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E l'uomo creò Dio a propria immagine e somiglianza

Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2018

Riporto il presente articolo "E l'uomo creò Dio a propria immagine e somiglianza" nella sezione "Conosciamoci - Un incontro interreligioso - Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza" del mio blog perché, secondo me, un dialogo "vero", ovvero senza instradamenti e/o conclusioni prestabilite, dovrebbe essere aperto a tutti, anche a coloro che hanno fatto in modo che il pensiero critico, lo studio, la filosofia e la scienza siano la propria "religione". In questa accezione di "dialogo interreligioso" sto quindi includendo tutti coloro che hanno qualcosa di interessante da dire.

Riporto qui di seguito un articolo di Lorenzo Lucio Ancora, che mi ha autorizzato alla ripubblicazione con licenza "Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)".

Il link originale dell'articolo è: http://www.lorenzoancora.info/articoli/ateismo_ed_agnosticismo.html

Suggerirei ai miei lettori più attenti di mettere insieme quanto di seguito riportato con quanto espresso da Mauro Biglino (biblista già citato nel blog) a proposito della ricerca di un significato "ateo" della Bibbia (in particolare mi riferisco al video: "Cosa succederà nel 2200 d.C.?") e da Mauro Scardovelli (psicoterapeuta e giurista) a proposito del "Dio potere" (con particolare riferimento al video: "Spiritualità, potere e dominio"). Mettendo tutto insieme, sicuramente può uscirne fuori una sintesi interessante. Lascio a ciascuno le sue personali considerazioni.

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
8 marzo 2018

Ateismo e agnosticismo

L'unico vero dogma è la fede nel progresso.

Ogni volta che accendiamo la TV ci sono sempre in onda molti telegiornali, tutti pronti a lucrare sulla disparità sociale o sull'ennesima sciagura che ha colpito il paese. Mentre i più razionali si interrogano sulle cause di questi eventi, per un credente essi sono soltanto il capriccio di una qualche entità invisibile che usa le proprie capacità per fini talvolta buoni, talvolta malvagi.

Superstiziosi, vittime delle illusioni

Facci caso, molte delle persone che incontri quotidianamente hanno l'abitudine di invocare qualche entità sovrannaturale quando ripongono le speranze in qualcosa o sono stizziti da eventi negativi. Se poi ti ritrovi in una realtà popolare, puoi osservare parecchi che compiono gesti scaramantici, indossano monili «portafortuna» o trattano il cibo in maniera insolita, magari evitando di capovolgerlo o sprecandone un po per scongiurare la vendetta di un qualche spirito domiciliare.

Credo che la superstizione (e per estensione la religione) sia una grossa limitazione a carico della mente umana e, sopratutto, credo che tu sia in grado di liberarti da queste catene.

Prendiamoci una pausa per assimilare le basi necessarie a comprendere i fondamenti del libero pensiero.

Allegoria: il mito della Caverna

 

 

Lascia che ti racconti una fiaba molto interessante, basata sul "Mito della Caverna" del filosofo Platone. L'allievo Aristotele ci rassicura sulla sua affidabilità, descrivendolo come «l'uomo che ai malvagi non è neppure lecito lodare».

La fiaba è ambientata nell'antichità, quando Atene è al suo massimo splendore e Roma conquista il Lazio. Questo è un periodo di tumulti, in cui si scontrano barbarie e cultura.

Incipit

Dei prigionieri sono incatenati ed immobili fin da bambini sul fondo di una piccola caverna e non possono far altro se non guardare un muro, rischiarato da un falò sulla parte opposta di quest'antro oscuro.
Quando gli schiavisti parlano l'eco della caverna fa credere ai prigionieri che quella sia la voce di dio; quando gli altri schiavi liberi posano dei vasi davanti al falò, i prigionieri apprendono che nel mondo non esistono altro che ombre su una parete. Di tanto in tanto ricevono delle misere vivande dall'alto e gli vengono insegnate delle parole.

I prigionieri vivono secondo l'illusione che il mondo sia la caverna.

Rivelazione

Un giorno il più intraprendente dei prigionieri riesce a fuggire in superficie senza allertare i carcerieri. Il fortunato è accecato dal sole e spaventato dalla grandezza del mondo ma sceglie di non tornare nella caverna. Toccando il suo riflesso in uno specchio d'acqua si accorge che le ombre che tutti vedevano sono solo illusioni e che il suo corpo non è differente da quello delle persone che reputava essere invece entità superiori.

