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Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese (riunione di studio del Gosho, appunti)

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Appunti per la riunione di studio di ottobre 2026, sul Gosho Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese.

Il percorso segue i tre brani selezionati nello studio mensile del Nuovo Rinascimento, n. 957, ottobre 2026, pp. 26-37. La lezione di Daisaku Ikeda, pubblicata originariamente sul Daibyakurenge di aprile 2015, è tratta da Buddismo e Società, n. 175 del 2016.

Introduzione storica

Torniamo al 1260, a Kamakura. Rispetto a Il reale aspetto del Gohonzon, studiato a settembre, facciamo un salto indietro di diciassette anni. Nichiren ha proclamato Nam-myoho-renge-kyo nel 1253, al tempio Seicho, e ha poi cominciato a diffonderne la pratica a Kamakura, sede del governo militare. Tra i primi discepoli ci sono Toki Jonin, Shijo Kingo e Ikegami Munenaka. Gli esili a Izu e a Sado e il trasferimento a Minobu devono ancora avvenire. Questo trattato appartiene dunque ai primi anni della propagazione, quando Nichiren si confronta direttamente con la società e con il potere politico. [fonte]

Una popolazione stremata. Il fatto decisivo è il grande terremoto che colpisce Kamakura il ventitreesimo giorno dell’ottavo mese del 1257, verso le nove di sera. Seguono tempeste, carestie ed epidemie, che continuano a infierire fino al 1260. Le autorità fanno celebrare preghiere e riti, ma la sofferenza non si arresta. Anni dopo, Nichiren ricorderà proprio questa sequenza di calamità per spiegare perché aveva scritto il trattato. All’origine c’è la domanda su come porre fine al dolore delle persone: una domanda che per lui richiede di interrogare anche gli insegnamenti sui quali la società si regge. [fonte]

La risposta passa attraverso lo studio. Nel 1258 Nichiren si reca al tempio Jisso, nella zona del Fuji, per consultare la raccolta dei sutra. È un tempio della scuola Tendai, e quella ricerca prepara la stesura del Rissho ankoku ron, il titolo giapponese del trattato. In questa occasione il giovane Nikko, che studia in un tempio vicino, ha modo di assisterlo e decide di diventare suo discepolo. La ricerca di una risposta alle sofferenze collettive si intreccia così con l’incontro con colui che ne proseguirà l’insegnamento. [fonte]

A chi viene presentato, e perché? Il sedicesimo giorno del settimo mese del 1260 Nichiren affida il trattato al funzionario Yadoya Mitsunori, perché lo faccia pervenire a Hojo Tokiyori. Tokiyori aveva lasciato la carica di reggente nel 1256 e preso gli ordini religiosi, ma conservava un’influenza decisiva sul governo. Nichiren si rivolge quindi alla persona che può incidere sulle scelte del paese. Rimostranza significa qui un ammonimento rivolto all’autorità, con l’intenzione di correggerne la condotta: esporsi di persona per il bene della popolazione. Le date seguono la scansione del calendario riportata negli scritti. [fonte]

Perché la critica riguarda le dottrine religiose? Nel mondo descritto dal trattato, governanti, istituzioni religiose e vita della popolazione sono strettamente collegati. Nichiren contesta soprattutto l’insegnamento esclusivo del Nembutsu diffuso da Honen: invocare il Budda Amida per rinascere nella sua Pura Terra, accantonando gli altri insegnamenti, compreso il Sutra del Loto. Nella spiegazione di Ikeda, il punto decisivo è che tale esclusione allontana le persone dalla possibilità di manifestare la Buddità in questa vita e di trasformare il mondo in cui vivono. La controversia riguarda quindi anche la fiducia nelle capacità umane e la responsabilità verso la realtà presente.

