Rinascere umani: l'occasione più fragile
Siamo anime incarnate in un corpo a scadenza, scese quaggiù in uno dei luoghi più "difficili", allo scopo di imparare qualcosa. Venire al mondo significa discendere in mezzo alla sofferenza e, sovente, al luridume fisico e morale.
Ognuno ha le sue lezioni da affrontare, e da ripetere, vita dopo vita, finché non le comprende. La buona notizia è che comunque, alla fine dei tempi, tutti avremo capito quel che c'è da capire. Ma fino ad allora, di catene montuose da scalare con le unghie e con i denti, vita dopo vita, ce ne saranno un'infinità.
Nascere come essere umani è un'estrema rarità, ma quasi nessuno se ne rende conto. Rispetto alle altre creature viventi, abbiamo un'opportunità unica di "trasformare" il nostro karma, cosa impossibile per un cane, un gatto, un leone, un gabbiano, un pesce o un albero. Loro non possono fare nulla per se stessi, se non vivere un'esistenza estremamente condizionata e predeterminata. In pratica, non sono liberi. Noi umani, invece, se e quando scegliamo di non vivere come bestie, siamo liberi, nel senso che possiamo scegliere. La maggioranza degli umani, comunque, preferisce rimanere nel "mondo di animalità", ovvero la vita come bruti è spesso preferita al seguire virtù e conoscenza (parafrasando le parole che Dante fece dire ad Ulisse).
Quello che ho appena scritto sull'estrema rarità del nascere come esseri umani potrebbe essere frainteso. Provo ad essere più chiaro. Non è una statistica demografica, ma una constatazione di quanto sia difficile trovarsi in condizioni favorevoli a un vivere dignitoso fatto di etica, lucidità mentale, e accesso a insegnamenti corretti e indispensabili per trasformare la sofferenza in felicità. Tutto ciò è raro come osservare il sole che tramonta a est, e infatti sono innumerevoli coloro che, dopo un'esistenza umana sprecata a rincorrere il nulla, scivolano in esistenze non umane.
Siamo in un'epoca tremendamente impura, nella quale i veleni di avidità, collera e stupidità, e tutte le loro possibili varianti, ci vengono iniettati con la siringa di false credenze, false notizie, e insegnamenti distorti, creati apposta per indurre in errore. A causa di tutto questo, le persone non riescono a generare condizioni karmiche che sostengano la rinascita umana, per cui per molti è assai più facile e probabile rinascere come vermi, lombrichi, tafani, o porci d'allevamento destinati al macello, piuttosto che come esseri dotati di libero arbitrio. Che disgrazia!
In pratica, il fiume impetuoso di ignoranza, brama e avversione tende a produrre esiti di incessante sofferenza. Una volta rinati come pidocchi, ad esempio, l'eventualità di rinascere ancora una volta come umani - e di disporre di libero arbitrio - sarà praticamente nulla, almeno per qualche milione o miliardo di anni. Non a caso varie religioni descrivono un inferno in aeternum dopo la morte.
Il Dhammapada (raccolta di versi su cui ho scritto un "libero commentario") riassume tutto ciò nella strofa 182:
182
Non è facile nascere
essere umano
e vivere una vita mortale.
Non è facile distinguere
la profonda saggezza
ma più raro di tutto
è che nasca un Buddha.
E quindi? Una chiara indicazione del da farsi ce la dà la strofa successiva:
183
Smetti di fare il male
coltiva il bene
purifica il cuore.
E' questa la Via
del Risvegliato.
E ancora...
186-187
Non nei beni preziosi
trovi l'appagamento
né nei piaceri dei sensi
triviali o raffinati che siano.
Il discepolo del Buddha
trova gioia
nell'estinzione della brama.