Il prigioniero adesso non è più vittima dell'illusione e può concepire la realtà empiricamente.

Il prigioniero adesso sa bene che è molto difficile concepire il mondo com'è realmente, senza il finto favore delle divinità e senza degli intermediari maliziosi ad imporre le proprie regole. Forte del suo nuovo sapere, decide di liberare gli altri prigionieri ma, raggiunta l'entrata della caverna, ha paura di quel che potrebbe succedere: gli altri potrebbero ucciderlo, scambiandolo per un pazzo e gli schiavisti potrebbero boicottarlo ed impedirgli di spezzare le catene.

Riflettendo ancora, raggiunge la conclusione che se imponesse una scelta di vita ai propri compagni sarebbe alla pari delle finte divinità: la libertà dev'essere una scelta autonoma. Il prigioniero allora getta le chiavi delle catene sul fondo della caverna dov'era incatenato, per poi urlare la verità e dileguarsi. I suoi compagni potranno scegliere se continuare a vivere nella menzogna o raccogliere le chiavi e diventare padroni del proprio destino.

Sinossi

Una sintesi del mito della caverna originale si trova nel saggio satirico "Moriae encomium", dedicato a Tommaso Moro dal filosofo e teologo Erasmo da Rotterdam:

Alcuni uomini si trovano rinchiusi in un antro, nel quale vedono solo le ombre delle cose. Uno di essi è riuscito a salvarsi dandosi alla fuga. Torna nella caverna e racconta di aver visto le cose nella loro realtà. Dice loro che si sbagliano se credono che esistano solo quelle misere ombre. Il saggio ha compassione della stoltezza dei compagni in errore. Essi però ridono di lui, gli danno a loro volta del pazzo e lo respingono.

Puoi comprendere meglio il mito schematizzandolo in punti chiave:

  1. Prologo: alcuni uomini si trovano incatenati in un antro oscuro, nel quale vedono solo le ombre degli oggetti, proiettate da un falò lontano.
  2. Uno degli uomini incatenati si libera, dandosi subito alla fuga e raggiungendo la superficie.
  3. Il fuggitivo torna indietro nella caverna e racconta di aver visto le cose nella loro realtà, diventando quindi un saggio. Dice ai prigionieri che si sbagliano se credono che esistano solo le misere ombre proiettate dal falò.
  4. Epilogo: il saggio ha compassione della stoltezza dei prigionieri in errore, che però ridono di lui, gli danno a loro volta del pazzo e lo mandano via.

Guardando gli ultimi due punti ci si rende conto che il libero arbitrio della mente umana è una lama a doppio taglio: non basta restare in vita per perseguire le virtù ed il sapere. Proprio per questo la ricerca della verità scientifica ed empirica deve essere una scelta permanente e volontaria che, a differenza della religione, non può essere insegnata da chi sceglie di rimanere ignorante o imposta alla nascita.

Erasmo da Rotterdam fà quindi satira affermando che:

Che differenza pensate vi sia fra coloro che nella caverna di Platone contemplano le ombre e le immagini delle varie cose, senza desideri, paghi della propria condizione, e il sapiente che, uscito dalla caverna, vede le cose vere? Se il Micillo di Luciano avesse potuto continuare a sognare in eterno il suo sogno di ricchezza, che motivo avrebbe avuto di desiderare un'altra felicità? La condizione dei folli, perciò, non differisce in nulla da quella dei savi, o, meglio, se in qualcosa differisce, è preferibile. Innanzitutto perché la loro felicità costa ben poco: solo un piccolo inganno di sé.

Riflettendo su queste parole, giungerai probabilmente alla conclusione che la felicità può essere la conseguenza diretta dell'inganno e che la conoscenza della verità ci rende liberi ma non necessariamente felici. Finché dipendi dall'opinione altrui, non potrai mai essere nè felice, nè libero; una volta accettata la realtà oggettiva delle cose, che esistono senza bisogno delle divinità o di fenomeni inspiegabili, dovrai essere necessairiamente l'artefice della tua felicità, privandoti dell'aiuto psicologico dato delle illusioni, dai pregiudizi e dalla religione.

Interpretazione

Fin dal principio del mondo gli uomini motivano i fenomeni (apparentemente) inspiegabili con l'azione di entità sovrannaturali: divinità, spiriti, demoni, stregoni etc.

