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Conosciamoci - Intervista all'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG)

Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio 2015

Conosciamoci - Un incontro interreligioso

Intervista del blogger Francesco Galgani a Roberto Minganti, Responsabile del Dipartimento Relazioni esterne dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Le interviste sono pubblicate con una licenza Creative Commons BY-NC-SA, in modo da favorirne e autorizzarne la riproduzione e diffusione tramite qualunque mezzo, purché nel rispetto di quanto specificato nella licenza stessa e con l'indicazione che la pagina principale del progetto è:
https://www.informatica-libera.net/conosciamoci-un-incontro-interreligioso


D: Per prima cosa, ringrazio Lei e la Soka Gakkai per aver aderito al progetto “Conosciamoci – Un incontro interreligioso”.
Il progetto, che vuole concretizzarsi nella pubblicazione di una serie di interviste che offrano un assaggio del variegato panorama religioso italiano, è mosso dal rispetto per il percorso di vita di ogni persona e per le sue scelte religiose. Lo slogan “Non esiste il nemico, esiste solo il frutto dell'orgoglio e dell'ignoranza”, che etichetta il senso di questa iniziativa, esprime quel desiderio di pace che motiva questo tentativo ambizioso.
Per cominciare, può illustrarci con parole semplici, comprensibili anche a chi ha una cultura, una formazione o un percorso di vita lontani dalla vostra religione, che cos'è la Soka Gakkai?

La Soka Gakkai (lett. giapp. Società per la creazione di valore) è un movimento laico buddista nato in Giappone nel 1930. Il fondatore, Tsunesaburo Makiguchi (1871-1944), fu un pedagogista, scrittore e filosofo che nel 1930 costituì la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore), antesignana della Soka Gakkai. Come insegnante si sforzò di introdurre una visione educativa di tipo umanistico incentrata sulla figura dello studente. Il tema centrale della sua proposta educativa era la felicità intesa come sviluppo della coscienza sociale. Più in generale la filosofia di Makiguchi ruota intorno alla convinzione che gli esseri umani sono creativi per natura: la creatività è l'essenza stessa dell'umanità e tutti gli esseri umani sono in grado di esprimerla, a meno che il loro potenziale creativo non venga soffocato o distrutto. Nel 1928 si convertì al Buddismo di Nichiren Daishonin (1222-1282), un Budda vissuto nell'epoca della riforma di Kamakura, e trovò nell'insegnamento del Daishonin una straordinaria coincidenza con le sue idee pedagogiche e filosofiche. Si oppose strenuamente alle pratiche educative nipponiche basate sulla coercizione e per questo fu costretto a ritirarsi precocemente. In seguito, perseguitato dalla “polizia del pensiero”, venne imprigionato per essersi opposto alle politiche del regime militarista giapponese. Morì in carcere all’età di settantatrè anni. Alla fine della seconda guerra mondiale, il suo discepolo Josei Toda (1900-1958), uscito vivo dalla stessa prigione di Makiguchi, divenne secondo presidente della Soka Gakkai e diffuse il Buddismo di Nichiren Daishonin in tutto il Giappone. Il terzo Presidente Daisaku Ikeda lo diffuse nel mondo: attualmente la Soka Gakkai è presente in 192 paesi e territori. Nel 1974 Ikeda fondò la Soka Gakkai Internazionale che raccoglie tutte le organizzazioni buddiste soka del mondo.

Daisaku Ikeda (Tokyo 1928) è l'attuale Maestro buddista per tutti i membri della Soka Gakkai. Ha dedicato la sua intera vita alla diffusione della pace e dell’empowerment individuale su scala globale attraverso il Buddismo di Nichiren Daishonin, fondando istituti di ricerca sulla pace e l’educazione in tutto il mondo. Nel corso degli anni ha intrattenuto dialoghi con molti capi di stato, opinion leaders, intellettuali e religiosi di livello internazionale per cercare con loro risposte ai problemi globali che affliggono il pianeta. Ha sostenuto attraverso la SGI le attività delle Nazioni Unite e scritto una vasta mole di lavori sui temi della pace e della condizione umana.

Il punto centrale della sua riflessione buddista è che la chiave per una pace duratura e la felicità degli esseri umani deve partire dalla trasformazione della vita di ciascun individuo più che dalla sola riforma della società. Questo concetto è riportato nella frase di apertura del suo famoso romanzo La rivoluzione umana, per cui «la rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità».

L'istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG) aderisce alla Soka Gakkai Internazionale ed è un ente religioso riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica del 20 novembre 2000. L'IBISG sta completando l'iter per l'approvazione dell'Intesa con lo Stato italiano ed è attualmente la terza minoranza religiosa composta da italiani.

D: Qual è il punto o quali sono i punti cardine del vostro credo?

