You are here

Comunicazione e Linguaggio

Teoria dell'obbligatorietà dell'IA

Translate this article

Queste sono le parole di Linus Torvalds, per lo meno secondo la traduzione di Zeus News:

"Chi rifiuta l'IA in modo ideologico dovrebbe valutare di lasciare la comunità (del kernel Linux) o creare un fork separato".

Non so se Torvalds si rende conto di quello che ha scritto. Vedo una dinamica e un modo di relazionarsi potenzialmente distruttivo.

Caro lettore, cara lettrice, ti ricordi la mia "teoria dell'obbligatorietà della connessione in mobilità"? Adesso siamo passati all'obbligatorietà dell'IA.

Come nota non secondaria, l'istanza pubblicamente accessibile di Sashiko è pagata da Google, quindi è gratuita per gli sviluppatori. Nello specifico, Google ha interesse allo sviluppo di Linux, ma cosa succederebbe se Google cambiasse politica e non volesse più supportare Linux? Quali costi dovrebbe sostenere la comunità? All'incirca da 1 a 2 milioni di dollari all'anno (secondo una mia stima riportata in calce), considerando anche server, archiviazione, rete e personale. Se anche questa stima fosse sbagliata, si tratterebbe comunque di costi ingenti.

Ci sono dei ragionamenti economici che andrebbero fatti. Ha senso creare una "forte dipendenza" di Linux da un servizio che, nel momento in cui non venisse più pagato da Google, potrebbe distruggere la comunità per i costi ingenti? Nessuno ci ha pensato? Considerazioni analoghe valgono per tutti i settori lavorativi che ormai dipendono fortemente, e che dipenderanno sempre di più in futuro, da IA il cui costo nei prossimi anni o decenni è semplicemente sconosciuto. Il risultato finale potrebbe essere la sopravvivenza solo delle grandi multinazionali che possono affrontare qualsiasi spesa. Sono un catastrofista? Forse, ma a pensar male a volte ci si indovina. Questa mia ipotesi andrebbe valutata nel lungo periodo, tenendo anche conto della crescente crisi energetica dovuta alle attuali follie nella politica internazionale, di quanto energivora sia l'IA e della probabile mancanza delle materie prime per la costruzione dei datacenter. A proposito, suggerisco di dare uno sguardo a questa intervista: Datacenter, fermiamo il mostro.

Comunque, al di là di queste mie opinioni, il messaggio rimane: o usi l'IA o sei tagliato fuori. E se l'IA, ora gratuita o con costi accessibili, richiederà un esborso economico insostenibile in futuro, pazienza, ci limitiamo a sperare che non succeda. Più o meno il senso è questo.

Un'altra frase fondamentale dell'articolo: "Torvalds ha ribadito che l'open source si fonda sul merito delle soluzioni e non sulla resistenza a strumenti che possono migliorare la qualità del codice".

Ma ne siamo sicuri? Questa frase di Torvalds è abbastanza manipolatoria, andrebbe riletta bene. Sembra la frase di un politico che vuole demonizzare gli oppositori, perché, psicologicamente, sta attribuendo la resistenza non all'IA in quanto tale, ma al miglioramento del codice. Ovviamente le cose non stanno in questi termini, la questione è molto più complessa.

È significativo, almeno sul piano terminologico, che venga utilizzata l’espressione "open source" (codice con sorgenti aperti) anziché "libre software" (software libero), perché c'è un'idea filosofica di fondo diversa (la licenza del kernel Linux è GPL v.2, quindi il kernel Linux è software libero). La mia impressione è che Torvalds ragioni più come il CEO di un'azienda orientato alle logiche di mercato, che come il leader di una comunità accomunata da un desiderio di contribuire al bene comune. Ne comprendo le ragioni, però vorrei sottolineare che il fondamento del software libero non è la qualità tecnica in sé e per sé, ma la condivisione e l'aiuto verso il prossimo. Sono differenze molto sottili che possono portare a scelte concrete diverse.

L'atteggiamento di Torvalds mi sembra uguale a quello di Coinbase, che ha licenziato i programmatori che non hanno voluto usare l'IA generativa.

Ormai l'IA è come lo smartphone: contestare il cellulare, nel senso di non usarlo, e in particolare di non usare i social e i sistemi di messaggistica, porta all'esclusione sociale e lavorativa. Tutti lo danno per scontato, e non usare Whatsapp è considerato quasi una colpa, se non una colpa vera e propria (giusto per fare un esempio). Anche "non usare" l'IA è ormai un problema grave, e lo sarà sempre di più in futuro, sarà un "colpa" vera e propria.