Al giorno d'oggi queste spiegazioni fittizie sono superflue ed è necessario concepire il mondo com'è realmente, come lo schiavo che si libera dalla caverna delle illusioni. Questa necessità si tramuta presto in un dovere civile e morale quando dobbiamo contribuire realmente al bene della collettività.

Vuoi rimanere schiavo delle illusioni o essere libero di concepire il mondo com'è realmente?

Se vuoi percorrere quest'ultimo sentiero, devi rinunciare all'aiuto malizioso di chi vuole importi dei dogmi ed essere cosciente che solo una visione imparziale degli eventi ti consentirà di cambiare il mondo che ti circonda, perché bene e male sono concetti soggettivi, a differenza delle verità scientifiche che, al contrario, definiscono rigorosamente e con completezza le conseguenze di ciascun fenomeno.

Come diventare uomini liberi

Il passo fondamentale della liberazione del pensiero è il rinunciare alla propria fede religiosa. Finché non riuscirai a pensare senza tenere in considerazione i dogmi della chiesa non potrai formulare pensieri veramente imparziali ed, in pratica, non potrai impiegare il vero potenziale della tua mente.

Sono ateo e, come ausilio, vorrei proporti le mie definizioni di due filosofie di vita simili:

Agnosticismo

Pensiero agnostico:

L'esistenza delle divinità non influenza il mondo degli uomini. Nel dubbio che la vita continui dopo la morte oppure no, la preghiera è sempre conveniente ma non dev'essere vincolata dall'autorità religiosa. Si fa epochè (sospensione del giudizio) sull'esistenza della divinità.

Nutro molti dubbi sulla capacità degli agnostici di rimanere imparziali, dal momento che per potersi relazionare correttamente con gli altri individui bisogna essere coerenti. In quest'ottica l'essere agnostici è una condizione temporanea, per rendersi conto se si è in grado di concepire il mondo "senza filtri" prima di rinunciare alla fede. In ogni caso è un passo degno di lode se a farlo è una persona religiosa, perché comunque facilita lo svincolamento del pensiero.

Ateismo

Pensiero ateo:

Le divinità non esistono e tutti gli eventi sono spiegabili scientificamente. L'uomo dispone della piena capacità di autodeterminazione ed il suo successo si basa sulla competenza e sulla collaborazione, oltre ad essere sempre influenzato dalla casualità degli eventi. La scienza confuta pienamente tutte le religioni e qualsiasi forma di superstizione o di fede cieca è nociva.

Chi diventa ateo rinuncia totalmente alla fede ed alla religione ma mai alla speranza nel futuro, che viene mantenuta viva tramite mezzi puramente psicologici e materiali.

Assieme approfondiremo l'ateismo come filosofia di vita privilegiata ed auspicabile dal cittadino assennato e colto.

L'ateismo

Come disse il politico romano Petronio nei suoi Frammenti:

«Fu la paura, per prima nel mondo, a creare gli dèi.»

...proprio per questo non è facile essere atei.

Liberarti delle tue credenze religiose sarà un compito ingrato e prima di iniziare devi renderti conto che questo non è un percorso spirituale, perché il tuo compito è proprio quello di svincolarti permanentemente dalla spiritualità.

Fai mente locale e comprendi che i simboli religiosi ed i libri sacri che hai in casa sono totalmente privi di valore e sono soltanto uno strumento per distrarti da questioni ben più importanti, come la salute del tuo paese e della tua famiglia. In particolare queste credenze ti rendono schiavo dei fenomeni, perché ne falsificano l'eziologia (la serie di cause effettive).

Ad esempio il cibo che mangi e l'aria che respiri non vengono protetti da forze magiche ed anzi possono lentamente ucciderti per l'inquinamento; i politici che ti governano non sono guidati dalla mano di Dio o di Satana e sono spesso soltanto dei disonesti; i malati gravi staranno bene se e solo se ricevono cure mediche adeguate da personale competente, perché i miracoli non accadono mai ed in realtà sono frutto della nostra suggestionabilità.

La dimostrazione della piuma

L'unico modo per diventare uomini liberi è impegnarsi quotidianamente per non colmare la propria ignoranza con spiegazioni non dimostrabili.

