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Politica ed economia

NO CETA: prossime mobilitazioni di piazza

STOP CETA - 5 luglio 2017, Montecitorio, Roma

Ultimi aggiornamenti: https://stop-ttip-italia.net/

Aggiornamento 27 giugno 2017: Pd e MDP (di nuovo assente) votano sì al CETA con Forza Italia… e contro l’Italia

Aggiornamento 22 giugno 2017: Salta il voto di ratifica del CETA. Il voto in commissione Affari esteri del Senato spostato a martedì 27 giugno 2017. Stop TTIP Italia, insieme alle associazioni agricole, ambientaliste e sindacali, rilancia la mobilitazione di piazza per bloccare l’accordo. Appuntamento martedì 27 giugno 2017 alle 10 al Pantheon: ci sarà un presidio fisso organizzato insieme a Coldiretti, CGIL, Slowfood, Arci e altre realtà. Mercoledì 5 luglio 2017 invece ci sarà un nuovo presidio-manifestazione proprio sotto il Parlamento, in piazza Montecitorio, dalle 10:00.
Sito di riferimento: https://stop-ttip-italia.net/

Sullo stesso argomento:

L'articolo che segue è a firma di Elena Mazzoni e pubblicato il 23 giugno 2017 all'indirizzo:
http://www.listatsipras.eu/2017/06/23/mobilitiamoci-contro-il-ceta/

NO CETA - Manifestazione contro la ratifica

Mobilitiamoci contro il CETA

L’imponente mobilitazione organizzata dalla Campagna StopTTIP-StopCETA Italia, le migliaia di lettere, tweet e dossier inviati ai senatori e al Presidente stesso dai cittadini, sono riuscite nell’impresa titanica di far slittare il voto della Commissione Affari Esteri a martedì 27 e quello in plenaria a mercoledì 28.

Il successo maggiore però non consiste nello slittamento del voto ma nell’aver costretto il presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini, a tenere audizioni e ad aprire una discussione, pur se di due soli giorni, su un tema tanto delicato ed altrettanto taciuto.

Un vero e proprio esempio di politica dal basso che ha infiammato gli animi e spinto Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Slowfood e tutte le organizzazioni che sostengono la Campagna italiana, ad organizzare due momenti di intensa partecipazione in piazza a Roma, martedì 27 al Pantheon alle 10:00 e mercoledì 5 luglio, sempre alle 10:00, proprio in piazza Montecitorio

https://stop-ttip-italia.net/2017/06/22/ceta-ratifica-piazza-333/.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa non ci piaccia del CETA con il simpatico Canada del bel premier Trudaeu.

I motivi sono tanti e potete trovarli riassunti nel libro bianco sottoscritto con Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Arci, Acli, Legambiente Fairwatch e tre associazioni di consumatori e nei due dossier tecnici  che la campagna italiana ha presentato in audizione in Senato.

Trudaeu non è il fascinoso vessillo dell’ambiente da sventolare per scacciare lo spauracchio arancione di Trump perchè, con le politiche attuali, il paese nord americano non manterrà i propri impegni nel controllo delle emissioni, elargendo 3,3 miliardi di dollari l’anno di sussidi pubblici ai combustibili fossili, tra cui l’inquinante petrolio da sabbie bituminose   http://climateactiontracker.org/countries/canada.html.

Una recente ispezione effettuata nelle zone di estrazione mineraria canadesi dall’OHCHR dell’ONU ha riscontrato delle violazioni dei diritti umani ed esortato le autorità canadesi a “integrare i diritti delle popolazioni indigene nelle loro politiche e nelle pratiche che disciplinano lo sfruttamento delle risorse naturali”. La delegazione ha inoltre sottolineato “la necessità per il governo di rafforzare l’accesso agli strumenti legali di ricorso per le vittime di abusi di diritto”.

Lo stesso Trudeau ha supportato incondizionatamente la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, un progetto da 8 miliardi di dollari per portare quel petrolio negli Stati Uniti.

Non proprio in linea con la narrazione mainstream del paese dello sciroppo d’acero.

Le risposte sono quindi molteplici ed anche molto tecniche ma la prima che viene in mente a me ogni volta in cui qualcuno mi chiede perchè io mi opponga al CETA, quella data con la pancia e non con lo studio dei testi, è che chiunque abbia un’idea del commercio sostenibile, equo, rispettoso dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, dei diritti umani, dei beni comuni, deve dire NO al CETA,

Un NO potente.

Un NO di gente stanca di un mondo che abbatte le barriere per merci e capitali ed alza, inesorabilmente, invalicabilmente, quelle per la libera circolazione delle persone.

Libertà di coscienza o libertà dalla coscienza?

Gli eventi recenti sollevano seri dubbi sull'equilibrio tra la "libertà di coscienza" e la "libertà dalla coscienza". Si tratta di un conflitto profondo messo in evidenza dagli atti di violenza e i tentativi di omicidio contro coloro che contestano le azioni della NATO (come Robert Fico) e di Israele (come Gabriele Rubini). Sono solo piccoli segnali del clima crescente di nazificazione dell'Europa, dove il dissenso è sempre meno tollerato, né tantomeno la libera informazione. A proposito, il Comune di Milano ha negato la cittadinanza onoraria a Julian Assange e il suolo pubblico per un'opera che lo rappresenta.