(20 luglio 2026)

Dettagli sulla mia stima dei costi

Non essendo pubblicati i consumi effettivi di Sashiko, la cifra di 1–2 milioni di dollari l’anno deve essere considerata una stima approssimativa. Supponendo che il sistema esegua tra 150.000 e 200.000 revisioni complete all’anno, equivalenti a circa 410–550 al giorno, e che ciascuna revisione multistadio accumuli complessivamente 1,5 milioni di token in ingresso e 100.000 token di output e ragionamento, il costo unitario sarebbe di circa 7,80 dollari. Nel calcolo applico prudenzialmente le tariffe standard di Gemini 3.1 Pro previste per prompt superiori a 200.000 token: 4 dollari per milione di token in ingresso e 18 dollari per milione in uscita. Una revisione costerebbe quindi 6 dollari per l’input — 1,5 × 4 dollari — più 1,80 dollari per l’output — 0,1 × 18 dollari. Moltiplicando 7,80 dollari per 150.000 revisioni si ottengono 1,17 milioni di dollari l’anno; con 200.000 revisioni si arriva a 1,56 milioni. Aggiungendo indicativamente il 10–25% per server, database, rete, archiviazione e gestione operativa, il totale salirebbe a circa 1,3–1,95 milioni di dollari annui, arrotondabili nell’ordine di grandezza di 1–2 milioni. Sashiko utilizza effettivamente un protocollo articolato in undici fasi e gli sviluppatori avvertono che il sistema può comportare costi API significativi; il calcolo, tuttavia, usa prezzi pubblici di listino e non considera sconti aziendali, caching o elaborazione batch, che potrebbero ridurre la spesa reale.

Comunicazione Non Violenta (CNV, Mauro Scardovelli)

Translate this article

Mauro Scardovelli (biografia, attività e pubblicazioni), in uno dei suoi video, dichiara che ciò che lui dice può essere tranquillamente condiviso, non a caso molto di ciò che lui ha pubblicato si trova su:

Youtube: https://www.youtube.com/user/MauroScardovelli
Archive.org: https://archive.org/search.php?query=creator%3A%22Mauro+Scardovelli%22&sort=titleSorter
Google Drive: https://drive.google.com/drive/folders/0B7Ay4m4h0pvrUkVIdUx2d2gxV3M

Raccolgo in questa pagina alcuni suoi video e audio dedicati alla Comunicazione Non Violenta (CNV), pubblicati sul suo vecchio sito www.mauroscardovelli.com (purtroppo non più esistente, ma la cui copia è ancora presente su archive.org), con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 2.5 Italia (CC BY-NC 2.5 IT), con l'auspicio che possano contribuire a migliorare le nostre vite.

Grazie Mauro!


Premessa: Leader di sé è colui che sa guidare le proprie emozioni

«Nello stato di coscienza adattato, in cui comunemente viviamo, una persona è schiava delle proprie emozioni. Ciò significa che non è leader di sé, ma succube dei propri circuiti neuronali più primitivi, meno evoluti.

Con questo stato di schiavitù al proprio interno, è naturale che, anche all’esterno, la persona sia facilmente assoggettabile, governabile, sfruttabile e manipolabile dalle élites di potere.

In ultima analisi queste élites (siano esse economiche, politiche, religiose...) per mantenere il potere, hanno tutti gli interessi affinché le persone non imparino a gestire le proprie emozioni, in particolare la paura, ossia non diventino leader di sé.

Questo stato di schiavitù a cui ci sottomettiamo inconsapevolmente, è parte del campo semantico del giudizio, il quale è ormai diventato, nella cultura occidentale, una categoria a priori della nostra percezione della realtà; per questo è così difficile accorgercene e  liberarcene.Noi crediamo di essere liberi fautori del nostro destino, ma non ci accorgiamo che, in realtà, trascorriamo la nostra intera vita all’interno delle aule di un tribunale: ogni nostro singolo pensiero, azione, emozione, viene valutata da un instancabile giudice interiorizzato e onnipotente al nostro interno.

