Il collasso dell’essere umano?

Translate this articleSpeak this article

Finché ci sarà una quantità abnorme di soldi, praticamente illimitata, ad alimentare l’intelligenza artificiale e la guerra, queste non collasseranno mai.

Casomai, sono le fondamenta del vivere sociale che stanno collassando. Gli episodi tecnici di disconnessione, per il momento rari, servono solo a rivelare quanto siamo fragili.

Camminare in mezzo alle persone, su una strada affollata dove c’è di tutto, dai mutilati ai vagabondi, dalla gente “normale” a quella che fa sfoggio della propria ricchezza o giovanile bellezza, dagli artisti soli ai matti ben accompagnati, è un sano “bagno di realtà”.

Ma un’intera popolazione che si ritrovasse senza accesso né all’intelligenza artificiale né a Internet, sarebbe un ulteriore e più profondo tuffo nella realtà che ci sbatterebbe in faccia quel che siamo diventati.

Tutto è transitorio, non permanente, senza un sé. Questo vale per l’uomo, ma anche per l’intera società, destinata a finire nel nulla della propria ignoranza e arroganza. Finché l’uomo continuerà a cercare all’esterno quello che già ha dentro, sarà messo peggio di un cane randagio e ammalato.

I venti di guerra soffiano impetuosi, ma ciascuno rimane abbandonato a se stesso. Tutti gli investimenti economici vanno verso la distruzione di quanto gli ultimi millenni di civiltà hanno costruito.

L’incontro tra uomo e donna è sessuale, spirituale e valoriale, fatto di morale e di etica: questo è il fondamento delle comunità umane sin dalla notte dei tempi. Oggi tutto questo è sostituito dai social e dall’intelligenza artificiale, e da una politica distruttiva che considera l’essere umano come se fosse un tumore da estirpare. Gaza è lo specchio dei nostri tempi.

Ma cosa siamo diventati?

(3 settembre 2025)

Uccidere un nazista significa uccidere un pezzo di Satana?

Translate this articleSpeak this article

In un suo recente video, Nicolai Lilin ha asserito che, dal punto di vista "cristiano", è giusto gioire dell'assassinio di Andriy Volodymyrovych Parubiy, capo storico dei nazisti ucraini. La sua argomentazione è che aver ucciso lui equivale ad aver ucciso un "pezzo di Satana" (fonte).

Credo che questo tipo di messaggio sia molto nocivo e soprattutto sbagliato. Non discuto qui sulla figura di Parubiy, mi sto riferendo esclusivamente a questa fantasiosa interpretazione del cristianesimo che ne ribalta il senso. Le libere interpretazioni, se non corrette in tempo, possono gettare le basi per "santificare i crimini".

Rispondo a Nicolai anche qui, nel mio blog, per dare uno spunto di riflessione ai miei lettori. Nei suoi video, lui fa specifico riferimento all'ortodossia russa, pertanto mi baserò su di essa, senza aggiungere mie opinioni. La mia casa spirituale è il Buddismo, ma in questo caso parlerò soltanto in base agli insegnamenti cristiani. 

Prima, però, una doverosa premessa. Poiché siamo in tempo di guerra, e la guerra si allargherà sempre di più, cerchiamo di ricordarci che:

«[...] Le particolari connotazioni di ogni religione nascono da un complesso di influenze dovute alle diversità degli esseri umani, alle caratteristiche di ogni epoca, alle peculiarità di ogni luogo e alle diverse evoluzioni della storia. Nonostante tali differenze, ogni dottrina possiede al suo interno i princìpi e la saggezza necessari a realizzare la felicità delle persone.
 
Nel contesto del dialogo interreligioso moderno è necessario quindi accettare e valorizzare le molteplici caratteristiche di ogni singolo credo e, allo stesso tempo, afferrare la profonda verità e sapienza presente nelle sue dottrine. [...]»
 
tratto da: Prefazione di Daisaku Ikeda alla RSND, fonte

Per affrontare i tempi molto bui che abbiamo di fronte, serve una robusta spiritualità radicata in una solida comunità. Di solito mancano l'una e l'altra.

Detto ciò, passo al nucleo della questione sollevata da Nicolai.

1) Dio è sovrano: Satana agisce solo entro i limiti che Dio permette

Nella Scrittura, Dio fissa i confini dell’azione satanica. In Giobbe 1:12, il Signore concede a Satana di provare Giobbe, ma ne delimita i poteri. Lo stesso schema riappare quando Gesù dice a Pietro: «Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano» (Luca 22:31). Questo non fa di Dio l’autore del male: Dio lo permette per trarne un bene più alto e per la nostra crescita, come ricorda anche la catechesi ortodossa quando parla della Provvidenza. 

La tradizione ribadisce che Satana non è l’“antidio”, ma una creatura decaduta, con potere limitato e subordinato alla signoria divina. 