Al di là di questi esempi di cronaca, sono decenni che si respira un clima di totalitarismo (Genova, G8 del 2001). Quel che sta cambiando è il fatto che dal 2020 in poi c'è stato un salto drammatico in tale senso, non solo da parte del potere costituito, ma anche delle stesse popolazioni. Benito Mussolini dichiarò che il fascismo non era una sua invenzione personale, ma piuttosto un movimento che aveva tratto dal profondo dell'inconscio collettivo degli italiani. Con il senno di poi, a giudicare dalla violenta psicosi pandemica prima, con tolleranza zero verso i "diversi", e dal successivo delirio russofobo a sostegno dei battaglioni banderisti, è difficile dargli torto.

Da un lato, vi è la legittima aspirazione alla libertà di esprimere le proprie opinioni e di agire secondo la propria coscienza. Dall'altro, la repressione violenta di tali espressioni indica un desiderio di liberarsi dalle limitazioni morali che la coscienza impone, giustificando il caos e il totalitarismo come mezzi per raggiungere qualsiasi scopo.

Vediamo questa tensione tra la libertà limitata (libertà di coscienza) e la libertà totale (libertà dalla coscienza) anche nella distruzione dei valori tradizionali come la famiglia, la scuola, il lavoro, e i limiti culturali e naturali nella sessualità. La famiglia, un tempo nucleo fondamentale della società, è sempre più minata da ideologie che ne sminuiscono l'importanza e ne riducono il ruolo nella formazione degli individui. La tutela e valorizzazione della scuola e del lavoro sono compromesse da politiche che non riconoscono la necessità di investire in queste istituzioni come pilastri di una società sana e prospera.

I limiti culturali nella sessualità, come il rifiuto dell'incesto e della pedofilia, e i limiti naturali, come il riconoscimento del sesso predeterminato alla nascita, sono messi in discussione da movimenti che promuovono una libertà assoluta senza considerare le conseguenze etiche e sociali.

La salute pubblica è un altro valore tradizionale che viene spesso sacrificato sull'altare del profitto e dell'ideologia, portando a un sistema sanitario sempre più iniquo, inefficace, inaccessibile e talvolta dannoso. A titolo di esempio, Roberto Speranza, ex ministro della Salute, ha ammesso che fin dai primi mesi della campagna vaccinale contro il Covid-19 sapeva che il 20% degli effetti avversi segnalati all'Aifa era grave o addirittura mortale. Nonostante ciò, continuò a promuovere le vaccinazioni, insistendo sulla sicurezza ed efficacia dei farmaci. Come se non bastasse, la rivista "Medical & Clinical Research" ha pubblicato il 20 ottobre 2023 la ricerca peer-reviewed "Early Indication of Long-Term Impact of COVID Injections", che indica un nesso causale tra le vaccinazioni e l'aumento delle morti in eccesso.

In questo contesto, i vincoli all'iniziativa economica dettati dall'interesse pubblico (Costituzione Italiana, art. 41) sono spesso visti come ostacoli alla libertà individuale. Tuttavia, la rimozione di questi vincoli ci ha portati a un'economia finanziaria, guerrafondaia e ipertecnologica dominata da pochi potenti, dove la giustizia sociale e la tutela dei più deboli non esistono. L'assenza di regolamentazioni adeguate favorisce il caos economico e l'ingiustizia sociale, minando la coesione e la stabilità della società.

L'abbandono dei citati valori tradizionali porta inevitabilmente a una perdita di senso della propria vita. Senza punti di riferimento stabili, gli individui si trovano disorientati e privi di una bussola morale. Questa condizione di smarrimento può portare a una visione distorta della libertà, dove ogni mezzo, per quanto violento o caotico, è giustificato per raggiungere scopi personali, aziendali o politici.

La giustificazione del caos e della violenza come mezzi legittimi è sempre più preoccupante. L'istigazione alla violenza, tra l'altro, spesso è supportata da tv, giornali e social. Essa non solo mette in pericolo la stabilità e la sicurezza delle società, ma erode anche la fiducia reciproca e la capacità di cooperare per il bene comune. Quando la libertà dalla coscienza prevale sulla libertà di coscienza, il risultato è una società frammentata e polarizzata, dove il dialogo e il rispetto reciproco diventano impossibili.

Qualsiasi libertà deve essere accompagnata da un senso di responsabilità morale che prevenga l'adozione di mezzi distruttivi e violenti. Se questo equilibrio non viene mantenuto, allora Charles Darwin si era sbagliato: se mai siamo passati dalla scimmia all'uomo, oggi stiamo regredendo dall'uomo al verme. La vera evoluzione richiede non solo progresso tecnologico e coesione sociale, ma anche un avanzamento etico che garantisca il rispetto della dignità umana e del bene comune.

Non c'è speranza per coloro che soffrono se non lungo il sentiero stretto e arduo della non-violenza. Questo è il cammino degli eroi.

(18 maggio 2024)

La comodità della verità ufficiale: rifugio o trappola?

Il bisogno di "verità ufficiale" è un concetto che risuona profondamente nella società contemporanea, dove la complessità del mondo, per essere minimamente gestibile dalle persone con doti intellettive ordinarie, richiede spesso risposte semplificate, rapide e chiare.

