You are here

Restare umani in un tempo governato dall’animalità

Translate this articleSpeak this article

Nel Gosho I tre tipi di tesori, lettera scritta da Nichiren Daishonin a Shijo Kingo da Minobu nel 1277, si trova un passaggio decisivo:

«Il cuore di tutti gli insegnamenti della vita del Budda è il Sutra del Loto e il cuore della pratica del Sutra del Loto si trova nel capitolo “Mai Sprezzante”. Cosa significa il profondo rispetto del Bodhisattva Mai Sprezzante per la gente? Il vero significato dell’apparizione in questo mondo del Budda Shakyamuni, il signore degli insegnamenti, sta nel suo comportamento da essere umano».

Si diventa davvero umani attraverso una condotta saggia: rispettare gli altri, controllare l’impulsività, non agire con arroganza, non lasciarsi dominare dall’ira e manifestare nella vita quotidiana la convinzione che ogni persona possiede una dignità suprema.

Per Nichiren, il cuore del Buddismo non si manifesta anzitutto in una teoria, in un rango religioso o in un’apparenza spirituale, ma nel modo in cui una persona tratta gli altri, specialmente quando è sotto pressione, offesa, minacciata o provocata.

Parafrasando liberamente il senso del passo, potremmo dire:

“Il vero scopo dell’apparizione nel mondo del Budda Shakyamuni sta nel mostrare, attraverso la propria condotta, come un essere umano debba vivere: rispettando profondamente ogni persona.”

La condotta del Bodhisattva Mai Sprezzante, cioè il suo rispetto per tutte le persone, esprime l’insegnamento centrale del Sutra del Loto secondo cui tutti possono conseguire la Buddità: non una condizione sovrumana o separata dalla vita concreta, ma il pieno risveglio della dignità, della saggezza, del coraggio e della compassione presenti in ogni essere umano.

Nichiren conclude la lettera così:

«Il saggio si può definire umano, ma gli sconsiderati non sono altro che animali».

Infatti. Quando rinunciamo alla nostra umanità, scivoliamo nella bestialità, e possiamo diventare perfino peggiori delle bestie. L’animale, infatti, segue i propri istinti secondo la sua natura; l’essere umano, invece, può scegliere intenzionalmente di arrecare sofferenze atroci e danni enormi, anche quando potrebbe farne a meno. In questo senso, quando diamo seguito alla nostra animalità — o, più precisamente, alla nostra bestialità — tradendo la dignità propria del mondo umano, entriamo già in una condizione di inferno: uno stato della vita dominato dalla sofferenza, dall’odio, dalla paura e dalla distruzione. Ma non siamo soli.

Nello stesso Gosho, infatti, Nichiren scrive a Shijo Kingo: «Se tu dovessi cadere nell’inferno per qualche grave colpa, anche se Shakyamuni mi invitasse a diventare un Budda, io rifiuterei: preferirei venire all’inferno con te. Perché, se cadessimo nell’inferno insieme, troveremmo là il Budda Shakyamuni e il Sutra del Loto. Sarebbe come la luna che illumina l’oscurità, come l’acqua fredda versata sull’acqua bollente, come il fuoco che scioglie il ghiaccio o come il sole che disperde l’oscurità». Anche nella condizione vitale più oscura, quindi, può manifestarsi una luce capace di guidarci attraverso la sofferenza e la morte.

Detto ciò, veniamo al nostro tempo. Rimanere umani in quest’epoca è estremamente difficile, perché siamo governati da bestie, informati da bestie e spesso i comportamenti più bestiali ci vengono proposti come modelli da seguire: in famiglia, in televisione, sui social, a scuola, nel lavoro, nelle amicizie e nella vita quotidiana.

La capacità di discernimento di noi persone comuni è seriamente compromessa, perché i mezzi di comunicazione vengono usati raramente per sollecitare un pensiero informato e razionale; molto più spesso servono ad agganciare le nostre parti più istintuali, irrazionali, vulnerabili ed emotive, dentro un contesto di sostanziale ignoranza e distorsione della realtà. Il piano della realtà e quello della narrazione sono ormai così distanti che aderire all’uno significa spesso diventare quasi incomunicabili con chi aderisce all’altro.

