In questa intervista sul canale «Spunti di riflessione», ripubblicata anche da L'AntiDiplomatico, affronto con Paolo Arigotti il tema dei datacenter e del loro impatto su acqua, energia, territori e vita delle comunità. Partendo dalla realtà materiale che si nasconde dietro la parola cloud e dalla crescente domanda legata all’intelligenza artificiale, mi interrogo su chi controlla queste infrastrutture, chi ne trae profitto e chi ne sostiene i costi.
Il confronto tocca la trasparenza ambientale e la sovranità digitale, che per me richiede un controllo reale sui nostri dati e sugli strumenti che usiamo, a partire dal software libero. Rivendico anche la possibilità di ridurre le attività non essenziali dei datacenter quando acqua ed energia scarseggiano, salvaguardando i servizi necessari alla collettività e dando priorità ai bisogni delle persone.
Il filo conduttore è il diritto di fermarsi e di scegliere: poter dire no a progetti contrari al bene comune e decidere insieme quale futuro costruire. Per questo torno anche alle domande sul senso della vita e sul legame che ci unisce agli altri, proponendo un percorso di consapevolezza, solidarietà e non-violenza, fondato sul dialogo e sulla partecipazione delle comunità.
Il saggio di cui sono autore, richiamato e consigliato da Paolo Arigotti, è "Datacenter: il prezzo imposto ai territori e il diritto di fermarli".
Qui di seguito trovate le sette immagini e il video richiamati nell’intervista. Abbiamo dovuto limitarci a citarli: mostrarli avrebbe potuto esporre l’intervista, e persino l’intero canale, alle decisioni arbitrarie della censura di Google.
1. Stone Ridge (Virginia, Stati Uniti), 17 luglio 2024. Un datacenter di Amazon Web Services a ridosso delle abitazioni. Foto: Nathan Howard/Getty Images. Fonte: ILSR.

2. Memphis (Tennessee, Stati Uniti). Il datacenter Colossus di xAI, la società di Elon Musk, con le turbine a gas metano: il reportage dell’11 aprile 2025 ne documenta 35 nel sito. Foto: © Steve Jones, volo SouthWings per il Southern Environmental Law Center (SELC). Fonte: Data Center Dynamics.

3. Quilicura (Cile). L’attivista Rodrigo Vallejos davanti ai serbatoi d’acqua del datacenter di Google, alimentati da pozzi sotterranei del distretto. Foto: Tamara Merino per Rest of World, servizio pubblicato il 31 maggio 2024.

4. Area metropolitana di Santiago (Cile). Cinque attiviste del collettivo Mosacat riunite attorno al tavolo di una casa per organizzare l’opposizione al secondo datacenter di Google. Foto: Tamara Merino per Rest of World, servizio pubblicato il 31 maggio 2024.

5. Cerrillos, Santiago (Cile), 2025. Tania Rodríguez, una delle portavoce del collettivo Mosacat, davanti al terreno di proprietà di Google. Foto: Sofia Yanjari. Fonti: Pulitzer Center / El País.

6. Marsiglia (Francia). I tre datacenter di Digital Realty nel porto, accanto al terminal delle navi da crociera. Il reportage descrive la pressione del loro consumo di elettricità sulle risorse energetiche locali. Foto: Claire Gaby. Fonte: El País, articolo del 24 agosto 2025.

7. Milano (Italia), 10 ottobre 2026. Lo striscione «Milano dice no ai datacenter» in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino. Foto: Lapalmauz, Wikimedia Commons.

8. Milano (Italia), 10 ottobre 2026. Presidio contro i datacenter in piazza della Scala. Video: LaPresse.
(22 ottobre 2026)
Interviste precedenti:
- 28 settembre 2026: Il diritto (e dovere) di restare umani
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