Quando Nichiren individua nell’“offesa alla Legge” la radice delle disgrazie, formula la sua diagnosi religiosa della crisi: l’abbandono dell’insegnamento che permette a tutti di conseguire la Buddità. Il commento di Ikeda ne mette in evidenza il contenuto umano: negare la dignità e le possibilità della vita alimenta la rassegnazione e il disprezzo per gli altri. Il criterio con cui leggere la polemica è il suo scopo: restituire alle persone la forza di vivere e di costruire insieme una società pacifica.

Un dialogo costruito per far riflettere. Scritto originariamente in cinese classico, il trattato mette in scena un padrone di casa, che esprime la posizione di Nichiren, e un viaggiatore suo ospite, generalmente interpretato come figura di Tokiyori. I due condividono la preoccupazione per le calamità, ma ne discutono le cause. Il testo comprende dieci domande e nove risposte; l’ultimo intervento è la dichiarazione dell’ospite. È una forma letteraria: il cambiamento dell’ospite rappresenta il percorso che Nichiren propone al lettore, senza documentare una conversazione realmente avvenuta o una conversione di Tokiyori. [fonte]

L’urgenza è impedire la guerra. Confrontando la situazione con le calamità descritte nei sutra, Nichiren avverte che due disastri devono ancora verificarsi: una rivolta interna e un’invasione straniera. Il suo ammonimento mira a evitarli, cambiando direzione prima che sia troppo tardi. I brani di ottobre sono tratti proprio dalla parte conclusiva del dialogo: dopo aver discusso gli insegnamenti e le loro conseguenze, il padrone di casa mostra che nessuno può mettere al sicuro la propria famiglia dentro una società sconvolta dalla violenza.

La reazione concreta fu la persecuzione. Le autorità ignorano la rimostranza. Poco dopo, seguaci del Nembutsu assalgono la dimora di Nichiren per ucciderlo: è la persecuzione di Matsubagayatsu. Nichiren riesce a salvarsi e lascia temporaneamente Kamakura. Tornato in città, il dodicesimo giorno del quinto mese del 1261 viene arrestato ed esiliato a Izu; potrà rientrare nel 1263. Il coraggio del trattato acquista così un significato preciso: Nichiren continua a sostenere ciò che ritiene necessario alla felicità delle persone, anche quando questo mette a rischio la sua sicurezza. [fonte]

Un appello ripreso negli anni. Nel 1268 arriva la richiesta di sottomissione da parte dei mongoli; Nichiren richiama l’attenzione delle autorità sul pericolo già annunciato. Nel 1272 si verificano lotte interne al clan Hojo e nel 1274 il primo attacco mongolo. Nichiren considera questi avvenimenti una conferma dei suoi ammonimenti e torna a spiegare il significato del trattato. Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese rimane quindi un riferimento del suo insegnamento anche dopo Sado e durante la vita a Minobu. [fonte] [fonte]

Al centro del “paese” ci sono le persone. È significativo che Nichiren utilizzi per “paese” un carattere cinese che contiene il segno della gente comune. La sicurezza che ricerca si misura sulla vita delle persone. [fonte] È anche il collegamento con lo studio di settembre: riconoscere la Buddità nella nostra vita conduce a riconoscerla negli altri e ad assumere una responsabilità verso l’ambiente condiviso. La dignità della vita diventa il criterio con cui scegliere come vivere insieme.

“Insegnamento corretto” e “offesa alla Legge”: una precisazione

Il riferimento religioso è preciso. Nel trattato, l’insegnamento corretto è il Sutra del Loto, che afferma la possibilità per tutte le persone di conseguire la Buddità. Abbracciare questa possibilità, nella nostra pratica, significa basarsi su Nam-myoho-renge-kyo e impegnarsi a manifestare saggezza e compassione. La “sola buona dottrina” del secondo brano indica questo bene fondamentale accessibile a tutti.