Una verità è "ufficiale" se accettata e promossa dalle istituzioni, delegando ad autorità riconosciute il compito di determinare ciò che è vero e ciò che è falso. Tale delega risparmia le persone comuni dall'onere della ricerca autonoma, ad esempio affidando agli storici il compito di interpretare il passato, ai medici la comprensione della salute e della malattia, o ai giornalisti l'analisi degli eventi. Queste deleghe sono patti sociali impliciti, tramite i quali la verità ufficiale diventa un rifugio sicuro, un punto di riferimento che semplifica la vita quotidiana.

Un innegabile vantaggio della verità ufficiale è quello di eliminare la necessità per ciascun individuo di consultare autonomamente molteplici risorse multilinguistiche come siti web, libri, articoli scientifici, enciclopedie, documentari, archivi storici, video e altre risorse multimediali. In un'epoca in cui l'informazione è sovrabbondante e spesso contraddittoria, avere un'autorità riconosciuta che fornisca risposte precise è estremamente rassicurante. Questo riduce il disorientamento e l'insicurezza che possono derivare dalla molteplicità di opinioni. La verità ufficiale agisce quindi come un faro che guida le decisioni e i pensieri delle folle, rendendo più facile navigare nella complessità senza naufragare.

Un'altra comodità della verità ufficiale è la possibilità di sostituire la propria coscienza con quella del gruppo maggioritario. Questo fenomeno psicologico e sociale si basa sull'idea che la maggioranza, per definizione, "ha ragione". Aderire alla verità ufficiale significa allinearsi con la percezione comune e condivisa, riducendo il rischio di conflitti interni ed esterni. La pressione sociale e il desiderio di conformità giocano un ruolo cruciale in questo processo, poiché la dissonanza cognitiva, cioè il disagio derivato dall'avere contemporaneamente due o più credenze contraddittorie, viene mitigata dall'accettazione di una visione collettiva della realtà. In poche parole, sentirsi "normali" è più rassicurante rispetto al sentirsi "strani", emarginati, bullizzati o socialmente esclusi rispetto al gruppo maggioritario.

Sostenere la verità ufficiale conferisce anche un senso di appartenenza e legittimità. Coloro che aderiscono alla versione ufficiale della verità si sentono dalla "parte giusta", avvalorati dall'autorità delle istituzioni e dalla massa della popolazione che condivide la stessa visione. Questo senso di appartenenza è fondamentale per la costruzione dell'identità personale e collettiva, poiché fornisce un quadro di riferimento stabile e condiviso che rafforza la coesione sociale.

Accettare la verità ufficiale significa anche semplificare il processo di ricerca delle risposte alle proprie domande. Un conto è cercarsi da soli la verità, un altro è fare affidamento su un'unica risposta, oggi sempre più spesso offerta istantaneamente dall'intelligenza artificiale. Questo approccio riduce il tempo e lo sforzo necessari per ottenere informazioni: vere o false che siano, l'importante è che provengano da una fonte "affidabile", nel senso di allineata rispetto all'ideologia dominante.

Tuttavia, proprio per i motivi sopra menzionati, la verità ufficiale è anche una trappola, perché il suo valore di verità non è legato ad una corrispondenza con la realtà, ma con l'utilità e il bisogno contingente dei cosidetti "padroni universali". Con questa espressione, intendiamo una élite di potere globale che controlla in modo occulto e predominante le risorse economiche, politiche e mediatiche del mondo. Questi "padroni universali" sono responsabili di manipolare gli eventi globali a proprio vantaggio, influenzando le decisioni politiche ed economiche a livello internazionale per mantenere il loro potere e la loro ricchezza. Sono loro a stabilire le linee guida ufficiali su cosa è vero e cosa è falso, cosa giusto e cosa sbagliato.

Chi si aggrappa alla verità ufficiale tende a difenderla ostinatamente, anche quando le stesse autorità forniscono prove che la smentiscono. Questo atteggiamento dimostra una forma di pensiero che accetta contraddizioni e cambiamenti di verità a seconda dell'utilità del momento, negando la coerenza logica e favorendo la manipolazione. In altre parole, la verità ufficiale mantiene un'apparenza di legittimità anche quando palesemente incoerente. È un meccanismo che sostiene la narrazione dominante, impedendo una riflessione critica e garantendo il controllo sociale attraverso una distorsione sistematica della realtà.

La forza della verità ufficiale, quindi, risiede nella sua capacità di creare un consenso diffuso e di stabilire un ordine percepito come legittimo. Questo rende difficile, se non impossibile, mettere in discussione le sue fondamenta senza affrontare un'enorme resistenza sociale e istituzionale.

Ricapitolando, la comodità della verità ufficiale deriva dalla sua capacità di offrire una semplificazione, seppur falsata, della complessità del reale, tramite risposte rapide e univoche, e creando un senso di appartenenza e legittimità. Tuttavia, questa comodità ha un costo, poiché può perpetuare falsità, ostacolare il progresso della conoscenza, e portare a condotte autolesive in quanto basate su informazioni fuorvianti.

Essere consapevoli di questi aspetti è fondamentale per navigare criticamente nel mondo dell'informazione e per mantenere un equilibrio tra una fiducia critica e ponderata nelle istituzioni e una ricerca autonoma e mai fanatica della verità. Aver chiari questi meccanismi psicologici e sociali ci aiuta anche ad essere empatici e gentili verso coloro che credono alle menzogne del potere, perché il costo psicologico nel riconoscere di essere stati facilmente ingannati e manipolati, che soggettivamente può essere percepita come un'ammissione di stupidità (anche se tale non è), per la maggioranza delle persone è troppo alto. Ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi per prendere consapevolezza e non può esserci critica verso la verità ufficiale se prima non c'è stata esperienza di certi inganni.

