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Vita in rete

Anime apparenti (poesia di Giulio Ripa)

Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2017

ANIME APPARENTI

Dentro corpi organici anime apparenti si agitano
Come figure interattive abbagliate sulla scena digitale
Da immagini virtuali che oscurano la dimensione vera
Esse nutrono attraverso corpi tecnologici in rete
L'ipertrofia delle Corporation avide di dati personali
Vivendo in una spettacolarità dove l'apparire si confonde con l'essere
Apparenti come profili utenti galleggiano sul mare virtuale
Rassicurate da una vita simulata dove proiettano i propri sogni
Invisibili all'ombra delle immagini, guardano e sono guardate
Oscurate dal simulacro dell'immagine di sé nei social network
L'oscenità digitale alimenta l'indifferenza verso gli altri
"Mi piace" sostituisce il pudore del silenzio o la dignità della sofferenza
Le anime apparenti vivono una dimensione simulativa, surrogato della vita
Sempre connesse alla pornografia delle emozioni della scena digitale
Le anime apparenti sono anime perse che appaiono senza sapere perché

(Giulio Ripa, 5 novembre 2017)

Qwant: un nuovo motore di ricerca che funziona bene e rispetta la privacy

Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2017

tratto da: https://help.qwant.com/it/help/qwant-search/

«Disponibile su Qwant.com, Ricerca Qwant è il motore di ricerca localizzato in Europa più efficiente, che protegge la tua privacy rifiutando qualsiasi meccanismo di tracciamento utenza e si impegna anche a garantire la neutralità dei suoi risultati.

Con Ricerca Qwant ci prefiggiamo l’obiettivo di fornire un motore di ricerca gradevole, efficiente, indipendente, onnicomprensivo e facile da usare, che assicuri il pieno rispetto dei diritti e delle libertà degli utenti e che preservi l’ecosistema della rete Internet. Ricerca Qwant unisce tutti i possibili risultati raccolti dal web su una singola pagina, incluse notizie, social network, immagini, video, shopping… Ma al contrario degli altri motori di ricerca, tutto ciò che cerchi con Qwant rimane assolutamente confidenziale. Le tue ricerche sono criptate, Qwant non colloca sul tuo browser alcun cookie che possa servire a localizzarti, né alcun meccanismo di tracciamento che consenta di seguire le tue abitudini di navigazione sul web allo scopo di comprendere quali siano i tuoi interessi e venderle alle reti pubblicitarie. Non conserviamo neanche la cronologia delle tue ricerche passate. Se ti mostreremo pubblicità, essa si baserà unicamente sulle parole chiave che avrai appena digitato.

Crediamo che questa promessa sia essenziale, perché le domande che digiti ogni giorno rivelano molte cose su di te: opinioni politiche, tendenze sessuali, salute, interessi, stile e standard di vita… Chi raccoglie queste informazioni può usarle per farsi un’idea di chi tu sia, o per adattarvi le pubblicità. Un domani saranno anche usate per ritagliare agenti IA che prenderanno decisioni per conto tuo, o che ti spingeranno a intraprendere certe azioni.

Ricerca Qwant pone sullo stesso piano tutti i siti web e i servizi online. Essi hanno tutti le stesse possibilità, qualora lo meritino, di apparire nelle prime posizioni della ricerca. Non diamo la precedenza ai nostri servizi o a quelli dei nostri partner, né sviliamo artificialmente il posizionamento dei siti i cui interessi sono in contrasto coi nostri. Non alteriamo l’ordine dei risultati a seconda di chi sta effettuando la ricerca. Chiunque può avere a che fare con idee che non gli appartengono, e questo rende più sana la democrazia. Inoltre, tutte le compagnie hanno la possibilità di essere notate grazie ai propri meriti effettivi.»

Monopoli, ovvero imprese che pretendevano di fare il bene dell’umanità (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ecc.)

Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2017

Qualcuno dei miei lettori si ricorda i Cavalieri dell'Apocalisse, citati nella mia pagina "Riflessioni su Facebook"? «Facebook: morte, la falce. Apple: pestilenza, l’arciere. Amazon: guerra, lo scudo. Twitter: carestia, la bilancia. E in chiusura l’apocalittica scena degli uccelli di Twitter come avvoltoi appollaiati sopra a dei resti umani». Questa scena risaliva al 2013.

Pochi giorni fa, sul Corriere della Sera, nell'articolo "Silicon Valley, se quelli del Big Tech diventano i «cattivi»", ho letto una serie di considerazioni a proposito dei Big Tech:

«[...]

1) «Fake news» e interferenza russa nelle elezioni presidenziali. Questi due fenomeni e la loro amplificazione da parte dei social media hanno prodotto diffusa inquietudine e un improvviso risveglio dell’opinione pubblica Usa. E anche allarme in Parlamento dove a chiedere regole e indagini ora sono, oltre ai democratici, anche i repubblicani fin qui paladini della deregulation. Fari puntati su Twitter, in misura minore su Google, ma soprattutto su Facebook e in prima persona su Mark Zuckerberg. Per come la sua società veicola le informazioni, ma anche per la gestione «automatica» della pubblicità, soprattutto quella elettorale.

2) Monopoli. Imprese che pretendevano di fare il bene dell’umanità, ispirandosi alla filosofia libertaria di Stewart Brand, sono cresciute fino a diventare giganti arcigni e con tendenze monopolistiche, ora denunciate da Jonathan Taplin in «Move Fast and Break Things» (celebre invito a essere sbrigativi pronunciato da Zuckerberg) e anche nel saggio di Franklin Foer «World Without Mind», un altro atto d’accusa contro un gruppo d’imprese ormai spregiativamente denominato Big Tech, come Big Oil dei petrolieri o Big Tobacco. Gafa, l’acronimo creato in Europa per identificare la concentrazione di potere nelle mani di Google, Amazon, Facebook ed Apple, viene usato sempre più spesso anche negli Usa. Taplin accusa di essere monopoli di fatto Google (nei motori di ricerca), Facebook (nelle reti sociali), Amazon (nella distribuzione dei libri) e Microsoft (per alcuni settori del software), mentre «salva» Apple che compete con Samsung e altri per smartphone, computer e iPad. Non tutti sono convinti, ma le accuse ai monopoli si moltiplicano anche perché Peter Thiel, uno dei maggiori imprenditori della Silicon Valley, l’unico ad appoggiare fin dall’inizio Donald Trump, sostiene che nell’hi-tech la concorrenza fa sprecare risorse: meglio monopoli ben gestiti.

3) Disuguaglianze. Crescono ovunque nelle società avanzate, ma di più nei settori investiti dalla rivoluzione tecnologica dove le differenze tra chi beneficia dei processi e chi è escluso, è massima. Contrasti estremi che, come abbiamo raccontato ieri, stanno ridando fiato a sindacati che parevano ormai totalmente emarginati. Sono molti — analisti autorevoli come John Battelle ma anche imprenditori — a prevedere guai grossi per Silicon Valley se non saprà autoriformarsi promuovendo forme di capitalismo più inclusivo.

4) Discriminazione sessuale e delle minoranze. Poco spazio per donne, neri e ispanici in Silicon Valley. E il caso Google che ha dominato l’estate col licenziamento di James Damore, l’ingegnere che in un manifesto aveva tentato di spiegare con argomenti sociologici e scientifici (o pseudoscientifici) la ridotta presenza femminile. Un colpo all’immagine del gruppo di Mountain View col New York Times che è arrivato a chiedere col suo celebre columnist David Brooks il licenziamento del capoazienda Sundar Pichai.

5) Una raffica di altri scandali, da quelli di Uber che hanno portato all’estromissione del fondatore, Travis Kalnick, dal suo vertice, al sospetto di una tolleranza per la discriminazione razziale nelle sue strutture ricettive da parte di Airbnb.

