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Alimentazione umana ed evoluzione della specie: tra psicologia, cultura e biologia

Ultimo aggiornamento: 4 Luglio 2016

VeganA volte, quando parlo di alimentazione vegana, mi vengono mosse obiezioni particolari, a volte anche interessanti e non banali, che meriterebbero risposte argomentate, sebbene, purtroppo, nelle circostanze del quotidiano, non sempre abbia la possibilità di dialogare con calma su tali questioni. Stando così le cose, m'è venuta voglia di scrivere questo breve articolo, sperando di stimolare riflessioni nei miei lettori e lasciando sempre una porta aperta a chi abbia un pensiero diverso.

Un giorno, frettolosamente, m'è stato detto che una dieta onnivora non fa male perché l'uomo mangia carne da millenni e pertanto, se facesse male, se ne sarebbe accorto già millenni or sono. A parte il fatto che la nutrizione dei nostri avi, con tutte le sue differenze in base alle epoche e alle zone del mondo, era sostanzialmente diversa da quella contemporanea (non c'erano né supermercati, né frigoriferi, né cibo spazzatura, né cibo tutti i giorni, né le mille porcherie con cui contaminiamo l'ambiente e il cibo, ecc.), vorrei comunque far notare che questo ragionamento è  fallace dal punto di vista logico, e pratico, per una serie di ragioni. La prima è che il perpetuarsi di una condotta (alimentare o di altro genere) non ne dimostra né la correttezza né la salubrità (si pensi ai fumatori, giusto per fare un esempio). La seconda è che l'umanità, nel suo complesso, ha già dimostrato di aver bisogno di millenni per correggere suoi comportamenti che precedentemente  riteneva giusti (come la schiavitù) e ancora non è riuscita a correggerne molti altri (dalla pena di morte alle molte guerre cretine). La terza, che è anche la più importante, è che abbiamo abbondante letteratura scientifica che associa una dieta a base vegetale con la prevenzione (e cura) di molte malattie anche gravi e una dieta a base animale (carne, pesce, latte, uova) con l'insorgenza (e aggravarsi) di molte malattie, anche gravi.

Un altro giorno, invece, nel mezzo di una festa di paese in cui fumo, alcol e musica a tutto volume facevano da padroni (quindi in un contesto non molto adatto per uno scambio di riflessioni), un amico mi ha detto che la dieta vegana è sbagliata, perché l'uomo si è evoluto diventando cacciatore. Onestamente non ho ben chiaro quale strada del pensiero porti ad una tale conclusione, anche perché non ho mai osato mettere insieme l'alimentazione umana con l'evoluzione della specie, la qual cosa mi sembra molto "scivolosa" e rischiosa, in quanto potrebbe portare facilmente ad assumere posizioni di autocompiacimento ed arroganza. Cerco di spiegarmi meglio: secondo me c'è rischio, in questo modo, di ritenere che certi comportamenti siano più evoluti di altri, e con essi chi li pratica, con la conseguenza, più o meno implicita o inconscia, di sentirsi "superiori" alle altre persone. Tutto questo non ha nulla a che vedere con le motivazioni compassionevoli ed etiche alla base di un'alimentazione vegana, ragion per cui le varie posizioni sull'evoluzione, in un senso o nell'altro, come quella della dott.ssa Roberta Odierna (1), secondo cui i vegani sarebbero gli individui post-moderni più evoluti, o come quella del dott. Daniel Lieberman (2), secondo cui è la caccia ciò che avrebbe permesso all'uomo di evolversi, mi lasciano molto perplesso, perché il rischio è quello di addentrarsi in un mare di opinioni e pregiudizi nel quale è facile affogare.
Vorrei vedere un po' meglio la questione: cosa significa "evoluzione"? Biologica? Culturale? Spirituale? Tecnologica? Dal punto di vista strettamente biologico, se è pur vero che un certo stile alimentare tende ad attivare certi geni piuttosto che altri, è però altrettanto vero che l'homo sapiens è quello che è da sempre, senza sostanziali variazioni: l'anatomia comparata ci insegna che il nostro intestino è molto più vicino a quello degli erbivori piuttosto che a quello dei carnivori; c'è addirittura chi sostiene, come il dott. Alan Walker (3) in un interessante studio paleontologico sui denti fossili, che: «[…] un milione di anni di carne (che non era un alimento quotidiano) contro milioni di anni di frutta non ha cambiato la struttura anatomica e fisiologica del corpo. Egiziani e persiani vivevano esclusivamente di frutta e vegetali. Gli spartani erano mangiatori di frutta. Gli antichi greci basavano la loro alimentazione su frutta e verdura. Nonostante questo l’uomo moderno pensa alla frutta come un alimento privo di valore e di contenuto. [...]». La tesi che l'essere umano sia, da un punto di vista strettamente biologico, un "frugivoro adattivo" (4), cioè fatto per nutrirsi prevalentemente di frutta e altri prodotti della terra, pur potendosi adattare a cibi diversi in caso di necessità, è sostenuta da più parti… e da molte parti è anche sostenuto che tali tesi non sia avvalorata da sufficienti evidenze, innestando una discussione senza fine in cui non voglio entrare.
Per quanto riguarda invece l'evoluzione culturale e spirituale… beh, qui si entra nel regno della relatività, in cui ciascuno probabilmente ritiene la propria cultura e le proprie credenze migliori di quelle degli altri, come del resto hanno già dimostrato l'antropologia e la psicologia sociale. A proposito… è proprio l'antropologia a dirci che i cosiddetti "popoli primitivi" erano tutto fuorché primitivi e che l'evoluzione tecnologica non necessariamente implica una maggiore o minore evoluzione culturale.