La tradizione (o Scuola) buddista abbracciata dalla Soka Gakkai è quella nata dal Budda Nichiren Daishonin, vissuto in Giappone dal 1222 al 1282. In generale – e quindi fuori dall'interpretazione della Soka Gakkai – Daishonin è considerato uno dei massimi esponenti di quel periodo della storia giapponese definito l'epoca della riforma di Kamakura.

Partendo da una prospettiva ampia, il Buddismo dopo la morte del Budda storico Shakyamuni (vissuto in India nel V sec. a.C, si veda la nota1), si diffuse dall'India in diverse direzioni seguendo due grandi correnti: la Theravada (scuola degli anziani) che si diffuse soprattutto nel sud-est asiatico, e la Mahayana che si protese verso Tibet, Cina, Corea e Giappone. La tradizione legata al Sutra del Loto (tradotto dal sanscrito da Kumarajiva) fu “codificata” dal Gran Maestro cinese Tien-t'ai (502-557) nel Maka Shikan, il trattato che contiene la teoria di Ichinen Sanzen, e ripresa poi in Giappone dal maestro Dengyo (767-822). Nichiren Daishonin, in estrema sintesi, “conclude” il lavoro sul Sutra del Loto iniziato in Cina e Giappone, manifestando – alla luce della sua illuminazione – la pratica adatta a permettere a ogni essere umano di ottenere l'illuminazione nella vita presente.

Fin dall'adolescenza Nichiren iniziò a interrogarsi sulla sofferenza umana, sul perché dei terremoti, inondazioni, epidemie, pestilenze, tsunami, guerre civili che imperversavano sul Giappone. «Sin dall'infanzia – scrive – ho studiato il Buddismo con un solo pensiero nella mente. La vita dell'essere umano è fugace. Ogni respiro può essere l'ultimo. Nemmeno la rugiada asciugata dal vento è tanto effimera. Nessuno, saggio o sciocco, giovane o vecchio, può sfuggire alla morte. Per questo il mio unico desiderio fu di risolvere questo eterno mistero. Il resto era secondario» (Gosho Zenshu pg. 104). Il percorso spirituale del Daishonin – dopo anni di studio in tutti i monasteri del Giappone – prende le mosse dall'insegnamento di T'ien t'ai che considerava il Sutra del Loto l'insegnamento definitivo di Shakyamuni. In quel tempo il Buddismo giapponese, dopo aver sperimentato un'epoca di grande fioritura, era entrato in una fase di decadenza dovuta al suo connubio con il potere politico e temporale: da religione nata per la felicità di tutti gli esseri viventi si era trasformato in un mezzo di controllo sulle persone. Nichiren Daishonin si rese conto che in quell'epoca si stava perdendo il grande voto del Budda: il conseguimento della Buddità da parte di tutti gli esseri viventi e si oppose a questa degenerazione cercando di riportare il Dharma di Shakyamuni alla sua origine essenziale. Duramente perseguitato dai capi religiosi e politici, fu ferito ed esiliato più volte, la stessa sorte subirono i suoi discepoli, alcuni dei quali furono torturati e giustiziati. Tutto questo accadeva per le sue pubbliche denunce sulla decadenza del Buddismo: ma la veemenza era solo verbale. Non era un nazionalista sobillatore di rivolta armata come erroneamente lo dipingono, ancora oggi, molti studiosi.

La Buddità o Legge Mistica – insegna il Daishonin – è un potenziale presente in tutte le forme di vita e può essere attivato da ogni persona senza ricorrere alla mediazione del clero Nichiren Shoshu. La Nichiren Shoshu è la scuola ortodossa creata da Nikko Shonin, il discepolo cui Daishonin aveva affidato la propagazione del suo insegnamento. Nel 1990 la Soka Gakkai si è separata dal clero in seguito a gravissime divergenze dottrinali con l'allora patriarca Nikken. Da quel momento ha proseguito la sua attività religiosa in modo autonomo. Molti monaci della Nichiren Shoshu lasciarono il clero di Nikken per avvicinarsi alla Soka Gakkai, fondando un gruppo di “monaci riformatori”.

Per ulteriori informazioni sul tema, si veda: http://www.sgi-italia.org/sokagakkai/RapportoConClero.php

La pratica religiosa trasmessa da Nichiren Daishonin si basa sulla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo (la Legge Mistica) e di due capitoli del Sutra del Loto. I tradizionali oggetti di culto – in genere statue del Budda Shakyamuni o di Bodhisattva – vengono sostituiti dal Daishonin con il Gohonzon (giapp. “Oggetto cui è dovuto il più grande rispetto”): una pergamena nella quale – in caratteri cinesi – vengono simbolicamente riportate tutte le funzioni della vita universale. Nichiren Daishonin pone un'enfasi particolare sulla compassione: la pratica buddista non può essere rivolta solo a se stessi, ma deve indirizzarsi alla felicità e al benessere di tutti gli esseri viventi, all'ambiente e alla società intera. «Se vi preoccupate anche solo un po' della vostra sicurezza personale – scrive nel suo Trattato Rissho Ankoku Ron – dovreste prima pregare per l'ordine e la tranquillità in tutti e quattro i quartieri del paese». Nichiren Daishonin affermava che per verificare la validità di una religione ci sono tre prove:
1) quella documentaria: se l'insegnamento corrisponde correttamente alle scritture
2) la prova teorica: che sia in accordo con la ragione
3) la prova concreta: che sia efficace nella vita quotidiana. Daishonin scrive ancora che la prova concreta è quella più importante.

