Avviso ai lettori
Cari amici e nemici, cari lettori occasionali, cari studiosi e curiosi, cari folli, saggi, martiri e santi, un saluto a tutti.
In questo blog, per il momento ho scritto 1.565 articoli, per un totale di 1.421.395 parole (senza considerare i PDF, le immagini, i video e altri allegati). Questo conteggio è aggiornato al 29 gennaio 2026. L'ultima stampa completa del blog in PDF, fatta il 31 dicembre 2024, contava 5174 pagine A4. Non so quante pagine occorrerebbero adesso.
Vorrei chiedervi una cortesia. Per favore, non cercate una coerenza o un filo conduttore comune in questo oceano di parole, di immagini e di video. Sarebbe una fatica sprecata. E' più interessante notarne le contraddizioni e meditare se dietro l'inganno dei ragionamenti e dei sentimenti c'è qualcosa di reale. E', in fondo, un'attitudine che richiama Pasolini e la sua esperienza della contrapposizione (cfr. L’illuminante attualità di Pasolini, 2 novembre 2025, di Giulio Ripa).
Per favore, anche se vi pare di conoscermi, evitate la presunzione di provare a decifrare quello che penso o che credo. Scrivo perché la mia natura mi chiede di farlo, ma non cerco di cambiare le idee o i comportamenti di nessuno: universalizzare le proprie idee e farne propaganda o retorica "per cambiare gli altri" è una forma sottile di violenza. Solo i fessi "hanno ragione". Le idee sono illusioni mutevoli e cangianti che svaniscono nella vacuità e nella contradditorietà di questa allucinazione chiamata mondo, in cui ciò che è giusto è anche sbagliato, il falso è anche vero.
Per favore, non cercate di convincermi di qualcosa, perché non sono d'accordo nemmeno con i miei pensieri. Ciò che qui leggerete è, non è, è e non è, né è né non è.
Grazie per la vostra presenza e pazienza,
pace e bene a tutti,
qui sotto trovate i miei ultimi articoli.
Il prezzo del servilismo dell'Italia: conseguenze prevedibili
Gli ebrei sionisti si sono puliti i piedi sulle uniformi dei Carabinieri italiani?
E' giusto, è la giusta conseguenza di fare la guerra agli amici seri e affidabili, e di prostituirsi ai nemici, ai corrotti, ai delinquenti assassini. O, come dicono in molti, di stare dalla parte sbagliata della storia.
Si chiama legge di causa ed effetto.
Mi dispiace per i Carabinieri che sono vittime sacrificali come noi. Ma tutto questo è il minimo che poteva succedere dopo aver proiettato la bandiera di Israele su Palazzo Chigi il 7 ottobre 2023, dando pieno sostegno istituzionale, in questa e mille altre occasioni, ai carnefici anziché alle vittime.
Questo dovrebbe essere di lezione. Purtroppo, però, nessuna scuola riesce a istruire chi fa del servilismo la sua virtù.
Questa è anche la dimostrazione che le dinamiche tra i singoli sono molto simili a quelle tra le nazioni. Le vicedente internazionali, in questo caso, non sono molto diverse da quelle di un bullo pieno di sé con un disabile pronto a proteggere chi lo umilia.
(29 gennaio 2025)
L’algoritmo è il declino dell’attuale società neonazista
Dal 2022, l’IA è diventata il nuovo Dio e il nostro assistente personale, pronto a sostituire la difficoltà di relazionarci con il reale – ovvero con le altre persone – con la comodità di un oracolo perfetto non giudicante e servile. Tra le tecnologie persuasive e pervasive, l’IA è la prima in assoluto nel suo potere di “convincimento”, per usare un termine morbido, di “coercizione”, se vogliamo essere un po’ più precisi, o di “schiavismo”, se preferiamo mettere in risalto la reale portata di una tecnologia che amplifica e ancora amplificherà, a dismisura, il potere di pochi su tutti.
Già oggi i colloqui di lavoro, la selezione del personale e l’assegnazione delle mansioni sono fatti, in molti contesti anche pubblici, dall’IA. Ma questo è solo l’inizio del degrado morale, intellettuale e sociale della nostra epoca, verso l’imbarbarimento di un mondo dove il luogo meno sicuro dove trovarsi può essere una scuola o un ospedale.