Quindi, per favore, non mettiamo insieme alimentazione ed evoluzione per giustificare le nostre scelte, ma cerchiamo motivi più concreti, magari aderenti alla realtà del quotidiano, senza bisogno di tirare in ballo quel che (forse) succedeva in epoche preistoriche (su cui probabilmente nulla può essere affermato con certezza). Un po' di sensibilità per la sofferenza animale e per la distruzione del pianeta indotta dalle abitudini alimentari contemporanee non guasterebbe, anzi. Un po' di attenzione anche per le tante ricerche scientifiche che associano salute e alimentazione sarebbe altrettanto utile. In calce riporto il servizio "I veleni che mangiamo", trasmesso da TV2000 il 14 giugno 2016 e in replica il 4 luglio 2016, che è aderente alla realtà contemporanea: il professor Filippo Ongaro, medico nutrizionista, espone alcune questioni già affrontate in questo blog; rispetto a quanto da lui affermato, comunque, mi sento di aggiungere che gli OGM hanno già causato una contaminazione irreversibile (5), la loro storia è fatta di falsità e occultamento di prove scientifiche, come denunciato da più scienziati (6,7), hanno già causato 250mila suicidi tra gli agricoltori e portato poche multinazionali ad un inquietante strapotere: le sole Monsanto, Dupont e Syngenta controllano oggi il 70% del commercio globale di sementi (8).

Francesco Galgani,
4 luglio 2016

Riferimenti:
(1) http://www.tecnologia-ambiente.it/vegan-e-questo-luomo-post-moderno
(2) http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze---tech/11887531/nature-vegani-carne-uomo-evoluzione.html
(3) http://www.dionidream.com/luomo-si-nutriva-di-sola-frutta-lo-dimostra-uno-studio-paleontologico/
(4) http://www.veganyoucan.com/il-frugivoro-uomo.html
(5) https://www.informatica-libera.net/content/ogm-organismi-generatori-di-malattie
(6) https://www.informatica-libera.net/files/files/ogm.pdf (sintesi in italiano)
(7) https://www.informatica-libera.net/files/files/Ban_GMOs_Now.pdf (originale in inglese)
(8) http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/05/ogm-250mila-suicidi-tra-gli-agricoltoriil-mercato-in-mano-alle-multinazionali/168751/

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