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Effetti dei dispositivi mobili, ovvero "Internet a rischio di infortuni"

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2014

Ringrazio un caro amico che mi ha segnalato il seguente articolo:

 

Abigail Werth, Kari Babski-Reeves, Effects of portable computing devices on posture, muscle activation levels and efficiency, Applied Ergonomics, Volume 45, Issue 6, November 2014, Pages 1603-1609, ISSN 0003-6870, http://dx.doi.org/10.1016/j.apergo.2014.05.008.

(http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0003687014000957)

 

L'articolo inizia descrivendo l'ampio successo di mercato dei tablet (slate computers), segnalando i ragguardevoli valori numerici e le previsioni per i prossimi anni, sottolineando le implicazioni che la diffusione di tali dispositivi ha avuto sia in ambito lavorativo, sia per gli studenti.

 

Gli studi condotti negli ultimi anni hanno evidenziato come l'uso dei classici computer “desktop” abbia implicazioni significative nei dolori alla bassa schiena e al collo, nella sindrome del tunnel carpale e in altri disagi alla parte superiore, a braccia e mani. Per quanto riguarda i dispositivi “mobili”, invece, le ricerche sono state esigue e hanno riguardato perlopiù l'uso dei laptop sulle tradizionali postazioni di lavoro (è stata riscontrata una maggiore flessione del collo, con maggiori dolori). Ancora meno ricerche si sono concentrate sull'uso dei laptop in postazioni “non tradizionali”, quindi non sulla scrivania, ma sulle gambe o in altre possibili posizioni. Quando si utilizza il computer portatile sulle gambe, le posture di testa, collo e polso sono risultate tali da aumentare il rischio di danni a queste aree; con un tablet, la flessione del collo è ancora maggiore, e pertanto lo è anche il rischio di danni.

 

L'obiettivo di questa ricerca è stato quello di quantificare le risposte fisiologiche e l'impatto sulle performance in compiti di immissione dati su dispositivi mobili in postazioni “non tradizionali”. Senza entrare nei dettagli (per i quali rimando alla lettura dell'articolo), gli autori hanno concluso che l'uso di computer compatti (tipo i netbook) e dei tablet, soprattutto se usati in maniera “non tradizionale” (quindi dove capita), aumenta significativamente il rischio di infortunio e di malattia. Le esposizioni del corpo a posizioni poco salutari aumentano significativamente con l'uso dei tablet, dato che le prestazioni con questi computer sono significativamente inferiori rispetto ad altri tipi di computer portatili.

 

Già questa ricerca sarebbe sufficiente per mettere in discussione l'attuale uso dei dispositivi mobili, ad ogni modo vorrei sottolineare che l'aspetto forse più preminente è nei problemi di ordine psicologico, che poi si riflettono anche sul malessere fisico. Senza ripercorrere la mia ricerca su Solitudine e Contesti Virtuali, a cui rimando per una visione più ampia di quella che posso offrire con questo breve articolo, ci tengo a sottolineare che generalmente maggiore è l'uso della tecnologia (specialmente in modalità always-on) e maggiore è il calo del benessere nelle persone. Allo stesso modo, maggiore è la fiducia riposta nella tecnologia e minore è quella riposta in se stessi e negli altri esseri umani.

 

Chi sta leggendo questo articolo potrebbe obiettarmi che, dette così, le mie appaiono solo come opinioni personali, o peggio come farneticazioni di chi rifiuta il progresso. In realtà, ci sarebbe da fare un distinguo tra che cos'è il progresso e che cos'è un movimento della società pilotato da logiche di mercato, comunque, senza allargarmi troppo, mi limito a far notare che quanto sopra affermato e sottolineato si basa su precise ricerche, ad esempio prendiamo questa:

Ethan Kross, Philippe Verduyn, Emre Demiralp, Jiyoung Park, David Seungjae Lee, Natalie Lin, Holly Shablack, John Jonides, Oscar Ybarra: “Facebook Use Predicts Declines in Subjective Well-Being in Young Adults”, PLoS ONE, pp. E69841, 2013, URL: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0069841

Tale ricerca ha indagato l’impatto dell’uso di Facebook sul benessere delle persone, arrivando alla conclusione che il suo uso predice il declino del benessere soggettivo dei giovani adulti a prescindere dal livello di solitudine percepita, all’aumentare della quale, comunque, aumenta anche l’uso di Facebook; gli autori giungono infatti alla conclusione che «l’uso di Facebook può costituire una forma unica di interazione in un network sociale che predice l’impoverimento del benessere».

Oppure possiamo dare un'occhiata a questo libro:

Sherry Turkle: Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri. Codice, 2012. URL http://books.google.it/books?id=A2zRygAACAAJ.

in cui Turkle fa notare che al crescere della fiducia nella tecnologia diminuisce la fiducia in noi stessi e negli altri, al punto che siamo via via sempre più isolati e soli, fino ad arrivare all’estremo di sostituire la compagnia degli esseri umani con quella di “robot socievoli” (come realmente sta avvenendo in casi documentati nel libro).

Oppure potrei citare anche i risultati di un sondaggio dell’organizzazione “Relationships Australia”:

Relationships Australia R.A.: Issues and concerns for Australian relationships today - Relationships Indicators Survey 2011. 2011. URL http://www.relationships.org.au/what-we-do/research/australian-relationships-indicators/relationships-indicator-2011

secondo cui il sentimento di solitudine percepita cresce all’aumentare degli strumenti di comunicazione tecnologici utilizzati (Facebook, Twitter, blog, email, ecc.). In particolare, è risultato che coloro che più spesso si sentono “soli” sono più propensi a usare Facebook per comunicare con amici, familiari e potenziali partner rispetto a coloro che raramente o mai si sentono soli.

Direi quindi che troppa immersione nella tecnologia fa male, è meglio sapersi distaccare, ovvero disconnettersi.

Oggi ho scritto una poesia proprio su questi temi, segnalo il link per chi vuol leggersela:

Always-On (Caduti nella Rete)
https://www.galgani.it/poesie/index.php/poesie/223-always-on-caduti-nella-rete

 

 

Buone riflessioni,

Francesco Galgani,

19 ottobre 2014

 

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