Proviamo ad ascoltare anche ciò che ha da dirci il Dalai Lama:
«Ogni giorno, quando ti svegli pensa: oggi sono fortunato perché mi sono svegliato, sono vivo, ho una preziosa vita umana e non la sprecherò. Userò tutte le mie energie per migliorarmi, per aprire il mio cuore agli altri, avrò per gli altri parole gentili e non pensieri cattivi e non mi arrabbierò, ma cercherò di far più bene che posso.»
(Dalai Lama)
«[...] Così come dicono i Lama Kadampa, grazie alle vite preziose del passato hai ottenuto una vita preziosa adesso. Adesso non rovinare la tua opportunità.
Per cui veramente, noi che abbiamo ottenuto questa preziosa nascita umana, [...], noi che abbiamo ottenuto questa grande opportunità, se non stiamo attenti di nuovo, cadremo nel precipizio dei reami inferiori. Per cui tutti noi dobbiamo veramente comportarci bene, fare bene, agire bene, cogliere l'essenza di questa vita stando molto attenti. Per cui pensate tutti in questo modo, addestrate il vostro pensiero in questo modo, [...]»
(Dalai Lama, tratto da "Generazione della mente dell'Illuminazione (Bodhicitta)")
Come nota finale, aggiungo che, nonostante l'epoca disgraziata in cui ci troviamo, non esistono terre pure o terre impure, né in questo né in altri mondi. Esistono soltanto la bontà e la malvagità della nostra mente.
La fortuna viene dal cuore, quando è sano nei sentimenti e nella compassione, e ci fa onore. La sfortuna invece viene dalla bocca per ogni parola avvelenata o stupida, e ci rovina.
Il percorso di consapevolezza, cioè di evoluzione interiore, è e rimane personale. Nessuno può farlo al posto nostro. Inoltre nessun insegnamento può attecchire dentro di noi se, noi per primi, non ci stiamo già muovendo in una certa direzione. Per questa ragione, ciascuno di noi può comprendere le parole dei maestri dell'umanità soltanto quando abbiamo già maturato un convincimento interiore. In questo senso, le scritture antiche, come il Dhammapada, servono al più a confermarci quello che già abbiamo capito.
(14 febbraio 2026)
Principio di "azione altrui e reazione propria"
Il "principio di azione altrui e reazione propria", qui raffigurato, è ciò che tutto distrugge, anche gli aspetti più delicati e preziosi della vita e delle relazioni. E' il "mondo di animalità", è la condizione che ci rende schiavi di istinti e reazioni al pari delle bestie. E' quella rabbia che spazza via tutto.
Sebbene tale rabbia possiamo riferirla a vicende personali, vale anche per la storia dell'umanità, comprese le guerre e la creazione e uso di armi nucleari.
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(14 febbraio 2026, vai alla mia galleria)
Battaglione del pucio
Pace a te,
Pace a noi,
Il rispetto è possibile,
L'ascolto anche.
Lontani nel tempo,
Lontani nel luogo,
Il mio daimoku al tuo Gohonzon,
Anche oggi.
Fantasie sciocche le mie,
Come sciocco è l'amore
Che si crede esaurito
Ma non è mai finito.
Una traccia rimane,
Un'impronta,
Un segno indelebile
In mezzo al petto.
(8 febbraio 2026, galgani.it)
Scrivere per pensare o scrivere per sparire: la grammatica del potere e l'oblio programmato
Scrivo perché sento il bisogno di farlo, perché è qualcosa che fa parte di me. La scrittura è un'estensione della propria mente ed è, di per sé, un atto creativo e necessario alla formulazione di nuovi pensieri o, almeno, ad un chiarimento di idee. E' anche una memoria, che è il motivo principale per cui la scrittura è stata usata nell'antichità: scrivere su roccia o pergamena costava tanto tempo e risorse, quindi si scriveva affinché le cose scritte rimanessero nel tempo.
