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Dall'hacking... alla cucina

Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2014

Noi siamo quel che mangiamo, e ogni volta che possiamo fare a meno di cibo spazzatura o prodotti industriali di largo consumo ma micidiali per ritornare alle origini (vedi nutrizione vegetariana), ovvero a quegli ingredienti semplici che madre natura ci ha dato per il nostro sostentamento (in primis tutto ciò che proviene dal mondo vegetale) facciamo del bene a noi stessi e al nostro ambiente e ci guadagniamo in salute. Magari la condizione ideale è che questi “ingredienti di base” siano stati coltivati o raccolti vicino a casa nostra e senza contaminazioni di OGM, possibilmente in un contesto di agricoltura biologica. Si pensi ad esempio alle pratiche di acquisto dei GAS (gruppi di acquisto solidale) o anche di singole persone che si riforniscono abitualmente e direttamente da produttori a loro vicini.

Fare hacking o cucinare sono due attività simili... nel primo caso si mettono le mani nel codice, nel secondo le si mettono a contatto con i prodotti della terra: in entrambi i casi possiamo creare, copiare o modificare un algoritmo esistente per la produzione di un software o di un cibo, per poi eventualmente condividere con altri le nostre ricette o algoritmi lasciando loro la stessa libertà che abbiamo avuto noi.

Già nel 2008, in occasione del talk “La libertà a partire dal software” (vedi slides e testo), dissi:

«Il software libero ha le sue origini nel mondo universitario americano degli anni 60/70, nel quale erano disponibili computer per i quali le università stesse provvedevano a scrivere il software per le loro esigenze, rendendoli utilizzabili e modificabili da chiunque, in forma abbastanza vicina a quella del pubblico dominio.
Facciamo un paragone culinario: queste università erano come delle grandi cucine e gli studenti erano al tempo stesso cuochi e commensali. Qual era la cosa più naturale se non quella che gli studenti stessi si scambiassero le ricette, in pieno spirito di condivisione? Non è forse questo ciò che è accaduto per millenni? C'è forse qualcosa di strano nello scambiarsi le ricette di un piatto di spaghetti o di un sugo?
La stessa cosa accade con i computer: le ricette, invece di chiamarsi con questo nome, si chiamano algoritmi e codice, ma la finalità è la stessa, cioè produrre qualcosa che sia il più vicino possibile alle proprie esigenze, in questo caso il software.
Pare scontato che la libera condivisione del sapere, in questo caso espressa sotto forma di software, sia quindi una cosa naturale.
Per maggior chiarezza vorrei far notare, ritornando al paragone culinario, che condividere la ricetta per fare una pizza è cosa ben diversa dal condividere la pizza stessa, anche condividere il software è cosa ben diversa dal condividere un bene materiale.
Se do la mia automobile a qualcun altro, significa che me ne sto privando.
Se offro la mia piazza a qualcun altro, significa che io non la mangerò.
Ma se io voglio condividere un'idea, non me ne sto privando, anzi, è probabile che dallo scambio di idee nasceranno ulteriori idee, magari migliori delle precedenti.
Con il software è esattamente la stessa cosa: se io do la possibilità a qualcun altro di usare i programmi da me scritti, io non me ne sto privando.
Del resto, sapete bene che dato un programma, ciascuno di noi ha la possibilità di farne quante copie vuole e senza perdere nulla dell'originale»
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Io sono vegetariano, mi piace “tornare alle origini”, ovvero finché posso e tempo permettendo mi piace cucinare, ragion per cui proverò a condividere in questa sezione del mio blog qualche esperienza in cucina.

Quel che sto imparando è che il cibo preparato con le proprie mani può essere di una bontà infinita :)

Happy hacking e buona cucina a tutti,
Francesco Galgani

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