L’Europa e gli Stati Uniti, luoghi formalmente democratici, non tollerano più dissensi e non concepiscono deviazioni da un ordinamento nazionale e internazionale basato sulla violenza. Il perpetrarsi di genocidi non interessa a nessuno (Gaza, Ucraina), anzi, viene agevolato, incoraggiato e causato dalle nostre armi e dai nostri politici, mentre gli atteggiamenti coloniali sono ancora oggi applauditi (Venezuela). Tutto questo è possibile perché nella priorità delle idee basata sull’esposizione mediatica è sufficiente cambiare argomento, o ribaltare la narrazione, per determinare l’esistenza o meno di un problema.
La citazione a sproposito dell’art. 11 della nostra Costituzione (Meloni), che sarebbe dovuto intervenire in ben altre circostanze, non può che suscitarci tristezza. “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”? Le morti, ahinoi, non sono tutte uguali, perché ci sono i morti di serie A, di cui i media parlano per mesi, e quelle di serie B, completamente ignorate o peggio sperate.
Stesso discorso per le torture. Forse il paragone che sto per fare potrebbe essere un po’ forzato, ma sono certo che chi vorrà capire non avrà bisogno di troppe spiegazioni. I vari manifestanti che negli ultimi mesi sono stati resi ciechi dalle botte e dai proiettili della polizia negli Stati Uniti non sono molto diversi dagli italiani “non allineati” sottoposti a TSO durante la violenza di stato pandemica. Coloro a cui oggi vengono chiusi i conti bancari, con l’impossibilità di aprirne altri, perché hanno osato criticare le politiche bellicistiche europee, non sono molto diversi dai camionisti canadesi del Freedom Convoy, o da coloro a cui è stato negato di poter lavorare e di poter ricevere uno stipendio perché non hanno ceduto al ricatto vaccinale. A prescindere dalla fondatezza o meno delle proprie opinioni, protestare non è ammesso e la risposta è sempre più violenta.
Il nazismo è tornato sia negli Stati Uniti che in Europa. Basta notare i crimini commessi dai militari dell’ICE, finanziati quest’anno con 10 miliardi di dollari (per il momento), oltre ai 75 miliardi approvati l’anno scorso e ai 170 miliardi complessivi previsti entro il 2029. Il loro compito sarebbe quello di espellere gli immigrati. Girano a volto coperto, compiendo pestaggi ed esecuzioni in stile nazista contro coloro che non sono d’accordo con la politica di Trump. Emblematico è quanto successo ieri ad Alex Pretti, morto a Minneapolis (Minnesota), ucciso da agenti dell’ICE dopo essere stato da loro pestato. La sua “colpa” è stata quella di aver tentato di difendere una donna.
Proprio oggi, mentre scrivo queste parole, l’ICE ha ucciso altri due manifestanti. Che differenza c’è tra l’ICE e la Gestapo? La foto che qui ho riportato non è un fotomontaggio, né è creata con l’IA. E’ stata scattata il 15 gennaio 2026 a Minneapolis. Al centro c’è Gregory Bovino, un alto funzionario della Polizia di Frontiera degli Stati Uniti, circondato da militari dell’ICE. Lascio alla sensibilità di ciascuno capire cosa comunica questa immagine.
Tornando nel nostro continente, perché l’Europa sostiene economicamente e militarmente il governo ucraino dichiaratamente nazista, illegalmente detenuto dal regime di Volodymyr Zelenskyy? Perché nessun giornalista osa fare una simile domanda? Abbiamo qualche difficoltà con la libertà di pensiero e di stampa?
Fin qui, questo è quello che succede quando le forze dell’ordine sono affidate ad umani comandati da umani. Cosa succederà quando l’ordine pubblico sarà nelle mani di robot comandati da IA, ovvero quando ogni possibilità di empatia e solidarietà sarà completamente annullata? Non è fantascienza, ma il prossimo mondo in fase avanzata di preparazione. In questa foto vediamo i soldati robot che la Cina ha deciso di schierare ai valichi di frontiera.
