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Elogio del capitalismo?!!! Uno sguardo al nostro sistema economico

Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2015

Oggi ho letto che: «Penso che il vero meccanismo propulsore del capitalismo non sia la concorrenza ma la cooperazione, per produrre insieme ciò che nessuno potrebbe fare individualmente. La concorrenza in una società libera è importante, accresce le opportunità di scelta, ma il vero motore è il nostro desiderio di esseri umani di cooperare per creare qualcosa. Il capitalismo è basato sul nostro desiderio di creare ciò che ci fa vivere meglio, dunque la concorrenza, come il profitto, non si trova al primo posto. Un'impresa ha successo quando scopre come realizzare qualcosa di nuovo che nessun altro ha fatto o può fare, perciò sostengo che il capitalismo sia il più grande sistema di cooperazione sociale esistente. Collaborare per produrre, che non è facile, può anzi essere molto difficile.»
(tratto da un'intervista a Robert Edward Freeman, professore di Business Administration presso la Darden School of Business dell'Università della Virginia, a cura di Fabio Guenza, economista, consulente strategico e organizzativo ed esperto di competitività e responsabilità d'impresa, pubblicata sulla rivista Buddismo e Società n. 148).

Mmm... scritto così sembra un elogio al capitalismo. Complimenti.

Le cose si possono vedere da tante prospettive diverse e, sia ben chiaro, non mi diverto a scrivere nel mio blog tanto per passare il tempo, ma perché ho qualcosa da dire che è frutto di riflessioni, e magari da quel che scrivo può nascere qualcosa di buono, fosse anche solo una presa di consapevolezza di certe tematiche che difficilmente hanno spazio sui mass media.

Lo ammetto: non ho capito le parole di Freeman, o meglio, io stesso auspico un sistema economico improntato sulla cooperazione piuttosto che sull'avidità e sull'egoismo (come è attualmente), ma da qui a dire che il capitalismo sia il più grande sistema di cooperazione sociale esistente ce ne corre. Se lo fosse, ne sarei felice, ma dubito che lo sia.

Che cos'è il capitalismo a livello pratico, al di là delle teorie economiche? Per prima cosa, alcune informazioni di base: l'attuale modello di capitalismo riserva solo alle banche e alle altre istituzioni finanziarie la funzione creditizia, nell'area Euro né i singoli stati né le banche nazionali controllano la massa monetaria (ovvero non stampano moneta), la Banca Centrale Europea (che è una banca privata, di proprietà degli azionisti delle banche centrali dell’Eu, tutti enti ed organismi non statali) è l’unico organismo che ha il diritto di stampare moneta. Ciò premesso, è evidente che nel capitalismo le banche, e in particolare le banche centrali come la BCE e la Federal Reserve, hanno un ruolo centrale. Che cosa fanno le banche? Ho già parlato del potere delle banche e del loro legame con la politica, con gli armamenti e con le guerre, quindi non mi ripeto. Il primo aspetto dell'attuale capitalismo è che è legato alle guerre.

Vediamo altri aspetti. Come funziona la circolazione della moneta euro? La Bce crea dal nulla euro, nel gergo comune trasforma carta straccia in banconote, questi soldi vengono dati in prestito, oggi a tassi vicini allo zero, alle banche di Eurolandia. Con questi soldi le banche acquistano i buoni del Tesoro dello Stato con i quali i governi nostrani ripagano ogni anno solo gli interessi sul debito pubblico, di più infatti non si riesce a fare. Idealmente questi soldi dovrebbero alimentare l’economia e farla crescere: prestiti all’industria, per l’innovazione, per le opere pubbliche, ecc. La crescita economica dovrebbe far aumentare il gettito fiscale con il quale ripagare il prestito. Ma non è così nel nostro caso, e questo lo sanno tutti ormai, l’austerità taglia le gambe alla crescita quindi il circolo virtuale appena descritto diventa un circolo vizioso di impoverimento (si veda l'articolo di Loretta Napoleoni). Questo sistema si chiama signoraggio, esistono punti di vista diversi su come affrontare il problema, segnalo ad esempio un articolo di Francesco Carbone che esamina il problema in una maniera non banale. Consiglio la visione integrale del seguente video di dieci minuti, che spiega in maniera semplice come funziona il sistema:

Che cos'è il signoraggio - Spiegazione

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«I sistemi bancari moderni producono moneta dal nulla. Il procedimento è forse la più stupefacente truffa che sia mai stata escogitata dall'uomo. L'attività bancaria è stata concepita nell'iniquità ed è nata nel peccato. I banchieri possiedono l'intero globo; toglieteglielo, ma lasciate loro il potere di creare credito e con un colpo di penna creeranno abbastanza moneta da comprarselo di nuovo. [...] se volete essere schiavi dei banchieri e pagare il costo della vostra stessa schiavitù, allora lasciate alle banche il potere di creare moneta» - Lord Josiah Stamp, Presidente della Bank of England negli anni '20

Fin qui ho mostrato come il capitalismo attuale sia legato a guerra e impoverimento.