(16 maggio 2024)

Vox Populi Vox Mali

Il celebre adagio latino "vox populi vox dei" lodava un tempo l'opinione della moltitudine come riflesso della volontà divina, ma tale nozione appare oggi desueta e ingannevole. Viviamo in un'era dove la manipolazione di massa è diventata una pratica quotidiana, rendendo l'idea che la voce del popolo equivalga a una verità incontrovertibile non solo errata, ma pericolosamente illusoria. Sarebbe più appropriato affermare "vox populi vox mali", ovvero "la voce del popolo è la voce del male", per descrivere come le masse siano spesso manovrate da forze oscure e interessi nascosti.

I media di massa, da quelli televisivi ai social network, si rivelano strumenti potentissimi nelle mani di chi esercita il potere. Con una costante e raffinata strategia di manipolazione, tali mezzi riescono a impiantare idee prive di fondamento concreto, sovente distorcendo la realtà e modellando un immaginario collettivo alterato. Le emozioni sono sfruttate senza scrupoli per influenzare il giudizio popolare, compromettendo il senso critico degli individui e indirizzando le loro azioni secondo i desideri di una ristretta élite.

Un esempio emblematico di tale manipolazione è l'uso dell'intelligenza artificiale generativa. Questa tecnologia, lungi dall'essere un mezzo neutrale, è costruita per supportare le manipolazioni del potere occulto sulle folle. Gli algoritmi che gestiscono i contenuti che vediamo online sono progettati per amplificare determinati messaggi e sopprimerne altri, indirizzando così l'opinione pubblica in modo subdolo e mirato.

La democrazia rappresentativa, un tempo considerata il baluardo della libertà e dell'autodeterminazione, si rivela essere una facciata dietro la quale si nasconde la più subdola delle tirannie. Un popolo manipolato non è un popolo rappresentato, ma un popolo dominato e violentato. Gli eletti non rispondono ai bisogni autentici dei cittadini, ma ai dettami di chi controlla i flussi informativi e finanziari. Le decisioni politiche sono spesso prese a beneficio di pochi, mentre le masse vengono illuse con promesse vuote e azioni più utili ad aggravare le sofferenze del popolo che ad alleviarle.

Anche le soluzioni proposte dai potenti ai problemi del popolo sono spesso un inganno. Questi problemi, infatti, sono creati ad arte da chi detiene il potere per poi presentarsi come il salvatore che ne offre la soluzione. In questo modo, si perpetua un ciclo di crisi e "salvataggi" che mantiene le masse in uno stato di perenne dipendenza, suggestione ipnotica e sottomissione.

Mentre la dittatura si manifesta attraverso l'uso aperto della violenza, la democrazia del XXI sec. è una forma di tirannide basata su metodi assai sofisticati e subdoli, come manipolazione, menzogne, inganni, tradimenti e ricatti incrociati. Volendo fare un paragone un po' ardito, mentre il dittatore si mostra per quello che è e, per lo meno da questo punto di vista, è mentalmente sano, la democrazia è invece una signora psichiatricamente disturbata, molto narcisista, schizofrenica, moralmente depravata e cognitivamente psicopatica. A sostegno di questa diagnosi clinica, vale la pena di sottolineare che negli stati democratici la guerra economica del più forte sul più debole è una costante, e la violenza con manganelli, ossa rotte, TSO, arresti indiscriminati e morti viene riservata solo a quei momenti in cui le proteste osano mettere in discussione i piani dei dominanti. In poche parole, nella democrazie contemporanee vale la legge del più forte e il diritto di chi sa imporsi passando sugli altri con la stessa gentilezza di un carro armato. Israele docet, ma non è l'unico, anzi.

La manipolazione di massa è quindi l'arma principale di chi governa sotto la maschera della democrazia, e quando la manipolazione viene smascherata si passa direttamente alla violenza bruta. Le menti vengono modellate, le coscienze addomesticate e le volontà piegate a un disegno che è tutto fuorché democratico. La vera libertà, la vera democrazia, esigono consapevolezza e resistenza contro questi meccanismi oppressivi.

È urgente una presa di coscienza collettiva. La consapevolezza delle dinamiche di manipolazione è il primo passo per emanciparsi dal giogo del potere occulto. Solo smascherando le menzogne e riconoscendo i veri meccanismi di controllo possiamo aspirare a una società veramente libera e giusta, dove la voce del popolo sia finalmente la voce della verità e non dell'inganno.

(15 maggio 2024)

Impatti Ambientali e Socioeconomici del 5G: una discussione con Corrado Malanga

Il video in calce è stato trasmesso in diretta da Cascina il 10 maggio 2024 alle ore 15:35.

Il prof. Corrado Malanga, insieme ai proprietari di una mieleria vicina al sito di installazione di una nuova antenna 5G, esplora le implicazioni di questa tecnologia sull'economia locale, sulla salute pubblica, e sull'ambiente. I temi trattati sono particolarmente critici e meritano una seria presa di consapevolezza:

1. Impatto sulla Biodiversità Locale

Le api, essenziali per l'impollinazione e la biodiversità, sono gravemente minacciate dalle frequenze emesse dalle antenne 5G. La discussione verte su come la loro scomparsa potrebbe ledere l'intero ecosistema, compromettendo la produzione agricola e la biodiversità.

