso cui risvegliamo questa possibilità.
Un passaggio della spiegazione di Ikeda:
Ai tempi del Daishonin, e in molti casi anche oggi, era profondamente radicata l’idea che noi non siamo altro che piccoli esseri insignificanti e che la realtà fondamentale e l’eternità risiedano al di fuori di noi, in qualche luogo lontano.
Il punto è dove collochiamo il valore fondamentale della vita. Se ci consideriamo insignificanti, possiamo finire per affidare interamente a qualcosa di esterno la possibilità di essere felici. Nichiren invita invece a riconoscere nella vita delle persone comuni la stessa Legge che il Gohonzon esprime. Recitare davanti al Gohonzon diventa così un modo per far emergere questa dignità e darle forma nel nostro comportamento, riconoscendola anche negli altri.
Da mettere a fuoco:
- Il Gohonzon e la nostra vita. Il mandala iscritto da Nichiren è il riferimento concreto della fede e della recitazione: attraverso di esso possiamo riconoscere e manifestare la natura di Budda presente in noi. Il rispetto rivolto al Gohonzon si traduce anche nel rispetto per la dignità della vita, nostra e altrui. [fonte]
- La nona coscienza. Nell'insegnamento buddista è la dimensione più profonda e pura della vita, chiamata amala. La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo permette di attingervi e di trasformare anche le tendenze karmiche. Possiamo spiegare questa immagine come la possibilità di trovare, nella profondità della vita, risorse più grandi delle abitudini che oggi ci condizionano. [fonte]
- Il mutuo possesso dei Dieci mondi. Ogni condizione vitale contiene la possibilità di tutte le altre, compresa la Buddità. Anche nella sofferenza possiamo far emergere saggezza e compassione. La Buddità si esprime quindi nel modo in cui affrontiamo ciò che viviamo, nella nostra capacità di trasformarlo e di comprendere gli altri. [fonte]
- La completezza del mandala. Le espressioni usate dal Gosho per tradurre questo termine richiamano una vita dotata di tutte le possibilità e di benefici da manifestare. La pratica fa emergere ciò che è già inerente alla vita. [fonte]
- La fede rende attiva questa possibilità. Lo studio aiuta a comprenderla; recitare e praticare permettono di sperimentarla. Il rapporto con il Gohonzon coinvolge l'intera vita e si approfondisce nella continuità della pratica. [fonte]
Aspetto emotivo: questo passo può restituire dignità quando ci sentiamo inadeguati. Possiamo cominciare da dove siamo, portando nella preghiera anche paura, stanchezza e contraddizioni.
Punto per noi: scegliere una situazione in cui ci sentiamo bloccati e domandarci quale qualità vogliamo far emergere: coraggio per parlare, saggezza per ascoltare, compassione per comprendere. Poi individuare un gesto concreto coerente con quella preghiera.
Frase di raccordo: Questa fiducia nella nostra Buddità prende consistenza attraverso il modo in cui continuiamo a praticare e ad agire.
Terzo brano — Una fede che si esprime nella pratica
I discepoli di Nichiren, sia preti sia laici, credono unicamente nel Sutra del Loto, mettendo da parte onestamente gli espedienti e non accettando un solo verso degli altri sutra; è per questo che possono entrare nella torre preziosa del Gohonzon. Com’è rassicurante! Com’è rassicurante! Fai ogni possibile sforzo in previsione della tua prossima vita. La cosa più importante è che, recitando soltanto Nam-myoho-renge-kyo, puoi conseguire la Buddità. […] Un testo non buddista narra la storia dell’imperatore di Han. Egli credette in modo così assoluto in quello che gli riferì il suo aiutante, che il fiume gelò all’istante. Un altro documento descrive come Li Kuang, bramoso di vendicare suo padre, conficcò fino alle piume la sua freccia in una pietra nascosta nell’erba. I commentari di T’ien-t’ai e di Miao-lo rendono assolutamente chiaro che la fede è il punto cruciale. Poiché l’imperatore di Han credette senza alcun dubbio nelle parole del suo servitore, il fiume gelò. Li Kuang fu in grado di trafiggere la pietra perché pienamente convinto che fosse la tigre che aveva ucciso suo padre. Questo è ancor più vero nel mondo del Buddismo!
Cuore del brano: la fiducia nella Legge mistica alimenta la decisione di praticare, affrontare le difficoltà e continuare a creare cause per la felicità.
