Digiuno secco: muscoli, dimagrimento, disidratazione e reni? No problem.
Espongo queste considerazioni basandomi sull'autorevole libro 20 domande sul digiuno secco di Vera Giovanna Bani e Sergej Filonov, a cui rimando per tutti gli approfondimenti.
Il libro definisce il digiuno secco (DS) come una pratica di completa astinenza da cibo e acqua per un periodo determinato di tempo e precisa che, nella sua forma più rigorosa, esso limita anche il contatto esterno con l’acqua. Nella presentazione iniziale, il testo distingue inoltre fra pratica domestica breve e pratica più lunga sotto controllo medico.
Quanto ai tipi di digiuno considerati, il volume colloca il digiuno secco dentro una famiglia più ampia di protocolli di RDT, cioè “dietodigiunoterapia”, sviluppati in Russia. Nell’indice e nei capitoli centrali compaiono in particolare il digiuno secco completo (DSC) di 7, 9 o 11 giorni, il digiuno secco a cascata, il digiuno secco frazionato (DSF) proposto da Filonov, oltre al digiuno combinato, nel quale alcuni giorni secchi sono seguiti da un periodo di digiuno idrico. Il testo descrive dunque non un solo “digiuno secco”, ma una famiglia di approcci con durata, intensità e finalità diverse.
Detto questo, veniamo ad alcuni legittimi dubbi tra i più diffusi, che riguardano i muscoli, il dimagrimento, la disidratazione e i reni.
1a. Il digiuno secco “consuma i muscoli”?
1b. Il digiuno secco brucia più o meno grasso del digiuno ad acqua?
Il libro non descrive il digiuno secco come un consumo indiscriminato dei tessuti, ma come una condizione in cui il corpo, in base alla sua fisiologia, tende a usare prima il grasso, e lo fa in misura maggiore del digiuno ad acqua. Riporto un estratto dal capitolo 7, dedicato ai vantaggi del digiuno secco rispetto al digiuno idrico, preso dalle pp. 46-47:
Effetto dimagrante: durante un DS nell’organismo del paziente non entra né cibo né acqua vale a dire che si arresta completamente l’apporto di energia dall’esterno. L’organismo è costretto a produrre energia e acqua in modo endogeno, cioè all’interno di se stesso. Per questo nell’organismo cominciano a prodursi delle reazioni chimiche insolite, si modificano i processi metabolici, per esempio si perde meno tessuto muscolare rispetto a quello adiposo. Durante un digiuno ad acqua la perdita di tessuto muscolare e adiposo è quasi in uguale proporzione. Durante un DS, invece, il paziente assomiglia a un cammello, vediamo perché: l’organismo mantiene la sua capacità vitale soprattutto a spese dei grassi di riserva. Il tessuto adiposo viene distrutto in modo molto efficiente e non riacquista più il suo volume iniziale. Esso infatti viene distrutto 3-4 volte più rapidamente del tessuto muscolare perché il tessuto grasso per più del 90% è costituito da acqua mentre quello muscolare rimane relativamente intatto. L’organismo non soffre a causa del deficit di acqua, per i suoi bisogni utilizza l’acqua ricavandola dal tessuto adiposo. In un DS il tessuto adiposo brucia 3 volte più rapidamente che durante un digiuno ad acqua. [...] Se dopo un digiuno ad acqua il tessuto adiposo si ripristina più rapidamente (se il regime alimentare è quello precedente il digiuno), con un DS ciò avviene in misura minore. [...]
2. La disidratazione?
Il secondo grande timore riguarda l’acqua. La paura comune è intuitiva, del tipo: "Se non bevo, il corpo si svuota e si disidrata in modo inevitabile e lineare". Il libro contesta questa rappresentazione troppo semplice.
Il primo argomento è il concetto di acqua endogena. Come abbiamo già visto, già nel capitolo 7 il testo sostiene che, durante il digiuno secco, l’organismo ricava acqua per i propri bisogni dai tessuti adiposi. Il capitolo 8 approfondisce questa idea: una parte centrale del meccanismo descritto da Filonov è proprio la produzione interna di acqua ed energia a partire dalle riserve corporee.
Il secondo argomento è quantitativo. Nell’appendice, il Manuale per medici afferma che dalla scissione della massa grassa si può liberare acqua metabolica e che, in condizioni ordinarie, il deficit idrico giornaliero durante il digiuno assoluto non supererebbe in genere 0,5-1 litro; aggiunge inoltre che, se l’assenza assoluta di cibo e acqua non supera i 3-4 giorni, la disidratazione rimane di livello basso. È un passaggio molto importante, perché traduce una tesi generale in termini più concreti e suggerisce una gestione interna dei liquidi entro margini che fisiologicamente sono ammissibili nei protocolli brevi.
