Cassazione 17360/2025 – Responsabilità civili e penali di blogger e gestori di canali social

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Introduzione e ringraziamenti

Questo approfondimento prende le mosse dall’intervista «Sei un blogger? Possibili responsabilità civili e penali» pubblicata il 9 luglio 2025 sul canale YouTube Spunti di riflessione, nella quale Paolo Arrigotti dialoga con l’avv. Lorenzo Tamos sul recente orientamento della Corte di Cassazione (ord. 27 giugno 2025 n. 17360) riguardo ai commenti diffamatori di terzi. Ringrazio entrambi per la chiarezza espositiva e invito i lettori a visionare l’intervista integrale per un quadro pratico e immediato delle tematiche trattate.

Benché mi sia basato principalmente sulle parole dell’avv. Tamos, ho integrato con ulteriori fonti apparse nei giorni successivi alla pronuncia della Suprema Corte.


Indice

  1. Perché questa ordinanza riguarda tutti i gestori di blog e canali social
  2. I fatti e il principio di diritto
  3. Riferimenti normativi essenziali
  4. Hosting provider passivo e hosting provider attivo: come riconoscerli
  5. Responsabilità civile
  6. Possibili profili penali
  7. Linee guida operative
  8. Lista di controllo rapida
  9. Domande frequenti
  10. Conclusioni

1. Perché questa ordinanza riguarda tutti i gestori di blog e canali social

La Corte di Cassazione ha stabilito che il gestore di un blog o di un profilo social risponde civilmente se, dopo aver appreso l’esistenza di contenuti diffamatori pubblicati da terzi, non li rimuove con tempestività, anche in mancanza di una “notifica qualificata” dall’autorità.

Ciò vale per commenti su WordPress, su YouTube, nei gruppi Telegram e in qualunque spazio digitale aperto al pubblico.

2. I fatti e il principio di diritto

Dal resoconto dell’avv. Tamos :

  • Un lettore si ritiene diffamato da commenti su un blog e ne chiede la rimozione al gestore.
  • Il blogger non interviene.
  • Tribunale e Corte d’Appello rigettano la domanda, ritenendo necessaria la segnalazione dell’autorità.
  • La Cassazione ribalta parzialmente: basta qualunque forma di conoscenza effettiva perché sorga l’obbligo di intervenire.

Principio di diritto:

«L’obbligo di rimozione nasce quando il prestatore di servizi acquisisce consapevolezza dell’illiceità in qualsiasi modo; l’omessa rimozione configura responsabilità per “condivisione consapevole” del contenuto lesivo» .

3. Riferimenti normativi essenziali

  • Art. 595 c.p. – Diffamazione via internet. Applicazione: riguarda l’autore materiale del commento.
  • Artt. 2043‑2059 c.c. – Responsabilità extracontrattuale. Applicazione: il danneggiato può citare in giudizio anche il gestore che non rimuove.
  • D.Lgs. 70/2003, art. 16 – Prevede l’esonero di responsabilità per l'hosting provider passivo finché non ha «conoscenza effettiva» dell’illecito. L’ordinanza 17360/2025 chiarisce che tale conoscenza scatta anche in presenza di una semplice segnalazione credibile proveniente dall’interessato o da terzi, senza bisogno di un atto formale dell’autorità giudiziaria.
  • Reg. UE 2022/2065 (Digital Services Act) – Obblighi di diligenza graduati in base alle dimensioni della piattaforma. I micro‑blogger devono offrire un canale di segnalazione rapido (art. 11) e predisporre una procedura di “notice-and-action” per rispondere rapidamente (artt. 14-16)

4. Hosting provider passivo e hosting provider attivo

Hosting provider passivo

  • Si limita a fornire spazio di memorizzazione.
  • Nessun obbligo di sorveglianza preventiva.
  • Deve agire dopo la segnalazione di un contenuto illegale.

