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A proposito di referendum ed elezioni politiche

Ultimo aggiornamento: 17 Aprile 2016

La democrazia è partecipazioneNon andare a votare quando ogni cittadino è chiamato a farlo, in assenza di veri impedimenti (come una malattia), è un'offesa verso la propria libertà, che così viene ceduta ad altri. Disinteressarsi della gestione del bene comune, ovvero della "politica" nella sua accezione più corretta del termine, significa lasciare i propri beni in mano ad altri, dando loro il diritto di saccheggiarli o di distruggerli.

Fare di tutta l'erba un fascio, dicendo "Ma tanto sono tutti corrotti...", oppure "Ma tanto non cambia nulla", è un pretesto comodo, ma fasullo, per non impegnarsi a informarsi e a fare con convinzione le proprie scelte. Nessuno è solo: quando scegliamo di lottare per un causa, sicuramente c'è anche qualcun altro che lo sta facendo.

Per quanto riguarda nello specifico i referendum abrogativi (come quello odierno), il quorum è il numero di votanti necessario affinché una consultazione elettorale sia considerata valida. In Italia, la legge stabilisce che un referendum è valido solo se si reca alle urne il 50% degli aventi diritto: ne segue che gli inviti a non andare a votare sono uno strumento antidemocratico. Ne sanno qualcosa i moltissimi Paesi occidentali dove il quorum non è mai previsto, lo dimostra anche il Consiglio d'Europa che ha chiesto all'Italia di eliminarlo dallo strumento referendario. In particolare, ai punti 50-51-52 (pag. 23-24) del "Codice di Buona condotta sui Referendum Adottato dal Consiglio per le Elezioni Democratiche", si raccomanda agli stati di non prevedere dei quorum per l'approvazione dei referendum, tutelando il principio secondo il quale chi si reca alle urne decide e chi sta a casa delega coscientemente la decisione ai propri concittadini. In questo modo il popolo sovrano può intervenire direttamente sulle leggi, proponendo dei provvedimenti e confermando o meno quelli approvati dal Parlamento, nel solco di quanto previsto dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto.

Come ha scritto Daisaku Ikeda, in "Giorno per giorno" (Esperia edizioni):
«Non vi può essere vera democrazia a meno che i cittadini di un paese comprendano che essi sono i sovrani e i protagonisti principali, agendo di conseguenza con saggezza e profonda consapevolezza. La democrazia non adempirà la sua missione a meno che gli individui si alzino con maggiore informazione e coinvolgimento e, uniti, lottino in favore della giustizia, controllando le attività dei potenti.»

Auguro a chiunque ne abbia la possibilità di andare a votare,
Francesco Galgani,
17 aprile 2016

 

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