Il terzo argomento riguarda i protocolli alternati, cioè quelli che non prevedono un digiuno secco continuo indefinito ma cicli di astinenza e fasi di reintegrazione. Il libro descrive infatti sia il digiuno combinato — con 1-3 giorni secchi seguiti da giorni di digiuno idrico — sia il metodo frazionato di Filonov, con cicli successivi intervallati da periodi di reintegrazione alimentare.
3. I reni?
Se c’è un punto in cui il tono di Filonov diventa particolarmente netto, è quello dei reni. Nel capitolo 20, affrontando i “luoghi comuni”, il testo è esplicito. Ecco da un estratto dalle pp. 196-198:
Nel corso di una pratica di DS l’organismo non ha bisogno di riciclare l’acqua come avviene durante un regime abituale di alimentazione e assunzione di liquidi. E' ovvio che durante un DS i reni e il fegato sono praticamente a riposo quasi completo, cosa che non si può dire con un digiuno idrico. [...] Parlare dei pericoli cui verrebbero sottoposti i reni durante un DS significa non riuscire a comprendere i processi che si verificano durante questo tipo di digiuno. Sarebbe più corretto chiedersi se non siano piuttosto le bevande di oggi e l’acqua del rubinetto a causare danni ai reni. [...] Per danneggiare i reni durante una pratica di DS bisogna volerlo fortemente. [...] Al fine di curare malattie renali bisogna normalizzare l’attività dell’organismo nel suo insieme. Il digiuno a secco è uno dei metodi più efficaci per ripristinare la salute perduta. [...]
Avvertenze finali
Lo stesso libro, però, contiene una avvertenza esplicita: non considera i propri suggerimenti terapeutici sostitutivi di una fondata indicazione medica e invita il lettore a consultare un medico prima di intraprendere un digiuno idrico o secco. Inoltre elenca controindicazioni assolute e relative, fra cui diabete mellito di tipo I, insufficienza renale cronica, gravidanza e allattamento, oltre ad altre condizioni cliniche che richiedono prudenza o esclusione.
A questo punto, rimando i miei lettori a leggersi direttamente la fonte, cioè il libro linkato all'inizio, e a consultare la pagina "Malattie da cui si può guarire con il metodo del digiuno terapeutico" su siberika.it.
(23 aprile 2026)
Setting Up Anki on Linux for Japanese Study: TTS, IME, and Card Templates
In my opinion, Anki (https://apps.ankiweb.net/#downloads) is a powerful tool for learning personalized vocabulary in a foreign language. It can be a useful supplement for students taking language courses.
However, if your goal is to learn Japanese and you're using Linux, the initial setup can be complicated.
I'll try to simplify the Anki setup with the following steps, which I tested on Linux Mint 22 and Anki Launcher 25.09.
== Card templates for studying kana (or kanji) with TTS ==
A new “note type” is useful for studying Japanese. I called it "Basilare - Da italiano a giapponese kana" (in English: "Basic - From Italian to Japanese kana"). My goal is to display one to three Italian meanings on each card and then ask the student to write the Japanese equivalent in kana. Then, the student can check their answer and hear the correct Japanese pronunciation.
To make my templates work, six new fields are needed. Since I'm Italian, I've named the fields in my own language. If you change them to suit your native language, keep in mind that you'll then need to modify the templates accordingly:
1. Italiano1
2. Italiano2
3. Italiano3
4. Kana
5. Kanji
6. Esempio
The first three fields indicate three possible meanings in the source language (only the first is required), the fourth field contains the kana writing (required), the fifth the kanji writing (optional), and the sixth an example sentence (optional).
Leave all the settings as they are. For the fourth field, "Kana", select "Sort by this field in the browser".
Now you can copy and paste the following snippets.