A questo punto è necessario fare una breve digressione sul tema del rapporto tra fede e ragione. La fede e la ragione molto spesso sono collocate in campi totalmente separati e opposti, e molti considerano la fede religiosa come una paralisi della ragione. La mia impressione è che l’idea di una netta contrapposizione tra fede e ragione, caratteristica del pensiero moderno, stia subendo un processo di revisione.

Filosofi come Ludwig Wittgenstein e Josè Ortega y Gasset hanno rilevato che ogni persona vive, agisce e pensa all’interno di un sistema di convinzioni che è anche inconscio e senza il quale sarebbe impossibile qualsiasi pensiero o azione.

All’interno della tradizione buddista, il rapporto tra fede e ragione è sempre stato oggetto di intense indagini. Pur sostenendo che l’Illuminazione del Budda non può essere espressa completamente attraverso la ragione e il linguaggio, il Buddismo ha sempre sostenuto l’importanza sia della fede sia della ragione.

L’Illuminazione del Budda può trascendere la sfera razionale, ma non è irrazionale, né fa resistenza con l’indagine razionale. La fede, nel Buddismo, è infatti alla base di un processo d’indagine che utilizza non solo le facoltà analitiche, ma anche quella saggezza intuitiva che si trova nella parte spirituale più profonda dell’essere umano. L’erudizione e la conoscenza sono porte sulla saggezza, ma è questa, poi, che ci rende capaci di usare il sapere nel modo più umano e ricco di valore. La confusione tra conoscenza e saggezza è probabilmente la radice delle aberrazioni presenti nelle nostre società. Nella nostra epoca è opinione comune che l’intelletto sia una facoltà a sé stante, che opera in modo indipendente dal sentimento o dalle convinzioni. Ma sta diventando sempre più evidente che molte delle tendenze attuali – ad esempio gli sforzi per esercitare un dominio tecnologico sulla natura – poggiano su giudizi di valore o convinzioni molto soggettive e parziali. È necessario avviare un processo di avvicinamento tra fede e ragione, applicandolo a tutti gli aspetti della società e dell’essere umano.

Tornando all'argomento principale della domanda, in estrema sintesi il punto fondamentale dell'insegnamento di Nichiren Daishonin è che tutti gli esseri umani possono ottenere la Buddità in questa vita e nella loro forma presente, portando avanti la pratica buddista nelle loro case e svolgendo la loro opera di Bodhisattva della Terra sia nella comunità buddista (o sangha) Soka Gakkai, sia individualmente tra le persone con le quali condividono la vita quotidiana.

Un aspetto fondamentale in tutte le tradizioni buddiste è la figura del maestro. Daishonin parla di Shitei funi (inseparabilità di maestro e discepolo). Il fondamento di questa relazione si trova nell’impegno condiviso di liberare tutti gli esseri viventi dalla sofferenza. Il Sutra del Loto contiene la descrizione allegorica del momento in cui i discepoli del Budda si assumono quest’impegno: mentre il Budda Shakyamuni sta predicando, la terra si apre e da essa emerge una moltitudine di splendidi bodhisattva (individui che hanno scelto l’agire compassionevole a fondamento del loro essere). Questi cosiddetti “Bodhisattva della Terra” sono fermamente risoluti a mantenere vivi gli insegnamenti di Shakyamuni dopo la sua morte, perciò fanno voto di dedicare la vita a salvare le persone dalla sofferenza in un’epoca di forti conflitti sociali e spirituali, affrontando a testa alta qualsiasi avversità possano incontrare. Il maestro – in generale – mira a rendere consapevoli i suoi discepoli, siano essi uomini o donne, del loro potenziale, infondendo fiducia nelle loro infinite potenzialità. È la stessa vita del maestro, e non soltanto il suo insegnamento, che fornisce l’ispirazione. L’ideale astratto dell’Illuminazione diviene tangibile nel carattere e nelle azioni del maestro. La relazione tra maestro e discepolo nel Buddismo è un coraggioso cammino di scoperta di sé e non di imitazione o adulazione. Nel Buddismo la responsabilità ultima è del discepolo. Il maestro è sempre pronto, ma è il discepolo che deve decidere di sforzarsi d’imparare, e si svilupperà nella misura in cui si impegnerà per assimilare e mettere in pratica gli insegnamenti del maestro. Il desiderio finale di un vero maestro è di essere superato dai suoi discepoli. Questo infinito processo di crescita e successione è ciò che permette a una tradizione vivente di evolvere e adattarsi al mutare dei tempi. Nel Sutra del Loto ciò è simboleggiato dal fatto che i Bodhisattva della Terra sono di aspetto persino più splendido dello stesso Shakyamuni. Per definire le rispettive funzioni del maestro e del discepolo si potrebbe dire che il ruolo del maestro è di puntare verso un obiettivo e mostrare i mezzi più efficaci per raggiungerlo, mentre quello del discepolo è lottare per realizzare questo ideale, su una scala ancora maggiore di quella realizzata dal maestro. L’aver condiviso un ideale e aver lottato insieme per realizzarlo crea una profonda vicinanza nelle loro vite – ciò che il Buddismo descrive come Shitei-funi (non dualità di maestro e discepolo). Questa è la linfa vitale del Buddismo e il mezzo grazie al quale si sviluppa e si trasmette da una generazione all’altra l’aspirazione a vivere vite pienamente realizzate rendendo gli altri in grado di fare la stessa cosa. In assenza di quest’impegno condiviso e dello sforzo, da parte del discepolo, di lottare con lo stesso spirito del maestro, il maestro diventerebbe semplicemente un oggetto di venerazione e il Buddismo perderebbe il suo potere di trasformazione.

