Un manifesto contemporaneo ispirato al Manifesto Russell-Einstein del 1955.
Il problema non è soltanto l’uso dell’intelligenza artificiale. È la sua stessa esistenza. Contestiamo il progetto di trasferire alle macchine il pensiero, il giudizio e l’iniziativa delle persone. Non lo consideriamo un destino da accettare.
Come le armi nucleari, l’IA pone una domanda che precede il suo impiego: perché far esistere un potere capace di minacciare chi lo ha creato? I meccanismi sono diversi. Il limite che affermiamo è lo stesso: la vita e l’autonomia umana non sono sacrificabili.
Non chiamiamo emancipazione ottenere risposte perdendo l’abitudine di cercarle. Non chiamiamo conoscenza produrre testi senza comprenderli. Non chiamiamo progresso un mondo nel quale, per studiare, lavorare e comunicare, dobbiamo dipendere sempre più da una macchina e da chi ce ne concede l’accesso.
La presenza dell’IA cambia anche la vita di chi la rifiuta: impone il confronto con la sua velocità, trasforma il tempo umano in uno svantaggio. Ma una persona non è un dispositivo lento da sostituire. Ha bisogno di imparare, dubitare, sbagliare. Quel tempo è la sua vita, non un difetto.
Il nostro rifiuto non riguarda soltanto una futura macchina ribelle. Anche un’IA obbediente può rafforzare il potere di chi la controlla. E aver costruito un sistema non garantisce di governarne ogni azione. Non occorre attribuirgli una coscienza per riconoscere il pericolo. La questione non è soltanto che cosa voglia la macchina, ma che cosa resti della nostra libertà.
Davanti alle guerre che si trascinano per anni, non accettiamo che la vita diventi un bersaglio da calcolare. La precisione di una macchina non rende giusta la morte di una famiglia. Il timore di una futura estinzione non rende meno urgenti le vittime del presente. Non sono sacrifici minori in attesa della catastrofe maggiore.
Non accettiamo la minaccia nucleare come condizione della nostra sopravvivenza, né la dipendenza dall’IA come condizione della nostra vita. Nessuna promessa di sicurezza o di abbondanza autorizza a considerare sacrificabile ciò che dovrebbe proteggere.
A chi risponde «basta usarla bene», rivolgiamo una domanda precedente: perché dovremmo volere che esista? Dimostrare che qualcosa è possibile non significa dimostrare che sia necessario. Offrire un vantaggio non significa ottenere il consenso a trasformare la vita di tutti.
Non chiediamo soltanto un’IA più affidabile. Mettiamo in discussione la necessità dell’IA. Un mondo senza di essa non è un futuro mancato. Non siamo noi a dover giustificare la nostra esistenza davanti alle macchine.
È la tecnologia che deve rispondere all’umanità. Non l’umanità che deve adattarsi fino a scomparire.
(27 dicembre 2026)