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Uscire dal “bordello tecnologico”: fidarsi della vita, non dell’algoritmo

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Chi mi conosce bene, sa che anch'io, da decenni profondamente addentrato nelle tecnologie informatiche, non mi riconosco più nella computer science attuale. Sono estremamente critico e preoccupato a causa dell'IA, considerandola una maledizione per l'umanità. Anch'io preferisco e amo scrivere poesie (su galgani.it) rispetto al bordello tecnologico in cui ci siamo infilati. Vivo la poesia come qualcosa di più intimo e reale. Come M. Sharma, anch'io lascio le porte aperte a ciò che verrà, con grande fiducia nella vita.
 
Più ci fidiamo di noi stessi e della vita, dando la massima importanza alle relazioni, e meno ci fidiamo della tecnologia. Al contrario, più ci fidiamo della tecnologia, e meno ci fidiamo di noi stessi e della vita.

Lettera di dimissioni di Mrinank Sharma (fonte originale in inglese), responsabile della sicurezza AI dell’azienda di intelligenza artificiale Anthropic.
(febbraio 2026, traduzione quasi completa di Francesco Marino, da me integrata con le note a piè di pagina mancanti)

Cari colleghi,

Ho deciso di lasciare Anthropic. Il mio ultimo giorno sarà il 9 febbraio.

Grazie. C’è così tanto qui che mi ispira e che mi ha ispirato. Per citarne solo alcune: il desiderio sincero e la determinazione di esserci in una situazione così impegnativa, aspirando a contribuire in modo incisivo e integro; la disponibilità a prendere decisioni difficili e a difendere ciò che è giusto; una quantità quasi irragionevole di brillantezza intellettuale e di determinazione; e, naturalmente, la profonda gentilezza che permea la nostra cultura.

Qui ho realizzato ciò che desideravo. Sono arrivato a San Francisco due anni fa, dopo aver concluso il mio dottorato, con il desiderio di contribuire alla sicurezza dell’AI. Mi sento fortunato per aver potuto contribuire a ciò che ho fatto: comprendere la compiacenza dell’AI e le sue cause; sviluppare difese per ridurre i rischi legati al bioterrorismo assistito dall’AI; portare concretamente queste difese in produzione; e scrivere uno dei primi casi di studio sulla sicurezza dell’AI. Sono particolarmente orgoglioso dei miei sforzi più recenti per aiutarci a incarnare i nostri valori attraverso meccanismi interni di trasparenza; e anche del mio progetto finale, volto a comprendere come gli assistenti AI possano renderci meno umani o distorcere la nostra umanità. Grazie per la fiducia.

Tuttavia, mi è chiaro che è giunto il momento di andare avanti. Mi ritrovo continuamente a fare i conti con la nostra situazione. Il mondo è in pericolo. E non solo a causa dell’AI o delle armi biologiche, ma per una serie di crisi interconnesse che si stanno dispiegando proprio ora. Qualcuno la definisce una “policrisi”, sostenuta da una “meta-crisi” 1. Sembriamo avvicinarci a una soglia in cui la nostra saggezza deve crescere nella stessa misura della nostra capacità di incidere sul mondo, se non vogliamo subirne le conseguenze. Inoltre, nel corso del mio tempo qui, ho visto ripetutamente quanto sia difficile lasciare davvero che i nostri valori guidino le nostre azioni. L’ho visto in me stesso, nell’organizzazione — dove affrontiamo costantemente pressioni a mettere da parte ciò che conta di più 2— e nella società più ampia.

È nel sostare dentro questa situazione, e nell’ascoltare al meglio delle mie possibilità, che ciò che devo fare diventa chiaro 3. Voglio contribuire in un modo che sento pienamente integro, e che mi permetta di mettere in gioco più pienamente le mie peculiarità. Voglio esplorare le domande che sento davvero essenziali, quelle che — direbbe David Whyte — “non hanno il diritto di andarsene”, le domande che Rilke ci implora di “vivere”. Per me, questo significa andarmene.

Cosa verrà dopo, non lo so. Mi è caro il celebre detto Zen: “non sapere è la cosa più intima”. La mia intenzione è creare spazio, mettere da parte le strutture che mi hanno sostenuto in questi anni e vedere cosa possa emergere nella loro assenza. Mi sento chiamato a una scrittura che affronti e abiti pienamente il tempo e il luogo in cui ci troviamo, e che accosti la verità poetica alla verità scientifica come modalità di conoscenza ugualmente valide — entrambe, credo, essenziali nello sviluppo di nuove tecnologie 4. Spero di intraprendere un percorso di studi in poesia e di dedicarmi alla pratica di una parola coraggiosa. Sono anche entusiasta di approfondire la mia pratica di facilitazione, coaching, costruzione di comunità e lavoro di gruppo. Vedremo cosa si dispiegherà.

Grazie, e addio. Ho imparato così tanto qui e vi auguro il meglio. Vi lascio con una delle mie poesie preferite, The Way It Is di William Stafford.

Buona fortuna,
Mrinank

Note a piè di pagina

1 Alcuni la chiamano “poly-crisis”, sostenuta da una “meta-crisis”. Probabilmente la mia risorsa preferita su questo è “First Principles and First Values” (Primi principi e primi valori) di David J Temple.

2 Ne ho scritto in modo più dettagliato nei miei documenti “Planning for Ambiguous and High-Risk Worlds” (Pianificare per mondi ambigui e ad alto rischio) e “Strengthening our safety mission via internal transparency and accountability” (Rafforzare la nostra missione di sicurezza tramite trasparenza e responsabilità interne).

3 Sto pensando ora alla bellissima poesia di Mary Oliver, “The Journey” (Il viaggio), che è una delle mie preferite. Lei scrive: “One day, you finally knew what you had to do, and began …” La trovo una poesia davvero bella e ispirante. Ricordo, infatti, di averla letta a Euan, Monte e Sam Bowman durante un ritiro dell’Alignment Science Team nell’agosto 2024.

4 Il linguaggio dei “ways of knowing” (modi di conoscere) è preso in prestito da Rob Burbea, un mio caro insegnante di Dharma e fonte di molta della mia ispirazione.

Così stanno le cose

C’è un filo che segui.
Attraversa le cose che cambiano.
Ma lui non cambia.
Le persone si chiedono cosa stai inseguendo.
Devi spiegare cos’è quel filo.
Ma per gli altri è difficile vederlo.
Finché lo tieni in mano non puoi perderti.
Accadono tragedie; le persone soffrono
o muoiono; e tu soffri e invecchi.
Nulla di ciò che fai può fermare lo scorrere del tempo.
Non lasci mai andare il filo.

William Stafford

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