Io stesso, dopo aver scritto qualcosa, quasi subito mi scordo quello che ho scritto. Se poi, a distanza di tempo, lo ricerco e lo ritrovo, o semplicemente mi spunta sul mio schermo per caso (come quando cerco qualcosa in un motore di ricerca e come prima pagina esce il mio blog), a volte rimango stupito, perché non ricordo di aver fatto quello specifico lavoro di scrittura.
Comunque, con riferimento alle mie poesie, ho immaginato un possibile percorso evolutivo sulle motivazioni dello scrivere. L'ho descritto qui:
Il ruolo della poesia e gli stadi del suo sviluppo: riflessioni psico-sociali di un poeta
Ecco, questo è un esempio di memoria. Ho riletto adesso queste riflessioni del 2015, ritrovate in due secondi con il pulsante "Search" del blog. Comunque, sebbene lì mi riferisca nello specifico alla poesia (intrapsichica, relazionale e sociale), lo stesso discorso, per me, vale per la scrittura in generale.
Ho scritto cose che non ho pubblicato né inviato ad altri, né ho in programma, per il momento, di farle vedere a qualcuno. In questi casi le mie motivazioni intrapsichiche sono le uniche forti, e anche con le poesie ho iniziato così, senza farle vedere a nessuno per anni. Non sono l'unico, so che il mondo è pieno di scrittori che rimangono nascosti. Altre volte ho pubblicato software e testi specialistici così di nicchia che sarà già un miracolo se una sola persona avrà voglia di studiarseli con calma, come questo README.md che ho scritto ieri.
Comunque, a parte questi casi molto particolari, spesso nello scrivere - anzi, nel mio scrivere - si sommano ragioni diverse.
Se invece osserviamo quel che oggi normalmente succede a livello mondiale, come la scrittura nei social, allora il discorso cambia completamente. Banalmente, non si scrive più per conservare una memoria. Quello che oggi viene scritto in un social, già domani sarà difficile ritrovarlo perché superato da altri post, dopo domani sarà ancora più difficile, tra un mese praticamente impossibile, a meno di non passare ore e ore a scrollare i contenuti. E tra un anno o due decenni? Con il blog ritrovo tutto, con un social perderei tutto. Aggiungiamo a questo che la propria pagina in un social può essere chiusa in qualsiasi momento se lo scrittore esprime un pensiero che non piace ai "padroni" - con la cancellazione immediata e irrecuperabile dei propri contenuti.
Ho un amico a cui la pagina Facebook è stata cancellata più volte per "violazione delle regole della community" (?!). Guarda caso, alcuni di questi episodi sono successi subito dopo che lui ha copiato e incollato nella sua pagina qualche pensiero che ho espresso nel blog. Questa la chiamano "democrazia", ovvero un regime tecnocratico (cioè in mano ai padroni della tecnologia) in cui non è ammesso il dissenso nemmeno di persone quasi anonime, cioè che non hanno nessuna esposizione politica, né un lavoro, né un ruolo sociale.
Oggi non si sta perdendo solo l'uso della scrittura come memoria, ma anche quello ancora più importante di estensione della propria mente:
«In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; [...]»
(Vangelo di Giovanni)
In questa traduzione della Bibbia, "verbo" significa "parola", ovvero tutto ciò che esiste deriva dalle "parole". Sembra strano, ma è tremendamente vero: se non esistesse una parola per indicare qualcosa, quel qualcosa, per la nostra mente, semplicemente non esisterebbe. Viceversa, se comprendiamo o scopriamo qualcosa di nuovo per la quale non esiste una parola, siamo "costretti" a inventare un neologismo, una sigla, un'espressione composta o ad aggiungere una nuova accezione ad una parola già esistente. Quest'ultimo caso rende i linguaggi umani molto ambigui in alcune circostanze.