“Offesa alla Legge” indica qui il rifiuto e la denigrazione di quell’insegnamento. Ikeda ne chiarisce la gravità in rapporto al rispetto per la vita e precisa che la rimostranza di Nichiren chiede di interrompere il sostegno alle dottrine che spingono ad abbandonare il Sutra del Loto. Il mezzo proposto nel trattato è cessare le offerte ai preti che le promuovono; nella lezione viene esplicitamente esclusa l’idea di eliminare indiscriminatamente tutti gli insegnamenti diversi dal Sutra del Loto.

Che cosa significa per noi oggi? Ikeda afferma che meritano rispetto anche altri sistemi di pensiero che riconoscono la dignità della vita, e invita a collaborare con persone e organizzazioni che condividono questo ideale. Possiamo quindi avere una fede precisa e dialogare con chi ha convinzioni diverse. La pace si costruisce riconoscendo il valore delle persone e affrontando le idee e i comportamenti che lo negano.

E le calamità? Il punto da raccogliere è la responsabilità verso chi soffre. La riflessione buddista sull’ambiente invita a conoscere i fenomeni, prevenire i danni e agire concretamente quando si verificano. Leggere questi passi oggi ci richiama alla cura delle persone e dell’ambiente, senza trasformare il dolore delle vittime in un giudizio sulla loro fede. [fonte]

Filo conduttore dello studio

Idea guida: la nostra felicità si costruisce insieme alla felicità degli altri, trasformando i valori che guidano le nostre azioni e facendo crescere il dialogo.

  • Primo brano: la sicurezza personale è legata alla pace della società.
  • Secondo brano: cambiare i princìpi del cuore significa cambiare il criterio con cui viviamo e agiamo.
  • Terzo brano: un dialogo rispettoso può far nascere una decisione personale e un impegno condiviso.

Il percorso va dalla consapevolezza del legame con gli altri alla trasformazione di noi stessi, fino alla scelta di contribuire alla pace insieme ad altre persone. La preghiera alimenta questo movimento nella vita quotidiana.

Primo brano — La sicurezza personale e la pace della società

«Gli imperatori e i re hanno il loro fondamento nello stato e portano pace e ordine; i ministri e i sudditi sono in possesso dei campi e delle risaie e provvedono ai bisogni del mondo. Ma se arrivano dei predoni da un altro paese e invadono il paese, o se scoppia una ribellione interna e le terre del popolo vengono saccheggiate, cosa potrà esserci se non terrore e confusione? Se il paese viene distrutto e le famiglie sterminate, dove ci si potrà rifugiare?

Se vi preoccupate anche solo un po’ della vostra sicurezza personale, dovreste prima di tutto pregare per l’ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quadranti del paese».

Cuore del brano: aver cura della nostra vita ci porta ad aver cura del mondo in cui vivono anche gli altri. La sicurezza della famiglia, il lavoro e la possibilità di vivere serenamente dipendono dalle condizioni dell’ambiente e della società.

Da mettere a fuoco:

  • Campi, risaie, famiglie: Nichiren parte dalle basi concrete dell’esistenza. La guerra distrugge il lavoro, gli affetti e i mezzi di sostentamento. Impedirla è una responsabilità verso la vita delle persone.
  • La preoccupazione personale può allargarsi. Il desiderio di proteggere noi stessi e chi amiamo diventa il punto di partenza per comprendere quanto contino anche il benessere e la sicurezza altrui.
  • “Tutti e quattro i quadranti” significa in ogni direzione. Ikeda legge questa espressione come un’apertura alla pace del mondo intero: la felicità di un popolo resta legata a quella degli altri.
  • Pregare orienta l’azione. Nella lezione, pregare per la pace si accompagna al lavoro per costruirla: interessarsi a chi soffre, contrastare il disprezzo, coltivare relazioni nelle quali le persone possano sentirsi rispettate e al sicuro.

Aspetto emotivo: davanti alle guerre e alle crisi possiamo sentirci piccoli, preoccupati e impotenti. Questo brano ci aiuta a dare una direzione alla preoccupazione: riconoscere il legame con le altre persone e cercare un contributo possibile.

