Nel cuore della realtà

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In quei rari momenti di lucidità in cui, senza distrazioni, entriamo in contatto con la realtà della nostra esistenza, fatta di bellezza, complessità e limiti dolorosi, ci accorgiamo che non abbiamo più nessuno da criticare, neanche noi stessi. Non è forse questa la serenità?

Nel cuore della realtà (Francesco Galgani's art, August 31, 2024)
(August 31, 2024, go to my art gallery)

La base dell'educazione umana è l'amore, non lo smartphone (intervista a Francesco Galgani)

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Ringrazio il giornalista e scrittore Paolo Arigotti per l'intervista concessami il 26 agosto 2024, sul tema "La base dell'educazione umana è l'amore, non lo smartphone".

Avviso: se per qualunque motivo l'intervista su Youtube non si apre, per favore segnalamelo. Ho comunque caricato una copia dell'intervista su archive.org. 

Puoi anche vedere la mia successiva intervista: "Un'alternativa all'IA (che non è nostra amica)"

Abbiamo esplorato temi cruciali sull'impatto della tecnologia, in particolare dei social network e degli smartphone, sulla società contemporanea. Abbiamo criticato l'idea diffusa che la tecnologia sia neutrale e sottolineato come essa stia profondamente trasformando il modo in cui percepiamo la realtà, il modo in cui la costruiamo e quello con cui ci relazioniamo con gli altri. I social network, invece di promuovere la democrazia e la connessione umana, spesso amplificano la competizione, l'odio, l'invidia e l'isolamento sociale, portando ad una svalutazione dell'essere umano, ridotto a cercare validazione attraverso likes e followers.

Il messaggio ricorrente, che attraversa tutta l'intervista, è che "il mezzo è il messaggio". Questo è il punto centrale per capire il gravo inganno in cui siamo tutti immersi.

Un altro punto chiave è la riflessione sull'intelligenza artificiale, che non potrà mai essere nostra amica, e sulla tecnologia in generale, che se non gestita "consapevolmente" riduce le nostre capacità cognitive e relazionali. Dobbiamo stare molto attenti all'illusione persuasiva e pervasiva di efficienza e facilità promossa dalle tecnologie odierne, che rischia di farci perdere la capacità di riflettere profondamente, di empatizzare, di vivere in armonia e di apprezzare il valore della vita umana al di là delle performance digitali. In particolare, l'uso onnipresente e socialmente imposto di smartphone e social network ci sta disumanizzando, sta indebolendo le relazioni autentiche e causando effetti negativi sulla salute mentale e fisica, soprattutto nei giovani.

Nel mettere in luce gli inganni, abbiamo citato ricerche cliniche sugli effetti devastanti dei mondi virtuali e dei social. Abbiamo denunciato l'ingente costo di sangue, che si traduce in decine di milioni di morti, e la distruzione ambientale che stanno dietro alla cosidetta "digitalizzazione" green.

Le tecnologie più diffuse non solo ci allontanano dalla nostra umanità sgretolandoci nel corpo e nell'anima, ma minano anche le fondamenta delle nostre libertà. Su questo tema abbiamo confrontato gli effetti delle tecnologie imposte globalmente da poche BigTech con le alternative basate sul cosidetto "software libero", focalizzando la discussione sulle ripercussioni pratiche a livello di libertà e su quelle etiche, morali e sociali.

E' possibile e auspicabile uno stile di vita alternativo e benefico. Abbiamo dato qualche spunto di riflessione e suggerimento pratico, commentando il decalogo "Slow Internet" di Giulio Ripa.

L'amore dovrebbe essere il vero fondamento dell'educazione umana, non lo smartphone. Abbiamo concluso con una poesia che dà voce ad una ragazza suicidatasi a causa del cyberbullismo.


L'intervistatore Paolo Arigotti, nato a Cagliari nel 1973, ha una laurea in Giurisprudenza e un'altra in Storia e Società. Appassionato di storia, scrittura e cinema, è autore di vari romanzi e collabora con diverse testate giornalistiche, tra cui L'AntiDiplomatico, La Fionda e InsideOver.