D: La preghiera è una parte importante del vostro credo? Se sì, qual è il senso della preghiera?

La “preghiera”, per usare un termine comune in occidente, praticata nella Soka Gakkai è quella insegnata da Nichiren Daishonin. Il termine corretto per definirla è “Daimoku” (lett. giapp. “grande invocazione”) Nam-myoho-renge-kyo. Il Daimoku non è un “mantra”, ma è la Legge Mistica, la legge che regola le funzioni della vita universale presente sia in ogni essere vivente sia, all'esterno, nell'intero universo.

La meditazione era molto diffusa in India prima di Shakyamuni e, in seguito, fu inclusa nel Buddismo che ne sviluppò forme e preparazioni proprie. Nella tradizione Mahayana, dhyana – il termine che indica la meditazione – è la quinta delle sei paramita, le pratiche richieste per intraprendere la via del Bodhisattva. In Cina il Gran Maestro T'ien-t'ai, noto anche come Chih-i (502-557) elaborò un sistema di pratica meditativa che definì “Concentrazione e visione profonda”. Nello stesso tempo classificò tutti i sutra di Shakyamuni dimostrando che il Sutra del Loto era l'insegnamento definitivo e completo. In Giappone Dengyo (767-822) fondò la scuola giapponese che si riferisce all'insegnamento di T'ien-t'ai. Egli ribadì che tutte le persone possiedono la natura di Budda e che l'insegnamento definitivo di Shakyamuni è il Sutra del Loto. Nichiren Daishonin basandosi sulla sua visione e interpretazione profonda del Sutra del Loto propagò la pratica buddista che permetteva a ogni persona di ottenere la buddità nella vita presente.

Nel Buddismo di Nichiren Daishonin, le dottrine fondamentali si possono sintetizzare nei tre princìpi che lui stesso definì le Tre grandi Leggi segrete (giapp. Sandai- Hiho): l'Oggetto di culto, il Daimoku (recitazione di Nam-myoho-renge-kyo) e il Santuario. Il termine “segrete non si riferisce a dottrine esoteriche, ma indica che i tre princìpi sono impliciti nel testo del Sutra del Loto” (cap. 16°, Durata della vita del Tathagata) e che rimasero nascosti o sconosciuti finché Nichiren Daishonin non li rivelò. Tali princìpi essenziali rappresentano la comprensione del Daishonin della Legge Mistica cui si era illuminato. Egli li stabilì perché tutte le persone potessero conseguire la buddità e associò le Tre grandi Leggi segrete ai tre cardini del Buddismo: precetti, meditazione, saggezza. L'oggetto di culto corrisponde alla meditazione (giapp. Jo, sanscr. Dhyana), il Santuario ai precetti (giapp. Kai, sanscr. Shila), il Daimoku alla saggezza (giapp. E, sanscr. Prajna). Dengyo fondatore della scuola giapponese Tendai del Loto afferma: «Il precetto immutabile come lo spazio vuoto, la meditazione immutabile come lo spazio vuoto e la saggezza immutabile come lo spazio vuoto: tutti e tre sono trasmessi sotto lo stesso nome di Legge Meravigliosa».

Poiché abbracciare il Gohonzon è il solo precetto dell'insegnamento di Nichiren Daishonin, il luogo in cui viene conservato corrisponde al luogo in cui si pronunciano i voti di osservanza dei precetti buddisti, o Santuario. Il Daimoku dell'insegnamento originale indica l'invocazione o la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo con fede nell'Oggetto di culto: include la recitazione di Daimoku per sé e l'insegnamento del Daimoku alle altre persone.