Punto per noi: possiamo includere nel Daimoku una persona o una situazione che rischiavamo di considerare lontana da noi, e collegare la preghiera a un gesto concreto: ascoltare chi è isolato, sostenere un’iniziativa utile alla comunità, intervenire con calma quando qualcuno viene umiliato. Anche nel nostro paese, la pace prende forma nel modo in cui ci trattiamo.

Frase di raccordo: Se la mia sicurezza è legata a quella degli altri, quali valori devono guidare il mio modo di vivere?

Secondo brano — Cambiare i princìpi su cui si basa il cuore

«Esaminando questa grande varietà di sutra, troviamo che tutti sottolineano la gravità dell’offesa alla Legge. Com’è triste che tutti gli uomini escano dalla porta dell’insegnamento corretto per sprofondare nella prigione di queste dottrine errate! Com’è sciocco che essi cadano uno dopo l’altro nelle spire delle dottrine malvagie e rimangano a lungo impigliati nella rete degli insegnamenti che offendono la Legge! Essi si smarriscono in queste nebbie e precipitano in basso fra le fiamme dell’inferno. Quanto devono affliggersi! Quanto devono soffrire!

Perciò affrettatevi a cambiare i princìpi su cui si basa il vostro cuore e ad abbracciare l’unico vero veicolo, la sola buona dottrina [del Sutra del Loto]. Se lo farete, il triplice mondo diverrà la terra del Budda, e come potrà mai declinare una terra del Budda? Tutte le regioni nelle dieci direzioni diventeranno terre preziose, e come potrà mai essere distrutta una terra preziosa? In un paese che non conosce declino, in una terra che non conosce distruzione, il vostro corpo troverà pace e sicurezza e la vostra mente sarà calma e indisturbata. Dovete credere alle mie parole e rispettarle».

Cuore del brano: la pace comincia a diventare concreta quando il rispetto per la vita guida davvero le nostre scelte. È il significato della rivoluzione umana: trasformare le tendenze interiori che condizionano il nostro comportamento e far emergere la Buddità nelle relazioni e nelle azioni.

Da mettere a fuoco:

  • Le immagini della prigione, delle spire e della rete mostrano quanto possa essere difficile liberarsi da convinzioni che ci fanno soffrire. Nell’esclamazione di Nichiren c’è il dolore per le persone che rimangono intrappolate e il desiderio urgente di aiutarle.
  • I “princìpi del cuore” sono ciò che consideriamo decisivo. Ikeda ci invita a guardare che cosa orienta le nostre azioni: la felicità cercata a spese degli altri, oppure la volontà di realizzare il bene nostro e altrui. Questa domanda rende verificabile nella vita quotidiana ciò in cui diciamo di credere.
  • L’“unico vero veicolo” conduce tutti alla Buddità. “Veicolo” è l’immagine di un insegnamento che conduce all’Illuminazione. Il Sutra del Loto afferma che questa possibilità appartiene a ogni persona: farne il proprio fondamento significa riconoscerla anche a chi ci è difficile rispettare.
  • La “terra del Budda” riguarda questo mondo. È la società in cui il rispetto della vita prende forma nei rapporti umani. Ikeda spiega la sua continuità richiamandosi ai tesori del cuore delle persone che la abitano: custodire e trasmettere quei valori mantiene viva la possibilità della pace.
  • Il cambiamento interiore ha una dimensione sociale. Il rispetto si esprime anche nel collaborare con persone e organizzazioni che proteggono la dignità umana. La rivoluzione umana diventa così responsabilità, partecipazione e cura dell’ambiente in cui viviamo.

Un passaggio della spiegazione di Ikeda:

«E poiché l’essenza di “adottare l’insegnamento corretto” consiste nel costruire un solido fondamento spirituale per la pace nella società, è evidente che dovremmo unirci alle persone e alle organizzazioni che condividono questo tipo di visione per lavorare insieme allo scopo di proteggere la dignità della vita e realizzare la pace mondiale. La causa per cui ci battiamo non è una nostra prerogativa esclusiva».

