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Pedagogia nell'era digitale (con una videolezione di Uninettuno)

Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2015

I perché del bisogno d'un cambiamento radicale e profondo della scuola

La scuola italiana ha fallito, e continua a fallire, anche nel raggiungimento di obiettivi minimi e indispensabili, con un livello di gravità tale da pregiudicare le sorti sia dei singoli cittadini, sia della nazione. Come ha evidenziato un progetto di ricerca internazionale, l'80% degli italiani – ad esempio – non è in grado di leggere e capire una pagina su come va usata una bicicletta, quasi la metà degli italiani non riesce a comprendere un brevissimo articolo su come curare una pianta (mostrando una competenza alfabetica molto modesta, «al limite dell'analfabetismo»), e il 5% degli italiani non ha la competenza linguistica minima nemmeno per comprendere il dosaggio di un farmaco. E le cose non vanno meglio nell'esecuzione dei calcoli matematici e nella lettura di grafici o tabelle: anche in quest'ambito, l'80% degli italiani fa molta fatica. Questi dati sono estratti da un articolo del 29 marzo 2013 pubblicato su Repubblica.it, intitolato “I nuovi analfabeti”, e confermati anche da un'altra ricerca internazionale (con percentuali diverse ma comunque inquietanti), segnalata in un articolo su Pupia.tv del 28 agosto 2015, intitolato “Gli italiani detengono record mondiale di «analfabetismo funzionale»”. «Con il termine “analfabetismo funzionale” si designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Un analfabeta è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”».

Partendo da questi dati, una domanda sorge spontanea: A cosa serve la scuola?
Altre domande, altrettanto legittime: Perché l'italiano medio è così ignorante e duro di comprendonio? Le persone sono vittime del loro anafalbetismo funzionale (magari alimentato anche dalla tv) oppure sono loro stesse a crearselo, per mentalità, disinteresse, menefreghismo?

Rispondere è difficile. Di certo la peggiore ignoranza non è quella di non sapere o di non comprendere, ma quella di non fare domande e di non voler comprendere. Totò e Pasolini hanno criticato, a modo loro, l'ignoranza e la pochezza degli italiani, come ci ricorda il video “Italiani!”, creato da Giulio Ripa. Anch'io, in una mia poesia, ho espresso rabbia per come si comporta il popolo di cui faccio parte (poesia "Europee"). Comunque, non sto scrivendo questo articolo per criticare (cosa che ho già fatto nella “Critica al modello educativo: la scuola è un mattatoio di intelligenze”), ma per immaginare insieme ai miei lettori una scuola nuova, perché vorrei che la pace, la cultura e l'educazione potessero essere davvero alla base del vivere civile e della speranza d'un futuro migliore per tutti noi.

Ho già avanzato la mia “Proposta politica per la scuola (e per la società intera)”, alla quale rimando, con l'invito a diffonderla e, magari, a firmarla.

Credo che l'attuale modello pedagogico della scuola italiana sia assolutamente inadeguato e controproducente, legato ancora a schemi che potevo andare bene due secoli fa, ma non nel terzo millennio. Il prof. Vittorio Midoro (dell'Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova), docente all'Università Telematica Internazionale Uninettuno per dieci videolezioni dell'insegnamento di “Psicologia dello sviluppo e tecnologie (nuova edizione)”, in una videolezione intitolata “Docenti nell’era digitale(riportata in calce a questa pagina), tratta in maniera precisa questa tema, affrontandolo da una prospettiva che coincide con le idee pedagogiche che avevo già maturato autonomamente nel mio percorso scolastico e universitario. Secondo me sono idee di innovazione da diffondere. Troppa poca attenzione viene data a queste tematiche, e tutto il mondo politico, quando si occupa della scuola, lo fa in un modo che non mette mai in discussione il modello pedagogico, ma soltanto altri aspetti (o perlomeno questa è la mia impressione). Quegli insegnanti della scuola pubblica che vorrebbero tentare modelli educativi diversi da quello attuale ottocentesco, sono ostacolati in mille modi e sono essi stessi schiavi di un sistema educativo sbagliato che non lascia libertà. Ringrazio l'Università Telematica Internazionale Uninettuno per aver concesso a questo blog l'autorizzazione alla pubblicazione.

Buona visione della lezione,
Francesco Galgani,
6 settembre 2015

Videolezione: “Docenti nell’era digitale”
Docente: “Prof. Vittorio Midoro (Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova)”
Insegnamento: “Psicologia dello sviluppo e tecnologie (nuova edizione)”
Facoltà: “Psicologia”
Anno accademico: 2013/2014

© Università Telematica Internazionale Uninettuno - www.uninettunouniversity.net
Autorizzazione alla pubblicazione in questo blog concessa dal Rettore Prof.ssa Maria Amata Garito

Pedagogia - Docenti nell'era digitale - Uninettuno

 

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