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Terrorismo, studenti musulmani di Uninettuno sul web: il nostro profeta è contro la violenza

Ultimo aggiornamento: 27 Novembre 2015

Fonte: http://www.agenparl.com/terrorismo-studenti-musulmani-sul-web-nostro-profeta-e-contro-la-violenza/

Maria Amata Garito al centro della foto(AGENPARL) – Roma, 25 nov 2015 – “Un diluvio di post di giovani studenti musulmani, iscritti alla nostra Università, ha invaso i social network schierandosi contro il terrorismo”. Lo ha dichiarato Maria Amata Garito (nella foto qui a sinistra, al centro, n.d.r.), professore e Rettore dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno, a seguito degli attentati terroristici che hanno colpito il vecchio continente.“Ci sono commenti che fanno riflettere. Alcuni scrivono « I musulmani uccidono ma non nel mio nome», «Sono una musulmana ma non uccido» altri, oltre a scegliere come foto profilo di Facebook la bandiera francese, hanno preferito pubblicare i comandamenti del profeta Muhammad, che indica ciò che non si deve fare come «non tagliare gli alberi, non uccidere i bambini, non uccidere le persone anziane…». Il Rettore, che ha scoperto che tra le vittime degli attentati parigini c’è anche un suo amico e collega francese, spiega: “Non posso pensare che nel XXI secolo ci siano ancora le guerre, sono sempre stata contraria. Prima di arrivare a usare la violenza è necessario trovare nuove forme di cooperazione e collaborazione soprattutto con i giovani di questi paesi e per questo mi sto battendo da anni perché sono convinta che solo insieme ai musulmani riusciamo a combattere queste nuove guerre”. Uninettuno ha studenti di 140 nazionalità diverse, è presente con poli tecnologici in molti paesi europei e in 31 università nell’area euro-mediterranea: Algeria, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Italia, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Iraq, quest ultimo con 4 poli a Bassora, Baghdad, Erbil, Thi-Qar, dove i giovani iracheni vengono formati all’imprenditoria. “La popolazione musulmana non è terrorista. Sono persone pacifiche, hanno una loro cultura, una loro tradizione, una fede che rispetto anche se diversa dalla mia”. La professoressa Garito è da tempo impegnata in vari progetti per instaurare una collaborazione con i paesi islamici e allo stesso tempo con gli immigrati che si trovano nel nostro territorio. “Alla base di tutto c’è l’educazione, la formazione. – afferma –  Non si può imporre il nostro sapere o i nostri metodi. Possiamo invece lavorare insieme affinché la nostra e la loro cultura camminino parallelamente nel rispetto delle differenze perché comunque sono ricchezze per tutti. E’ fondamentale – aggiunge – trovare gli strumenti adatti per vivere, istruire ed educare insieme perché è in questo modo che si formano le menti che costruiscono il nostro  futuro”. Gli jihadisti hanno capito che Internet è sia un terreno fertile per fare proselitismo che un mezzo da utilizzare per i propri fini. Il Rettore, che ha dedicato un libro al Web dal titolo “L’Università nel XXI Secolo. Tra tradizione ed innovazione” dichiara: “Le cellule terroristiche comunicano attraverso siti difficilmente riconducibili a loro, social network, applicazioni e addirittura consolle per i giochi.  Internet, purtroppo è un bene ma anche un male, perché chi lo conosce più degli altri lo sfrutta ancora meglio”. E per quanto riguarda la cyber – sicurezza aggiunge: “Non abbiamo investito con sufficienza, c’è ancora molto lavoro da fare altrimenti non ci troveremmo in questa situazione. Mi auguro che lo sviluppo di internet, che è basato sulla condivisione, consenta di far concentrare le intelligenze connettive a decifrare i messaggi del terrore e di anteporre alle logiche del business su Internet, contenuti che consentono lo sviluppo e la condivisione di quei  valori etici che ci portano al rispetto della vita e della libertà”.  La professoressa riconosce inoltre l’impegno degli hacker – attivisti di Anonymous in questa “crociata anti-Isis” per intercettare e chiudere le loro comunicazioni. Il Rettore ha rivolto un pensiero alla studentessa italiana Valeria Solesin, morta nella strage del Bataclan: “ Quando vedo la sua foto, quegli occhi che trasmettono serenità e speranza, quella gioia di vivere di una ragazza che stava costruendo la sua vita attraverso i suoi studi alla Sorbona e il suo impegno nel volontariato, mi ricorda come basta un attimo per togliere le speranze di molti giovani e quindi del nostro futuro”.