Se sei per la pace nel mondo, non fare la guerra al vicino

(1 agosto 2025, fonte senzatomica.it)
Gaza: disertiamo il silenzio, iniziativa 27 luglio ore 22
PREGHIAMO E AGIAMO
Card. Pizzaballa: “Mi si chiede di restare neutrale. Come si fa? È impossibile, la situazione in Gaza è disumana! E il silenzio della comunità internazionale è un silenzio della COSCIENZA UMANA!”
L’ULTIMO GIORNO DI GAZA
L’EUROPA CONTRO IL GENOCIDIO
Religiosi, atei o agnostici non fa differenza, cerchiamo di essere voce di chi non ha voce, di accendere una piccola luce di speranza nel mezzo dell’orrida miseria dilagante. E non essere complici di questo Genocidio.
Gaza muore di fame: disertiamo il silenzio.
Gaza muore di fame: il genocidio entra nella fase finale, e Israele prepara così una terra finalmente davvero senza popolo. Affamando, assetando, bombardando.
A Gaza suonano le sirene delle ambulanze, che danno voce ai condannati a morte per fame e bombe. Quelle sirene dicono al mondo che non c’è più tempo.
Non possono fare altro, a Gaza: perché i governi del cosiddetto “mondo libero” stanno con Israele. Con il carnefice, non con la vittima.
COSA POSSIAMO FARE NOI?
Ebbene, noi vogliamo rompere questo mostruoso muro di silenzio.
Vogliamo fracassarlo, e liberare la verità.
Vogliamo disertare questo silenzio di morte.
Vogliamo unire le nostre sirene e le nostre campane alle sirene delle ambulanze di Gaza.
Domenica 27 luglio, alle 22, facciamo suonare a distesa le campane dei palazzi comunali, quelle delle chiese, e ogni sirena possibile: ambulanze, navi, barche, porti. Suoniamo ogni fischietto, battiamo le pentole. Facciamo più rumore, più chiasso, più fracasso possibile.
Facciamolo insieme: nelle piazze e sulle spiagge. Facciamolo sui balconi e alle finestre. Facciamolo sui social. Facciamolo dappertutto.
Che ci sentano fino a Gaza: perché sappiano di non essere soli.
Che ci sentano nei palazzi del potere italiano: perché lì sappiano, invece, che sono soli; e che la verità ha il potere di fracassare il silenzio dei complici e dei vili.
Ci sentiamo impotenti di fronte all’enormità di quel grande campo di concentramento in cui Israele ha trasformato Gaza.
Lo saremo davvero solo se rimarremo muti di fronte allo scandalo della fame usata come arma di sterminio di massa: ma noi, il popolo dei sudari, delle luci, delle sanzioni popolari, non ci fermiamo.
Non rimarremo in silenzio, mentre la gente di Gaza viene sterminata.
NON SAPPIAMO QUANTO SERVIRÀ MA TACERE È PEGGIO!
Nota: questa iniziativa è promossa su molti siti web e social. Con il mio blog do un piccolo contributo alla diffusione, tu puoi fare altrettanto.
Vedi anche: Pensiero dicotomico, parole perentorie, azioni senza cuore: Gaza
Dio non ha religione
Prima della realtà illusoria in cui siamo immersi, pari a un sogno dentro un sogno, c’è il soggetto che sta sognando, l’artefice del nostro universo olografico. Noi siamo fantasmi in questo miraggio, transitori e mutevoli come le nuvole nel cielo. E tale divina allucinazione, inebriante come le nostre vite, cambia di continuo, con il caos e l’imprevedibilità tipici delle immagini oniriche.
Dio ci sta sognando, ma è mai possibile dire che egli appartenga alle sue fantasie? O, più sensatamente, sono le sue immaginazioni a far parte di lui? Le varie religioni per le quali ci uccidiamo sono sue illusorie creazioni al pari di qualsiasi altro sogno, tanto ingannevoli e irreali quanto noi stessi.
Dio, quindi, non è identificabile con una specifica dottrina, credenza o teologia, né rappresentabile o raggiungibile con nessuna di esse. Casomai, l’unico avvicinamento è nell’esperienza mistica che pratiche e meditazioni possono agevolare, o che spontaneamente si presenta: è sentirsi uno con il tutto.
A ben vedere, anche la parola “Dio” è problematica, perché il Creatore o la Creatrice sfugge a qualsiasi categoria concettuale e al lessico, non è descrivibile. Esiste al di là dello spazio e del tempo, entrambe sue invenzioni, quindi non posso parlarne, non è possibile.
Ben vengano le preghiere di pace fatte con un cuore compassionevole, sincero e pulito. Quel che conta è il nostro cuore, non la religione, una vale l’altra quando la nostra coscienza è a posto.
(27 luglio 2025)
Pensiero dicotomico, parole perentorie, azioni senza cuore: Gaza
Il dialogo inizia quando incontriamo l’altro con amicizia, con affetto, per il piacere di stare insieme. Se c’è ascolto, possiamo imparare. Tutto ciò richiede un pensiero morbido e parole flessibili, spontaneamente intrise di amore per la vita. Non solo la propria vita, ma quella di tutti, quella di chi abbiamo di fronte. Tra l’altro, questa è l’unica disposizione interiore con la quale possiamo imparare qualcosa e agire senza fare troppi danni. Tu ed io siamo un tutt’uno chiamato relazione, senza la quale non esisteremmo.
Viceversa, se il nostro pensiero è duro, perentorio, e le nostre parole gentili come pietre, allora le nostre azioni non potranno che essere cattive. Captivus vuol dire prigioniero, quindi cattiveria significa rinchiudersi in una gabbia, separarsi dagli altri. Le conseguenze di tutto ciò? Nell'immagine sottostante vediamo il bel operato di Israele e dei suoi amici, ovvero dell’inferno Nato, Italia compresa. Se coloro che comandano l’Occidente fossero umani, potremmo descrivere le loro anime come captivae diaboli, cioè prigioniere del diavolo. Ma siccome un’anima non ce l’hanno, non ci resta che pregare per la pace ed essere pacifici. Non abbiamo nulla da insegnare a qualcuno, ma solo voglia di vivere tutti insieme nell’orto di Dio senza farci male: la pace è un impegno quotidiano a tutto tondo.
Per inciso, in queste poche parole e in questa immagine non c’è intelligenza artificiale, c’è soltanto ciò che ancora può renderci umani, cioè il cuore:
(25 luglio 2025)



.jpg)