La guerra, ovvero l’omicidio di massa, è sempre più gestita con l’IA e fortemente dipendente dalle stesse tecnologie civili che noi usiamo tutti i giorni, a cominciare da Internet. I satelliti di Elon Musk (Starlink), che offrono Internet in Italia sui treni ad alta velocità, sono gli stessi che hanno agevolato finora la guerra in Ucraina e, presumo, in altre zone del mondo. Il 5G, che ci viene venduto come se servisse solo a far funzionare i social e i video più velocemente, è innanzitutto una tecnologia militare. Tutto quello che in massa viene usato “per comodità” nasconde spesso l’occorrente per violentare le nostre anime e i nostri corpi.
Più un tema è urgente, più se ne tace. Più un tema è veritiero, più suscita scandalo. Continuiamo a prendere in giro noi stessi, pensando che quello che ci viene proposto sia per il nostro bene, o che il politico di turno agisca nel nostro interesse.
La politica, i soldi, le religioni, il giornalismo, la sanità, la scuola, il lavoro, le relazioni, e più in generale gli ideali e le parole, quando sono intesi come armi di potere-dominio, servono solo a dare il peggio di sé, in un crescendo di bugie e malvagità abilmente nascoste. Il male si mostra assai di rado per quello che è, e il suo intervento sulle menti e sui cuori è pressoché universale. Per questa ragione, la prima lotta, quella più importante, è innanzitutto con noi stessi. Di fronte a questa tremenda realtà, tutto il resto è solo distrazione.
In Informatica c’è stata un’unica grande rivoluzione, l’unica veramente importante, esemplificata dagli ideali di Richard Stallman. Lui, il nostro Santo IGNUzio della Chiesa dell’Emacs, ha viaggiato in un lungo e in largo, da un continente all’altro, per incontrare quei comuni mortali che lo amano e per regalare loro momenti piacevoli, simpatici e informativi. Queste cose danno senso al nostro vivere e alla nostra comune umanità.
Gli altri, invece, cioè i grandi padroni dell’IA, e più in generale delle tecnologie che volenti o nolenti sono entrate nelle nostre vite con la stessa gentilezza di uno stupro, non sanno nulla né dell’amore né della solidarietà. Eppure gran parte del mondo li idolatra, ignorando completamente chi sia Stallman o cosa sia il software libero nelle sue radici filosofiche, etiche e politiche. Per inciso, è con il software libero che sto scrivendo questi pensieri, senza che il Dio-IA sia nei paraggi a dirmi cosa devo pensare o esporre.
Forse, oggi come oggi, non aggrapparsi all’IA come un lattante alla mamma è l’unica grande rivoluzione che ci rimane. Sta diventando straordinario saper discernere, cioè “pensare”, senza essere guidati ed educati dai prodotti tecnologici dei grandi oligarchi.
Se servono mesi o anni per disegnare un quadro o per scrivere un testo, anziché i pochi secondi dell’IA generativa, va bene così, è giusto così. Dante Alighieri ci ha messo 13 anni per scrivere la Divina Commedia, e Alessandro Manzoni 21 anni per arrivare all’edizione definitiva dei Promessi Sposi. Se abbiamo un talento o più talenti, e ci vogliono decenni per coltivarli e valorizzarli, così sia.
Dobbiamo fare tutto “adesso”, velocissimi come l’IA? La costruzione della Grande Muraglia Cinese ha richiesto circa 2000 anni, la Cattedrale di Notre-Dame 182 anni, la Basilica di San Pietro 120 anni, Il Duomo di Milano 579 anni. Dobbiamo continuare con altri esempi? Oggi è di valore solo quello che viene fatto in pochi secondi?
L’ossessione che qualcosa “valga” solo se in poco tempo produce soldi, o se è comunque funzionale a qualche forma di profitto, è un tremendo inganno. Le grandi scoperte dell’umanità spesso sono derivate dal “caso”, non dall’intenzione. A livello personale, nessuno conosce il proprio futuro, quindi non sappiamo in che modo ciò che facciamo oggi potrà rivelarsi utile un domani. Non sappiamo nemmeno se ad un nostro respiro ne seguirà un altro. Saggio è chi segue la propria indole e agisce con correttezza, fidandosi della vita e di ciò che ci dà.