2) Il combattimento cristiano è spirituale, non contro la “carne e il sangue”

San Paolo lo formula senza ambiguità: «La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.» (Ef 6:12). Questo è un invito a ingaggiare la battaglia dentro il cuore, con il discernimento dei pensieri, la preghiera e la penitenza. 

Non ha senso teologico dire che, uccidendo un criminale, “si uccide un pezzo di Satana”. I demoni sono spiriti, non si eliminano con il piombo ma con la nostra conversione e la grazia di Dio. Angeli e demoni sono incorporei rispetto alla materia, quindi non soggetti a uccisione fisica. 

Per un approfondimento, rimando alla "Esposizione della fede ortodossa (Libro II)", liberamente consultabile. Mi riferisco in particolare al "Capitolo 4. Riguardo al diavolo e ai demoni", dove dice: «[...] Ma mentre è stata loro concessa la libertà di attaccare l'uomo, non hanno la forza di sopraffare nessuno: perché siamo noi a poter ricevere o non ricevere l'attacco. Per questo è stato preparato per il diavolo e i suoi demoni , e per coloro che lo seguono, un fuoco inestinguibile ed eterno [...]».

3) Il cuore di Dio non gioisce della morte del peccatore

La Bibbia mette un argine molto netto al gusto della vendetta: «Quando il tuo nemico cade, non ti rallegrare; quando è rovesciato, il tuo cuore non ne gioisca» (Pr 24,17). E Dio dichiara per bocca di Ezechiele: «Io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva» (Ez 33:11). Nel Nuovo Testamento, Gesù descrive il cielo in festa non per la morte, ma per la conversione: «Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Lc 15:7). Gioire di un omicidio non è spirito cristiano.

4) L’immagine di Dio nell’uomo non si spegne, nemmeno nel colpevole

Ogni persona porta in sé l’immagine di Dio (Gen 1,27). Il documento ufficiale del Patriarcato di Mosca, "Le basi della dottrina sociale", lo ripete più volte, collegando la dignità personale all’“immagine” divina e ricordando come la pace evangelica passi per la misericordia e la giustizia, non per l’odio:

«La Chiesa si oppone anche alla propaganda della guerra e della violenza, così come alle varie manifestazioni di odio»
 
tratto dalla parte finale del cap. VIII. War and peace

Questo giusto per sottolineare che la Chiesa Ortodossa Russa, contrariamente a quanto proclamato da alcuni canali di informazione, non promuove né la guerra né gli omicidi. Dire che la guerra armata tra Nato e Russia abbia radici nella spiritualità è una "forzatura" che non trova alcun sostegno nella teologia.

Per il cristiano, la condotta spirituale è pregare per i nemici, non maledirli. San Silvano del Monte Athos scrive che «L’anima che non ha mai conosciuto il Santo Spirito non comprende come si possa amare i nemici e non l’accetta. Ma il Signore ha compassione per tutti gli uomini e chiunque voglia essere con il Signore deve amare i suoi nemici» (fonte). E altrove: «L’uomo che pensa con malizia male dei suoi nemici non ha in sé l’amore di Dio e non conosce Dio» (fonte).

5) Che cosa, allora, si può dire in coscienza ortodossa?

Uccidere un uomo — colpevole o meno — non colpisce Satana (che è uno spirito). Casomai, accresce la sua gioia se la morte avviene senza pentimento. Il Vangelo mostra Dio che gioisce della conversione, non del decesso del peccatore. 

Gioire di un omicidio non è linguaggio cristiano: scritturalmente è vietato rallegrarsi della caduta del nemico e la via evangelica è pregare per lui. 

La lotta a cui il cristiano è chiamato è prima di tutto ascetica e interiore; il male si vince praticando giustizia, misericordia e riconciliazione, non esultando per il sangue. 

(31 agosto 2025)

Mondo social: sostituire lamentela e depressione con il daimoku

Translate this articleSpeak this article

Per prima cosa, gli altri sono esseri umani come noi. Non c'è motivo di dividere il mondo in "noi" e in "loro", siamo tutti in un percorso di vita. Molte persone sono smarrite, e nella loro sfortuna non hanno ancora udito i preziosi insegnamenti che danno sollievo a tutte le creature. Per rendere tutto più difficile da vivere, accrescendo solitudine e impotenza, il Re Demone ha il quasi monopolio di tv, social e intelligenza artificiale.

Maggiore è la fiducia che diamo alle creazioni tecnologiche, con preferenza a contatti umani mediati da app di vario genere, è minore è la fede che abbiamo in noi stessi, negli altri, e nella vita. Certo, all'ombra del male c'è il bene, e viceversa, quindi comunque abbiamo la possibilità di fare cose che hanno un valore profondo anche nel contesto di un mondo iper-tecnologico, però dobbiamo stare molto attenti. I contesti virtuali sono creazioni illusorie che rubano vita, per questo il Re Demone, il ladro di vita, si trova in esse a suo agio, come se fossero la sua casa.