Il suo canale YouTube "Spunti di riflessione" offre una vasta gamma di contenuti che spaziano dall'informazione alternativa alla geopolitica, con un focus particolare su temi spesso trascurati dai media tradizionali. Questo è uno sguardo complessivo alle tematiche trattate:

  • Geopolitica e Relazioni Internazionali: Molti video discutono di conflitti internazionali, come la situazione in Medio Oriente, la guerra in Ucraina, e la geopolitica delle grandi potenze (Stati Uniti, Russia e Cina).
  • Contrinformazione: Alcuni video si concentrano sull'analisi critica dei media e delle narrative ufficiali, esplorando temi come la manipolazione dell'informazione e le fake news.
  • Storia e Politica: Diversi contenuti affrontano argomenti storici, spesso legati a figure o eventi politici significativi, come Mussolini, la Seconda Guerra Mondiale, o l'URSS.
  • Economia e Finanza: Sono presenti discussioni su temi economici, tra cui la crisi economica, la speculazione finanziaria, e la transizione energetica.
  • Sociologia ed Educazione: Alcuni video trattano di temi sociali ed educativi, come la formazione dei giovani, l'influenza della tecnologia sulla vita quotidiana, e l'importanza dell'educazione.
  • Salute Mentale e Relazioni Interpersonali: Ci sono anche video che esplorano temi di psicologia, come il narcisismo patologico, le relazioni pericolose, e la gestione delle emozioni.
  • Cultura e Società: Alcuni contenuti si concentrano su aspetti culturali, come la letteratura, la musica, e la storia culturale di vari paesi.
  • Attualità e Opinioni: Infine, molti video offrono riflessioni e analisi su eventi recenti, opinioni su sviluppi politici, e discussioni su questioni sociali contemporanee.

Ogni intervista si caratterizza per l'approfondimento e la capacità di stimolare il pensiero critico negli spettatori, proponendo prospettive inedite e spesso controcorrente rispetto al mainstream. Iscrivendoci al canale, possiamo ricevere le notifiche dei nuovi video e dare un tangibile segno di apprezzamento ad Arigotti per la sua opera divulgativa.

(27 agosto 2024)

Esame di realtà e realtà immaginata: manipolazione e disconnessione dalla realtà

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Questo è un articolo di psicologia, che prende le mosse da una notizia del 16 agosto 2024:

L'OMS e l'UNICEF hanno richiesto una tregua umanitaria nella Striscia di Gaza tra fine agosto e inizio settembre 2024, con l'obiettivo di vaccinare 640.000 bambini sotto i dieci anni contro la poliomielite. Questa notizia, riportata da fonti autorevoli come il sito dell'UNICEF (fonte) e l'ANSA (fonte), sottolinea l'importanza della campagna vaccinale per prevenire la diffusione della polio in una zona martoriata da conflitti devastanti. Secondo l'UNICEF, la vaccinazione verrà effettuata da 708 squadre mediche, supportate da circa 2700 operatori sanitari.

Il problema di questa notizia è che solleva interrogativi profondi su cosa significhi veramente comprendere la realtà e le priorità in un contesto di emergenza estrema come quello di Gaza, che potremmo paragonare a un cataclisma.

Da un punto di vista razionale, questa notizia è surreale, come se fosse frutto di un'analisi di realtà gravemente compromessa. In una situazione dove la sopravvivenza quotidiana è quasi impossibile, con un popolo che soffre la fame, la sete, la distruzione delle infrastrutture e gli orrori di una violenza incessante, l'idea di concentrarsi su una campagna di vaccinazione, per quanto possa apparire (falsamente) sensata in condizioni normali, è completamente disconnessa dalla realtà immediata.

Chiunque di noi si trovi in uno scenario del genere, non avrebbe dubbi che le priorità sarebbero l'accesso a cibo, acqua, cure mediche di base, un alloggio decente e soprattutto sicurezza, senza il rischio costante di essere uccisi, mutilati, invalidati e di perdere da un momento all'altro familiari e amici. Invece, è grottesco e offensivo che l'attenzione venga deviata su una campagna vaccinale in un contesto dove la morte e la distruzione sono all'ordine del giorno, e in cui i prigionieri vengono rinchiusi in lager con trattamenti brutali sovrapponibili a quelli del nazismo storico.