2. Salute Umana e Rischi

Vengono citati studi scientifici che mostrano potenziali rischi per la salute umana causati dall'esposizione prolungata alle radiazioni del 5G, tra cui alterazioni a livello microbiotico e possibili effetti sul sistema immunitario e neurologico.

3. Aspetti Economici e Sociali

Gli imprenditori locali espongono le loro preoccupazioni per la minaccia del 5G alla loro attività economica e alla qualità della vita, dato il potenziale impatto negativo su agricoltura e apicoltura.

4. Conflitti e Gestione Comunale

Il dibattito tocca anche la questione della responsabilità delle amministrazioni locali e del loro ruolo nell'autorizzare installazioni potenzialmente dannose senza un'adeguata consultazione pubblica.

L'installazione delle antenne 5G non rappresenta solo una minaccia isolata per una piccola impresa locale, ma un potenziale disastro ambientale e sanitario a più ampio raggio. La morte delle api a seguito del 5G è solo un sintomo di una problematica ben più grande che riguarda l'intera catena ecologica e la salute pubblica.

Questo video serve a sensibilizzare non solo sulla specifica problematica del 5G, ma su come le decisioni tecnologiche e industriali vengano spesso prese ignorando le conseguenze a lungo termine sul benessere comune e l'ambiente. L'appello finale è per una maggiore consapevolezza e azione collettiva per proteggere il nostro futuro comune.

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fonte del video: https://www.facebook.com/9MQWEBTV/videos/7323383484437587

Ricerca scientifica dimostra nesso di causa ed effetto tra vaccinazioni e morti

La rivista internazionale "Medical & Clinical Research" è ad accesso aperto, riconosciuta per la pubblicazione di un'ampia gamma di argomenti nel campo della medicina generale e avanzata e delle relative pratiche cliniche. Questa rivista peer-reviewed pubblica ricerche originali in tutte le principali scienze mediche e cliniche, compresi articoli di ricerca, recensioni, casi studio, commentari e comunicazioni brevi.

Il 20 ottobre 2023 ha pubblicato lo studio australiano "Early Indication of Long-Term Impact of COVID Injections" del Dr. Wilson Sy. Tale ricerca offre indicazioni statistiche chiare e incontestabili sul danno a lungo termine provocato dalle vaccinazioni COVID-19 alla popolazione, suggerendo che ulteriori vaccinazioni potrebbero aggravare i danni proporzionalmente. Lo studio stabilisce un nesso diretto di causa ed effetto tra le campagne di vaccinazione e l'aumento delle morti in eccesso, affermando che l'Australia rappresenta un esperimento naturale controllato eccezionalmente indicativo.

fonte originale:
https://www.medclinrese.org/peer-review/early-indication-of-longterm-impact-of-covid-injections-521.html

copia del PDF:
https://www.informatica-libera.net/files/early-indication-of-longterm-impact-of-covid-injections.pdf

La ricerca analizza i dati di mortalità fino al 2023, utilizzando metodologie semplici e dirette che hanno evidenziato correlazioni statisticamente significative tra vaccinazioni e morti in eccesso. Questi dati mostrano che le prime due grandi campagne di vaccinazione in Australia sono state seguite, dopo cinque mesi, da un aumento proporzionale delle morti in eccesso. Questo pattern temporale conferma il nesso di causa ed effetto tra la somministrazione dei vaccini e l'aumento delle morti, soddisfacendo i criteri di causalità di Bradford Hill.

Il documento esegue previsioni basate su queste correlazioni, che sono state confermate dai dati successivi, validando l'affidabilità del metodo. Per esempio, il picco delle vaccinazioni di metà luglio 2022 è stato seguito da un'ulteriore ondata di morti in eccesso alla fine dello stesso anno, dimostrando la capacità predittiva dell'analisi.

L'analisi di regressione lineare mostra una relazione dose-risposta tra le dosi di vaccino somministrate e le morti in eccesso. Ogni ondata successiva ha mostrato un impatto maggiore rispetto alla precedente, con un incremento della mortalità correlato all'aumento della dose di vaccino somministrata, suggerendo un effetto cumulativo e a lungo termine dei morti a seguito delle vaccinazioni.

Inoltre, è stato osservato che la proteina spike, prodotta dalla traduzione dell'mRNA veicolato dai vaccini, persiste nel corpo umano più a lungo del previsto. Questa persistenza potrebbe spiegare la lunga durata degli effetti nocivi delle vaccinazioni, suggerendo che gli effetti delle iniezioni successive potrebbero accumularsi, aggravando ulteriormente l'effetto della proteina spike nel corpo.

La posizione geografica e le politiche sanitarie dell'Australia la rendono un laboratorio naturale unico per osservare gli effetti delle vaccinazioni. Il paese presenta caratteristiche che minimizzano i fattori confondenti, permettendo di isolare l'impatto delle vaccinazioni sulle morti in eccesso.

In conclusione, lo studio australiano suggerisce che le vaccinazioni COVID-19 possono avere effetti dannosi a lungo termine sulla popolazione, confermati dalla correlazione tra le campagne di vaccinazione e l'aumento delle morti in eccesso. Questi risultati sollevano preoccupazioni serie e giustificate sul proseguimento delle campagne vaccinali, ponendo l'Australia come un esempio critico nel contesto globale della gestione delle pandemie.

Il video sotto riportato commenta la ricerca in questione.