Hosting provider attivo

  • Seleziona o modera i contenuti prima della pubblicazione.
  • Deve prevenire la pubblicazione di contenuti manifestamente illeciti.
  • Può essere responsabile anche senza segnalazione.
  • Può utilizzare filtri automatici o sistemi di pre‑moderazione che selezionano o oscurano contenuti prima della pubblicazione.

Un confine sfumato

L’impiego di filtri automatici di base (ad esempio anti‑spam o anti‑virus) non trasforma di per sé un gestore passivo in attivo; tuttavia, quando i filtri – o la revisione manuale preventiva – operano con criteri editoriali (per esempio rimuovendo commenti sulla base di parole‑chiave, analisi semantica o valutazioni di opportunità) il gestore assume un ruolo di controllo attivo e può rispondere dei contenuti anche in assenza di segnalazioni.

5. Responsabilità civile

5.1 Quando nasce l’obbligo di rimozione

  1. Il gestore viene a conoscenza del contenuto diffamatorio (e‑mail, commento, messaggio privato…).
  2. L’illiceità appare manifesta (insulti gratuiti, accuse prive di fonte, istigazione all’odio).
  3. Dovere di agire “senza indebito ritardo” per non essere chiamato a rispondere in sede civile (artt. 2043-2059 c.c.) e per non subire ordini coercitivi ex art. 17 d.lgs. 70/2003.

5.2 Prova e danno

  • Onere della prova: Tocca al danneggiato dimostrare la conoscenza e l’inazione del gestore.
  • Danni risarcibili: Patrimoniali (perdita di lavoro) e non patrimoniali (reputazione, stress). Sentenze recenti liquidano importi a cinque cifre.

6. Possibili profili penali

La Cassazione penale 2025 n. 11571 ha assolto un utente che definì “maledetti e assassini” sindaco e giunta, giudicando l’espressione iperbolica; ciò dimostra la sottile linea tra critica aspra e diffamazione.

Mantenere online commenti che incitano alla violenza può tuttavia integrare concorso ex art. 110 c.p.

7. Linee guida operative

7.1 Regolamento di moderazione

  • Linguaggio chiaro, visibile in homepage.
  • Divieti espliciti di insulti, hate‑speech e fake news.

7.2 Procedura di segnalazione e intervento

  • Indirizzo e‑mail o modulo dedicato.
  • Registro automatico di data/ora della prima segnalazione.
  • Obiettivo: valutare entro 24 ore; rimuovere entro 48 ore i casi evidenti.

7.3 Tre criteri per valutare i commenti

  • Continenza: Ci sono insulti o attacchi personali? Rimuovere o chiedere all’autore di riformulare.
  • Verità / attendibilità: Il fatto è supportato da fonti verificabili? Sospendere la pubblicazione finché non vengano fornite prove.
  • Interesse pubblico: Il tema ha rilievo sociale? Se si tratta di mero pettegolezzo, il rischio di diffamazione è elevato.

7.4 Tempistiche, prove e scuse

  • Subito: rendere invisibile il contenuto contestato.
  • Entro 48 ore: decidere.
    Se la verifica conferma la diffamazione e l’autore non produce elementi seri a sostegno, procedere alla rimozione definitiva e, se il contenuto era proprio, pubblicare tempestivamente scuse ufficiali.
    Se invece l’autore fornisce prove convincenti della veridicità, è possibile ripristinare il commento corredandolo di fonti.
  • Conservare copia  –  a fini forensi  –  di tutto il materiale rilevante: screenshot integrale del commento (con URL e timestamp), log del server, prima segnalazione ricevuta e prova della rimozione. Un consiglio pratico è di archiviare tali file per almeno cinque anni (termine ordinario di prescrizione dell’azione civile da fatto illecito); se il sito tratta argomenti particolarmente sensibili o ad alto rischio, valutare una conservazione di dieci anni come best practice, seppure non obbligatoria, così da coprire anche eventuali riaperture di controversie penali o richieste risarcitorie tardive. La conservazione dei dati deve avvenire nel rispetto del GDPR.