Con il termine Gongyo (giapp. Pratica assidua) si intende, in senso proprio, l'intero rito quotidiano che comprende la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo (la pratica fondamentale) e la lettura dei capitoli Hoben e Juryo del Sutra del Loto (pratica di sostegno) Essa si svolge mattina e sera davanti al Gohonzon. Nichiren Daishonin scrive: «La pratica fondamentale è solo recitare Nam-myoho-renge-kyo», ma il Daimoku di Nichiren – scrive ancora – è per sé e per gli altri: ciò significa recitarlo e trasmetterlo agli altri. Senza la trasmissione agli altri non è il Daimoku di Nichiren Daishonin. Quindi recitare il Daimoku significa entrare in comunione o fondere la propria vita con la Legge Mistica e al tempo stesso è una battaglia per vincere l'oscurità interiore che impedisce questa fusione. «Quando sconfiggiamo l'oscurità dell'illusione e dell'ignoranza attraverso la fede – scrive Ikeda – e diventiamo una cosa sola con la Legge Mistica, il potere infinito di questa grande Legge si manifesta nella nostra vita».

D: Che significato ha la parola “fede” nella vostra religione? È un dono? È una scelta? È qualcos'altro?

È decisamente qualcos'altro! Nel secondo capitolo del Sutra del Loto (Hoben), il Budda Shakyamuni rivolgendosi a Shariputra, il suo discepolo più saggio, afferma: «La saggezza dei Budda è infinitamente profonda e incommensurabile. L'accesso a questa saggezza è difficile da comprendere e da varcare. Nessuno tra gli ascoltatori della voce e dei pratyekabuddha è in grado di comprenderla». Le due categorie di persone cui fa riferimento Shakyamuni rappresentano gli studiosi (gli ascoltatori della voce) e coloro che hanno raggiunto una parziale illuminazione comprendendo alcune leggi dell'universo (pratyekabuddha). Malgrado tali capacità neanche loro possono accedere alla saggezza del Budda, cioè alla Legge finora mai conosciuta. Nel capitolo 3°del Sutra del Loto, Parabola, si legge: «Tu stesso, Shariputra, nel caso di questo Sutra sei riuscito ad accedervi solo grazie alla fede. A maggior ragione gli altri ascoltatori della voce. Gli altri ascoltatori della voce è grazie alla fede nelle parole del Budda che possono seguire con osservanza questo Sutra, non in virtù di una loro particolare saggezza». Più avanti, nel capitolo 16° (Juryo), il Budda invita tutti i presenti alla sua predicazione ad «abbandonare ogni dubbio una volta per tutte, poiché le parole del Budda sono vere, non false».

In generale tutto il Buddismo mahayana pone grande enfasi nella fede. Nel Sutra della Ghirlanda di fiori si afferma: «La fede è la causa prima della via e la madre dei benefici». Nel Sutra del Mahaparinirvana si legge: «Sebbene vi siano innumerevoli pratiche che conducono all'illuminazione, l'insegnamento della fede le includerà tutte». Il gran maestro T'ien-t'ai in Grande concentrazione e visione profonda scrive: «Il Buddismo è simile a un oceano in cui si può entrare solo con la fede». Nell'Ongi Kuden (Raccolta degli insegnamenti orali) Nichiren Daishonin afferma: «La fede rappresenta il valore o il prezzo che noi attribuiamo a un gioiello o a un tesoro, mentre la comprensione è il gioiello stesso. Attraverso l'unica parola fede, saremo in grado di acquisire la saggezza del Budda delle tre esistenze. Questa saggezza è Nam-myoho-renge-kyo».

Il Buddismo di Nichiren Daishonin ha tre elementi fondamentali: Fede, Pratica e Studio (giapp. Shin-Gyo-Gaku). Con “fede” si intende “Credere nel Gohonzon”, l'Oggetto di culto. La “pratica” abbraccia sia la recitazione del Daimoku Nam-myoho-renge-kyo sia la sua trasmissione agli altri. Mentre la conoscenza e la comprensione delle dottrine buddiste sono incluse nello “studio”. Scrive Nichiren Daishonin: «Credi nel Gohonzon, il supremo oggetto di culto in tutto Jambudvipa (il mondo intero, ndr.). Rafforza costantemente la tua fede e ricevi la protezione di Shakyamuni, di Molti Tesori e dei Budda delle dieci direzioni. Impegnati nelle due vie della pratica e dello studio. Senza pratica e studio non vi può essere Buddismo. Devi non solo perseverare tu stesso, ma anche insegnare agli altri. Sia la pratica sia lo studio sorgono dalla fede». Nichiren Daishonin, come detto sopra, considera la “prova concreta” quella più valida per giudicare una religione: “concreto” si riferisce all'effetto positivo che la pratica religiosa ha sulla vita reale e quotidiana di un praticante: osservando anche questo punto di vista si può comprendere quindi che la “fede” del Buddismo mahayana non è una fede cieca, ma una capacità che possiamo sviluppare sempre più e che comunque è sottoposta alla continua verifica sia dei fatti, sia della ragione.