Infine la sfida dell’intelligenza artificiale. Farà fare grandi passi avanti all’umanità, ma potrebbe anche rendere l’uomo schiavo della tecnologia secondo i moniti di Elon Musk e altri. E il pioniere dell’intelligenza, Yoshua Bengio, chiede il frazionamento dei gruppi di Big Tech anche per evitare concentrazione eccessive di potere tecnologico.
[...] »

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
7 ottobre 2017

Scienza e Tecnologia: demolire le certezze, far sorgere il dubbio

Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2016

Sebbene da più parte si inneggi all'Internet of Things (Internet delle Cose) e all'Intelligenza Artificiale come ad un futuro prossimo e inevitabile, sottolineando i presunti vantaggi di questo progresso scientifico e sviluppo tecnologico, pochi si soffermano su una delle conseguenze più pesanti di questi scenari: la deumanizzazione.

A proposito dell'Intelligenza Artificiale, nel mio precedente articolo "Autocensura, manipolazione in Rete e cyberguerra, grazie all'Intelligenza Artificiale", avevo così sintetizzato il nocciolo della questione: «l'intelligenza dovrebbe stare nella sua sede naturale, cioè negli esseri umani e, più in generale, negli esseri viventi... e non nelle macchine». Non mi stancherò mai di ripeterlo. Pensiamo ad esempio alle automobili che si guidano da sole: in una situazione di emergenza, in cui qualunque scelta porti alla morte o al ferimento grave di una o più persone, è mai possibile affidare le nostre vite ad un algoritmo a cui spetti la decisione di chi uccidere e chi no? Questo problema è stato affrontato nell'articolo "Guida autonoma, sarà l'auto a decidere chi salvare in caso di incidente?", di Omar Abu Eideh.

Autocensura, manipolazione in Rete e cyberguerra, grazie all'Intelligenza Artificiale

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2016

Cosa è vero e cosa è falso?

In un mio precedente articolo, intitolato "Verso la Pace... tra pessimo e ottimismo", scrivevo che: «[...] non esiste un'unica realtà, ma tante realtà: nessuno possiede la realtà, ma al massimo può riuscire a vedere una parte di essa, come esemplificato dalla parabola buddista dei ciechi e dell'elefante». Nessuno possiede la verità e voler istituire una sorta di "Ministero della Verità" (mi riferisco alla "First Draft Coalition"), di "Vigilant Users" e di "Algoritmi Intelligenti" che decidano per noi cosa è vero e cosa è falso... è pericolosissimo. Tutto sta andando nella direzione di rafforzare e giustificare sempre di più l'autocensura in Rete e la censura vera e propria. Su questo tema, vorrei suggerire ai miei lettori alcuni articoli e, in particolare, il video di Glauco Benigni riportato in calce.

Vorrei inoltre aggiungere che l'intelligenza dovrebbe stare nella sua sede naturale, cioè negli esseri umani e, più in generale, negli esseri viventi... e non nelle macchine.

Letture suggerite:

Del video seguente vorrei mettere bene in evidenza questa frase: «[...] Il boccino dunque è nelle mani dei ricercatori, soprattutto attivi in diverse Università USA. Tra queste brilla la Stanford University che, guarda caso, è proprietaria dell'algoritmo che consente a Google di funzionare. E Google, guarda caso, è ormai parte dell'immenso conglomerato Alphabet. E a capo di Alphabet c'è Mr. Eric Schmidt, che guarda caso è il Consulente N.1 del Pentagono per la cyberguerra. [...]»

Cyberbullismo

Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2016

Cyberbullismo

Non fu la tecnologia,
che gioie porta via,
a infliggermi il dolore
d'un pugnale nel cuore...

Non fu quel mortal video,
tra mostri condiviso,
a tagliarmi le vene
tra atroci pene...

