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L'amore come presenza, l'amore come scelta

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Oggi il mondo globalizzato festeggia San Valentino, trasformato da martire cristiano venerato soprattutto nell'Europa medievale, di cui sappiamo ben poco, a biglietti, regali e marketing nel mondo anglofono, sino a diventare un fenomeno di massa. Magari è l'occasione buona per provare a riflettere su cosa significhi amare.

Ho già discusso dei possibili significati della parola "Amore", termine estremamente generico e onnicomprensivo nella nostra lingua, facendo riferimento al greco antico: Eros (Ἔρως), Philia (Φιλία), Agape (Ἀγάπη), Storge (Στοργή), Ludus (Λοῦδος), Pragma (Πράγμα), Philautia (Φιλαυτία), Mania (Μανία). Ho discusso di queste possibili accezioni nell'articolo "Identità e coscienza: perché il dibattito sul gender è una distrazione?", nel quale ho incluso anche una precisazione sulla parola latina Caritas.

Quindi, abbiamo nove termini che in italiano si riducono ad una sola parola: "Amore". Quando l'amore è sano siamo umani, e disumani quando non lo è.

Provo a identificare due soli punti che possano includere gran parte delle possibili forme di amore:

1. Io sono qui per te.
2. Io "scelgo" di stare bene nell'essere qui con te.

In questo senso, amore, amicizia e compassione divengono molto simili e complementari.

(14 febbraio 2026)

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