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Felicità in questo mondo

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2014

Aggiornamento 2 settembre 2014
Ringrazio un'amica che mi ha segnalato la seguente citazione:

«La felicità è reale solo se condivisa»
(Chris McCandless)


In calce riporto un articolo che ho pubblicato il 28 giugno 2014. Oggi, 27 luglio, ad un mese di distanza, torno sullo stesso tema, per aggiungere una semplice frase, che sintetizza tutto quel che ho precedentemente cercato di comunicare:

«La felicità sta dentro la felicità di tutti»

Spero che il messaggio sia chiaro. Ad esempio, quando c'è un conflitto, o una vera e propria guerra, è facile schierarsi da una parte che è in lotta contro un'altra. E' invece molto meno facile desiderare sinceramente la felicità di tutti e riconoscere a tutti i diritti fondamentali che ogni essere umano dovrebbe avere, ma credo fermamente che sia l'unica strada buona in cui indirizzare i propri pensieri e il proprio comportamento... perché non esiste felicità che possa costruirsi sull'infelicità altrui. Volere il bene di tutti, sia di chi ci fa del bene sia di chi ci fa del male, ci rende davvero umani.

Questa è la visione buddista della vita, non a caso "Felicità in questo mondo" è anche il titolo di un piccolo ed economico libro edito dall'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Nel retro di copertina sono scritte poche parole, ma significative:

C'è felicità e felicità.
Ce n'è una fuggevole e relativa, perchè legata a qualcosa fuori di noi.
E ce n'è un'altra, indistruttibile e assoluta, che si trova dentro ognuno.
Non in un altro mondo lontano dalla realtà di tutti i giorni, o in un'altra vita.
Non riservata a pochi, ma neppure facile da ottenere senza sforzi.
E' la chiave d'accesso a una nuova dimensione umana.
Dà un altro senso al tempo e all'esistenza.
Si chiama Buddità.

Francesco Galgani,
27 luglio 2014



Articolo precedentemente pubblicato:

Un amico mi ha inviato questa citazione, pensando che sia molto simile al mio modo di vivere:

«Il segreto della felicità?
Avere cura del proprio corpo e della mente. Non lamentarsi mai dei problemi. Lascia andare via i rimorsi che fanno male, lascia il passato alle spalle perchè tanto non cambia, vivi il presente e non pensare troppo al futuro. Lavora per vivere e non vivere per lavorare. Ogni tanto siediti a giocare con un bambino, è il miglior modo per abbattere il peso della vita che noi adulti dobbiamo sopportare. Goditi il momento senza pensare troppo alle conseguenze. Se ami una persona dalle tutto il tuo amore, non permettere che la tua parte razionale ti blocchi. Impara ad accettare anche la tristezza, è da lì che riemerge la felicità. Impara ad accettare anche i difetti di un amico.. Vivi la vita con la consapevolezza che ogni momento non vissuto è come un ricordo mai nato.»

(Hiretap Heleinad)

In realtà, sebbene sia vero che per certi aspetti (ma non per altri) il mio modo di esistere tenda ad avvicinarsi al pensiero sopra esposto, la mia concezione di felicità è un'altra. Ho risposto così:

«Una grande felicità in questa vita è quando ho accompagnato una mia cara amica alla cerimonia con la quale lei ha scelto di diventare buddista. Altri momenti di forte felicità sono stati quando persone che sapevano poco o nulla di buddismo si sono fidate delle mie parole e hanno recitato Nam-myoho-renge-kyo insieme a me. Se ti stai chiedendo cosa voglia dire "Nam-myoho-renge-kyo", sappi che è il nome della buddità di ogni persona. La buddità è una felicità autentica, che va oltre tutti i ragionamenti.
Un altro momento di grande felicità in questa vita è stato quando, nella notte e nel mattino antecedente la mia discussione della tesi di laurea, ho sentito con il cuore il sostegno di tanti compagni di fede, che stavano recitando Nam-myoho-renge-kyo per me. Sono tutte esperienze che non posso scordare.

La felicità è quindi qualcosa che nasce insieme agli altri, specialmente quando ci impegniamo insieme a loro per qualcosa di grande e di nobile. Questa consapevolezza, tra l'altro, è alla base dell'impegno sociale. Nessuno può essere felice da solo o isolandosi o pensando solo alle proprie cose trascurando le persone vicine.»

Anche l'amica citata nella mia risposta, che ringrazio, si è espressa sullo stesso tema:

«Noi siamo il centro e gli artefici del nostro percorso di vita compreso se decidiamo di aver cura e rispetto per corpo e mente che sono all'unisono.
La felicità è elevare il proprio stato vitale e essere consapevoli che le situazioni della vita vengono affrontate man mano che i giorni e il quotidiano segnano il percorso con la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e sfidare ogni ostacolo della vita che è avidità, egoismo, individualismo, stupidità lamentela giudicare gli altri.

Il sorriso davanti ad ogni cosa accada e la determinazione a superare gli ostacoli sono il dolce e l'amaro ma che si uniscono dando felicità.
La razionalità non è un bloccare la persona ma è una scelta verso obiettivi che portano a crescere e a vedere l'altro come una entità distinta e al di fuori della propria vita. Quindi in modo egoistico la vita e la felicità vengono percepiti come un valore positivo per crescere individualmente e non con l'obbiettivo di vedere un unico cosmo sociale che cammina insieme. Quindi la persona non è bloccata ma percepisce con una propria visione un valore individuale e distingue il valore dell'altro come una cosa a se stante. Ogni particella viaggia con un proprio involucro pur facendo parte di un unico corpo materiale e ciò causa che allo scoppio della particella inquina la materia e non essendoci una entità comune fa sì che la parte malata si diffonda coinvolgendo particella particella. Invece se ogni particella è aperta alla relazione sociale ad ogni rottura c'è la soluzione e ad ogni soluzione riuscita il cosmo quindi la materia ne gioisce.
 Le sofferenze della vita morte malattia e dolore sono le parti di ognuno di noi che esistono dall'origine della vita e quindi il ciclo della vita eterno permette di essere felici per avere sempre l'opportunità di crescere, di essere di valore per se e per gli altri. Imparare a vedere nell'altro il proprio specchio e riuscire a comportarsi con rispetto verso tutti coloro che hanno una propria identità e che va bene così come siamo.

La vita è una continua sfida e come tale lo è per tutti ma se riusciamo a manifestare rispetto amore compassione per tutti anche verso colui o colei ,(che avendo diritto di vivere per la propria felicità si ritrova a voler bene ),con cui abbiamo delle affinità e punti comuni di crescita insieme allora possiamo dire che siamo sulla giusta strada per una vita sociale comune e collettiva.

L'impresa sociale o essere imprenditore sociale chè è  diverso da fare impresa sono gli strumenti per portare avanti la vita sociale per una società collettiva che ha nel proprio cuore il senso di vivere nella comunità in cui è nato, cresciuto o in cui ha deciso di vivere e lo scopo è far emergere quella regola comune che è il rispetto. La regola o la norma o il diritto nasce dalla consuetudine e usi non da un diritto codicistico e per tanto il vivere in un villaggio nomade è un insegnamento che ci porta a rivivere quel sacro significato di bene comune.

Non vivere per il ricordo ma vivere per essere artefice della propria storia.»
(Marta Pecci)

Vorrei lasciare spazio a ulteriori riflessioni sul tema della "felicità in questo mondo" con le parole del leader buddista Daisaku Ikeda, tratte dal libro "Giorno per giorno", Esperia edizioni:

«Non c'è bisogno di essere impazienti. Se doveste sempre realizzare i vostri obiettivi con facilità, non potreste trarre gioia e appagamento dalla vostra vita. Una profonda felicità risiede negli sforzi tenaci.»

Per concludere, vorrei citare anche altri personaggi.  Il grande filosofo francese Jean Jacques Rousseau (1712 - 1778) scrisse nella sua opera Emilio: «Non esiste felicità senza coraggio né virtù senza lotta». L'imperatore filosofo Marco Aurelio (121 - 180) disse: «La vera gioia di un uomo consiste nel fare le cose per cui è nato». Il messaggio che emerge è che la felicità non è mai nello stare fermi o nell'assenza di problemi, anzi, una vera felicità alla base della propria vita è lo stimolo giusto per affrontare ogni cosa. Lo studioso francese Robert Arnauld (1588 - 1674) affermò: «Non abbiamo forse tutta l'eternità per riposarci?». Appunto: adesso è il momento di essere felici e di lottare tutti insieme per ciò in cui crediamo.

Francesco Galgani,
28 giugno 2014

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