La nostra mente è formata anche dalla grammatica, la quale, plasmando le parole, dà forma anche ai nostri pensieri. Così, il modo di pensare di un giapponese, nella cui lingua non esistono né maschile né femminile, né singolare né plurale, è molto diverso da quello di un italiano (ho un po' semplificato, non è sempre così, ma quasi). Per noi italiani, un sostantivo è o maschile o femminile, o singolare o plurale, per un giapponese no. E' diverso anche l'ordine delle parole tra le due lingue (soggetto, verbo, oggetto, avverbi, e altro). Comprendere la grammatica significa comprendere Dio, nel senso di ciò che è all'origine della nostra mente.
Fatte tutte queste premesse sulla sostanziale sovrapposizione o identità tra parole, grammatica e mente, è evidente che l'atto dello scrivere, del leggere, del parlare e dell'ascoltare serve a formare i propri pensieri. Non a caso, l'inversione del senso delle parole usata dal giornalismo serve a cambiare i pensieri delle masse nella direzione voluta dal potere. Ad esempio:
- massacri e genocidi mossi da motivazioni di superiorità o di gusto nell'infliggere atroci sofferenze (ovvero nazismo) vengono chiamati "legittima difesa" o "resistenza" (es.: ideale sionista della Grande Israele);
- difendere il proprio popolo, la propria gente e i propri cari viene chiamato "aggressione" (es.: proxy war in Ucraina della NATO contro la Russia);
- i "peggiori" vengono chiamati "migliori" (es.: Mario Draghi);
- i veleni potenzialmente mortali o gravemente invalidanti vengono chiamati "vaccini" (con la contemporanea non raccomandazione e, nel contesto ospedaliero, divieto delle cure potenzialmente efficaci);
- un'influenza un po' più aggressiva delle altre, frutto di ingegneria genetica, viene chiamata "pandemia", mostrando immagini di gente morta per strada e funerali di stato con bare portate da militari (veicolando il significato di "stato di guerra");
- la certificazione della propria sudditanza nel corpo e nell'anima, potenzialmente mortale o invalidante, con la contemporanea grave persecuzione dei dissidenti, viene chiamata "green pass", con un richiamo all'ecologia ("green") completamente fuori contesto;
- l'omissione di soccorso, ovvero l'assenza di cure tempestive e necessarie per persone che realmente ne hanno bisogno, viene chiamata "protocollo medico di vigile attesa";
- le persone sane vengono chiamate "asintomatici";
- le normali, lievi e non significative variazioni di temperatura da un anno all'altro vengono chiamate "cambiamento climatico di origine antropica";
- la distruzione dell'ecosistema dovuta alla natura predatoria del sistema economico neoliberista viene affrontata come se fosse una questione di "crediti di carbonio";
- il colonialismo armato e il saccheggio delle risorse altrui viene chiamato "guerra al narcotraffico" (es.: Venezuela);
- coloro che ammettono opposizione politica nel proprio paese, che permettono alle tv estere di opposizione di trasmettere, e che rispondono alle domande molto scomode e aggressive dei giornalisti esteri, vengono chiamati con parole che suonano molto strane e fuori contesto, cioè "autocrati nazisti" (es.: Vladimir Putin);
- coloro che al contrario perseguitano, torturano e uccidono sia gli oppositori politici (nel proprio paese e all'estero) sia specifici gruppi culturali all'interno del proprio paese, che non ammettono giornalisti scomodi o esteri, che hanno chiuso tutte le tv tranne quella del proprio partito, che fanno pestare e uccidere gente a caso presa per strada, e che hanno come riferimento esplicito e dichiarato il nazismo storico (es.: Azov Brigade, unità militare della Guardia Ucraina), e che stanno al potere senza legittime elezioni e senza che la Costituzione lo permetta, vengono chiamati "democratici", "resistenti", "leader" (es.: Volodymyr Zelenskyy), con il plauso e l'attrazione erotica della nostra prima ministro, fotografata in pose quantomeno imbarazzanti;