Nella nostra epoca caotica, luoghi che dovrebbero essere tra i più sicuri — come le scuole e gli ospedali — sono diventati spesso spazi in cui l’incolumità fisica e psichica delle persone può essere messa seriamente alla prova. Chi non riesce a sopportare questo scenario, già presente tra noi, tende a negarlo, rifugiandosi nell’idea infantile che le istituzioni esercitino sempre il potere per il nostro bene.

Dimostrare che siamo governati da bestie è abbastanza semplice. Abbiamo un Paese con circa sei milioni di indigenti, pari a circa due milioni di famiglie in gravissime condizioni economiche; file al Pronto Soccorso che non finiscono mai e che, in alcuni casi, rendono difficile perfino il passaggio dei moribondi; un numero impressionante di persone che, pur lavorando duramente 10, 12 o 14 ore al giorno, spesso con figli a carico, vivono sotto la soglia di povertà perché ricevono stipendi da fame. Abbiamo una scuola che è diventata un far west, un comparto industriale desertificato per mancanza di domanda interna, un Paese sull’orlo del collasso economico e reti sociali a sostegno dei bisognosi che da trent’anni vengono progressivamente distrutte.

In tutto questo, i nostri ultimi governi, a prescindere dall’orientamento politico dichiarato, invece di ricostruire un tessuto economico capace di rendere l’Italia più libera e autonoma, destinano le poche risorse disponibili al riarmo europeo e al sostegno del governo di Kiev in funzione anti-russa. La nuova parola d’ordine è appunto “riarmo europeo”: fiumi di denaro vengono orientati verso una strategia militare che, a mio avviso, finisce per legittimare anche componenti ideologiche legate al nazionalismo ucraino più estremo. I legami storici di Stepan Bandera — tuttora celebrato in Ucraina — con il collaborazionismo nazista dovrebbero suscitare ribrezzo; invece vengono rimossi, minimizzati o lasciati nell’ombra, mantenendo larga parte della popolazione italiana nell’ignoranza.

Detto in modo ancora più diretto, i nostri soldi vengono usati per alimentare il culto della violenza e delle presunte virtù militari. Proseguendo su questa strada finiremo male: non “male” nel senso che tutto resterà com’è, ma nel senso che siamo già esposti a un grave pericolo.

Uno degli scenari più gravi davanti a noi — una possibilità concreta, ma non un destino inevitabile — è una disastrosa guerra continentale in Europa, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Questo esito andrebbe scongiurato con tutti i mezzi non-violenti possibili: scrivere, prendere posizione pubblicamente, partecipare a manifestazioni di piazza e sostenere la neutralità dell’Italia.

Se la guerra dovesse comunque divampare, il nostro compito non sarebbe né imbracciare le armi né obbedire a ordini lesivi della dignità della vita. Il nostro unico compito sarebbe rimanere umani, come ci mostra il Bodhisattva Mai Sprezzante, anche se questo dovesse significare soffrire la fame o mancare di tutto ciò che è necessario per vivere. In forme diverse, è ciò che Nichiren ha vissuto a Sado e a Minobu. Una non-violenza senza eccezioni è l’unica base per non arrivare alla distruzione totale della nostra umanità e della nostra civiltà. Anche se i nostri corpi venissero distrutti, dobbiamo fare ogni sforzo affinché la nostra vita interiore non ceda alle insidie del Re Demone e di altre forze distruttrici.

Per quel che mi riguarda, trasformare questa difficile dichiarazione di intenti in una scelta reale — fino ad accettare il martirio piuttosto che chiedere aiuto ai peggiori demoni — significa innanzitutto recitare Nam-myoho-renge-kyo. Senza pratica buddista, infatti, gli insegnamenti, da soli, non sono di aiuto a nessuno.

(6 luglio 2026)

Classificazione: