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Un bisogno compulsivo ed endemico di conferma sociale

Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2017

Solitudine e InternetA gennaio 2014, nella mia tesi di laurea su "Solitudine e Contesti Virtuali", scrissi:

«L'affettività non può essere mediata da alcuna tecnologia della comunicazione.
Ci culliamo nel pensiero che essere sempre connessi ci farà sentire meno soli, ma siamo a rischio, perché se non siamo in grado di stare soli, saremo ancora più soli.
Spinti dall’irresistibile impulso a riempire i vuoti della nostra vita con il mondo virtuale, accettiamo sempre di più la realtà come simulazione della vita invece di vivere ciò che di reale sta dentro e intorno a noi.»

Da allora sono passati più di tre anni... e la situazione attuale è ben riassunta dall'articolo seguente:

Psicologia. Nove americani su dieci sono “Internet addicted”

Fonte: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=49079

L’American Psychological Association lancia l’allarme: solo uno statunitense su 10 non è dipendente da Internet. Alla base di questo “disturbo” ci sarebbe un bisogno compulsivo di conferma sociale.

23 MAR 2017- (Reuters Health) – Nove americani su dieci sono così legati ai loro gadget digitali da non potersi trattenere nel guardare continuamente il display per vedere se vi è una nuova mail o un nuovo post dal loro account dei social media. A confermarlo è un’indagine condotta da un gruppo di esperti dell’American Psychological Association. “Il sovraccarico di informazioni e notifiche in realtà danneggiano la nostra capacità di concentrazione. Ci rendono meno produttivi. Ci fanno sentire non realmente presenti. E le persone riferiscono così di sentirsi ‘scollegate dagli altri’”, dice Vaile Wright psicologo del team che ha progettato l’indagine.
 
Secondo i risultati dell’indagine, che ha coinvolto più di 3.500 adulti che vivono negli Stati Uniti, circa un quinto degli intervistati ha identificato nei dispositivi tecnologici una fonte significativa di stress. E il 44% di questi ha riferito di sentirsi sconnesso persino quando si trovava con i propri familiari. Inoltre circa due terzi degli intervistati concordavano fortemente sull’affermazione che scollegarsi periodicamente dai dispositivi migliorerebbe sicuramente la salute mentale. Ma solo il 28% lo fa prendendosi una pausa dalle insidie del ‘mondo digitale’.
 
Le evidenze
Secondo Wright si tratta di una sorta di dipendenza dai dispositivi digitali che, per certi versi, rafforzano positivamente il nostro bisogno di risposte e così si continua a tornare sullo smartphone per vedere se si riesce a trovare ancora una nuova risposta. E questo si può ripetere per ore e ore. Gli esperti raccomandano di prendersi costantemente delle pause. Se solo l’idea di lasciare a casa il proprio cellulare provoca del panico, è giunto il momento di provare a separarsene tenendolo in borsetta o in tasca, senza esporlo sul tavolo, così lo si allontana dagli occhi e dalla tentazione di controllarlo. Seppure questo sondaggio abbia considerato gli adulti, non si può ignorare che la dipendenza dai dispositivi digitali possa toccare anche i bambini.
 
Quasi la metà dei genitori intervistati, infatti, ha riferito che tentare di limitare il tempo che i loro figli trascorrono davanti ad un Pc o un tablet è fonte di continue discussioni in famiglia. Wright, in conclusione, raccomanda ai genitori di prendere in considerazione opzioni alternative alla tecnologia digitale quando si trovano con i loro figli al ristorante o in areo; portare un libro o un puzzle potrebbe essere utile e divertente.
 
Fonte: American Psychological Association 2017
 
Ronnie Cohen

 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

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