7.5 Diritto di replica

Offrire al soggetto diffamato uno spazio per rettifica o replica, come previsto dall’art. 8 L. 47/1948, se il sito rientra nella nozione di testata registrata.

8. Lista di controllo rapida

  • Pubblica una policy di moderazione chiara e accessibile, in cui spieghi cosa è vietato (es. incitamento all’odio, diffamazione, spam) e come gestisci le segnalazioni. Rivedila almeno una volta l’anno per mantenerla aggiornata in base alle nuove normative, a nuove tipologie di rischio o a cambiamenti nella piattaforma.

  • Nomina una persona responsabile per i contenuti (anche se sei tu stesso), indicando un indirizzo email dedicato per segnalazioni o richieste legali. Questo è importante per dimostrare diligenza e agevolare i contatti ufficiali.

  • Attiva sistemi di filtro automatico per individuare spam, contenuti offensivi o potenzialmente illeciti, ma non affidarti solo agli algoritmi: il controllo umano resta essenziale per evitare omissioni o falsi positivi.

  • Conserva un registro delle segnalazioni ricevute, includendo data, ora, contenuto segnalato e, se disponibile, l’IP dell’autore. Questo può essere utile in caso di contestazioni o richieste da parte delle autorità.

  • Rimuovi o oscuri entro 24-48 ore i commenti manifestamente illeciti (es. minacce, diffamazione evidente, incitamento all’odio). Intervenire tempestivamente può ridurre il rischio di responsabilità.

  • Archivia una copia dei contenuti rimossi, con screenshot completi e intestazioni HTTP (IP, user-agent, referrer, altro), per poter dimostrare l’intervento e documentare l’accaduto in caso di bisogno.

  • Prepara risposte standard (template) per gestire le segnalazioni in modo rapido, coerente e tracciabile: dimostrare prontezza e serietà può fare la differenza in caso di controversie.

9. Domande frequenti

Devo vigilare anche se ricevo pochi commenti?

Sì, dopo la prima segnalazione scatta il dovere di intervento.

E se il commento è “borderline”?

Meglio sospendere la visibilità, verificare e chiedere chiarimenti; in caso di dubbio, privilegiare la prudenza.

Il Digital Services Act mi impone sistemi di "upload‑filter"?

Solo le piattaforme molto grandi (VLOP) hanno obblighi avanzati di filtro preventivo; i piccoli blog devono comunque offrire un canale di segnalazione rapido e collaborare con l’autorità.

10. Conclusioni

La decisione 17360/2025 rafforza l’idea di diligenza proattiva: non servono controlli preventivi massivi, ma occorrono procedure chiare, tempi rapidi e tracciabilità. Per chi opera come hosting provider passivo, ignorare anche una semplice e‑mail di segnalazione può sfociare in una condanna al risarcimento; per il hosting provider attivo, invece, la responsabilità può scattare già per la sola pubblicazione o mancata rimozione di contenuti manifestamente illeciti, anche in assenza di qualunque segnalazione.

(10 luglio 2025)

Il narcisista incoronato

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Ecco a voi Sua Maestà che cammina trionfante in mezzo alla gente:
il Re dei cessi, che pretende rispetto mentre tratta tutti come sudditi indegni. Inchinatevi!

Il narcisista incoronato (Francesco Galgani's art, 10 luglio 2025)
(10 luglio 2025, vai alla mia galleria)

Ogni riferimento personale è puramente casuale, ma chi ha la coda di paglia si sentirà chiamato in causa.

Calma apparente?

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Una guerra improvvisa, con potenziali conseguenze mondiali a seguito delle alleanze militari, e una calma apparente improvvisa. Tutto nel giro di pochi giorni. Nel frattempo, la mattanza di altre guerre più e meno note, continua.