- il satanismo, l'incesto, le torture, la somministrazione di droghe, le amputazioni e gli smembramenti, il traffico e gli stupri su neonati e bambini piccoli (maschi e femmine), il cannibalismo rituale, la pedo-pornografia vista o partecipata, e la bestemmia, vengono chiamati "nuovo ordine mondiale", "innovazione", "sana spiritualità", "politica", "potere", "successo" o "amore", a seconda dei casi (ben prima dei documenti di Jeffrey Epstein);
- l'immondo abuso di una donna in estrema povertà, costretta a partorire un figlio o una figlia che spesso (ma non sempre) non sono nemmeno geneticamente suoi, viene chiamato "affitto" (utero in affitto) o "maternità" (maternità surrogata);
- chi tenta di difendere la cristianità o mostra devozione a Maria o comunque tenta di difendere i valori tradizionali e la famiglia naturale, viene chiamato "fanatico", "integralista", "fuori tempo", "oppressore", "aggressore", "arretrato", "nazista", "dittatore", "subumano", "animale", ecc.;
- gli escrementi intellettuali vengono chiamati "tv in prima serata", "giornalismo", "notizie", "social network", o "intelligenza artificiale" (IA), a seconda del contesto;
- le credenze acritiche e immotivate, al pari di superstizioni che servono solo all'interesse di Big Pharma e di pochi miliardari (es.: Bill Gates), vengono chiamate "scienza", mentre gli "scienziati" premio Nobel per la medicina vengono chiamati "dementi senili" (es.: Luc Montagnier);
- e così via, l'inversione di senso delle parole è garantita, è la via principale che legittima ogni forma di violenza nelle nostre società.
Usando le parole in questo modo, il popolo, come un gregge, va dove vuole il padrone e, soprattutto, "pensa" quello che vuole il padrone.
Colgo l'occasione per una piccola riflessione su "grammatica" e "politica". Ho il sospetto, per le motivazioni espresse prima sulla sovrapposizione o identità tra parole, grammatica e mente, che uno dei motivi per cui l'estremismo LGBTQ+, quando portato alle sue massime e nefaste conseguenze, sia molto più sentito in Gran Bretagna che in Italia, sia in parte dovuto anche alla lingua. La grammatica inglese permette infatti, molto più di quella italiana, di formulare frasi in cui non è specificato il genere sessuale della persona di cui si sta parlando. Tra l'altro, è prassi molto comune nella lingua inglese l'uso del plurale per intendere un singolare di cui non si voglia o non si possa specificare il genere sessuale. Questo in italiano non è possibile, o almeno non dovrebbe esserlo, sebbene l'IA a volte ci riesca, formulando frasi un po' forzate: è un piccolo abuso della nostra lingua che ho notato in più occasioni, che pian piano potrà servire a cambiare il modo di pensare.
L'IA, comunque, non solo sta notevolmente amplificando l'uso delle parole per indirizzare i nostri pensieri, essendo "addestrata" dai "padroni del discorso" a trattare certi argomenti in un certo modo, oppure a non trattarli per niente, ma va ben oltre. Se da una parte la scrittura è da millenni uno strumento di estensione della propria mente, dall'altro l'IA generativa di testi è uno strumento di "sostituzione" della propria mente. Ma anche in questo caso, non solo non lo ammettiamo in maniera così diretta, ma invertiamo le parole, parlando dell'IA come di un "assistente digitale" (quindi di qualcuno che ci affianca e che ci aiuta), piuttosto che di un "padrone" che ci toglie lavoro, possibilità relazionali e, a questo punto, anche possibilità di "pensare". In ultima analisi, possibilità di "esistere". Nel Vangelo di Giovanni sopra citato, infatti, la parola e la vita sono un'unica cosa.
Anche questo, ovviamente, l'ho scritto senza IA e, visti i contenuti e lo stile molto diretto e personale, non potrebbe essere altrimenti. Meglio sbagliare e restare umani con coscienza, che essere politicamente corretti, anzi perfetti ed "esatti" come l'IA (?!), ma eticamente corrotti e senza anima.
(8 febbraio 2026)