Fu quel branco
che troppo m'ha deriso
senza mai capire
cosa avessi in viso,

fu quel silenzio
d'un'agonia celata
che m'inflisse la croce
d'esser sempre sbagliata.

Nel togliere il disturbo,
per sempre scomparendo,
mai avrei immaginato
quel che stava avvenendo:

quando il cuore si fermò,
la Luce m'incontrò,
avvolgendomi d'un calore
che sapeva d'Amore,

mostrandomi i vostri cuori
e la guerra che li logora...

se prima li avessi visti,
sarei tra i vivi ancora.

Ora sento la sofferenza
che tutto il mondo consuma,
è un fuoco che divampa
di creatura in creatura:

vorrei far qualcosa,
ma ora tocca a voi
gettare acqua pura
su tutta questa arsura.

Se ancor vorreste
potermi incontrare,
imparate quell'Amor
che sposa il Rispettare,

e che con Pace interiore
sa Dialogare:

ogni volta che accarezzerete
un fiore con Amore,
io sarò quel fiore...

ed entrerò
nel vostro Cuore.

(Francesco Galgani, 22 ottobre 2016)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/634-cyberbullismo

La delusione di una tecnologia che dignità ci porta via...

Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2017

Per prima cosa, ringrazio i miei lettori per la stima e per l’affetto che da voi ho ricevuto: quando mi scrivete, cerco sempre di rispondervi, con l’auspicio che nessuna e-mail finisca per disperdersi nella confusione che in Internet (e nel nostro povero pianeta) regna sovrana. Mi state aiutando a scoprire che non solo l’unico ad avere serissime perplessità nel rapporto con le novità tecnologiche del nostro tempo. Chi mi conosce e segue il mio blog, sa che ho scritto molto a tal riguardo, dalle mie due tesi di laurea “Solitudine e Contesti Virtuali” e “L’Era della Persuasione Tecnologica ed Educazione all’Uso della Tecnologia”, all’e-book “L'era della simulazione ovvero l'oscuro desiderio di essere sempre connessi”, scritto a quattro mani con il carissimo e saggio amico Giulio Ripa, a tante poesie e articoli su questo tema. Forse quei pochi che si sono veramente avventurati fino in fondo nei miei scritti hanno compreso le difficoltà e le preoccupazioni che ho provato ad esprimere a tutela del bene di tutti e del futuro della società, sviluppando un pensiero apparentemente semplice, ma al contempo articolato e complesso, come quello del maestro Richard Stallman, integrandolo con mie considerazioni e studi di carattere psicologico e sociale, anche avvalendomi delle opere e delle ricerche di altri pensatori e studiosi. Altre persone che mi conoscono, che sanno che uso pochissimo il cellulare (su cui non sono reperibile, è quasi sempre spento) o che conoscono la mia avversione per i social, si limitano a vedermi come un anti-tecnologico, come un estremista, o peggio ancora… fraintendendo completamente quello che io sono e persino accusandomi (ingiustamente) di giudicare quello che non conosco.
Ho lo stesso rispetto per la libera condivisione della conoscenza e per interazioni umane libere come ce l’ho per la forza di gravità: tutto ciò è “secondo Natura”. Ma, ahinoi, non è questa la direzione presa dalla Cultura e dall’attuale sviluppo tecnologico, che uccide la libertà, l’ambiente e le persone nel momento stesso in cui si offre come presunto veicolo di libertà, di comunicazione, di intrattenimento. Non so quanti dei miei lettori hanno compreso pienamente quest’ultima mia frase, che nelle mie intenzioni non è un’iperbole, ma solo un’onesta constatazione, frutto di anni di studi di ciò che si cela “oltre le apparenze”. Ancora una volta, rimando a ciò che già ho scritto, in particolare alle tesi di laurea e all’e-book sopra linkati, per chi voglia tentare l’avventura di leggerseli con la stessa calma con cui una volta, tanto tempo fa, si leggevano i libri finché tv e social non ci hanno regalato modi meno riflessivi e più vacui di riempire il tempo.