Ad esempio trovare spesso delle piume per casa può farci pensare ad un parente defunto che ci manda segni dall'aldilà, mentre la realtà è che le correnti d'aria hanno spostato una piuma precedentemente nascosta dal vento dove noi possiamo notarla. La piuma non ha origini mistiche: piazzando 24 ore su 24 una telecamera davanti ai balconi o alle finestre potremmo notare il piccione o il rapace che perde la sua piuma e poi il vento che la fa volare in casa. A livello statistico questo, come molti altri eventi, sono molto più frequenti di quel che immaginiamo.

Riprendendo l'esempio di prima, basterà prendere in considerazione il numero di potenziali nidi nella zona: ogni tetto con tegole, ogni anfratto delle montagne, ogni albero, ogni grondaia etc. Non solo, se qualcuno getta del pane e ci sono dei rapaci in zona, molto probabilmente la piuma sarà di un colombo che, spaventato dal rapace, è volato via senza curare il piumaggio.

Adesso puoi vedere il fatto con occhi nuovi e comprendere che l'evento della piuma non è più sovrannaturale, bensì totalmente fortuito.

La dimostrazione del mendicante

Adesso che sappiamo in che modo la religione ci rende superficiali, analizziamo i danni quotidiani delle nostre azioni «guidate dalla mano divina»!

Come al solito propongo un esempio banale: molte persone hanno l'abitudine di dare soldi ai mendicanti fuori dai supermercati, pensando che siano davvero bisognosi e che dargli i propri soldi garantirà il favore divino. Apparentemente non c'è nulla di male, donare è giusto. Allora dov'è l'errore? Gli errori sono in realtà più di uno:

  • L'accattonaggio è reato e quindi donando ad un accattone danneggi sia lo Stato che il locale.
  • Non è detto che l'accattone sia davvero bisognoso, poiché non sappiamo quanti soldi possiede e come si chiama realmente. Molti criminali mandano i propri figli e le proprie mogli a mendicare pur avendo un lavoro, semplicemente perché garantisce un facile e notevole incasso giornaliero.
  • Potresti versare quei soldi ad un ente certificato che si occupa di ricerca e sviluppo, che si occuperebbe indirettamente del benessere di tutti.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui quell'atto apparentemente innocente ha in realtà creato danni ingenti. Senza l'influenza negativa del dogma religioso avresti potuto pianificare le tue donazioni per garantirne efficacia e sicurezza. Un buon trucco per sapere se un gesto è davvero benefico può essere il chiedersi ripetutamente «...e se tutti facessero come me?».

Nota bene che non ho detto di non donare, bensì ho suggerito una via razionale per donare meglio! Da questa piccola dimostrazione puoi facilmente intuire che non solo la religiosità non va assolutamente associata con «l'essere brave persone», ma che gli atei hanno la possibilità di sviluppare una moralità realmente benefica e più coerente di quella religiosa.

Essere atei, però, rappresenta ben più di questo. Significa onorare la memoria dei propri antenati con i propri meriti invece che pregare per loro o invocare la loro assistenza; significa essere affidabili per chi ci circonda; significa essere cittadini attivi e civili in ogni momento; significa non farsi corrompere dai «lupi travestiti da agnello», che in fin fine sono soltanto criminali nullafacenti.

Conclusione

Non so se sono riuscito a convincerti della validità e della bontà della mia filosofia di vita, ma di certo ho insinuato un sano dubbio sull'utilità della fede.

La razionalità, il pensiero libero e lucido... queste sono e devono essere scelte volontarie, qualità sempre benefiche che si acquisiscono con l'impegno e che non si possono imporre alla nascita con un rito.


Con questo documento ho cercato di sintetizzare l'ABC di ciò che ritengo essere il vero pensiero razionale, uscendo fuori dagli schemi di quello che è il processo di apprendimento tradizionale per focalizzarmi su esempi concreti e casi di vita quotidiana.

Si invita il lettore ad approfondire personalmente gli argomenti trattati nei testi di filosofia e storia antica, anche se in generale basta il diploma del liceo scientifico per sposare senza difficoltà il pensiero laico.

Cronologia:

  • 05/11/2017: pubblicazione;
  • 15/12/2017: correzioni minori e revisione stilistica;
  • 15/01/2018: arricchita la sezione "L'ateismo" con Petronio;
  • 04/03/2018: aggiunta la sezione "Sinossi" con Erasmo da Rotterdam;
  • 16/03/2018: correzioni refusi e revisione semantica.