Queste considerazioni valgono anche per lo studio. Se servono anni o decenni, oltre a tanti soldi e tante energie, per imparare qualcosa – e sto parlando proprio di apprendimento, non di conseguimento di titoli – è normale. Quello che invece è eccessivo è che ciò che proviamo a padroneggiare non sia più valido dopo pochi giorni, mesi o anni, in un mondo in cui le conoscenze “richieste” cambiano di continuo. Tentare di adeguarsi a questa follia, che sovente è pretesa a livello lavorativo, è un insulto alla nostra coscienza e qualcosa di impossibile, se non rimanendo a un livello molto superficiale. Certo, l’IA, diversamente da noi, può adeguarsi a cambiamenti repentini e totali, ma a quale prezzo? Il pagamento per i vantaggi dell’IA è la distruzione di quanto di più prezioso esista, cioè delle nostre vite e dell’ambiente.
Nell’aprile 2025, Zuckerberg ha dichiarato che Meta costruirà un data center grande quanto Manhattan, città di circa due milioni d’abitanti qui fotografata. Una tale impresa distruttiva di vita e ambiente costerà centinaia di miliardi di dollari, e stiamo parlando solo di una struttura fisica. Ragionando invece sui costi complessivi dell’IA generativa, secondo le stime di Gartner, nel 2025 sono stati spesi circa 1500 miliardi di dollari. Quindi, quando un’azienda preferisce una IA a un umano, sta utilizzando un servizio che ha avuto in partenza questo tipo di costo. E ciascuno di noi dovrebbe “competere” contro questi investimenti per trovare un proprio posto dignitoso in questo mondo?
L’oligarchia è il potere di pochi Paperon de Paperoni sulla vita di tutti noi. Non ho scelto un personaggio a caso, ma un fumetto, proprio perché in maniera fumettistica ci viene presentata la vita di alcuni oligarchi. Mi riferisco a storielle tipo quella di Bill Gates, secondo la quale lui è diventato miliardario partendo con nulla e lavorando inizialmente in un garage di Albuquerque (New Mexico). Stesso discorso per il garage di Steve Jobs a Los Altos (California), che nel 2013 è stato pure designato come sito storico protetto.
Ma di cosa stiamo parlando? In queste storie c’è qualcosa di diverso dalla “numero 1” di Paperone?
Quando queste favolette ci vengono presentate come reali, il messaggio implicito è che se siamo poveri, o se semplicemente abbiamo qualche legittimo bisogno in più rispetto alle nostre possibilità economiche, allora è “colpa” nostra, perché se avessimo ingegno ciascuno di noi potrebbe essere miliardario. In molti modi questa “manipolazione” basata sul “senso di colpa” ci viene inculcata, e noi la interiorizziamo senza neanche accorgercene. E’ pura falsità fumettistica, come del resto è quasi tutta falsa o almeno in parte falsata l’informazione che quotidianamente ci bombarda mente e cuore. Anche qualora fosse vera, serve a distogliere il nostro sguardo da verità ben più importanti e urgenti. Se colpe gravi ci sono, non sono da parte nostra, anzi.
Da bravo informatico quale fui, sono e sarò, mi dispiace dirlo, ma devo: «Meno ci affidiamo agli algoritmi e meglio è!». Le uniche importanti eccezioni sono quando siamo noi stessi a scrivere il codice e quando stiamo usando un progetto comunitario basato sull’aiuto reciproco, come i sistemi GNU/Linux. Tutto il resto è dominazione dell’uomo sull’uomo, cioè oppressione e violenza.
Rimaniamo solidali. Rimaniamo umani. L’amore sia il nostro sostegno e il nostro indirizzo di vita. Pace e bene a tutti.
(25 gennaio 2026)
Il Budda e la salute: perché non mangiare di sera, meglio solo di mattina
Quando si parla della regola buddista di non mangiare dopo mezzogiorno (o, in traduzioni letterali, di “non mangiare fuori tempo”), generalmente, in molti testi divulgativi in italiano, ci si limita a considerarne le motivazioni sociali, trascurando del tutto quelle salutistiche o, peggio, asserendo che non ce ne sono. Nei testi che ho letto, tra l'altro, di solito manca una precisa citazione dei testi canonici.
