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Restiamo uniti nella democrazia contro le oligarchie (di Giulio Ripa)

Ultimo aggiornamento: 16 Settembre 2018

Autore: Giulio Ripa
Fonte dell'articolo seguente: https://sites.google.com/site/archiviodigiulioripa/home/oligarchia
Licenza: Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale

RESTIAMO UNITI NELLA DEMOCRAZIA CONTRO LE OLIGARCHIE

L'oligarchia (dal greco oligoi=pochi e archè=potere, comando; cioè "potere di pochi") è un sistema di governo in cui il potere è detenuto da un gruppo ristretto di persone tendenzialmente chiuso, organizzato, omogeneo, coeso, che lo esercita nel proprio interesse particolare.

Si può parlare ad esempio di oligarchie economiche, finanziarie, burocratiche, militari, ecc.

Nel sistema economico capitalistico si accumulano risorse economiche presso centri di potere oligarchici, che esercitano un ruolo assai importante nell'influenzare la gestione della cosa pubblica.

Spesso queste oligarchie esplicano un effetto asfittico nei confronti del potenziale imprenditoriale degli artigiani e della piccola e media impresa.

I membri della classe politica nascondono il fatto che vi sia una oligarchia al potere, una minoranza organizzata che inevitabilmente si concentra nelle mani di un gruppo ristretto di persone, fondato sempre sulla dicotomia pochi-molti: pochi esercitano il potere, molti lo subiscono.

Il punto di forza delle oligarchie è nell'atomizzazione della massa, confusa, dispersa e incapace di organizzarsi.

"Dīvĭdĕ et ĭmpĕrā (letteralmente «dividi e comanda») è una locuzione latina secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un'autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.

Questa tecnica permette quindi ad un potere centrale composto da pochi uomini di governare e dominare sulla maggioranza della popolazione.

Una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell'opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune. In realtà, questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità, ciascuna titolare di una quantità di potere, possano unirsi. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che queste ultime non trovino mai la possibilità di unirsi contro di esso.

Sempre di più si governa controllando lo stato d'animo della popolazione più che agire in uno stato di diritto attraverso il confronto democratico.

Le oligarchie condizionano lo stato d'animo della popolazione, modificando il contesto per cambiare il nostro comportamento, senza farcelo sapere, per cui la maggioranza della popolazione crede ed accetta lo scenario generale in cui si narrano le cose che accadono.

Secondo Macchiavelli "Governare è far credere." perché "Sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare."

Il più o meno 1% della popolazione più ricca prevale sempre sul restante 99% più povero.

Il risultato finale è una disuguaglianza in continuo incremento. I ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri in aumento sono sempre più poveri.

L'1% della popolazione mondiale più ricca, ha una ricchezza pari al 50% della popolazione mondiale più povera.

Nel nostro sistema capitalista, le oligarchie, una minoranza organizzata unita nella gestione del potere che genera ricchezza per pochi, prevale sulla maggioranza disorganizzata e divisa, incapace di costruire una visione condivisa della società ed alternativa a quella imposta dal sistema di potere attuale.

Grazie alla loro ricchezza le oligarchie finanziano i gruppi editoriali dei mezzi di comunicazione di massa (televisioni e giornali), finanziano partiti e movimenti, finanziano la pubblicità, comprano la fiducia delle classi dirigenti, in modo da avere a loro favore l'informazione dominante per condizionare il comportamento della maggioranza della popolazione, dirottando con facilità il conflitto e la rabbia degli sfruttati contro altri sfruttati.

Le oligarchie usano l'innovazione tecnologica per sedurre la popolazione, distorcendo l'attenzione dei cittadini alla vita politica.

Le tecnologie persuasive e pervasive favoriscono tale distorsione, scegliendo cosa mostrare e cosa no a ciascun individuo, in base ad algoritmi di personalizzazione su misura: in questo modo, tendono a rinchiudere le informazioni e le relazioni interpersonali all’interno di una bolla virtuale che somiglia molto alla rappresentazione o visione del mondo che l’individuo può avere.

All’interno della rete individuale aumenta così l’isolamento dell’uomo rispetto alla vita reale, dove ci sono contraddittori, conflitti e diverse visioni del mondo che contrastano con la propria.

I grandi player internazionali (multinazionali) conoscono queste umane debolezze e su di esse fondano i loro affari (milioni di utenti con i loro comportamenti interattivi alimentano a titolo gratuito estese raccolta dati (Big data) per iTunes, Google, Facebook, Twitter, Amazon etc., che poi le vendono a chi serve estrarre valore per analisi di mercato).

Le oligarchie riescono ad avere consenso dalla maggioranza della popolazione, semplicemente perchè si rendono invisibili nel governo del paese.

Nella popolazione pochi  mettono in discussione il potere delle oligarchie, perchè la loro ideologia è vissuta come l'unico modo di vivere la vita, senza più alternative.

Il pensiero unico resta indiscusso: crescere economicamente nella quantità delle cose da consumare e non nella qualità delle relazioni umane per emanciparsi, per cui i problemi si possono risolvere solo individualmente, mai socialmente.

