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Confessione di un passante

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Per ciò che mi è caro e per ciò che mi è sgradito ho commesso colpe di molti tipi. Non avevo compreso che si deve andare, lasciando tutto.

Ciò che mi è sgradito scomparirà. Ciò che mi è caro scomparirà. Anch’io scomparirò. Tutto scomparirà.

Tutto ciò che vivo diventa ricordo. Come ciò che ho vissuto in sogno, quanto è passato non lo rivedrò più.

Io sono ancora qui, ma molti di coloro che mi erano cari o sgraditi se ne sono già andati. Il male che ho compiuto, mosso dall’attaccamento e dall’avversione, rimane. Mi sta davanti, terribile.

Sono di passaggio, sono un visitatore, e non me ne ero reso conto. Per ignoranza, attaccamento e avversione ho commesso molte colpe.

Anche quando ciò che volevo trattenere o respingere non c’è più, resta il peso del male che ho compiuto.

Desidero curare la mia ignoranza, così che le mie azioni siano sempre più benefiche.

(26 ottobre 2026, libera rielaborazione da Śāntideva, Bodhicaryāvatāra, II, 35–39)

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