Tregua, o pace, nel lessico psicopatico di coloro che parlano al mondo, significa riorganizzazione e riarmo per la preparazione di mali peggiori.

Almeno l’Europa è più esplicita nei suoi intenti nazisti. Come le profezie che si autoavverano, non per magia ma per l’inesorabile funzionamento della nostra mente, così il gridare contro le inesistenti bombe atomiche altrui finirà con il materializzarle. Parimenti, strapparsi i capelli e picchiare la testa sulle pietre per la fantasmagorica invasione (o distruzione) russa di tutta l’Europa, ha buone possibilità di concretizzarla... anche se, ben inteso, non sarebbe altro che il naturale completamento dell’harakiri dei nostri governanti.

Una volta distrutte le basi della fiducia reciproca e del dialogo, che è ciò che l’Occidente collettivo sa fare meglio, qualunque tragedia può accadere. Se poi ci si mette a giocare con l’energia dell’atomo, nessun bunker sarà d’aiuto.

La nostra possibilità di influire sullo svolgimento di questo Ragnarök sta nelle preghiere coerenti con uno stare al mondo basato su amore e rispetto reciproci, al di là dei quali tutto il resto è inutile. 

Isaia 58:3-11 ci sbatte in faccia le nostre ipocrisie e ci dice cosa fare:

"Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?".
 
Risponde Dio:
 
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
 
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l'uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
 
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
 
Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato,
nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
 
Allora la tua luce sorgerà come l'aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
 
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!".
 
Se toglierai di mezzo a te l'oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all'affamato,
se sazierai l'afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
 
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono.

Ne siamo capaci? Isaia predicò nell’VIII sec. a.C., quindi non c’è bisogno di inventare nulla di nuovo: le indicazioni per rendere la vita più bella da vivere ce le abbiamo già da migliaia di anni. 

(30 giugno 2025)

Guerra e Pace (di Giulio Ripa e Francesco Galgani)

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GUERRA

Nel suo celebre trattato "Della guerra", Carl von Clausewitz, analizza il fenomeno bellico sottolineando la stretta connessione tra guerra e politica. 
Le sue affermazioni, «La guerra è un atto di forza che ha lo scopo di costringere l'avversario a sottomettersi alla nostra volontà», e «La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi» evidenziano come la guerra non sia un evento isolato fine a sé stessa, ma un sistema violento al servizio degli obiettivi politici di uno Stato.

Il sistema della guerra ha conseguenze dirette nelle relazioni di potere fondate sulla supremazia, sulla demonizzazione, sulla dominazione, sulla disumanizzazione, sull’umiliazione e l’annichilimento dell’altro diverso da sé, percepito come nemico esistenziale, il male assoluto.
Non ci potrà mai essere “ripudio” della guerra senza una vera liberazione dal sistema che genera la guerra, un sistema attraversato da un linguaggio bellico invasivo e pervasivo. 

Nel linguaggio bellico le parole vengono usate per oscurare la mente delle persone. Parole come la "guerra umanitaria", la "guerra giusta", la "guerra difensiva" sono parole d'ordine che servono a scardinare la voglia di pace di un popolo che in genere non vuole fare la guerra.