Se sei arrivata, o arrivato, a leggere fin qui senza cambiare pagina e senza esprimere giudizi affrettati, semplificati e illusori del tipo “la tecnologia è neutrale, dipende solo da come si usa”, oppure “non siamo tutti uguali, a me whatsapp piace e non ci trova nulla di male”, o simili altre considerazioni, è buon segno: io non sto giudicando chi fa (o è forzato a fare) certe scelte piuttosto che altre, io sto solo cercando di mettere in luce ciò che di importante è rimasto e continua a rimanere in ombra. Ad esempio, siamo tutti vittime di un attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la Rete, a danno nostro, dalle grandi multinazionali che giocano nel mondo dell’ICT (non mi riferisco soltanto a Facebook o Google, ma anche a tante altre realtà); queste corporations spiano, assalgono, molestano e danneggiano in modo continuato e sempre più invasivo, con la loro tecnologia, gli utenti sprovveduti e persino desiderosi di diventare oggetti inconsapevoli del loro profitto. Ma questo è solo un aspetto del problema, che ne sarebbero altri da considerare, ma ancora una volta rimando a ciò che già ho scritto.

Troppo potere in mano a pochi ha sempre portato abusi… ma andiamo oltre… manca ancora qualcosa. Ciò che forse non ho mai espresso finora è la mia delusione per come siamo arrivati al punto di rinunciare alla nostra stessa dignità pur di stare al passo con la tecnologia (pilotata da un potere economico-dittatoriale mascherato da altro). “Dignità” è una parola grossa, ma l’unica che mi è venuta in mente dopo aver visto il video qui sotto riportato. La scienza e i suoi prodotti non sono nati per questi scopi, Internet nemmeno, l’Informatica e l’Elettronica neanche: tutto ciò è solo un’aberrazione… come del resto sono stati un’aberrazione e un’attentato alla dignità umana l’invenzione e l’uso della bomba atomica. Ovviamente con differenze significative: la tecnologia di oggi distrugge senza farsi sentire, senza farsi vedere, rimanendo dietro le quinte e senza mai atteggiarsi come minacciosa, ma casomai come (falsa) amica.

DOWNLOAD MP4

P.S.: Vorrei soltanto precisare, per coloro a cui il paragone con la bomba atomica risultasse fuori luogo o eccessivo, che la produzione delle attuali tecnologie hi-tech, che già pongono intrinsecamente seri problemi di dignità per ciò per cui sono progettate, ha già comportato più di 11 milioni di morti (per il coltan, dato aggiornato al 2013), oltre a continuo sfruttamento di vite umane (per lo più bambini, bambine e adolescenti) e a incalcolabili disastri ambientali (ad es., per produrre un singolo smartphone servono quasi 13 tonnellate d’acqua e 18 metri quadrati di suolo). Tutto questo è documento in "L'Era della Persuasione Tecnologica ed Educazione all'Uso della Tecnologia" (buona lettura). Cos'altro aggiungere? La dignità è l'ultimo sussulto che ha l'essere umano per prendere un'altra strada che non sia quella attuale.

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
14 ottobre 2016

Ricordo d'innocenza: tra passato e presente (di Lucia Nicolardi)

Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2016

Bambini e tecnologiaQuanto segue è un messaggio di Lucia Nicolardi in risposta agli articoli "La nuova religione tecno-capitalista: tutti connessi in Rete, ovunque e sempre" e "I social network sono il regno della non-comunicazione". Sullo stesso tema, consiglio anche una lettura di: "Infanzia rubata... dai mostri tecnologici d'un mondo iperconnesso" e "Perché Steve Jobs non lasciava usare l'iPad ai suoi figli?". Chi vuole approfondire, può leggersi anche: "L'Era della Persuasione Tecnologica ed Educazione all'Uso della Tecnologia".

Buone riflessioni...