Di solito guerra e impoverimento sono legati all'ingiustizia sociale, e con essa si lega anche il capitalismo. Non mi sto riferendo all'ovvia distinzione tra ricchi e poveri, ma a due questioni: la prima è che per produrre capitale serve capitale, quindi solitamente chi è ricco rimane ricco e chi è povero rimane povero, la seconda è che il sistema bancario è profondamente iniquo. Volete un esempio? Come ha documentato Giulio Ripa in un articolo del 12 agosto 2011:

«Il Pil realizzato nel 2010 dai 27 paesi dell'Unione europea è stato valutato 16.106 miliardi di dollari. Quello dell'Italia 2.036 miliardi e del Belgio 461 miliardi (Fmi, World Economic Outlook Database, 2011). Ebbene, il rapporto dell'audizione effettuata sulla Federal Reserve Bank, la Banca Centrale degli Stati Uniti, per la prima volta della sua storia, dal Gao (Government Accountability Office) degli Stati uniti, reso pubblico alla fine di questo luglio, rivela un fatto a prima vista incredibile: la Federal Reserve Bank ha dato in segreto, tra dicembre 2007 e giugno 2010, a banche e imprese americane e non, prestiti per circa 16 mila miliardi di dollari senza interesse e a condizioni di rimborso del tutto fluide. Argomento: per «salvarle».

Altrimenti detto, è stato possibile per la più potente banca centrale del mondo stampare, all'insaputa del governo, miliardi e miliardi di nuovi dollari per salvare il capitale degli azionisti di banche e imprese che hanno fallito perché hanno commesso errori madornali unicamente per cercare di arricchirsi ulteriormente, e poi far pagare a miliardi di poveri cristi (operai, contadini, impiegati, insegnanti) attraverso il mondo il costo del «salvataggio».

La notizia toglie il velo, per l'ennesima volta, a un sistema scandaloso. Non vi sono altri termini possibili. Essa interviene come una pugnalata alle spalle dei 2.8 miliardi di persone dette «poveri assoluti» (meno di 2,15 al giorno di «reddito») e delle centinaia di milioni di «nuovipoveri» (i working poors e i disoccupati/senza lavoro di lungo periodo) che in America del nord, in Europa e in Asia debbono accettare le drastiche riduzioni delle spese sociali.

A questi miliardi di esseri umani si è assicurato, mentendo scientemente, che non ci sono stati né ci sono soldi per «salvarli». Anzi, come dimostrano gli sviluppi della «crisi» in queste settimane i potenti dicono agli sfruttati che devono essere loro a pagare se si vuole salvare il sistema. Si tratta di un comportamento «criminale». Vi sono i crimini di guerra contro l'umanità, vi sono i «crimini» economici contro la giustizia e la vita. La notizia «parla da sé», non ha bisogno di commenti. Non posso evitare però di denunciare due fatti maggiori.

Primo, la congiura del silenzio e della complicità sulle vere ragioni e dinamiche della crisi da parte di esperti ed economisti «ufficiali» (e sono legioni nelle migliaia di università e di istituti finanziari europei) e di dirigenti politici. Dall'esplosione della nuova crisi nel 2007, essi non fanno altro che ripetere, spesso con toni drammatici per meglio riscuotere l'adesione dell'opinione pubblica «terrorizzata» dall'idea di perdere i propri soldini, che finirà proprio così se non si farà quello che dicono i dominanti.

Si dilettano a disquisire, ripetendo tutti le stesse litanie e formule, di fremiti di crescita del Pil, di tassi d'interesse, di rating, di debiti e d'indebitamenti, di prestiti di ultima istanza tra le banche centrali e i grandi finanzieri del Tesoro, di default. Ma non parlano mai, nemmeno una piccola parola, del fenomeno imperiale Usa. Che la Banca centrale degli Stati uniti abbia potuto fare quello che ha fatto è scandaloso non solo sul piano etico, sociale ed economico, ma soprattutto sul piano politico e per due ragioni.

Anzitutto è inaccettabile, per la democrazia e la giustizia sociale, che un organo tecnocratico come la Federal Reserve Bank sia politicamente autonoma dal governo e dal Congresso degli Stati uniti. Anche ammesso che non lo abbiano saputo, questo significa che il governo e il Congresso sono, a ogni modo, responsabili politicamente delle azioni della Federal Reserve Bank. Ma non è successo nulla. Nessuno, alla Federal Reserve Bank, al governo, al Congresso ha dovuto rispondere del malfatto.