Per queste ragioni, ho deciso di scrivere questo piccolo approfondimento.
Le motivazioni salutistiche
Partiamo dal Majjhima Nikāya 70 (Kīṭāgiri Sutta), nel Sutta Piṭaka del Canone pāli:
- Testo canonico in pāli (SuttaCentral):
https://suttacentral.net/mn70/pli/ms - Traduzione inglese (SuttaCentral):
https://suttacentral.net/mn70/en/sujato
Il Budda afferma in prima persona di evitare il pasto notturno e descrive gli effetti che osserva: meno disturbi, meno malattie, leggerezza, agilità, forza e una vita più confortevole. Poi invita i monaci a fare lo stesso.
Traduzione:
“Così ho udito.
Una volta il Beato stava peregrinando nel paese dei Kāsī insieme a una grande comunità di monaci. Là il Beato si rivolse ai monaci:
‘Monaci, io mangio astenendomi dal pasto notturno. E, monaci, astenendomi dal pasto notturno, mi riconosco in questo modo: con poche indisposizioni, con poche malattie, con agilità e prontezza, con forza, e con un vivere confortevole.
Su, monaci: anche voi mangiate astenendovi dal pasto notturno. E anche voi, monaci, astenendovi dal pasto notturno, vi riconoscerete così: con poche indisposizioni, con poche malattie, con agilità e prontezza, con forza, e con un vivere confortevole.’
‘Sì, venerabile’, risposero quei monaci al Beato.”
Dopo mezzogiorno?
Nel sutra appena citato la formula è rattibhojana (pasto notturno). La regola del “dopo mezzogiorno” è formulata in modo più preciso nel Vinaya (la disciplina monastica).
Le motivazioni sociali
La motivazione del proteggere se stessi dai pericoli e del non disturbare i laici di notte per elemosinare cibo si trova, ad esempio, in MN 66, nella maledizione pronunciata da una donna spaventata da un monaco:
In passato, i mendicanti vagavano alla ricerca di elemosine nel buio della notte. Si addentravano in una palude, cadevano in una fogna, urtavano contro un cespuglio spinoso, si scontravano con una mucca addormentata, incontravano giovani in fuga dopo aver commesso un crimine o diretti a commetterne uno, oppure venivano invitati da una signora a compiere atti osceni.
Una volta mi capitò di vagare in cerca di elemosina nel buio della notte. Una donna che lavava una pentola mi vide alla luce di un lampo. Spaventata, gridò: “Ahimè! È un maledetto demone!”.
Quando disse questo, io le risposi: “Sorella, non sono un demone. Sono un mendicante in attesa di elemosina”.
“Muori, padre del mendicante! Muori, madre del mendicante!”. Meglio farsi squarciare il ventre con una affilata mannaia da macellaio che vagare per l'elemosina nel buio della notte per il bene del proprio ventre!
Contesto storico e approfondimenti
Riporto una traduzione della nota 227 del monaco Bhikkhu Sujato, tratta dal PDF "SuttaCentral Editions - Middle Discourses II" a pag. 151:
Sebbene non sia riuscito a trovare alcuna regola giainista riguardante il mangiare nel pomeriggio, non mangiare di notte (rattibhojanā) era una pratica standard degli asceti giainisti (Uttarādhyayana 19.30, 13.2; Dasaveyāliya 4.6, 6.26; Sūyagaḍa 1.2.3.3). Essa fu adottata sin dalle prime fasi della Formazione Graduale (MN 27:13.9). Il mancato rispetto di questa regola da parte dei mendicanti portò alla definizione di una regola formale del Vinaya (Bu Pc 37). Tuttavia, alcuni finirono per pentirsi delle loro obiezioni, riconoscendo che il Budda aveva agito per il loro bene (MN 66:6.4). | La pratica correlata di mangiare in un'unica seduta, al contrario, non è richiesta nel Vinaya, ma era incoraggiata (MN 21:7.4, MN 65:2.1).
Concludo con un invito ad approfondire ulteriormente sui testi canonici, senza dare troppo credito a chi scrive senza citare le fonti.
(21 gennaio 2026)