Front template:
<div class="meaning">
<div class="it1">{{Italiano1}}</div>
{{#Italiano2}}
<div class="itx">{{Italiano2}}</div>
{{/Italiano2}}
{{#Italiano3}}
<div class="itx">{{Italiano3}}</div>
{{/Italiano3}}
</div>
<div class="prompt">Scrivi in kana</div>
{{type:Kana}}Back template:
{{FrontSide}}
<hr id=answer>
<div class="jp-block">
<div class="label">Kana</div>
<div class="kana">{{Kana}}</div>
{{#Kanji}}
<div class="label">Kanji</div>
<div class="kanji">{{Kanji}}</div>
{{/Kanji}}
</div>
{{#Esempio}}
<div class="label">Esempio</div>
<div class="example">{{Esempio}}</div>
{{/Esempio}}
<div class="label">Audio</div>
<div class="tts">{{tts ja_JP:Kana}}</div>Style:
.card {
font-family: sans-serif;
font-size: 22px;
text-align: center;
padding: 18px;
}
.meaning {
margin-bottom: 14px;
}
.it1 {
font-size: 1.35em;
font-weight: 700;
margin-bottom: 8px;
}
.itx {
font-size: 1.05em;
margin-top: 4px;
}
.prompt {
margin-top: 14px;
margin-bottom: 8px;
font-size: 0.95em;
}
#typeans {
font-size: 1.2em;
margin-top: 10px;
}
.jp-block {
margin-top: 8px;
}
.label {
margin-top: 14px;
margin-bottom: 4px;
font-size: 0.8em;
text-transform: uppercase;
letter-spacing: 0.04em;
}
.kana {
font-size: 1.8em;
line-height: 1.35;
}
.kanji {
font-size: 1.6em;
line-height: 1.35;
}
.example {
margin-top: 4px;
font-size: 1.05em;
line-height: 1.5;
}
.tts {
margin-top: 6px;
}== Aivis TTS Setup ==
The {{tts ja_JP:Kana}} field in the back template uses the default TTS on your machine. This field works out of the box on Ankidroid (Anki for Android) and Anki for macOS. To ensure maximum compatibility across operating systems, no particular voice is specified, only the Japanese language.
On Linux, things are a bit more complicated, because Anki doesn't have a default TTS. So, I did some research to find a high-quality free voice. Ultimately, I came across the Aivis Project, which has excellent Japanese voices.
I've chosen Honoka's voice. This voice is based on recordings of a 20-year-old Japanese woman in real life. Here is a voice sample:
https://hub.aivis-project.com/aivm-models/59f96896-64d2-4378-830a-4d5feb3d81aa
Note that the URL contains the UUID 59f...1aa needed for installation.
The Aivis Project website states that it is compatible with Windows and macOS, but it does not mention Linux. That's not a problem, though, because I've created my own installer.
Save https://www.informatica-libera.net/files/setup-aivis-jp-tts.txt as setup-aivis-jp-tts.sh in your home directory and give it execution permission.
Then:
$ ./setup-aivis-jp-tts.sh --no-interactive --voice-uuid "59f96896-64d2-4378-830a-4d5feb3d81aa"
It needs to perform a very heavy download. If it times out, run it again.
Finally, try it.
Test 1:
$ aivis-jp-tts "こんにちは。テストです。" ~/Music/test1.mp3
Test 2:
$ aivis-jp-tts --speed 1.0 "こんにちは。テストです。" ~/Music/test2.mp3
== Anki add-on for Aivis TTS ==
Anki doesn't know how to use Aivis, so I created a specific add-on.
First, check the full path of aivis-jp-tts:
$ command -v aivis-jp-tts /home/francesco/bin/aivis-jp-tts
Then check that add-ons folder exists:
$ [ -d ~/.local/share/Anki2/addons21 ] && echo "OK" || echo "Dir not found" OK
Create a folder named aivisjp inside it:
$ mkdir -p ~/.local/share/Anki2/addons21/aivisjp
Close Anki if it's open and save my add-on:
$ cd ~/.local/share/Anki2/addons21/aivisjp $ wget -O '__init__.py' 'https://www.informatica-libera.net/files/anki-addon-for-aivis.txt' $ cmd="$(command -v aivis-jp-tts)" && [ -x "$cmd" ] && sed -i.bak "s|^AIVIS_CMD = \".*\"|AIVIS_CMD = \"$cmd\"|" __init__.py
The last command set the correct full path in AIVIS_CMD. We can open the file and check it.
Finally, we can reopen Anki and verify that the add-on is installed and enabled.
== Keyboard setup ==
According to Anki's Linux documentation, its standard build includes Fcitx support, though it may not work on all distributions. Recent reports on the Anki forum regarding Ubuntu and Linux Mint show instances where Japanese input fails inside Anki, even though it works elsewhere. The same occurred for me. Then, switching to IBus + Mozc caused it to start working again.
So, I solved it this way:
$ sudo apt update $ sudo apt install ibus ibus-mozc mozc-utils-gui $ im-config -n ibus $ ibus-daemon -drx
im-config -n ibus makes IBus the active input-method framework for the desktop session, which helps Qt/GTK applications such as Anki see the correct IME instead of falling back to a setup Anki does not handle reliably.
The last command should prevent the need to log out and log back in as the current user. However, if that doesn't work, log out and log back in or restart your computer.