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fonte: https://www.youtube.com/watch?v=_ubLCwpgxHA

 

I problemi (e la truffa) dell'energia nucleare

Nel video in calce riporto l'intervento del fisico nucleare prof. Emilio Del Giudice alla conferenza organizzata dall'Associazione Culturale SaraS: Pianeta Terra una madre da salvare (Milano, 3 Febbraio 2008, fonte).

Provo a riassumere i problemi principali dell'energia nucleare evidenziati dal professore:

Rischi Ambientali e Sanitari: Del Giudice sottolinea che, mentre l'energia nucleare è estremamente potente, è anche estremamente pericolosa. I rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali nucleari rimangono nocivi per migliaia di anni, con isotopi come il plutonio che hanno tempi di decadimento dell'ordine dei 24.000 anni. Questi rifiuti rappresentano un pericolo persistente per la salute e l'ambiente, data la loro longevità e la loro elevata tossicità.

Difficoltà (Impossibilità) di Gestione dei Rifiuti: Il problema dei rifiuti nucleari è aggravato dalla difficoltà di smaltirli in modo sicuro. Le strutture per lo stoccaggio dei rifiuti devono essere estremamente robuste e sicure, poiché devono contenere materiali radioattivi per periodi di tempo che superano la durata della vita delle costruzioni umane. Inoltre, nessuna assicurazione privata è disposta a coprire i rischi associati al nucleare, lasciando gli stati a fronteggiare da soli i costi e le responsabilità derivanti da eventuali incidenti o dalla gestione a lungo termine dei rifiuti.

Problemi Economici e di Sostenibilità: La produzione di energia nucleare non è economicamente vantaggiosa senza sostanziali sussidi statali. Gli elevati costi di costruzione e demolizione delle centrali, combinati con il costo e la rarità delle materie prime come l'uranio, rendono il nucleare una soluzione costosa e poco sostenibile a lungo termine. Le risorse di uranio, infatti, sono ancora più limitate di quelle del petrolio e si esauriranno rapidamente se sfruttate intensivamente.

Implicazioni Militari: Del Giudice evidenzia anche il legame tra l'energia nucleare civile e quella militare, sottolineando come praticamente sempre i programmi nucleari civili mascherino o sostengano lo sviluppo di armamenti nucleari. Questo uso doppio complica ulteriormente la questione nucleare, introducendo rischi geopolitici e di proliferazione nucleare.

Alternative Energetiche: Infine, il professore critica l'approccio che privilegia la produzione energetica attraverso fonti intensive come il nucleare, invece di esplorare approcci che riducano il bisogno di energia attraverso l'efficienza e la coerenza nella gestione delle risorse. Propone di considerare tecnologie meno invasive e più armoniche con l'ambiente, come la fusione fredda, pur riconoscendo che anche questa tecnologia presenta limitazioni e non deve essere vista come una panacea.

In conclusione, Del Giudice descrive l'energia nucleare come una soluzione problematica e piena di rischi, esortando alla ricerca e allo sviluppo di alternative più sicure e sostenibili. Invito i lettori a visionare il video con attenzione per acquisire una prospettiva più critica rispetto alla retorica pro-nucleare, che spesso nasconde i suoi usi militari e le sfide insormontabili nella gestione dei rifiuti.

Come ha eloquentemente messo in guardia Del Giudice, voler evitare emissioni di CO2 con l'energia nucleare è come "voler evitare il colera con la peste": un male per un altro, di cui il secondo, cioè le armi nucleari e le scorie radioattive, è decisamente più grave.

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Usare la fame e la disperazione per convincerci ad andare in guerra?

fonte: https://visionetv.it/masala-il-piano-draghi-per-la-militarizzazione-dellue/

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Speranza: «Sapevo che il 20 per cento degli effetti avversi [dei vaccini Covid] era gravissimo»

Seppur con riluttanza, ritengo di dover tornare sull'argomento dei vaccini, nonostante l'abbondante trattazione che ne ho già fornito nel mio blog nel corso degli ultimi anni, affrontando svariate sfaccettature della questione.

Animato dal desiderio di conservare una memoria storica, mi preme sottolineare l'importanza del seguente articolo che ho accuratamente trascritto dal quotidiano cartaceo "La Verità" del 10 aprile 2024, affinché possa essere consultato con facilità.

Questo contributo si rivelerà prezioso nelle future discussioni riguardanti le campagne vaccinali, offrendoci solide basi per contestare quelle che vengono presentate come assolute "verità scientifiche", le cui contraddizioni sono state ammesse persino dai loro proclamatori.


fonte: La Verità, 10 aprile 2024, articolo in prima pagina di Francesco Borgonovo e Alessandro Rico

sottotitolo:

L'ex ministro ammette che, fin dai primi mesi della campagna vaccinale, l'Aifa gli segnalò che una reazione negativa su cinque poteva essere addirittura mortale. Eppure andò avanti con obblighi e Open day, recitando il mantra dei farmaci «sicuri ed efficaci».

prima pagina:

Roberto Speranza sapeva che un effetto avverso su cinque dei vaccini anti Covid riguardava eventi gravi o addirittura decessi. Come riferiscono gli avvocati dall'associazione che ha trascinato alla sbarra lui e Nicola Magrini, ex capo dell'Aifa, il politico l'ha ammesso candidamente davanti ai magistrati del Tribunale dei ministri. La confessione non deve averli sconvolti granché, visto che hanno archiviato le accuse contro di lui. Male le cifre di cui Speranza ha dichiarato di essere consapevole non sono irrisorie: parliamo del 20% del totale dei casi riportati all'autorità di vigilanza sui medicinali - che sono solo una parte di quelli realmente verificatisi, visto che la vigilanza stessa è stata alquanto carente. E meno male che, nel suo libro, l'ex ministro parlava di “rare segnalazioni”...

continua a pagina 5:

Speranza: «Sapevo che un quinto degli effetti avversi era grave»

I legali che hanno seguito il procedimento contro l'ex ministro svelano: con i pm ammise di essere sempre stato a conoscenza dell'alta percentuale di reazioni, anche mortali. Eppure le toghe l'hanno archiviato

Antonietta Veneziano e Angelo Di Lorenzo, dell'associazione Avvocati Liberi, sono i legali che hanno seguito il procedimento giudiziario riguardante Roberto Speranza e Nicola Magrini, che per l'ex ministro si è concluso con una archiviazione presso il Tribunale dei ministri di Roma. Finora avevano evitato di commentare la vicenda, anche perché non la ritengono ancora finita. Rimane infatti in piedi, in altra sede, la causa riguardante Magrini - che all'epoca era a capo di Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco - ma pure per quanto concerne Speranza non è detto che la partita sia chiusa. Comunque sia, i due professionisti hanno scelto di rompere il silenzio, rilasciando una serie di interviste all'emittente Byoblu nel programma quotidiano Orsobruno, conversazioni che saranno trasmesse a puntate da oggi fino a venerdì. Passo dopo passo, gli avvocati hanno esaminato le motivazioni - raccolte in oltre 30 pagine - sulla base delle quali il Tribunale dei ministri ha deciso per l'archiviazione di Speranza, mettendone in luce tutte le falle e le incongruenze.

Il catalogo, a ben vedere, è abbastanza impressionante. Ma c'è un passaggio in particolare che lascia decisamente sconcertati, anche per via dell'argomento che tratta: gli effetti avversi delle vaccinazioni e le conseguenze che hanno avuto sulla popolazione.

Lo sappiamo bene: l'occorrenza di effetti collaterali è stata sempre minimizzata, se non espressamente negata, sia dagli scienziati «catodici», sia dai tecnici ministeriali, sia da chi ricopriva ruoli di potere. «Sicuri ed efficaci»: era questo il mantra che ha accompagnato ogni tentativo di discutere di reazioni avverse e che ha tirato la volata alla campagna di iniezioni a tappeto, imposte a prescindere da qualunque valutazione di rischi e benefici dei farmaci a seconda delle fasce d'età e dello stato di salute degli individui inoculati.

Come riferisce l'avvocato Veneziano, però, già dopo le prime settimane di vaccinazioni, a Speranza erano arrivati segnali allarmanti, che tuttavia egli preferì ignorare, pur di portare avanti l'impresa di «immunizzare» gli italiani - si fa per dire, visto che le punture non bloccavano la trasmissione del virus.

Intervistata da Byoblu, la legale ha svelato che, «incredibilmente, nel suo interrogatorio» con i magistrati del Tribunale dei ministri, «Speranza dice che lui è a conoscenza del fatto che un evento avverso su cinque di quelli segnalati ad Aifa era grave, gravissimo o addirittura mortale». Proprio cosi: l'uomo che, insieme con l'allora premier Mario Draghi, gestiva le politiche anti Covid, ha ammesso candidamente, davanti alle toghe, di essere stato perfettamente al corrente che ci fosse un certo numero di effetti collaterali seri, persino fatali, potenzialmente collegati alle vaccinazioni. Parliamo di circa il 20% di casi sul totale di quelli segnalati all'Aifa (che sono stati solo una parte di quelli effettivamente verificatisi, visto che la vigilanza è stata alquanto carente e quasi integralmente passiva). Sono cifre importanti. Eppure, nel suo libro, Perché guariremo, riveduto, corretto e ristampato pochi mesi fa, l'ex assessore di Potenza si limita a citare «rare segnalazioni di effetti avversi». Strano concetto di «raro».

Quel 20% di segnalazioni non spinse Speranza a rallentare la catena di montaggio delle iniezioni. Nemmeno su quelle categorie anagrafiche meno vulnerabili al virus, che magari avrebbero meritato qualche approfondimento in più, prima di essere esposte a eventuali pericoli. Men che meno i dati lo indussero a scoraggiare gli Open day. Il ministro - come svelato dalle carte genovesi dell'inchiesta sulla morte di Camilla Canepa - ebbe anzi la battuta pronta, allorché, durante un vertice, osservò che alcune Regioni, accogliendo negli hub ragazzi giovanissimi e offrendo loro il preparato di Astrazeneca, erano state «un po' più sportive». Peccato che quella faciloneria avrebbe portato, a giugno 2021, alla morte della diciottenne ligure. Prima di lei, una trombosi aveva stroncato il militare Stefano Paternò (43 anni) e l'insegnante trentaduenne Francesca Tuscano, entrambi vaccinati con Astrazeneca.

Proprio la vicenda del sottufficiale di Marina siciliano mostra quale fosse l'approccio di Speranza dinanzi alle notizie di possibili effetti nocivi dei vaccini: sapere, ma non agire.