Ripartiamo dalle basi, da quell'ABC che non viene mai detto, come se fosse un segreto:

A. Nessun mezzo tecnologico è neutrale. Il mezzo è il messaggio. Non è questione di "come" lo si usa, ma il fatto stesso di usarlo trasforma profondamente il modo in cui percepiamo la realtà, il modo in cui la costruiamo e quello con cui ci relazioniamo con gli altri. I social network, invece di promuovere la democrazia e la connessione umana, spesso amplificano la competizione, l'odio, l'invidia e l'isolamento sociale, portando ad una svalutazione dell'essere umano, ridotto a cercare validazione attraverso likes e followers. Ho affrontato questi temi nella mia intervista "La base dell'educazione umana è l'amore, non lo smartphone", del 26 agosto 2024.

B. I progetti sul web, sui social o su specifiche app a scopo umanitario, spirituale o comunque di mutuo aiuto, senz’altro lodevoli, sono anche una risposta al problema della solitudine? E, più in generale, lo sono le varie comunità online? Finché si tratta di stare "soltanto" davanti a un computer o con lo smartphone, seppur con le più alte finalità sociali, la risposta è necessariamente negativa, perché quel "nutrimento affettivo" di cui ha un gran bisogno l’essere umano non può essere mediato da alcuna tecnologia (computer, smartphone, intelligenza artificiale o altro). Ho spiegato perché nella mia tesi di laurea "Solitudine e Contesti Virtuali", del 21 gennaio 2014.

C. Credere all'inganno che con l’intelligenza artificiale – e con la tecnologia in generale – si possa fare tutto, a cominciare dal superamento della sofferenza e della solitudine, significa credere all'oggetto di culto sbagliato. Il più grande furto che ci può fare il nostro contesto sociale iper-tecnologico è la perdita del senso della vita. Tolto il senso della vita, tolta la socialità, tolto il pensiero e tolto il lavoro, non rimane che la guerra? Non rimane che "ubbidire, credere e combattere" per dare un senso ai propri giorni? Se oggi ci sono ragazzi che abbandonano l'Italia per morire da mercenari, o che si suicidano per vincere una sfida sui social, c'è un motivo. Ho discusso di questo ed altro nella mia intervista "Un'alternativa all'IA (che non è nostra amica)", del 25 gennaio 2025.

Ricapitolando, la dinamica dei social e di app di vario genere è di indurre sentimenti di invidia, gelosia, competizione, narcisismo spinto, con un declino del proprio e dell'altrui benessere. I social sono costruiti appositamente per far litigare e far star male (lo ripeto: "appositamente", cioè "intenzionalmente") prolungando il più possibile l'esposizione ad essi. Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente per la crescita di Facebook, nel novembre 2017, durante un talk alla Stanford Graduate School of Business (vedi video integrale), disse di provare «tremendo senso di colpa» e che «abbiamo creato strumenti che stanno strappando il tessuto sociale di come funziona la società», invitando le persone a prendersi una "hard break" dai social (dichiarazioni riprese dal Guardian, nell'articolo "Former Facebook executive: social media is ripping society apart"). Nello stesso periodo, Sean Parker (ex presidente di Facebook) disse che Facebook sfrutta la «vulnerabilità della psicologia umana» e che gli ideatori «lo sapevano consapevolmente, e l’abbiamo fatto lo stesso». Queste sono dichiarazioni della massima gravità riprese da Axios, nell'articolo "Sean Parker: Facebook was designed to exploit human "vulnerability"", che confermano la reale natura dei social.

Ciò nonostante, generalmente usiamo social e sistemi di messaggistica come riempitivi di vuoti interiori, come surrogato di una vicinanza fisica e di un contatto fisico che non c'è. Ciò amplifica la solitudine e il vuoto, in una spirale di negatività che può tenerci lontani dal nostro sole interiore, dalle persone più vicine e da uno o più aspetti della pratica buddista. In tal caso, il Re Demone gioisce.

Consapevoli di queste debolezze umane in un contesto tecnologico ostile per le nostre relazioni, la nostra missione di Bodhisattva richiede particolare attenzione. "Capire gli affari di questo mondo" significa anche capire la natura demoniaca dei mezzi che usiamo nella vita quotidiana. Quello che possiamo fare è innanzitutto esserne consapevoli, e poi inviare daimoku a tutte le nostre relazioni, in particolare a coloro che cadono in tristi comportamenti online che non portano alcun beneficio o valore né a sé né agli altri.