(April 22, 2026)
Oltre il vegan: compassione, digiuno, rinnovamento, guarigione
I pensieri di un uomo saggio verso gli animali si basano più sulla compassione e sull'amore fraterno che sulla paura, sul dominio, sulla rabbia, sulla superiorità o sull'interesse economico. Come gli esseri umani, gli animali condividono tutti le sofferenze universali della nascita, vecchiaia, malattia e morte, ma a differenza dell'uomo, sono incapaci di realizzare cosa sia bene e cosa sia male, cosa meritorio e cosa demeritorio. Pertanto, un essere umano senza tale realizzazione non sarebbe migliore di un animale.
Il termine "animale" è attribuito arbitrariamente dall'uomo e non si sa quale nome gli "animali" diano all'uomo. Se c'è, potrebbe forse essere "demone" o "orco" per descrivere la sua pratica abituale di uccidere indiscriminatamente, sia per cibo che per divertimento. Tale appellativo è in gran parte appropriato e ragionevole. È evidente quanti tra coloro che si definiscono "umani" siano in realtà così implacabili verso gli animali e verso altri esseri umani, ricorrendo spesso alla violenza e all'uccisione.
Gli umani alimentano i fuochi del pericolo e della paura sia nella società degli uomini che in quella degli animali. È per questo che gli animali, soprattutto quelli selvatici, sono istintivamente sospettosi degli uomini.
Molti credono che tutta la questione dell'essere vegan, erroneamente dipinta da alcuni come una "religione" per usare termini gentili, sia innanzitutto una questione etica, di rispetto della salute e dell'ambiente. Ciò è indubbiamente vero, tuttavia temo che questo sia un modo troppo raffinato di vedere la questione. In termini più grezzi e diretti, parlerei semplicemente di "legittima difesa". Nutrirsi delle sofferenze e della morte altrui provoca le proprie sofferenze e la propria morte. Tutto qua. Il resto sono solo ragionamenti.
Eppure non mi basta. Anche se l'orco di cui sopra riuscisse a entrare in contatto con la propria e altrui anima, comprese le anime dei fratelli e delle sorelle animali, e diventasse vegan a vita, avrebbe fatto solo il primo passo. Il secondo è quello di avere sufficiente consapevolezza da accorgersi che quasi tutte le malattie umane, fisiche e mentali, derivano non solo da "cosa" si mangia, ma anche da "quanto" e "con quale frequenza". Mangiare e bere tutti i giorni, più volte al giorno, attira i demoni, le malattie e la morte. Anche riporre la propria attenzione e fede solo nelle cose materiali, pur con tutte le buone intenzioni, spalanca le porte dell'inferno.
Digiuno e preghiera, digiuno e meditazione, digiuno e studio, digiuno e attività fisica all'aperto, soprattutto in mezzo alla natura, sono componenti inseparabili e indispensabili di ogni rinnovamento. Se questi mancano, ne consegue inevitabilmente la morte, tanto del singolo individuo quanto di un intero popolo. Se invece ci sono e sono praticati consapevolmente, la guarigione arriva spontaneamente.
Suggerisco la lettura di "20 Domande Sul Digiuno Secco" (Vera Giovanna Bani, Sergej Filonov). Una parte di queste riflessioni l'ho tratta dalla biografia di Luang Pu Mun, sez. "The Dhutanga Observances", pag. 37 e seguenti. Restando in tema, segnalo anche il mio libro "Non-violenza senza eccezioni: una via buddista per la pace".
(21 aprile 2026)
Il digiuno secco: origini, principi e applicazioni (di Sergej Ivanovič Filonov)
Articolo originale in russo: http://filonov.net/statji/vidyi-golodaniya/suhoe-absolyutnoe-lechebnoe-golodanie
Per rispetto dell’autore, egli richiede che ogni riutilizzo dei suoi materiali sia accompagnato da un chiaro link alla fonte originale.
Sergej Ivanovič Filonov
Centro benessere «Sinegorie»
Digiuno terapeutico secco (assoluto)
“Osserva la natura, impara da essa, prendi il meglio e perfezionalo,
alla perfezione non c’è limite”.
Il digiuno terapeutico secco è considerato oggi uno dei nuovi metodi di cura. Eppure questo metodo nacque già agli albori dell’umanità. Inoltre, si può affermare con certezza che fin dall’inizio dello sviluppo delle forme di vita animale oggi esistenti esso fu attivamente utilizzato da tutti i rappresentanti del regno animale. Il processo del digiuno senza acqua è noto da moltissimo tempo, da migliaia di anni, ma purtroppo non è praticato dalla maggior parte dell’umanità; molti addirittura non ne conoscono l’esistenza. In natura il digiuno secco è diffuso in misura notevolmente maggiore rispetto al digiuno umido. Tutta la materia vivente utilizza varie forme di digiuno secco (anabiosi, ipobiosi, letargo invernale) per sopravvivere, curarsi e perfezionare la propria specie.