Con La Verità, l'avvocato Di Lorenzo ricorda un particolare significativo: «Nella vicenda Paternò, Nicola Magrini», all'epoca al vertice dell'Aifa, «avrebbe inviato al pm di Siracusa una mail, dicendo di aver parlato con il ministro, che gli avrebbe chiesto di non sequestrare o di sospendere il sequestro dei vaccini». La singolare ingerenza non avrebbe portato grandi risultati: «Il pm», riferisce Di Lorenzo, «temporeggiava un paio d'ore e poi sequestrava». È per questo che ,'l'istigazione all'omissione di atti d'ufficio, unica possibile eccezione all'innocenza di Speranza» individuata dal Tribunale dei ministri, «non è stata considerata punibile». Ma la circostanza la dice lunga su quali fossero le priorita dell'ex assessore lucano.

Sul preparato anglosvedese, lui e i suoi esperti pasticciarono parecchio: per qualche giorno, a marzo, Aifa lo fece sospendere in via precauzionale; poi, il medicinale venne di nuovo sbloccato; infine, 24 ore dopo la morte della Canepa, su suggerimento del Cts, il governo dispose che fosse riservato agli over 60, mentre, ai più giovani che avevano ricevuto già una dose, venne proposto il «mix and match», un miscuglio con i vaccini a mRna sulla cui sicurezza ed efficacia non era stato condotto alcuno studio esauriente.

La preoccupazione di Speranza, a quanto pare di capire, non era quella «ippocratica»: prima di tutto, non nuocere. Sia nel caso di Astrazeneca, sia in quello, forse più grave poiché fondato su una statistica, del 20% di eventi avversi gravi o fatali segnalati alle autorità, il ministro pensava soprattutto ad andare avanti con la campagna vaccinale. Senza curarsi di qualche incidente di percorso. Dopo tutto, se anche qualcuno viene danneggiato, poco importa: basta, al momento opportuno, scaricare le responsabilità su qualche organismo istituzionale e il gioco è fatto.

La Verità - Anno IX - Numero 99 - 10 aprile 2024 - Vaccini covid, Speranza

Mobilitiamoci contro il genocidio! (gruppo Telegram, Manlio Dinucci)

Stop al genocidio a Gaza

Nel presente clima di autocensura e codarda complicità, dove la classe dirigente e l'ecosistema mediatico si prostrano vili davanti a persone la cui unica ambizione è quella di trascinare il mondo intero nelle voragini di conflitti interminabili, esistono ancora individui che scelgono di dare un piccolo segno di solidarietà con le vittime di queste tragedie.

Il presente blog appoggia con fermezza l'iniziativa "Mobilitiamoci contro il genocidio!", lanciata da Manlio Dinucci insieme ad altri sostenitori elencati in calce.

Come riflessione personale, desidero sottolineare la mia profonda preoccupazione non solo per le vittime dell'oppressione, ma anche per coloro che la esercitano, poiché sono convinto che le dinamiche di causa ed effetto - un principio immutabile talvolta chiamato karma - si applichino universalmente, senza esclusione.

Per firmare il documento di seguito illustrato, è necessario l'utilizzo dell'applicazione Telegram, disponibile non soltanto per iOS e Android, ma anche per sistemi Linux, macOS e Windows.

Riporto un comunicato del 12 febbraio 2024, a cui ho aggiunto i link:

Grazie a tutti coloro che si sono iscritti a questo canale e a coloro che si iscriveranno.

Il documento che vedete in formato PDF con le note in fondo pagina (lo trovate facilmente su File) verrà integralmente trasmesso al Governo del Sudafrica, alla Corte Internazionale di Giustizia dell'ONU e ai membri dell'Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Oltre ai firmatari che hanno già sottoscritto, promosso e organizzato questa mobilitazione - che troverete in elenco qui di seguito - sarà indicato il nominativo di chiunque voglia aderire all'iniziativa.

Sarà sufficiente precisare:

Nome Cognome,
professione e provincia,
e dichiarare "aderisco" nel Gruppo "Mobilitiamoci contro il genocidio - FIRMA" collegato a questo canale.

Ciò allo scopo di far comprendere che tutte le diverse voci che compongono la società civile, indipendentemente dal lavoro, dalla funzione o dalla posizione personale sono solidali e rappresentano persone distribuite in tutta Italia, in Europa e nel mondo.

Raccoglieremo le adesioni nell'ordine in cui appariranno e nel giro di qualche giorno trasmetteremo questa prima comunicazione.

Successivamente al primo invio, continueremo a raccogliere le firme e trasmetterle per creare un tam tam costante nei confronti dei nostri destinatari, per esercitare una pressione e mantenere una attenzione continuativa sul tema della campagna di mobilitazione.

Troverete anche un secondo Gruppo collegato a questo canale, chiamato "Mobilitiamoci contro il genocidio - FORUM" dove sarà possibile per gli iscritti al canale confrontarsi, fornire contributi, proporre iniziative.

Nel frattempo cercheremo di tenervi aggiornati qui sul tema della mobilitazione.
Grazie ancora a tutti per l'impegno.

Manlio Dinucci, giornalista geopolitico, Pisa
Fabrizia Vaccarella, avvocato penalista, Milano
Andrea Ciucci, consulente informatico, Pisa
Francesco Cappello, insegnante, Ragusa
Berenice Galli, giornalista indipendente, Siena
Valentino Soramaè, pubblicitario, Venezia
Giada Massimino, studentessa, Torino

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