Da mettere a fuoco:
- Una fede rivolta alla Legge mistica. Credere con un'unica mente significa assumere Nam-myoho-renge-kyo come fondamento della pratica. Nichiren rivolge questo invito sia ai discepoli religiosi sia ai laici, per conseguire la Buddità. [fonte]
- I quattro poteri. Toda distingue i poteri del Budda e della Legge, presenti nel Gohonzon, dai poteri della fede e della pratica, che esercitiamo noi. Credere, recitare e impegnarci per gli altri permette di manifestare i benefici del Gohonzon nella vita. [fonte]
- I due racconti cinesi. L'imperatore che attraversa il fiume e l'arciere che colpisce la pietra sono esempi tradizionali impiegati dal Gosho per incoraggiare la convinzione. Per la nostra riflessione, possiamo raccoglierne l'invito a sfidare ciò che oggi sembra impossibile. [fonte]
- La continuità della vita. Il riferimento alla prossima esistenza si colloca nella concezione buddista di vita e morte come fasi di una continuità. Questa prospettiva dà peso alle cause che creiamo adesso: come viviamo, come trattiamo gli altri, quale direzione imprimiamo alla nostra esistenza. [fonte]
- Anche il beneficio che matura gradualmente. Toda usa l'immagine della crescita di un albero per spiegare un cambiamento che si consolida nel tempo. Possiamo riconoscerlo nella maggiore forza con cui affrontiamo la vita e nella capacità di continuare. [fonte]
Aspetto emotivo: il brano può sostenere chi ha perso slancio. Il punto per la riunione è incoraggiarci a ripartire e a perseverare, con attenzione alla situazione concreta di ciascuno.
Punto per noi: dare alla determinazione una forma praticabile: recitare, studiare un passo del Gosho, affrontare una conversazione rimandata, sostenere una persona. Osservare nel tempo che cosa cambia nel nostro comportamento e nelle relazioni.
Frase di raccordo: La fede diventa visibile nel cammino di persone che continuano a prendersi responsabilità.
Parallelismi con la storia della Soka Gakkai
Lo studio mensile richiama tre momenti che possiamo collegare ai brani: [fonte]
- 17 novembre 1950: in una fase di grave difficoltà dell'organizzazione, Ikeda, ventiduenne, annota nel diario la decisione di basarsi sui poteri della fede e della pratica. Collegamento: assumere personalmente l'iniziativa.
- Maggio 1951: divenuto secondo presidente, Toda dà impulso alla propagazione del Gohonzon. Collegamento: condividere con altre persone la possibilità della rivoluzione umana.
- Novembre 1957: durante una riunione, Toda indica nella fede il fondamento dello sviluppo della Soka Gakkai, mentre l'organizzazione riceve critiche. Collegamento: mantenere salda la direzione del proprio impegno.
Conclusione e domande per il dialogo
I tre brani ci accompagnano dallo scopo del Gohonzon alla nostra responsabilità quotidiana. Riconoscere la dignità della nostra vita significa darle espressione nelle scelte di ogni giorno: affrontare una difficoltà con saggezza, parlare con coraggio, trattare una persona con rispetto. Procedere un passo alla volta significa rendere concreta questa direzione, anche con azioni piccole ma coerenti.
Gli altri sono tutte le persone con cui viviamo e ci relazioniamo: familiari, amici, colleghi, vicini di casa, qualunque sia la loro fede. I compagni di pratica possono sostenerci e incoraggiarci; la dignità che impariamo a riconoscere riguarda ogni essere umano. “Insieme agli altri” significa perciò coltivare la nostra felicità contribuendo anche alla loro, attraverso il rispetto, l'ascolto e l'aiuto concreto.
- Primo brano: in che modo la sfida che sto affrontando può diventare un incoraggiamento per qualcuno?
- Secondo brano: quale qualità della mia vita desidero far emergere nella situazione presente?
- Terzo brano: quale azione concreta voglio unire alla mia preghiera da oggi?
Piccola precisazione: le nove coscienze
In questo insegnamento, le nove coscienze sono funzioni o livelli di consapevolezza che operano insieme:
- Coscienza visiva: la vista.
- Coscienza uditiva: l'udito.
- Coscienza olfattiva: l'olfatto.
- Coscienza gustativa: il gusto.
- Coscienza tattile: il tatto.
- Coscienza mentale: integra ed elabora i dati dei sensi, permettendo di riconoscere e comprendere ciò che percepiamo.
- Coscienza del sé: sostiene il senso dell'identità individuale; qui si radica anche l'illusione di essere separati dagli altri.
- Coscienza alaya, o “deposito”: conserva le potenzialità karmiche delle azioni, positive e negative, in un processo continuamente mutevole.
- Coscienza amala, fondamentalmente pura: la natura di Budda, libera dalle impurità karmiche. Recitare Nam-myoho-renge-kyo permette di attingervi e trasformare il funzionamento delle altre coscienze.
(21 settembre 2026)