Discutiamo se questo processo sia naturale.
Sì, è un processo naturale, inscritto nel codice genetico dell’uomo e degli animali. Non appena un animale si ammala, soprattutto se in modo serio, rifiuta immediatamente il cibo e l’acqua; lo stesso avviene per l’organismo umano. Ma spesso l’uomo non reagisce a tale stato dell’organismo, mangia e beve forzandosi, spesso beve ciò che non fa che danneggiarlo ulteriormente, e si “nutre”... di pillole. Quando l’organismo si ammala, in esso comincia una completa mobilitazione delle forze vitali per salvarsi, proteggersi; vengono utilizzate anche le riserve, se naturalmente ce ne sono ancora. E affinché l’organismo non si distragga nel “lavoro” con il cibo e con l’acqua, il programma di salvezza dell’organismo attiva il “rifiuto” del nutrimento e dell’acqua. Situazioni simili possono verificarsi anche in caso di stress.
Per quanto riguarda l’astinenza volontaria da cibo e acqua a scopo salutistico, probabilmente essa fu il risultato di osservazioni su uomini e animali sui quali il “digiuno forzato” esercitava un’influenza benefica. Queste osservazioni, ripetutesi molte volte, venivano ricordate e poi trasmesse di generazione in generazione insieme ad altre conoscenze. Nel primo periodo della storia pre-scritta dell’umanità, l’esperienza di tale cura era un “patrimonio orale” di tutti i membri del clan o della tribù, mentre la pratica della guarigione era svolta dagli anziani, in quanto membri più esperti della società primitiva.
La storia della nascita del sistema del digiuno terapeutico secco affonda le sue radici in tempi remotissimi, e prima di tutto negli yogi indiani. Si è già detto che gli yogi furono sempre eccellenti osservatori della natura, del mondo animale e vegetale. Ecco perché nelle loro raccomandazioni cercavano in ogni modo di far sì che anche l’uomo fosse più vicino alla natura, all’ordine naturale delle cose. Gli yogi notarono che nessun animale, quando si ammala, mangia, e se è gravemente malato rifiuta anche l’acqua.
L’astinenza da cibo e acqua ha radici profonde anche nella medicina tradizionale cinese. Essa mirava non solo alla regolazione della salute dell’organismo, ma anche all’idea di una sua sorta di trasformazione evolutiva. I guaritori cinesi ritenevano che, modificando la qualità e la quantità del cibo fisico consumato, fosse possibile passare gradualmente al nutrimento “energetico” e poi addirittura all’energia pura, la cosiddetta energia “autentica” o “originaria” del Cosmo. Questo sistema rappresentava un progressivo rifiuto dei prodotti alimentari materiali in generale. All’inizio ci si nutriva di cibo più materiale (in termini di consistenza), poi si passava a gelatine di verdure e frutta, e infine nella dieta restavano soltanto la propria saliva e l’etere dell’aria. Esistevano ed esistono molte tecnologie di quest’arte, che già nell’antichità profonda fu chiamata “bigu”.
Nelle usanze degli indiani nordamericani il digiuno secco occupava anch’esso un posto importantissimo. Gli indiani d’America consideravano il digiuno la prova più importante e imprescindibile nella trasformazione del ragazzo in guerriero. Il giovane veniva condotto sulla cima di una montagna e vi veniva lasciato per quattro giorni e quattro notti senza cibo né acqua. Il digiuno veniva considerato, senza eccezione da tutti gli indiani d’America, come un mezzo di purificazione e di rafforzamento. In diversi periodi della sua vita l’indiano si ritirava da solo nella natura selvaggia, digiunava e meditava.
Digiuno e meditazione sono due componenti inseparabili di ogni rinnovamento. Se questo manca, ne consegue inevitabilmente la morte, tanto del singolo individuo quanto di un intero popolo.