Percepire la Buddità nella propria vita attraverso la fede rappresenta per il buddisti il compito principale. Nell'insegnamento di Nichiren Daishonin, questa è chiamata anche la pratica di “osservare la propria mente o cuore”. Lo straordinario contributo del Daishonin fu quello di iscrivere un “limpido specchio” in grado di riflettere perfettamente lo stato di buddità inerente alla vita (individuale e universale): in questo modo ogni persona, in qualsiasi situazione, può fare emergere e manifestare la propria natura di Budda. Questo specchio è il Gohonzon. Il termine giapponese Gohonzon è costituito da due parti: Go è un prefisso onorifico, mentre Honzon significa “oggetto di fondamentale rispetto”, ossia oggetto di fede e di culto. A differenza di altre scuole buddiste giapponesi della sua epoca, che usavano come oggetti di culto statue di legno o mandala sui quali erano scolpite o dipinte immagini di Budda e Bodhisattva, Nichiren Daishonin stabilisce come oggetto di culto i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo, la Legge suprema rivelata nel Sutra del Loto: «Quando veneriamo Myoho-renge-kyo – scrive – che è nella nostra vita, come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta». Al centro del Gohonzon si trova l'iscrizione di Nam-myoho-renge-kyo. Sotto questa c'è il nome di Nichiren: ciò esprime la sua convinzione che lo stato di buddità non è un concetto astratto, ma concretamente manifesto nella vita e nel comportamento degli esseri umani che vivono nel mondo reale. Sui lati degli ideogrammi Nam-myoho-renge-kyo Nichiren, il Daishonin include simbolicamente tutte le forme e glia spetti della vita, illuminati dalla Legge di Myoho-renge-kyo. Questa Legge è invisibile, ma il risultato del suo funzionamento si manifesta nel momento in cui ogni forma di vita realizza pienamente se stessa in modo armonioso con tutto il resto dell'universo.

D: Lei ritiene che la vostra religione possa contribuire alla felicità delle persone?

Sì, ne sono assolutamente convinto, nello stesso tempo credo che ogni religione – alle sue origini e alle sue radici – ha lo scopo di rendere felici le persone, altrimenti non avrebbe alcun senso praticarle.

D: Un leader contemporaneo per la pace ha dichiarato che “per troppo tempo la specie umana è stata delusa da religioni, filosofie e ideologie che non hanno saputo rispettare gli esseri umani, le donne e la vita”. Nella vostra religione, che valore date alla vita? E alle donne?

Il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, durante la sua prigionia, recitò Daimoku per comprendere il significato profondo delle dieci apofasie contenute nel Sutra Muryogi (il Sutra conclusivo del Sutra del Loto). Lui stesso racconta nella Rivoluzione Umana che si illuminò alla profonda realtà che il Budda è la vita universale. Partendo dall'Illuminazione di Toda, risulta chiaro che la Vita è il massimo dei tesori e che ogni singola vita – senziente o insenziente – è ugualmente preziosa. Inoltre nei Sutra precedenti il Sutra del Loto, le donne erano una delle categorie che non potevano ottenere l'Illuminazione: il Sutra del Loto capovolge questa visione e Daishonin, in uno scritto, incoraggia una sua discepola donna a recitare i capitoli Hoben e Juryo anche durante il periodo delle mestruazioni: cosa vietata in quel periodo. Nel nostro insegnamento, quindi, sia la Vita, sia le Donne hanno il massimo valore: nel Sangha italiano, per altro, le donne (adulte e giovani) rappresentano circa il 60% dei praticanti italiani.

D: Che cosa fate per diffondere nella società ciò in cui credete?

Nel Buddismo, in generale, il primo voto dei Bodhisattva è quello di “salvare innumerevoli esseri viventi”. Quindi il Buddismo, e la sua evoluzione storico-geografica lo dimostra, è una religione missionaria, come secondo me lo sono tutte le religioni mondiali. Nella tradizione del Sutra del Loto in particolare, questo voto diventa il desiderio fondamentale e Daishonin insegna che il suo Daimoku è “per sé e per gli altri”. Ogni membro della Soka Gakkai è impegnato quotidianamente a prendersi carico della sofferenza delle persone che gli vivono accanto trasmettendo la sua esperienza di trasformazione. Studiosi e giornalisti poco avveduti parlano di “proselitismo”: ma la trasmissione dell'insegnamento non avviene né porta a porta, né attraverso mass-media né attraverso altre forme superficiali di comunicazione. Alla base di tutto c'è il dialogo e la trasmissione della propria esperienza. Del resto è impossibile non tenere in considerazione che nel Buddismo non esiste un “Io” in sé, ma un “Io” di relazione: ogni forma di vita è indissolubilmente collegata a tutte le altre (giapp. Engi, origine dipendente). Non si può pensare alla propria individualità come assolutamente separata da tutto il resto, ma al contrario indissolubilmente legata a ogni aspetto della vita universale. Ne consegue che l'atteggiamento del Bodhisattva è “spontaneamente” rivolto nello stesso tempo alla sua felicità e a quella degli altri. Se il rispetto, in una fase iniziale della pratica buddista può dipendere da un'etica precettistica, procedendo nel cammino del Bodhisattva si dovrebbe iniziare a sentire gli altri viventi, l'ambiente e l'universo intero come parte di se stessi. Coloro che non praticano in questo modo non possono considerarsi veri discepoli di Nichiren Daishonin. Questo avviene a livello individuale.

A livello di Istituto, la Soka Gakkai organizza mostre, basate sul dialogo con i visitatori, per far crescere in tutti le la coscienza del valore unico della vita e quindi dei diritti umani, del disarmo nucleare etc. Allo stesso tempo l'Istituto spinge i suoi membri a impegnarsi a migliorare la società con coloro che non praticano il Buddismo e che vivono con loro nei quartieri, nei condomini, nelle città.

D: C'è uno scopo ultimo a livello sociale della vostra religione?

Nichiren Daishonin parla della realizzazione di Kosen-rufu (giapp. lett. “Diffondere ampiamente”, il termine appare nel 23° capitolo del Sutra del Loto): ciò oggi significa arrivare a creare nel mondo un livello di vita nel quale tutti possano vivere felici e in armonia. Ovviamente questo grande ideale non vuol dire che tutti gli umani del pianeta praticheranno il Buddismo di Daishonin, ma che si realizzi un'ampia diffusione del supremo valore della vita individuale e universale.

D: Un'epoca senza guerre armate cruente è ancora inedita nella storia dell'umanità: sulla base del vostro pensiero religioso, credete nella possibilità di realizzare un periodo storico nuovo diverso dai precedenti? Se sì, come?

Nichiren Daishonin scrive che Kosen-rufu si realizzerà sicuramente e che in quell'epoca: «il vento non spezzerà rami o fronde, né la pioggia cadrà così forte da rompere una zolla». In generale ogni tradizione buddista possiede al suo interno la saggezza per trasformare positivamente la vita delle persone e del pianeta. Daishonin insegna che per trasformare il proprio ambiente e quello globale è necessario prima trasformare se stessi: la sfida della Soka Gakkai è proprio questa.

Scrive Nichiren Daishonin: “Se si accende un fuoco per gli altri, si illuminerà anche la propria strada” e ancora nel suo Trattato dialogico Rissho ankoku ron, a proposito della gravissima situazione in cui versava la popolazione giapponese della sua epoca – epidemie, terremoti, tsunami, guerre civili, invasioni dei mongoli, carestie (oggi nel mondo non siamo tanto diversi da quell'epoca) – affermava: «Se la nazione è distrutta e le famiglie sono sterminate dove ci si potrà rifugiare? Se si preoccupa anche solo un po' della sua sicurezza personale, dovrebbe prima di tutto pregare per l'ordine e la tranquillità di tutti e quattro i quartieri del paese». E ancora nell'Ongi Kuden scrive: «Quando ci si guarda in uno specchio e ci si inchina in segno di rispetto, anche la nostra immagine riflessa si inchinerà verso di noi». Il re buddista Ashoka, auspicava quasi un nuovo rito verso l'altro: «Non riti superstiziosi, ma gentilezza e dolcezza nel rapporto con gli esseri viventi. Questi, e azioni virtuose di natura simile, sono in verità i riti che devono essere eseguiti dappertutto».

Il requisito essenziale di una religione in un'epoca di globalizzazione come quella che stiamo vivendo, è quello di diventare sempre più capace di interpretare il desiderio di speranza, di pace, di cambiamento, di felicità di tutti gli esseri viventi e che in tali aspirazioni fondamentali si trovino le basi del dialogo interreligioso. Ogni religione appare diversa dalle altre e ciò è dovuto ad una serie di influenze legate alla diversità degli esseri umani, alle caratteristiche di ogni epoca, di ogni luogo, all'evoluzione della storia. Nonostante tali differenze, Ikeda è convinto che ogni dottrina possieda al suo interno i principi e la saggezza necessari a rendere felici le persone: è importante quindi arrivare a comprendere la profonda verità e sapienza presente in ogni dottrina. Probabilmente continuando a perseguire con pazienza il cammino del dialogo «ogni fede – scrive ancora Ikeda – potrà manifestare il proprio valore intrinseco, contribuendo a un sodalizio di “religioni per l'essere umano” in grado di trasformarsi nella forza più grande per la realizzazione della pace nel mondo».

D: Secondo l'“Enciclopedia delle Religioni in Italia” (Elledici, Torino, 2013), attualmente in Italia ci sono 836 confessioni religiose. Presumo che solo pochi studiosi si siano cimentati nell'ardua impresa di avere una conoscenza di ciascuna di esse, pertanto mi rendo conto che la domanda che sto per farLe può essere complicata: secondo la Sua esperienza, oppure secondo ciò in cui Lei crede, ritiene che esista, o che possa esistere, una saggezza o un valore positivo intrinseci in ogni religione?

A questa domanda ho già risposto precedentemente

D: La diversità tra le religioni è un valore positivo, è una ricchezza, oppure è un problema?

La diversità, come dicevo, è un valore. Oggi non esistono più comunità umane separate e lontane come un tempo: in tali situazioni di isolamento era facile configurare e vivere la propria religione e la propria cultura come unica ed esclusiva. L'integrazione dell'umanità in collettività sempre più grandi e interrelate sta facendo diventare la pluralità religiosa e culturale una delle caratteristiche fondamentali della nostra epoca. Anzi dirò di più: probabilmente dal basso sta nascendo qualcosa di così nuovo – e mi riferisco semplicemente ai contatti tra religioni e culture che si stanno creando nelle nostre scuole, nei quartieri, nei condomini – che inevitabilmente spingerà i vertici di ogni religione verso un dialogo ancora più efficace.

D: È possibile un dialogo e un reciproco miglioramento tra le religioni?

Senz'altro le religioni devono dialogare in modo serio e ritengo che all'interno di ogni religione sia necessario operare sul proprio linguaggio cercando quelle parole che possano esprimere una verità in vista dell'altro da sé e non del proprio recinto, perché alla fine il senso del dialogo è forse anche quello di costruire una casa di parole in cui si possa vivere insieme.

D: Avete partecipato a incontri pubblici con altre confessioni religiose?

Sì, è un compito importante sia nostro sia di ogni credo religioso.

D: Crede che sia possibile un sodalizio tra le religioni per l'obiettivo della pace, nel senso più ampio che questa parola può assumere?

Non solo credo che sia possibile, ma radicalmente necessario!

D: Come può contribuire, oppure come già contribuisce, la Soka Gakkai nella gestione e risoluzione dei conflitti?

La Soka Gakkai è un gruppo religioso buddista e nonviolento: molti membri singolarmente – attraverso il loro empowerment – operano per la pace e la trasformazione dei conflitti, non solo su scala nazionale ma soprattutto a livello locale nei loro ambiti di vita quotidiana dove possono esplodere conflitti anche gravi. Daisaku Ikeda, per anni e anni, si è sforzato su scala mondiale in vari modi: consegnando alle Nazioni Unite e ai leaders mondiali delle Proposte di Pace (dal 1983), attivandosi come mediatore durante la guerra fredda tra Unione Sovietica e Cina e incontrando capi di stato di tutto il mondo. La Soka Gakkai italiana collabora con la Comunità di Sant'Egidio e con organizzazioni nonviolente. Negli anni novanta ha sponsorizzato una serie di congferenze di Johan Galtung nelle università italiane.

D: Ha un messaggio per tutti, anche per coloro che non si riconoscono nel vostro credo, ma che desiderano la pace?

Sì: cominciare a costruirla – seriamente e pazientemente – nel proprio ambiente di vita.

D: Il mio invito, rivolto a tutti coloro che leggeranno l'intervista, è quello di non fermarsi mai alla prima impressione, perché la conoscenza reciproca richiede sempre tempo e disponibilità, inoltre è difficile sintetizzare in poco spazio un sistema di pensiero religioso. I temi qui proposti, ovviamente, sono sempre aperti ad approfondimenti e confronti.
Coloro che desiderano maggiori informazioni su Soka Gakkai, a chi possono rivolgersi?

Nel sito istituzionale della Soka Gakkai italiana (http://www.sgi-italia.org/) si trovano tutte le informazioni necessarie.

D: Ci sono libri o altri testi di cui vuole consigliare la lettura?

Di sicuro gli scritti dal Maestro Daisaku Ikeda editi da Esperia (http://www.esperiashop.it/it/libri/esperia-edizioni.aspx) o i suoi dialoghi con grandi figure del nostro tempo pubblicati da varie case editrici. In generale Feltrinelli distribuisce il catalogo di Esperia e i libri di Ikeda.

Note:

1 Poiché il Budda Shakyamuni visse prima che in India si usasse la scrittura, le varie scuole buddiste offrono diverse collocazioni temporali sulla sua nascita e morte. Secondo alcuni resoconti egli visse per circa ottanta anni. Alcuni collocano la data della morte nel 483 a.C., ma più probabilmente egli morì intorno al 405 a. C., la data di nascita andrebbe quindi calcolata ottanta anni prima. Nacque vicino all'odierno confine tra India e Nepal nella tribù degli Shakya (Shakyamuni significa "il saggio degli shakya”). Trascorse la sua vita nella parte nord-orientale dell'India, oggi chiamata Bihar.

Intervista pubblicata il 10 dicembre 2014
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