Non essendo dunque liberi, ma schiavi di un’entità interiorizzata attraverso la cultura e quindi invisibile ai nostri occhi, le elités di potere possono dormire sonni tranquilli, perché hanno trovato la chiave per mantenere gli esseri umani nella paura di essere giudicati colpevoli, paura che essi stessi, autonomamente, giorno dopo giorno, generano al proprio interno... e, come detto sopra, se è un’emozione come la paura a guidare la persona, essa non sarà mai leader di sé.

Come mai questo giudice ha così potere su di noi?

Perché la cultura oppressiva e narcisista, in cui ci troviamo immersi, è riuscita nei secoli a creare un tipo di linguaggio (che è la materia di cui sono fatti i nostri pensieri) impregnato di presupposti che danno per scontato che il metro di valutazione delle relazioni umane sia il giudizio.

Il risultato dell’utilizzo del linguaggio in questa modalità, è che per noi diventa normale valutare noi stessi e gli altri in base a criteri quali colpa, merito, migliore, peggiore, castigo, premio, bravura, stupidità, peccato, punizione, senso di colpa, senso di inferiorità, condanna, vergogna, paura, rimprovero...

E se invece di queste categorie immaginassimo per un momento di utilizzare lo strumento linguaggio (di per sé neutro) in una modalità completamente inedita, che metta al centro la qualità della relazione, i sentimenti, i bisogni di una persona, i suoi valori? Una modalità che valorizzi la comprensione profonda dei fatti e una giustizia riparativa, anziché punitiva? Se imparassimo ad utilizzare questo tipo di linguaggio oltreché con le altre persone, in prima istanza con noi stessi e le nostre parti interne?

Questa è la sfida della Comunicazione Non Violenta di Marshall Rosenberg, che, in Aleph, viene integrata nel Metamodello 2.» (scritto da Mauro Scardovelli, fonte)

Nei video e negli audio seguenti, Mauro Scardovelli fa riferimento al libro "Parlare pace" di Marshall Rosenberg. Nel momento in cui scrivo (giugno 2018) è possibile acquistare la riedizione del libro "Parlare pace" di Marshall Rosenberg al link seguente:
http://www.centroesserci.it/shop/le-tue-parole-possono-cambiare-il-mondo/

Video sulla "Comunicazione Non Violenta":

  1. ComunicazioneNonViolenta01.mp4

  2. ComunicazioneNonViolenta02.mp4

  3. ComunicazioneNonViolenta03.mp4

  4. ComunicazioneNonViolenta04.mp4

  5. ComunicazioneNonViolenta05.mp4

  6. ComunicazioneNonViolenta06.mp4

  7. ComunicazioneNonViolenta07.mp4

  8. ComunicazioneNonViolenta08.mp4

  9. ComunicazioneNonViolenta09.mp4

  10. ComunicazioneNonViolenta10.mp4

  11. ComunicazioneNonViolenta11.mp4

Audio sulla "Comunicazione Non Violenta":

  1. ComunicazioneNonViolenta01.mp3

  2. ComunicazioneNonViolenta02.mp3

  3. ComunicazioneNonViolenta03.mp3

  4. ComunicazioneNonViolenta04.mp3

  5. ComunicazioneNonViolenta05.mp3

  6. ComunicazioneNonViolenta06.mp3

  7. ComunicazioneNonViolenta07.mp3

  8. ComunicazioneNonViolenta08.mp3

  9. ComunicazioneNonViolenta09.mp3

  10. ComunicazioneNonViolenta10.mp3

  11. ComunicazioneNonViolenta11.mp3

  12. ComunicazioneNonViolenta12.mp3

  13. ComunicazioneNonViolenta13.mp3

  14. ComunicazioneNonViolenta14.mp3

I social network sono il regno della non-comunicazione

Translate this article

«Scrivo perché nessuno mi ascolta!»
Questo è il messaggio che leggo e rileggo ogni volta che mi trovo alla stazione ferroviaria di Navacchio (Pisa): poche parole che indicano le difficoltà esistenziali di un'intera società...

Scrivo perché nessuno mi ascolta!

Smartphone alienazioneSu questo tema, segue la recensione del libro "Parlarsi. La comunicazione perduta" di Eugenio Borgna, psichiatra, docente e saggista, a cura di Lelio Demichelis e pubblicata su Alfabeta2.