Più tardi, con la nascita e il fiorire delle religioni, la cura dei malati passò gradualmente nelle mani dei ministri dei culti religiosi — sciamani e sacerdoti — e la stessa cura dei malati e la formazione dei guaritori si concentrarono nei templi. Ecco perché gli antichi precetti del digiuno sono molto spesso strettamente legati a determinate credenze mistiche e fanno parte di un preciso rito religioso. Così, i primi asceti cristiani spesso rinunciavano al cibo e all’acqua, ma lo facevano soprattutto per motivi religiosi. Per gli stessi fini si sottoponevano a digiuni di più giorni, o, in altre parole, al “post”, gli adoratori persiani del sole. I sacerdoti druidi presso le tribù celtiche, così come i sacerdoti dell’Antico Egitto, dovevano sottoporsi alla prova di un lungo digiuno prima di poter essere ammessi al gradino successivo dell’iniziazione. Inoltre, in quei tempi con la parola “digiuno” si intendeva l’astinenza completa da cibo e acqua. Solo più tardi con questo concetto si cominciò a intendere la sostituzione di alcuni alimenti con altri, per esempio il burro con l’olio vegetale, con il pesce, ecc. In qualunque popolo antico che ci abbia lasciato monumenti scritti di cultura, o i cosiddetti “testi sacri”, “scritture”, si possono trovare molti elogi della cura mediante il digiuno. Presso quasi tutti i popoli antichi il rifiuto del cibo e dell’acqua era considerato il miglior modo di purificare il corpo.
Nel nostro paese la restrizione assoluta di cibo e acqua (digiuno secco) ha cominciato a essere applicata nella pratica clinica solo negli ultimi anni [Zakirov V.A. 1990; Khoroshilov I.E., 1994]. Benché già Pashutin V.V. (1902), Pevzner M.I. (1958), Vivini Y. (1964) scrivessero dell’opportunità di limitare l’assunzione di acqua nel corso del digiuno terapeutico completo.
Dal punto di vista fisiologico l’organismo, nel processo del digiuno completo, non sperimenta un significativo deficit di liquidi, poiché per ogni chilogrammo di massa grassa (o glicogeno) che si scinde si liberano fino a 1 litro al giorno di acqua endogena (metabolica). Le perdite di liquidi dell’organismo (attraverso la perspiratio cutaneo-polmonare e la diuresi) in condizioni normali di temperatura sono modeste e ammontano da 1,5 a 2 litri al giorno. Così, il deficit d’acqua non supera 0,5-1 litro al giorno, il che, in condizioni di metabolismo basale ridotto, è del tutto fisiologicamente ammissibile. Se l’assenza assoluta di cibo e acqua non supera i 3-4 giorni, la disidratazione dell’organismo non oltrepassa il grado lieve. (Gli operai dei reparti “caldi” perdono fino a 5 litri di sudore per turno; lo stesso accade nel bagno turco).
Il digiuno secco dà un effetto salutare maggiore rispetto al digiuno completo (con acqua), poiché già al terzo giorno di digiuno assoluto sopraggiunge l’acidosi, dopo la quale il benessere del paziente migliora sensibilmente e si osserva il massimo effetto terapeutico per l’organismo. Nel digiuno con acqua la crisi sopraggiunge solo dopo 7-16 giorni. Il digiuno secco fino a 3-4 giorni non conduce a una forte disidratazione dell’organismo (l’organismo produce circa 1 litro di acqua endogena al giorno, durante la scissione dei grassi) ed è relativamente ben tollerato. L’esecuzione di un digiuno secco di 3 giorni equivale a un digiuno di 7-9 giorni con acqua.
Il periodo di scarico si svolge nelle stesse tre fasi che nel digiuno completo, ma i tempi del loro insorgere si accorciano. La fase di “eccitazione alimentare” dura alcune ore (in modo molto individuale), la fase della “chetacidosi crescente” va dal 1° al 3° giorno. Già al 3° giorno di digiuno assoluto sopraggiunge la “crisi chetoacidosica”, dopo la quale il benessere dei pazienti migliora notevolmente (fase della chetoacidosi compensata). Contrariamente all’opinione diffusa secondo cui il digiuno secco sarebbe soggettivamente più difficile da tollerare rispetto a quello umido, si osserva piuttosto la dipendenza opposta. Nei pazienti non insorge la sensazione di sete (tranne una lieve secchezza della bocca); la sensazione di fame e il malessere causato dalla chetoacidosi vengono superati più rapidamente.
Con l’uso del digiuno secco si osserva un inizio più precoce e una scissione più completa dei grassi depositati. Già dopo 24 ore nel sangue aumenta il contenuto di trigliceridi e colesterolo. La quota dei grassi nell’approvvigionamento energetico dell’organismo aumenta all’inizio del 2° giorno di digiuno assoluto dal 15 al 31%. La riduzione dell’eccesso di peso corporeo va da 2 a 3 kg al giorno; il 40% della massa perduta è costituito da acqua, il 30-40% dalla scissione del tessuto adiposo, il 15-20% dalla riduzione della massa magra, principalmente glicogeno del fegato e dei muscoli scheletrici (Khoroshilov I.E., 1994).