Questo passaggio chiarisce chi siano gli “altri”: tutte le persone con cui possiamo contribuire alla dignità della vita e alla pace, comprese quelle di altre religioni o senza un’appartenenza religiosa.

Aspetto emotivo: può essere scomodo accorgersi che, pur desiderando la pace, in una discussione cerchiamo di umiliare qualcuno o di avere ragione a ogni costo. Riconoscerlo ci permette di cambiare. La fiducia nella Buddità ci dà il coraggio di guardare queste tendenze senza identificarci definitivamente con esse.

Punto per noi: davanti a un conflitto, possiamo domandarci: «Quale scelta rispetta la mia dignità e quella dell’altra persona?» Può significare ascoltare meglio, correggere un giudizio, chiedere scusa oppure porre un limite fermo a un comportamento dannoso. Il rispetto della vita comprende anche la nostra.

Frase di raccordo: Quando cambia il criterio con cui guardiamo una persona, può cambiare anche il modo in cui le parliamo.

Terzo brano — Il dialogo che fa nascere un impegno condiviso

«L’ospite disse: “Chi non si preoccuperebbe di essere cauto in una questione che riguarda questa vita e le vite future? Chi non sarebbe d’accordo con voi? Leggendo questi passi dei sutra adesso capisco perfettamente le parole del Budda, e cioè che offendere la Legge è un peccato molto grave, distruggere la Legge è una colpa veramente terribile. Io ho creduto in un solo Budda, Amida, e ho rifiutato tutti gli altri; ho onorato i tre sutra della Pura terra e messo da parte gli altri. Non l’ho fatto per una mia personale idea distorta, ma per obbedire alle parole di eminenti uomini del passato. E lo stesso è vero per tutte le altre persone delle dieci direzioni. Ma così facendo ci si esaurisce in futili sforzi in questa vita e si cade nell’inferno Avichi nella prossima. I testi citati chiariscono perfettamente questo punto con argomentazioni esaurienti che non lasciano adito a dubbi.

Grazie al vostro compassionevole insegnamento, ho potuto a poco a poco dissipare l’ignoranza della mia mente. Adesso bisogna prendere immediate contromisure [nei confronti di queste offese alla Legge] e portare subito la pace, in modo da poter vivere tranquillamente in questa vita e assicurarci la fortuna nella prossima. Non basta che soltanto io creda nelle vostre parole, ma mi impegnerò ad avvisare anche gli altri dei loro errori”».

Cuore del brano: il dialogo può risvegliare in una persona la volontà di agire per la felicità degli altri. L’ospite arriva a fare propria la preoccupazione del padrone di casa e a scegliere di contribuire alla pace.

Da mettere a fuoco:

  • L’ospite riconosce il peso dell’autorità. Aveva seguito insegnamenti ritenuti affidabili perché provenivano da uomini eminenti. Ikeda richiama sia la responsabilità di chi influenza gli altri sia la necessità, per ciascuno, di comprendere e valutare ciò che accoglie.
  • Il cambiamento avviene “a poco a poco”. Nel corso del trattato l’ospite si arrabbia e minaccia di andarsene. Il padrone di casa gli sorride, mantiene il contatto e continua a spiegare con pazienza. Sono il rispetto e le ragioni offerte a permettere che il dialogo prosegua.
  • “Avvisare anche gli altri dei loro errori” va letto alla luce di questo comportamento. Condividere l’insegnamento significa parlare con sincerità di ciò che può liberare dalla sofferenza, prestando attenzione ai dubbi e alla dignità dell’interlocutore.
  • L’ultima parola è dell’ospite. Questa scelta letteraria è centrale nel commento di Ikeda: la persona che ascolta diventa a sua volta protagonista. Dal dialogo nasce qualcuno che assume la stessa responsabilità e può trasmetterla ad altri.
  • Un dialogo apre il successivo. Gli effetti possono maturare nel tempo. Ogni incontro rispettoso crea una possibilità di comprensione e, quando condividiamo il Buddismo, un legame con l’insegnamento che rivela la natura di Budda.