Siamo una società che parla molto, ma che non ascolta. Ed è un parlare compulsivo e veloce, dove tutti dicono tutto, tutti vogliono dire qualcosa e non importa cosa. Ma se tutti dicono, anzi gridano, bisogna infine dire gridando più forte per superare il rumore di fondo di grida senza comunicazione. Tutti parlano e tweettano e bloggano e sui social network il dire o i selfie sono subito superati dal dire e dal selfie successivo, il dire non ha sedimentazione, non nasce da riflessione interiore, non dialoga anche quando si crede di condividere (condividere non è dialogare) perché ciò che si è detto in realtà non si sedimenta in chi riceve. Producendo appunto un rumore fatto di parole in libertà che passano attraverso molteplici canali di comunicazione, dando l’illusione di una grande libertà ma che cadono quasi sempre nel vuoto del non ascolto, o dell’ascolto appunto istantaneo (che produce un vuoto analogo), tutti futuristicamente sedotti dal mito della velocità delle parole mentre in realtà comunichiamo monologhi, stimolati dalla potenza facile del mezzo tecnico che sembra offrire a tutti una tribuna immensa di potenziali ascoltatori.

Appunti di Psicologia della Comunicazione (sintesi)

Translate this article

Appunti di Psicologia della Comunicazione (sintesi)
(download PDF)

a cura di Francesco Galgani
www.informatica-libera.net

«La TV è un modo malsano di riempire un vuoto. Facebook e i telefonini anche.»
(Francesco Galgani)

«Non c’è molta differenza tra il cellulare e il “braccialetto elettronico” indossato dai condannati in semilibertà: in quest’ultimo caso il controllo della polizia è in tempo reale; nel caso del cellulare invece il controllo, sempre possibile, è in differita: ci vuole un po’ più di lavoro, ma il risultato è lo stesso (i dati vengono conservati dalle società per anni).»
(Franco Lever, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale, Università Pontificia Salesiana)
 

Abstract

Questo mio elaborato mi ha accompagnato nella preparazione di un esame di Psicologia della Comunicazione: desidero condividerlo, nella speranza che sia utile anche ad altri. Ovviamente non posso escludere che contenga errori. La scelta degli argomenti e del livello di approfondimento è stata motivata perlopiù da mie esigenze di studio: le note bibliografiche potranno servire per ulteriori approfondimenti.
Parte dei testi sono liberamente tratti da quanto ho riportato nelle note bibliografiche. Tutti i testi tratti e/o rielaborati da http://www.lacomunicazione.it, che ha costituito il mio principale punto di partenza per la preparazione di questa sintesi, hanno licenza “Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo”, pertanto la presente pubblicazione è da considerarsi con la medesima licenza.
Francesco Galgani

Teoria dell'obbligatorietà della connessione in mobilità (di Francesco Galgani)

Translate this article

Problemi postura smartphone«La TV è un modo malsano di riempire un vuoto. Facebook e i telefonini anche.»
(Francesco Galgani)

«Non c’è molta differenza tra il cellulare e il “braccialetto elettronico” indossato dai condannati in semilibertà: in quest'ultimo caso il controllo della polizia è in tempo reale; nel caso del cellulare invece il controllo, sempre possibile, è in differita: ci vuole un po' più di lavoro, ma il risultato è lo stesso (i dati vengono conservati dalle società per anni).»
(Franco Lever, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale, Università Pontificia Salesiana)

Premessa

Dire che il cellulare è un telefono è un’affermazione impropria e riduttiva. In realtà è un nuovo strumento di comunicazione personale, che ha – accanto a molte altre potenzialità – alcune forme di utilizzazione tipiche del telefono; per questo è chiamato telefonino, telefono cellulare, cellulare o smartphone (quest'ultimo termine letteralmente significa “telefono intelligente”, lo smartphone unisce alle caratteristiche di un telefono cellulare le potenzialità di un piccolo computer con fotocamera, videocamera, servizio GPS, presenza di un sistema operativo completo, autonomo e personalizzabile con una vasta scelta di applicativi disponibili, normalmente dotato di un collegamento a Internet continuo ed efficiente).

Karl Popper: TV e VIOLENZA (intervista) - La TV è una maestra cattiva e violenta, proposta per una TV migliore

Translate this article

Quanto segue è tratto da un'intervista del 13 aprile 1993 a Karl Popper, pubblicata sull'Enciclopedia Multimedia delle Scienze Filosofiche di Rai Educational, divisa in due video sotto riportati, con il calce una trascrizione parziale.

Pages

Subscribe to Comunicazione e Linguaggio