Anche le relazioni faccia a faccia sono diventate oggi molto più complicate che in passato, ma l'importante è provarci e trasformare con il daimoku le cose che non vanno. Ricordiamoci che al di fuori delle relazioni non c'è nient'altro, noi siamo relazione, la vita è relazione. Niente e nessuno esiste di per sé, ma solo in relazione dinamica a qualcos'altro, in continuo cambiamento. Questo il Buddismo lo chiama vacuità, o Via di Mezzo tra l'esistenza e la non-esistenza.

Per i giovanissimi tutto questo è assai più complicato che per noi, perché nascono in un mondo che sostituisce le relazioni con finte connessioni virtuali. I mali fisici, psichici e animici che ne conseguono sono un'infinità, con «modificazioni cerebrali simili a quelle che si ottengono in caso di alcolismo o dipendenza da droghe quali eroina, cocaina, marijuana, metanfetamina e ketamina» (come documentato nella succitata tesi di laurea).

Ecco una ricetta semplice per tutta questa oscurità: amiamo la vita, amiamo le persone e desideriamo il bene di tutti, ovvero ardiamo del desiderio di vivere come Bodhisattva, il resto verrà di conseguenza. Anche quando non è questo il nostro stato vitale, ripartiamo sempre dal potere trasformativo di Nam-myoho-renge-kyo e ricordiamoci che il Budda ci ha affidato la Legge mistica come «buona medicina per i mali della gente di Jambudvipa» (dal Gosho "La buona medicina per tutti i mali").

I social sono pieni di veleni, ma il Daishonin ci ha insegnato a trasformare il veleno in medicina:

«[...] Tutto è cambiato quando iniziai a conoscere la vita del maestro Daisaku Ikeda. Comprendere che anche lui aveva fronteggiato in giovane età sfide apparentemente insuperabili, con la decisione assoluta di vincere per la felicità di tutto il genere umano, fece nascere in me un profondo senso di gratitudine nei confronti del suo grande cuore. Iniziai a percepire che il mio destino poteva essere ribaltato, al di là delle mie capacità e di quello che le difficoltà mi facevano credere, e che se anche quella fosse stata la sfida della mia vita, mi sarei dedicata a ripagare questo profondo debito di gratitudine.
Cominciai a recitare Daimoku con il pensiero costante che myo significa “tornare a vivere”. Volevo ridare vita a ogni mia cellula, approfondendo la visione del Sutra del Loto secondo cui possiamo trasformare il karma nella nostra missione e il veleno in medicina.
La mia malattia è ancora definita “incurabile” ma, proprio perché secondo il Buddismo anche il karma “immutabile” può essere trasformato, ho iniziato a sentire che con la preghiera avrei potuto guarire la causa profonda di questa mia sofferenza karmica. [...]» 
 
(tratto da: "Ho preso per mano la mia malattia", Buddismo e Società 256, maggio 2025)

Tutto è collegato. Sono partito parlando di social e sono arrivato a citare l'esperienza di una malattia ritenuta incurabile. In effetti, la tv, i social e l'intelligenza artificiale oggi si presentano come una malattia incurabile. Nichiren ci ha detto cosa fare, e i nostri maestri della Soka Gakkai anche.

(25 agosto 2025)

In che senso "i desideri terreni sono illuminazione"?

Translate this articleSpeak this article

«Il Sutra del Loto fa un ulteriore passo avanti, esponendo il principio che le illusioni e i desideri sono illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte sono nirvana. In altre parole, non esiste alcuna illuminazione separata dalla realtà delle illusioni e dei desideri e non può esserci il nirvana al di fuori delle sofferenze di nascita e morte. Queste coppie di fattori contrastanti sono connaturate nella nostra vita. Il Gran maestro T’ien-t’ai, uno dei principali studiosi buddisti cinesi, vissuto nel VI secolo, usò un’analogia per spiegare i suddetti principi. Supponiamo di avere un cachi aspro: immergendolo in un infuso di tiglio o esponendolo alla luce del sole, possiamo farlo diventare dolce. Non ci sono due cachi, il primo aspro e il secondo dolce. Il cachi è uno solo, e non è diventato dolce perché abbiamo aggiunto dello zucchero, bensì perché l’aspro del frutto è scomparso ed è emersa la sua potenziale dolcezza. Il catalizzatore, l’intermediario che ha permesso la trasformazione, è stato l’infuso in cui è stato immerso il cachi o la luce del sole alla quale è stato esposto. T’ien-t’ai paragona le illusioni e i desideri al cachi aspro, l’illuminazione al cachi dolce e il ​processo tramite il quale il cachi è diventato dolce alla pratica buddista.»

tratto dal libro: "I misteri di nascita e morte", di Daisaku Ikeda

Le illusioni e i desideri terreni sono illuminazione (Francesco Galgani's art, 23 agosto 2025)
(23 agosto 2025, vai alla mia galleria)

Pages

Subscribe to Informatica Libera - Francesco Galgani's Blog RSS