In guerra la prima a morire è la verità. La mistificazione della realtà, la manipolazione o alterazione della verità, ha l'obiettivo di fuorviare o creare una percezione errata della realtà, sia negli altri che in sé stessi. Può manifestarsi attraverso bugie, esagerazioni, omissioni o la creazione di narrazioni alternative. 
Questa manipolazione può avere diversi modi tipo "se vuoi la pace, preparati alla guerra" invece di ”se vuoi la pace, preparati alla pace” che ha una sua logica. L'informazione manipolata diventa propaganda di guerra che crea una  confusione mentale nella popolazione, cancellando la speranza di un futuro migliore. Quando la comunicazione è svuotata di credibilità, resta solo il linguaggio della forza, prevale la legge del più forte, si passa dalla forza della ragione alla ragione della forza.
L'invenzione linguistica della "guerra preventiva", ti attacco perché stai per attaccarmi, sta distruggendo ogni tentativo di dare spazio al diritto internazionale. Nessuno Stato è infatti disposto a dichiararsi aggressore con una tale procedura, mentre infiniti sono gli appigli per dichiararsi aggredito. 
Non si negozia più, non si dichiara guerra. Si uccide e basta.  
E' inutile mettere l'aggettivo alla parola guerra, la guerra è la guerra. Anche il terrorismo che uccide è un atto di guerra, così come la guerra è un atto di terrore cioè terrorismo (di stato). Le guerre sono sempre offensive anche quando si dichiara che è una guerra difensiva. Si attacca per difendere la sicurezza del paese in seguito alla percezione di una grave minaccia all'incolumità dei propri interessi.

Molti paesi democratici fomentano "guerre umanitarie" con centinaia di migliaia di morti per cambiare regimi autocrati, nell’intento di sostituirli con una democrazia malata di guerra. La “guerra giusta” è solo un modo di ammantare la violenza della guerra. La guerra provoca solo ingiustizia sociale ed individuale. Non ci sono "guerre umanitarie". C'è solo la guerra senza umanità, violenta come sempre, atroce e terrificante.

Dalla seconda guerra mondiale in poi la “guerra moderna” coinvolge, colpisce e uccide soprattutto i civili. Bombardamenti a tappeto e missili guidati  dalla Intelligenza artificiale stanno spostando la guerra dalle trincee alle città densamente popolate. Bambini, donne ed anziani sono bersagli facili da colpire. Le stragi, massacri, stermini e genocidi sono sempre presenti nelle guerre odierne. Per il momento la guerra atomica è ancora un deterrente ma non sarà sempre così. 

Le radici del sistema della guerra fondano la loro esistenza sul terreno dell'economia, sulla finanza globale, sulla predazione, sull’appropriazione, sullo sfruttamento, sulla colonizzazione dei più deboli.
Durante i conflitti i poveri sono costretti a fare i soldati per difendere la patria, mentre i ricchi fanno sempre più soldi per sé.

Il complesso militare-industriale spinge per incrementate ancora di più la spesa militare a discapito della spesa sociale. Il riarmo è già una guerra contro i poveri.
La finanza, riarmo, crescita economica sono legate tra loro dalle  oligarchie finanziarie. Le forti oscillazioni borsistiche causate dalle vicende delle guerre, oltre che delle tensioni internazionali, sono fonte di ingenti guadagni immediati da parte dei pochi soggetti in grado di determinare (o di conoscere in anticipo) tali vicende.

Le esigenze di rifinanziamento della bolla speculativa su cui si regge il sistema economico internazionale sono tali da richiedere una guerra dietro l'altra, una guerra permanente. Le guerre destabilizzano i paesi più deboli, e falliscono nella risoluzione delle controversie internazionali.
“I vantaggi della guerra, se ce n'è qualcuno, sono solo per i potenti della nazione vincente. Gli svantaggi ricadono sulla povera gente.” 
(Bertrand Russel).

Il sistema si alimenta con l'ideologia dell'individualismo dove, per realizzare desideri che non hanno confini, l'individuo viola lo spazio, la dignità, l'identità, il rispetto dell'altro. Quando si perseguono interessi indivisibili, cioè individuali, farsi individuo violenta l'individualità di un'altra persona. 

La competizione è il risultato  di un individualismo senza freni.
E’ un sistema malato di avidità, ossessionato dalla crescita dei valori economici e che spinge alla competizione globale per l’accaparramento delle risorse e dei mercati.
La competizione, a differenza della cooperazione, quando si mette a rischio spazi, diritti, valori o beni dati per acquisiti e irrinunciabili, spinge al conflitto interpersonale, predisponendo gli individui al conflitto su scala sociale ed internazionale. La separazione psicologica dagli altri facilita  la lotta di tutti contro tutti. 