Aspetto emotivo: quando una persona ci contraddice possiamo sentirci rifiutati e chiuderci. Il padrone di casa mantiene la fiducia nella possibilità di comprendersi. Possiamo coltivare anche noi questa pazienza, lasciando all’altra persona il tempo e lo spazio per riflettere.

Punto per noi: scegliamo una persona con cui desideriamo approfondire il rapporto. Possiamo cominciare da una domanda sincera, ascoltare che cosa la preoccupa e condividere un’esperienza concreta della pratica. Il primo risultato da coltivare è una relazione in cui entrambi possiamo parlare e sentirci rispettati.

Frase di raccordo: Quando una persona ritrova fiducia nelle proprie possibilità, può diventare a sua volta una fonte di speranza per qualcuno.

Questo spirito nella storia della Soka Gakkai

Makiguchi: l’educazione e la felicità delle persone. La lezione ricorda quanto il trattato abbia contato nella sua decisione di abbracciare il Buddismo di Nichiren. Il desiderio di felicità per ogni bambino e bambina si estende alla società. Anche di fronte al governo militarista giapponese, e poi in prigione, Makiguchi mantiene il proprio impegno religioso fino alla morte.

Toda e Ikeda: la pace comincia anche da una riunione. Nel Giappone del dopoguerra Toda si dedica a ricostruire la Soka Gakkai. Quando Ikeda, diciannovenne, lo incontra per la prima volta a una riunione di discussione a Kamata, Toda sta spiegando proprio Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese. Un trattato del XIII secolo diventa così il punto di partenza di un incontro e di un impegno che si sviluppano nella realtà del dopoguerra.

Il collegamento con noi: anche una piccola riunione può aiutare una persona a sentirsi ascoltata, a riconoscere le proprie possibilità e a scegliere di contribuire al bene comune. È attraverso persone concrete che l’ideale della pace acquista continuità.

Conclusione

I tre brani ci affidano un percorso: allargare la nostra preoccupazione agli altri, trasformare i valori che guidano le nostre scelte e far crescere relazioni di dialogo.

Possiamo contribuire alla pace nel luogo in cui viviamo: recitando con questa determinazione, rispettando la dignità di ogni persona e cercando, insieme agli altri, azioni che rendano la vita più sicura e più umana. Gli altri sono i praticanti con cui ci incoraggiamo e tutte le persone che incontriamo nella famiglia, nel lavoro e nella comunità, anche quando hanno idee o convinzioni diverse dalle nostre.

Tre domande possibili per il confronto:

  • Quale situazione mi fa capire che la mia felicità è legata a quella di altre persone?
  • In un rapporto difficile, quale “principio del cuore” vorrei trasformare attraverso la pratica?
  • Con chi posso iniziare o riprendere un dialogo, e quale primo gesto può renderlo possibile?

Piccole precisazioni sui termini

  • Triplice mondo: nella cosmologia buddista comprende i mondi del desiderio, della forma e della non forma. Indica l’ambito dell’esistenza degli esseri non illuminati. Nel secondo brano, il punto è che proprio il mondo in cui viviamo può diventare una terra del Budda. [fonte]
  • Dieci direzioni: i quattro punti cardinali, le quattro direzioni intermedie, l’alto e il basso. È un modo per indicare la totalità dello spazio. [fonte]
  • Inferno Avichi: l’inferno della sofferenza incessante, così chiamato perché il dolore non lascia tregua. Nel terzo brano compare nel quadro delle conseguenze karmiche nelle vite future. Il richiamo di Nichiren nasce dalla volontà di liberare le persone da quella sofferenza. [fonte]

(18 ottobre 2026)

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