Una propaganda capillare, diffusa, che utilizza due leve emotive viscerali di estrema efficacia: da una parte la seduzione, la crescente ricchezza di beni materiali, la promessa edonistica di una vita facile e comoda, il “diritto” al lusso, al benessere personale individuale, che fa leva sul narcisismo; dall’altra la paura, il terrore di ricadere nella miseria e nella disperazione senza uscita.

Il neoliberismo, favorendo attitudini relazionali patologiche, basate sulla competizione per emergere sugli altri, ha distrutto ogni forma di comunità, e insieme alle comunità ha distrutto ogni forma di etica.

L’autoaffermazione narcisistica oggi viene prima della ricerca del bene comune. Così vuole il credo neoliberista, nel nostro modo di pensare più profondo e inconscio, tutti siamo diventati neoliberisti, succubi di un pensiero patologico.

E’ un fatto noto che l’assoluta maggioranza delle persone non è in grado di generare gli stati e le emozioni che desidera. Quindi vive prigioniera di emozioni decise da altri per garantirsi il dominio.

Solo le oligarchie fanno società nel senso che si organizzano associandosi per mantenere il loro potere a dispetto del resto della popolazione, una massa mantenuta in una condizione caotica e frammentata, incapace di opporsi al potere che governa, anzi si accontenta dello sgocciolamento della ricchezza degli oligarchi, aspirando e sognando di entrare nel loro mondo.

Un esempio attuale di oligarchia è quella finanziaria, quella che con la finanziarizzazione dell'economia riesce a governare il mondo attraverso la globalizzazione dei capitali.

La sovranità non appartiene più al popolo, cioè alla comunità dei cittadini tutti, ma ai poteri finanziari privati transnazionali, che decidono le norme a loro più favorevoli.

La finanza è indipendente dalla politica, ma la politica dipende dalla finanza.

Tra i parametri valutati dal mondo finanziario nel giudicare l'economia di un paese, c'è anche la stabilità politica del paese. Questa valutazione condiziona direttamente la volontà di cambiamento di una nazione anche quando è il risultato di un processo democratico.

In base a criteri non democratici, cioè interventi e strumenti considerati erroneamente neutrali perché tecnici come le agenzie di rating, aumento degli interessi sul debito, pareggio di bilancio, diminuzione della liquidità della moneta, spread, caduta delle azioni in borsa, rapporto di cambio tra le monete, etc, la finanza prevale sulla politica democratica. Le banche ed i loro soci (in genere multinazionali che spesso diventano monopoli privati) non sono neutrali sul campo ma, condizionano il corso degli eventi che accadono nel mondo.

Inoltre con i paradisi fiscali le oligarchie finanziarie riescono a sottrarsi da qualsiasi regola o limite sulle transazioni finanziarie senza pagare nulla ai corrispettivi paesi.

La maggioranza della popolazione non vede questo potere forte oppure non lo associa al governo della società.

I motivi sono vari. Ma quello principale è che questo potere forte ha la capacità di dividere la popolazione su altre problematiche più "urgenti". Un esempio è quello della migrazione dei popoli.

La lotta tra pro immigrati e antimmigrati riempie l'agenda dell'agire politico.

Gli esponenti a livello europeo che si contrappongono su questo problema, sono il presidente francese Macron e il ministro italiano Salvini. Macron si dichiara europeista e globalista invece Salvini antieuropeista e nazionalista.

Ma entrambi sono per un sistema neoliberista con a capo la finanza.

Tutte e due i contendenti Macron e Salvini non mettono in discussione, nei fatti, la finanza speculativa, il capitalismo finanziario, i privilegi di questa casta che decide la vita e la morte delle nazioni, mentre la popolazione è costretta a dividersi schierandosi con l’uno o con l’altro, sul tema dell’immigrazione.

E' importante invece non dividersi. Se la maggioranza della popolazione resta unita, è compito primario di ogni democrazia, "il governo di molti", isolare e sconfiggere le oligarchie, in modo da curare gli interessi delle comunità, dei molti, compreso gli immigrati, rispetto all'interesse di pochi privilegiati.

Restare uniti per lottare contro il pensiero unico neoliberista delle oligarchie, significa favorire il passaggio da una cultura patologica del tutti contro tutti, radicata nella patologia degli affetti, delle emozioni e delle relazioni, ad una nuova cultura fisiologica, ad una nuova umanità del bene comune, radicata nella fisiologia degli affetti, emozioni, relazioni.  Fisiologia anzichè patologia del pensiero.

"La psiche è una, noi siamo uno, il mondo interno corrisponde al mondo esterno".

La dicotomia io/altri va superata. Cambiare l'individuo (l'io) per cambiare la società (gli altri), è equivalente nel dire cambiare la società per cambiare l'individuo, e viceversa.

Non esiste questo o quello. ma esistono entrambi. Non esiste un prima e un dopo. Tutto accade insieme nello stesso tempo. Oltre ogni scelta manichea, superare il dualismo io/altri significa "io sono gli altri" e "gli altri sono me".

Praticare questa filosofia, che sostituisce l'individualismo edonistico ed altre ideologie di un pensiero patologico tipico del nostro tempo, spinge nella direzione del pensiero fisiologico dove è possibile "farsi individui nel farsi comunità".

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