A queste motivazioni di tipo utilitaristico o egoistico  si affiancano motivazioni di carattere psicologico come l'odio, il disprezzo, la vendetta, la paura che costituiscono da sempre gli elementi che degenerano nel sistema della guerra che è un sistema criminale.
Manca la consapevolezza che la guerra è sempre una sconfitta per molti mentre pochi se ne avvantaggiano.
Restiamo umani.

Giulio Ripa

PACE?

Temo che nessuna analisi sul perché delle guerre possa dirsi completa e, purtroppo, neanche soddisfacente. Manca sempre qualcosa e, almeno a me, non è chiaro se ciò che rimane occulto sia da cercarsi nell’umano, nel trascendente o nell’alieno.

Per la stessa ragione, anche parlare di pace, intesa come situazione dove non c’è alcun motivo per uccidersi a vicenda, diventa complicato. Il problema è che l’agire umano basato sull’omicidio e sul terrore non è mai né giustificato né legittimo a prescindere. Senza bisogno di tanti ragionamenti, “pace” dovrebbe essere istintivamente sinonimo di “normalità”. Eppure siamo sempre in guerra.

Passo la parola a Saul, riportando fedelmente le battute finali del film russo Attraction (2017):

- […]
- Con chi sto parlando?
- Sono Saul, il computer della nave. Sta parlando con me.
- Lei vivrà?
- Non per molto, 70-80 anni terrestri.
- E lui?
- Econ avrebbe dovuto esistere per sempre, ma ha dato la sua vita per lei, e per questo ha rinunciato alla sua immortalità.
- Perché si è sacrificato?
- Dal mio punto di vista, è successo per via di una catena di eventi totalmente casuali. Voi forse lo chiamereste destino.
- Nessun altro è con lui? E’ arrivato da solo?
- Solo lui era sulla navicella. In realtà ci è proibito di visitare il vostro pianeta.
- Per quale motivo?
- Società estremamente aggressiva: nonostante viviate in condizioni climatiche ideali, 4 miliardi di morti violente negli ultimi 5000 anni, nello stesso periodo circa 15000 grandi conflitti militari. All’esaurimento delle risorse e all’estinzione umana rimangono circa 600 anni.
- E mentre ciò accade, voi non pensate di intervenire?
- […]

Nel film, il computer Saul ci considera dei “sottosviluppati” perché non sappiamo vivere in pace.

Purtroppo siamo abituati a pensare allo sviluppo e al sottosviluppo in termini economici o al più tecnologici. Saul, invece, che proviene da una società aliena, ne parla in termini animici. Lui lascia intendere che più una società è sviluppata, più sa vivere in pace. E’ quello che credo anch’io, e questo dovrebbe essere il giusto criterio per valutare sia noi stessi che i fatti del mondo.

Uno dei temi più importanti del film è che l’amore vale più dell’immortalità e della paura di morire (che, specularmente, equivale alla paura di vivere). Io aggiungo che l’amore e l’amicizia sono anche il vero antidoto contro la barbarie e la violenza.

Come possiamo odiare un popolo su criteri culturali, religiosi od etnici, se abbiamo amici che fanno parte di quel popolo? Come possiamo desiderare di provocare sofferenze a certa gente se la persona che più abbiamo amato fa parte di quella gente? Il mondo è pieno di belle persone, ovunque.

Il potere ci vuole tutti separati, perché se invece ci conosciamo e ci amiamo non può più chiederci di ucciderci a vicenda.
Non sto dicendo che uno dovrebbe fare il giro del mondo per conoscere gente ovunque. Basta molto meno, basta rimanere aperti alla vita e alle persone che incontriamo.

(Francesco Galgani)

pubblicato il 22 giugno 2025 senza l'uso di IA

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