V. A. Zakirov (1989) ha mostrato una maggiore efficacia del digiuno secco di 3 giorni, rispetto al digiuno umido di 3 giorni, nel trattamento di pazienti con asma bronchiale. Si può ritenere che tre giorni di digiuno assoluto corrispondano a 7-9 giorni di digiuno completo senza limitazione dell’acqua. A quanto pare, assai razionale è la raccomandazione del digiuno secco ambulatoriale settimanale di 24-36 ore (Ivanov P.K.).
È opportuna anche la combinazione del digiuno terapeutico assoluto e di quello completo. Nel luglio 1994, a Mosca, al 1° Congresso Internazionale sulla medicina tradizionale e l’alimentazione, la Russia presentò una relazione sull’“Esperienza dell’impiego del digiuno terapeutico di breve durata nel trattamento delle malattie acute infettive da raffreddamento negli adulti” (A. N. Kokosov, A. A. Alifanov), nella quale si afferma che l’impiego del digiuno assoluto o combinato (assoluto e completo) è il più giustificato, poiché con l’astensione dall’assunzione di liquidi per via orale aumenta sensibilmente la concentrazione dei fattori di resistenza aspecifica delle vie respiratorie superiori alla tipica infezione virale che provoca il raffreddore — lisozima, interferone e altri. (V. A. Zakirov, 1990).
L’esperimento clinico condotto a metà degli anni ’90 presso l’Accademia Medica di Ivanovo ha mostrato che il digiuno terapeutico assoluto (senza cibo e acqua) ha una seria prospettiva nel trattamento dei tumori e delle gravi immunodeficienze. Con il digiuno secco si raggiungono concentrazioni più elevate di sostanze biologicamente attive, ormoni, cellule immunocompetenti e immunoglobuline nei liquidi dell’organismo, il che produce un potente effetto immunostimolante. Questo metodo viene applicato solo secondo indicazioni molto rigorose, quando la forza vitale del paziente oncologico è sufficientemente conservata, ed è preferibile usarlo negli stadi iniziali della malattia, poiché oltre alla detossificazione dell’organismo è necessario disporre di riserve per il suo recupero. Altrimenti, uno stress eccessivo per l’organismo — il digiuno — può minare l’energia residua dell’organismo e accelerare il triste epilogo, soprattutto dopo chemioterapia, irradiazione o in presenza di malattie concomitanti!
Esistono due tipi di digiuno secco. Uno, il più rigido e “secco”, è legato al rifiuto totale dell’acqua, e non solo del bere, ma anche di qualunque contatto con l’acqua. Cioè non ci laviamo il viso, non facciamo il bagno, non facciamo la doccia o il bagno nella vasca, cerchiamo di non lavarci le mani e di non entrare in contatto con l’acqua. L’altro, più mite, è legato al rifiuto dell’assunzione di acqua per via interna, mentre è ammesso il contatto esterno con l’acqua in qualsiasi forma possibile e accessibile. Ora analizziamo i processi che si verificano con questi modi di digiunare, le loro differenze e i loro vantaggi. Cominciamo dal fatto che il digiuno secco pone l’organismo in condizioni più dure rispetto al digiuno con acqua. I processi dell’organismo orientati alla sopravvivenza, nel digiuno secco, sono molto più profondi. L’organismo deve non solo riconvertirsi a un diverso consumo di energia e di riserve, ma anche opporsi alla disidratazione. Inoltre, con il digiuno secco lavoriamo non solo sulla paura di vivere senza cibo, ma anche senza acqua. Di conseguenza penetriamo molto più profondamente nel mondo interiore, entrando in contatto con paure profonde. Come risultato, le trasformazioni del mondo interiore sono molto più profonde. Con il rifiuto del cibo e dell’acqua, già dopo 18-20 ore si verificano cambiamenti evidenti nella composizione del sangue e nello stato delle mucose. Le cellule sane del corpo cominciano a sottrarre alle cellule deboli, malate e estranee non solo il nutrimento, ma anche l’acqua. Le cellule malate, difettose, per così dire si disseccano e vengono respinte. Inoltre, in assenza di un mezzo acquoso, vari virus, batteri e perfino vermi smettono di moltiplicarsi e, se il digiuno continua per alcuni giorni, abbandonano essi stessi il corpo oppure muoiono. Questa è solo una piccola parte dei processi che avvengono dentro di noi. Con il digiuno secco si distrugge il muco accumulato nel nostro corpo e, di conseguenza, esso cessa di essere un terreno nutritivo per diversi microrganismi patologici. La vitalità di ogni singola cellula del corpo aumenta molto rapidamente e in misura notevole.
