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Quel che veramente conta nella vita

Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2015

Quanto segue è una citazione tratta da "Buddismo e Società" n.171, speciale "La vita e la morte", brani scelti di Daisaku Ikeda a cura della SGI:

[...] Niente è più certo della morte. Per questo è importante accumulare da subito i tesori del cuore che dureranno eternamente. La maggior parte delle persone però vive rimandando la questione della morte, la sfida più cruciale di tutte.
Ma non c'è nulla di più importante di ciò che il Buddismo chiama "l'unica grande questione della vita e della morte", di fronte alla quale tutto il resto è insignificante. Lo capiremo fino in fondo al momento della nostra morte.
Una persona che ha assistito agli ultimi istanti di molte persone malate ha osservato: «Alla fine della vita rivediamo in una panoramica tutta la nostra esistenza e in quel momento ciò che conta di più non è essere diventati dirigenti di una società o aver avuto successo negli affari, bensì come siamo vissuti e come ci siamo comportati con gli altri. Li abbiamo trattati con affetto e gentilezza o li abbiamo feriti? Abbiamo mantenute salde le nostre convinzioni e abbiamo vissuto una vita pienamente realizzata oppure proviamo dolorosi rimpianti per aver tradito qualcuno? Sono questi aspetti della nostra condotta come esseri umani che ci appaiono improvvisamente davanti, quando stiamo per morire».
La consapevolezza della morte conferisce un senso più grande alle nostre vite, ci spinge a ricercare l'eterno e a creare valore in ogni momento.
Che succederebbe se non ci fosse la morte? Probabilmente la vita continuerebbe ad andare sempre avanti e alla fine potrebbe anche diventare terribilmente noiosa. Siccome sappiamo di dover morire, ci impegniamo a fare del nostro meglio nel presente. La civiltà moderna è stata definita una civiltà che ha dimenticato la morte e non è un caso che sia diventata allo stesso tempo una civiltà caratterizzata da desideri sfrenati. Proprio come gli individui, quando le società evitano questa questione fondamentale precipitano nella decadenza.

Fonte: http://www.sgi-italia.org/riviste/bs/InternaTesto.php?A=4340&R=1&C=171

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