Questa inverosimile narrativa dell'OMS e dell'UNICEF è probabilmente costruita non tanto sulla base di un'analisi di realtà, ma piuttosto sulla manipolazione della realtà immaginata, al fine di creare una determinata percezione (non reale) nel grande pubblico. E' come se si volesse indurre un senso di urgenza che, per quanto (falsamente) legittimo possa essere in altri contesti, qui appare come un tentativo di distogliere l'attenzione dai veri problemi.

L'implicazione sottostante è che i vaccini siano sempre e comunque salvifici, nonostante le crescenti e vistose controevidenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni, e non solo quelli. Questo tipo di narrazione negazionista, che finge l'assenza di dubbi sull'utilità dei vaccini, l'assenza di prove certe dei loro gravi danni (morte compresa) e, nel caso specifico, l'assenza di opposizione da parte dei bambini in questione o di chi ne esercita la tutela, ci ricorda le distopie orwelliane, nelle quali la realtà viene continuamente riscritta per conformarsi alle esigenze del potere.

In psicologia, l'analisi di realtà è un concetto cruciale che fa riferimento alla capacità di una persona di percepire e interpretare correttamente il mondo esterno e le sue circostanze. Freud e altri psicoanalisti hanno descritto l'analisi di realtà come una funzione essenziale della mente, che ci permette di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è frutto della fantasia o della distorsione. Quando questa funzione è compromessa, come nel caso di alcune psicopatologie, si possono manifestare sintomi quali deliri o allucinazioni. Nell'odierno panorama mediatico, c'è l'intento deliberato di invalidare drammaticamente l'analisi di realtà delle masse, creando una percezione del mondo funzionale ai deliri delle guerre, della finanza, dei padroni delle Big Tech e di Big Pharma.

Ciò che stiamo osservando potrebbe essere come una forma indotta di psicopatia, dove la capacità collettiva di distinguere tra realtà e finzione viene manipolata. Questa manipolazione non solo confonde il grande pubblico, ma può anche portare a scelte politiche e sociali che sono gravemente disfunzionali e pericolose.

In un mondo dove la verità è costantemente capovolta, diventa sempre più difficile e faticoso per tutti noi mantenere una visione chiara e sana della realtà. Tutti noi siamo vulnerabili alle distorsioni e alle manipolazioni orchestrate da coloro che detengono il potere. Dobbiamo stare molto attenti, perché le tecnologie che usiamo quotidianamente ci erodono dentro e compromettono la nostra capacità di comprendere e di relazionarci.

Vediamo più in dettaglio come le tecnologie che usiamo quotidianamente influenzano la nostra analisi di realtà, in particolare a livello di auto-riflessione, empatia e compassione:

L'auto-riflessione è la capacità di analizzare e comprendere i propri pensieri, emozioni e comportamenti. L'uso costante di tecnologie come smartphone, social media e altre forme di intrattenimento digitale riduce il tempo che dedichiamo all'auto-riflessione. La continua "distrazione" fornita da queste tecnologie ostacola lo sviluppo di una profonda comprensione di sé stessi e delle proprie azioni, portando a una diminuzione della consapevolezza personale e del benessere mentale.

L'empatia è la capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri. L'interazione mediata dalla tecnologia, rispetto alla comunicazione a tu per tu, manca del necessario nutrimento affettivo e riduce la nostra capacità di empatizzare con gli altri. Le tecnologie digitali creano una distanza emotiva tra di noi, nascondendo o alterando i segnali emotivi sottili che sono fondamentali per costruire connessioni empatiche. Per di più, possiamo tranquillamente dire che i social media sono deliberatamente costruiti per "far litigare".

Questa distanza emotiva negli ultimi anni è stata esacerbata anche dall'uso diffuso delle mascherine, che ha creato gravi danni nello sviluppo emotivo e relazionale dei bambini più piccoli. Tutto ciò ci sta conducendo sempre di più in un agglomerato di individui emotivamente isolati, di monadi senza comunità. Ne seguono il non-senso dell'esistenza e l'insoddisfazione costante, che possono scivolare facilmente in dipendenze e depressione, perché l'essere umano trova senso della propria esistenza all'interno di comunità empatiche, del riconoscimento reciproco e di relazioni sicure.

La compassione, strettamente legata all'empatia, è la capacità di provare preoccupazione per le sofferenze degli altri e il desiderio di alleviarle. La tecnologia ci sta desensibilizzando sempre di più ai bisogni degli altri, compromettendo la nostra capacità di provare compassione e di agire sulla base della compassione. Non è solo una questione di distacco e di intermediazione tecnologica tra le persone. L'esposizione costante a immagini e notizie di grave sofferenza, simulata o reale, tramite i media digitali (cinema, televisione e social) causa una sorta di "esaurimento empatico", che ci conduce verso l'insensibilità.

Inoltre, tendiamo a mettere sullo stesso piano la simulazione del cinema, e dei contenuti falsi generati con l'IA, con gli accadimenti reali, come ben esemplificato dal finale del film "The Truman Show". Dopo che Truman esce dal set e si chiude la porta dietro di lui, ci sono delle scene che mostrano le reazioni del pubblico che ha seguito il suo "show" per anni. In una di queste scene, due guardiani notturni che stavano guardando lo spettacolo su un monitor esclamano qualcosa come "Che altro c'è in TV?" o "Cambiamo canale?", quasi immediatamente dopo che Truman ha lasciato il suo mondo fittizio. Questa breve scena serve a sottolineare come, nonostante la vita di Truman fosse una realtà per lui, per il pubblico era solo un programma televisivo, facilmente sostituibile con qualcos'altro. È un commento sottile ma potente sulla natura della televisione (e oggi dei social) e sulla disumanizzazione che può derivare dal consumo passivo di contenuti.

Senza auto-riflessione, empatia e compassione, non può esserci una sana analisi di realtà.

La storia ci insegna che la realtà, per quanto brutale, deve essere affrontata con chiarezza e onestà. Non possiamo permettere che la nostra capacità di giudizio venga offuscata da narrazioni superficiali o distorte, che spingono agende specifiche a scapito di una comprensione autentica dei fatti. E' fondamentale per ciascuno di noi sviluppare una capacità critica che ci permetta di analizzare e interpretare gli eventi.

E' nostro dovere, come individui e come collettività, resistere alle facili manipolazioni e rimanere vigili di fronte alle strategie che cercano di ridefinire la nostra percezione del mondo.

(19 agosto 2024)

Il centro del mondo?

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Dopo l'ultimo articolo "La verità rende schiavi?", vorrei esplicitare i miei dubbi su quale sia il centro del mondo. Da sempre, in tutti i planisferi che ho visto, l'Europa è al centro e in alto, con l'Italia in una posizione fondamentale. Al tempo della scuola, feci notare ai miei insegnanti che questa rappresentazione mi sembri, allora come oggi, abbastanza forzata e non necessaria.

Ad esempio, se fossi nato nella Corea del Nord, non sarebbe questa il centro del mondo? Vediamo come potrebbe apparirmi:

Corea del Nord, mappa alternativa

Tale visione sarebbe tanto corretta quanto quella convenzionale usata nelle scuole italiane, è solo cambiato il punto di osservazione.

Anche limitandoci alla sola Europa, potremmo scegliere di posizionare le nazioni sulla mappa in modo inconsueto, ma altrettanto valido:

Mappa alternativa dell'Europa

Prima di proseguire oltre, vorrei solo aggiungere una piccola nota politica. In questa cartina con la Sicilia in alto, la Russia è correttamente inclusa tra i paesi europei, perché in effetti lo è. Il fatto che il mainstream stia trattando la Russia come se fosse un paese esterno dall'Europa geografica e politica è una falsità finalizzata alla propaganda di guerra. Volendo essere ancora più precisi, il continente geografico di cui facciamo parte si chiama Eurasia, come qui evidenziato nel mappamondo:

Eurasia

Il confine convenzionale negli Urali tra Europa e Asia è solo una costruzione politica fittizia. Non esiste infatti una separazione fisica chiara che possa giustificare la divisione di un'unica massa continentale, l'Eurasia, in due continenti distinti. I monti Urali non sono una barriera naturale significativa, sono montagne relativamente basse e non creano una divisione culturale o ecologica netta. Ma anche accettando tale confine, la Russia fa comunque parte dell'Europa.

Tornando alla nostra ricerca del centro del mondo, qualcuno potrebbe obiettare che invertire il Sud con il Nord, come nella precedente cartina dell'Europa, non terrebbe conto che l'ordinamento convenzionale dei punti cardinali è stato favorito dall'uso generalizzato della bussola magnetica e dal bisogno di avere una convenzione uguale per tutti. La mia risposta è che queste sono argomentazioni molto deboli. In realtà nessun popolo vorrebbe posizionare se stesso ai "confini" del mondo, mettendo al centro altri.