Dentro di noi, durante il digiuno secco, si attivano processi diretti a un notevole rinnovamento. Esso comincia subito, non appena usciamo dal digiuno secco. Tutto il corpo si rinnova e si ringiovanisce. Con il digiuno secco si puliscono efficacemente i vasi. Si purificano e si rinnovano splendidamente anche le mucose dello stomaco e dell’intestino, nonché della cavità orale. Per il digiuno secco è importante una particolare disposizione interiore. Per la maggior parte delle persone esso è psicologicamente più difficile da sopportare. Sebbene molte persone che si sono decise e abbiano avuto tale esperienza passino spesso, nella loro pratica, proprio al digiuno secco. I clisteri durante il digiuno secco sono controindicati. Anche se l’intestino non funziona, si ristabilisce rapidamente e subito durante l’uscita dal digiuno. È ammissibile fare una piccola serie di clisteri prima del digiuno, soprattutto se avvertite un’intasamento, una “scoriatura” del corpo, se avete tendenza al mal di testa.
Torniamo ai due tipi di digiuno secco.
Il primo metodo consiste nel rifiuto completo del contatto con l’acqua, sia dall’interno sia dall’esterno. L’organismo viene posto nelle condizioni critiche più dure e attiva per la propria sopravvivenza le riserve interne nascoste. Il corpo comincia a disseccarsi molto lentamente. E, per prima cosa, si disseccano le nostre malattie, il muco, i virus, i tumori, gli edemi. Si disseccano perché le cellule del corpo sottraggono loro nutrimento e liquido. Di conseguenza le cellule diventano forti e molto vive. Il consumo di acqua e di liquidi diminuisce. Cambia la respirazione. I polmoni si rinnovano. Se si digiuna così per tre giorni o più, la sensibilità aumenta in modo incredibile. Cominciamo a sentire acutamente gli odori, percepiamo energie sottili, gli stati delle persone; diventa difficile stare in spazi energeticamente sporchi e, al contrario, è molto piacevole trovarsi in luoghi puliti. Si cominciano a sognare specchi d’acqua, flussi d’acqua. A volte nel sonno si beve acqua e si placa la sete. Si seccano la bocca, le labbra, la gola, si secca la pelle. Un grande vantaggio proprio di questo tipo di digiuno è il rinnovamento e il ringiovanimento della pelle e delle mucose. Il secondo tipo di digiuno secco è il rifiuto dell’assunzione di acqua per via interna, ma con contatto esterno con l’acqua. Sostenitore di questo tipo era Porfirij Ivanov. Egli invitava a digiunare ogni settimana per 40-42 ore “a secco”, facendo però abluzioni con acqua, bagnandosi in acque aperte. Egli stesso digiunava così a lungo. Alcune persone, digiunando a secco per diversi giorni, restano per ore nella vasca da bagno, si lavano spesso il viso, si bagnano la testa. Il contatto esterno con l’acqua facilita la tollerabilità del digiuno, rendendo più facile digiunare più a lungo. Ogni contatto con l’acqua pulisce i pori, rinfresca, dà vigore. È vero però che dopo ciò spesso si ha più sete.
Gli effetti di purificazione interna nel secondo tipo di digiuno sono praticamente gli stessi che nel primo, forse leggermente più deboli. Ma il ringiovanimento della pelle è notevolmente minore. Se sciacquiamo la bocca e la gola, anche le mucose si puliscono in misura minore. Quando entriamo in contatto con l’acqua, la pelle assorbe acqua. Si attiva la nutrizione cutanea. Questo è un vantaggio di questo metodo. È inoltre preferibile entrare in contatto con acqua pulita.
Sulla base di questo stato esiste ancora un altro tipo combinato di digiuno: secco + con acqua. Digiuno per un giorno o più giorni “a secco”, poi uscita dal digiuno secco, e successivamente ancora digiuno con acqua. Digiunare con acqua dopo il digiuno secco è facile e piacevole. Sottolineo che il digiuno con acqua viene dopo quello secco, e non viceversa. Questo tipo di digiuno permette di nutrire le cellule di umidità, prolungando gli effetti della purificazione. Si tratta di un metodo esotico, e lo raccomando solo a quelle persone che padroneggiano pienamente sia il digiuno con acqua sia quello secco e hanno molti anni di esperienza in queste pratiche.
Il digiuno secco è limitato nella sua durata. Nel Guinness dei primati è registrato un record di 18 giorni di digiuno secco.
[n.d.t.: Per essere più precisi, il Guinness World Record si riferisce ad Andreas Mihavecz, sopravvissuto 18 giorni, senza cibo e senza acqua, dopo essere stato dimenticato in una cella a Höchst, in Austria, dal 1 al 18 aprile 1979]
traduzione pubblicata il 18 aprile 2026