Si tratta, inoltre, di un fatto politicamente scandaloso perché esso dimostra che i poteri forti finanziari ed economici del mondo riconoscono alle forze finanziarie e politiche degli Stati uniti il potere di decidere, nei loro interessi, a nome e per il mondo. In questo senso, l'egemonia imperiale mondiale delle forze finanziarie Usa&Co è di natura criminale.

L'assurdità dell'indipendenza politica della Banca centrale europea esplode agli occhi di tutti in maniera crudele. Eppure, i nostri dirigenti continuano a parlare di «democrazia partecipativa», o partecipazione dei cittadini agli affari pubblici. Stanno prendendo in giro miliardi di persone, sapendo di farlo.

Secondo, gli ultimi sviluppi hanno messo a nudo il fenomeno imperiale finanziario mondiale Usa&Co. In particolare per via della potenza acquisita dalle tre principali compagnie mondiali finanziarie private di notazione (rating), tutte e tre americane, e impregnate dal vangelo della teologia universale capitalista.

Condannate al rogo nel 2008 perché accusate - a ragione - di aver contribuito all'esplosione della crisi, appena tre anni dopo dominano la scena economica e finanziaria mondiale, «giudicano» gli stati e le loro politiche, «terrorizzano» i governi, persino quello degli Stati Uniti.

Gli economisti e dirigenti politici si arroccano nella loro congiura del silenzio e della complicità «pontificando» all'infinito sulle regole dei mercati finanziari, sulle tecniche di indebitamento e rimborso, sugli strumenti finanziari e gli eurobond, sugli stati d'animo delle tre società di rating, ma non parlano mai di capitalismo. Si comportano come se la crisi non avessse niente a che vedere con il capitalismo. Danno l'impressione che il capitalismo non esista.

Ora, è proprio il sistema capitalista finanziario mondiale da loro voluto e imposto (libertà del capitale, autoregolazione dei mercati finanziari, esaltazione dei prodotti finanziari altamente speculativi, indipendenza politica delle banche centrali dai poteri politici ma loro subordinazione ai mercati, demonizzazione della spesa pubblica, dogmatizzazione del rendimento delle azioni) a essere all'origine e a fungere da teatro delle crisi che stanno devastando da almeno quarantanni l'economia mondiale, le risorse del Pianeta e il «fare società».

La semplice verità, di cui i gruppi dominanti sono coscienti ma che tuttavia non possono nascondere, è che non si uscirà mai dalle crisi del capitalismo e dai suoi effetti mortiferi senza interrarlo definitivamente. Invece, i gruppi egemonici mondiali accusano la spesa pubblica di essere l'Adamo e l'Eva della crisi dell'economia mondiale.

Di fronte a siffatta situazione, noi cittadini, in particolare noi europei che affermiamo di avere ancora nella cultura politica un'affezione per la giustizia e la libertà nell'uguaglianza, dobbiamo dire una volta per tutte «basta».

«Basta» alla capacità di agire dei veri predatori della res publica dei nostri paesi e del Pianeta che sono gli attori finanziari, industriali e commerciali attuali. «Basta» anche a governi come quello italiano e a chi fa il bello e il cattivo tempo nelle Borse del mondo. Questi dirigenti devono andarsene o essere cacciati via. Non sono i conti pubblici che devono essere rimessi in ordine (dichiarazione del segretario di Stato al Tesoro degli Stati uniti del 7 agosto 2011, il quale ha volontariamente dimenticato i subprimes americani), ma i conti del capitalismo.»

Ecco, questo è il capitalismo dei nostri giorni: guerra, impoverimento, signoraggio, ingiustizia sociale, comportamento eticamente criminale ma legalmente autorizzato. Ci sarebbero poi ulteriori questioni legate al capitalismo da appronfondire, come l'attuale concorrenza selvaggia ed eticamente sleale con nazioni tipo la Cina, come l'assurdo che il prodotto locale costa più del prodotto importato, come la progressiva distruzione dei diritti dei lavoratori e l'eccessiva tassazione del lavoro, e così via, che non fanno altro che confermare tutti questi punti. Non mi voglio dilungare oltre. Ringrazio chi dei miei lettori ha avuto la pazienza di leggere fin qui.

Non so cosa Robert Edward Freeman, citato all'inizio di questo articolo, possa rispondere a tutto ciò, né come possa sostenere che il capitalismo sia il più grande sistema di cooperazione sociale esistente.

Francesco Galgani,
3 giugno 2014

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