L'alto e il basso, la sinistra e la destra possono essere non soltanto invertiti, ma anche completamente sovvertiti, come in questa proiezione bidimensionale del globo inventata da Buckminster Fuller nel 1946:

Proiezione di Fuller, nota anche come Planisfero Dymaxion

A proposito del centro del mondo, qualcuno ha osservato con attenzione il logo delle Nazioni Unite? Suggerisco di notare come appaiono Stati Uniti e Russia:

Logo delle Nazioni Unite

La nostra percezione geografica è fortemente falsata dalla rappresentazione dei planisferi comunemente utilizzati nelle scuole, che spesso mostrano il mondo in una proiezione di Mercatore. In questa rappresentazione, gli Stati Uniti si trovano a sinistra e la Russia a destra, creando l'impressione che questi due paesi siano molto distanti tra loro. Tuttavia, questa percezione è ingannevole a causa della distorsione delle distanze che caratterizza questo tipo di proiezione cartografica.

In realtà, come è evidente dal logo dell'ONU, gli Stati Uniti e la Russia sono molto più vicini di quanto la maggior parte delle persone immagini, in pratica "si toccano". La distanza minima tra Russia e Stati Uniti è di soli 3,7 chilometri, e si trova nello Stretto di Bering (che è di 82km), tra l'isola Piccola Diomede (che appartiene agli Stati Uniti) e l'isola Grande Diomede (che appartiene alla Russia). Durante l'inverno, lo stretto può congelare parzialmente, rendendo teoricamente possibile camminare da un continente all'altro. Quest'altra cartina dovrebbe rendere molto più evidente la vicinanza geografica tra le due superpotenze:

Stretto di Bering

Questo stretto legame geografico tra i due paesi sottolinea come le distanze percepite siano spesso influenzate più dalla rappresentazione cartografica politicamente finalizzata che dalla realtà geografica.

Tra l'altro, mentre Piccola Diomede segue il fuso orario dell'Alaska (UTC-9 o UTC-8 a seconda dell'ora legale), Grande Diomede segue il fuso orario della Russia (UTC+12). Di conseguenza, si crea una differenza di circa 21 ore tra le due isole. Ciò evidenzia come pure i fusi orari, al pari delle carte geografiche, siano una convenzione artificiale stabilita per facilitare un certo tipo di ordine globale. Lo ripeto: circa 4km di distanza e 21 ore di differenza.

Del resto, non è stata un'idea colonialista ed eurocentrica aver scelto il meridiano di Greenwich come riferimento per tutto il mondo nel 1884 alla Conferenza Internazionale Dei Meridiani? Dal punto di vista di molte nazioni non europee, questa scelta può essere vista come un'imposizione dei valori e delle pratiche europee sul resto del mondo. In questo senso, il sistema dei fusi orari, centrato su Greenwich, riflette non solo una convenienza scientifica e logistica, ma anche l'influenza delle dinamiche di potere globali di quel tempo. Fra l'altro, fu in quella conferenza che l'inizio di ogni giorno fu fissato alla mezzanotte: anche questa è una convenzione opinabile.

Per concludere questa riflessione sul centro del mondo, che i meridiani, le carte geografiche e la storia hanno finora collocato nell'Europa e più nello specifico nella Gran Bretagna, come del resto è evidente dal fatto che l'inglese è l'unica lingua considerata e imposta come internazionale, vorrei portare l'attenzione su come America Latina, Australia e Africa possano improvvisamente sembrare le zone del mondo più importanti. Basterebbe infatti "correggere" il planisfero per accordarlo al fine politico desiderato:

Planisfero alternativo (rovesciato)

Proviamo a cercare l'Italia... c'è, ma non è così centrale come ci insegnano a scuola... anzi, le stesse terre emerse non sono più così centrali. Una tale rappresentazione difficilmente piacerà, però è realistica: la superficie terrestre è composta da circa il 29% di terre emerse e il 71% di oceani, anche se generalmente tutte le altre cartine fanno il possibile per non renderlo troppo evidente.

(14 agosto 2024)

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