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Epoca di ragazzi felici e spensierati, giochi di bimbi innocenti,
scalzi per le strade sdrucciolate, seduti sui marciapiedi si intrecciavano
i nostri sguardi con antiche storielle raccontate dai nonni, si mescolavano
le giornate di estate tra fruscii di vecchie fontane, degustando dolci sapori
di spezie casarecce, adornate da delizie di stagione scambiandoli amorevolmente in una mensa di convivialità, vita nei nostri animi sereni di anni di incanto.

La quiete del dì era accaldata da un cocente sole che brillava nel cielo azzurro, senza indugio si camminava tra borghi, sentieri, fischiettando, cantando e intonando vecchi stornelli,
niente turbava l’enfasi giornaliero; le case ingombranti di frastuoni
di antichi mestieri, viandanti con voci di innocenza, spalancavano balconi e finestrelle che con il loro cigolio emanavano dolci melodie.

Eh si!, quella era innocenza, tempi di ricordi che vagano nella mente dei miei mitici anni di giovinezza, nostalgia che affiora nell’era dell’antico.
E oggi?

Dove sono quegli anni speciali?
Mi ritrovo fra il caos di un mondo spaziale,
inquinamento di meccanismi automatici, non più innocenza,
non più strilli di bimbi tutti eleganti per le strade asfaltate;
la metamorfosi ha invaso l’uomo, la scienza, la tecnologia ha preso l’animo della gioventù togliendo la spensieratezza e l’innocenza della vita.

Mistero sei tu innocenza, vecchia amica dei miei ricordi or chiusa nel cassetto
del mio cuore, non andar via, per me rimarrai sempre la mia vita d’innocenza.

(Lucia Nicolardi, 25 maggio 2016)

Inviare con semplicità, da pc e smartphone, email private e crittografate (grazie al progetto del CERN di Ginevra ProtonMail)

Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2016

Sito ufficiale di riferimento: https://protonmail.com/

Creato da una discussione fra dottorandi del CERN, ProtonMail è un servizio e-mail che promette estrema sicurezza e privacy, proteggendo i nostri dati dalle pervasive e globali attività di sorveglianza elettronica della NSA (National Security Agency degli Stati Uniti) e dallo sguardo dei giganti dell'ICT, sempre pronti ad appropriarsi delle nostre informazioni confidenziali in cambio di servizi pseudo-gratuiti. I problemi di privacy nelle comunicazioni online riguardano tutti, le rilevazioni uscite dallo scandalo Datagate anche, e i mezzi che comunemente sono usati nella vita online (Gmail, Skype, Facebook, gli smartphone, ecc.) sono mezzi a privacy zero (a titolo di esempio, è dal 2014 che Google ha aggiornato i propri termini del servizio, esplicitando che ogni email ricevuta, inviata o conservata tramite Gmail viene letta e analizzata).

In sintesi: servizio e-mail gratuito creato dai ricercatori del CERN di Ginevra (finanziati tramite donazioni e abbonamenti), interfaccia carina e facilmente usabile, completa assenza di pubblicità, crittografia end-to-end (ciò implica che le email scambiate tra gli utenti di Protonmail non sono visibili nemmeno a Protonmail stesso), uso di librerie di crittografia a codice aperto (il codice sorgente del front-end è scaricabile), collocazione in Svizzera, che è il paese più sicuro al mondo in merito alla tutela della privacy. La password per decriptare i propri messaggi non viene mai inviata al server di Protonmail (se l'utente la perde, perde anche le proprie email). Termini legali di privacy riportati sul sito estremamente rigorosi... e lontani anni luce da quanto fanno Google, Yahoo, Facebook e gli altri giganti (che invece leggono le email degli utenti, collaborano con le agenzie di sorveglianza e le conservano per un tempo indeterminato anche dopo la loro cancellazione da parte dell'utente). Per il momento, Protonmail è solo in inglese e francese ed è usabile tramite browser, oppure tramite app per Android e iOS.

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