Scrivo perché sento il bisogno di farlo, perché è qualcosa che fa parte di me. La scrittura è un'estensione della propria mente ed è, di per sé, un atto creativo e necessario alla formulazione di nuovi pensieri o, almeno, ad un chiarimento di idee. E' anche una memoria, che è il motivo principale per cui la scrittura è stata usata nell'antichità: scrivere su roccia o pergamena costava tanto tempo e risorse, quindi si scriveva affinché le cose scritte rimanessero nel tempo.
Io stesso, dopo aver scritto qualcosa, quasi subito mi scordo quello che ho scritto. Se poi, a distanza di tempo, lo ricerco e lo ritrovo, o semplicemente mi spunta sul mio schermo per caso (come quando cerco qualcosa in un motore di ricerca e come prima pagina esce il mio blog), a volte rimango stupito, perché non ricordo di aver fatto quello specifico lavoro di scrittura.
Comunque, con riferimento alle mie poesie, ho immaginato un possibile percorso evolutivo sulle motivazioni dello scrivere. L'ho descritto qui:
Il ruolo della poesia e gli stadi del suo sviluppo: riflessioni psico-sociali di un poeta
Ecco, questo è un esempio di memoria. Ho riletto adesso queste riflessioni del 2015, ritrovate in due secondi con il pulsante "Search" del blog. Comunque, sebbene lì mi riferisca nello specifico alla poesia (intrapsichica, relazionale e sociale), lo stesso discorso, per me, vale per la scrittura in generale.
Ho scritto cose che non ho pubblicato né inviato ad altri, né ho in programma, per il momento, di farle vedere a qualcuno. In questi casi le mie motivazioni intrapsichiche sono le uniche forti, e anche con le poesie ho iniziato così, senza farle vedere a nessuno per anni. Non sono l'unico, so che il mondo è pieno di scrittori che rimangono nascosti. Altre volte ho pubblicato software e testi specialistici così di nicchia che sarà già un miracolo se una sola persona avrà voglia di studiarseli con calma, come questo README.md che ho scritto ieri.
Comunque, a parte questi casi molto particolari, spesso nello scrivere - anzi, nel mio scrivere - si sommano ragioni diverse.
Se invece osserviamo quel che oggi normalmente succede a livello mondiale, come la scrittura nei social, allora il discorso cambia completamente. Banalmente, non si scrive più per conservare una memoria. Quello che oggi viene scritto in un social, già domani sarà difficile ritrovarlo perché superato da altri post, dopo domani sarà ancora più difficile, tra un mese praticamente impossibile, a meno di non passare ore e ore a scrollare i contenuti. E tra un anno o due decenni? Con il blog ritrovo tutto, con un social perderei tutto. Aggiungiamo a questo che la propria pagina in un social può essere chiusa in qualsiasi momento se lo scrittore esprime un pensiero che non piace ai "padroni" - con la cancellazione immediata e irrecuperabile dei propri contenuti.
Ho un amico a cui la pagina Facebook è stata cancellata più volte per "violazione delle regole della community" (?!). Guarda caso, alcuni di questi episodi sono successi subito dopo che lui ha copiato e incollato nella sua pagina qualche pensiero che ho espresso nel blog. Questa la chiamano "democrazia", ovvero un regime tecnocratico (cioè in mano ai padroni della tecnologia) in cui non è ammesso il dissenso nemmeno di persone quasi anonime, cioè che non hanno nessuna esposizione politica, né un lavoro, né un ruolo sociale.
Oggi non si sta perdendo solo l'uso della scrittura come memoria, ma anche quello ancora più importante di estensione della propria mente:
«In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; [...]»
(Vangelo di Giovanni)
In questa traduzione della Bibbia, "verbo" significa "parola", ovvero tutto ciò che esiste deriva dalle "parole". Sembra strano, ma è tremendamente vero: se non esistesse una parola per indicare qualcosa, quel qualcosa, per la nostra mente, semplicemente non esisterebbe. Viceversa, se comprendiamo o scopriamo qualcosa di nuovo per la quale non esiste una parola, siamo "costretti" a inventare un neologismo, una sigla, un'espressione composta o ad aggiungere una nuova accezione ad una parola già esistente. Quest'ultimo caso rende i linguaggi umani molto ambigui in alcune circostanze.
La nostra mente è formata anche dalla grammatica, la quale, plasmando le parole, dà forma anche ai nostri pensieri. Così, il modo di pensare di un giapponese, nella cui lingua non esistono né maschile né femminile, né singolare né plurale, è molto diverso da quello di un italiano (ho un po' semplificato, non è sempre così, ma quasi). Per noi italiani, un sostantivo è o maschile o femminile, o singolare o plurale, per un giapponese no. E' diverso anche l'ordine delle parole tra le due lingue (soggetto, verbo, oggetto, avverbi, e altro). Comprendere la grammatica significa comprendere Dio, nel senso di ciò che è all'origine della nostra mente.
Fatte tutte queste premesse sulla sostanziale sovrapposizione o identità tra parole, grammatica e mente, è evidente che l'atto dello scrivere, del leggere, del parlare e dell'ascoltare serve a formare i propri pensieri. Non a caso, l'inversione del senso delle parole usata dal giornalismo serve a cambiare i pensieri delle masse nella direzione voluta dal potere. Ad esempio:
- massacri e genocidi mossi da motivazioni di superiorità o di gusto nell'infliggere atroci sofferenze (ovvero nazismo) vengono chiamati "legittima difesa" o "resistenza" (es.: ideale sionista della Grande Israele);
- difendere il proprio popolo, la propria gente e i propri cari viene chiamato "aggressione" (es.: proxy war in Ucraina della NATO contro la Russia);
- i "peggiori" vengono chiamati "migliori" (es.: Mario Draghi);
- i veleni potenzialmente mortali o gravemente invalidanti vengono chiamati "vaccini" (con la contemporanea non raccomandazione e, nel contesto ospedaliero, divieto delle cure potenzialmente efficaci);
- un'influenza un po' più aggressiva delle altre, frutto di ingegneria genetica, viene chiamata "pandemia", mostrando immagini di gente morta per strada e funerali di stato con bare portate da militari (veicolando il significato di "stato di guerra");
- la certificazione della propria sudditanza nel corpo e nell'anima, potenzialmente mortale o invalidante, con la contemporanea grave persecuzione dei dissidenti, viene chiamata "green pass", con un richiamo all'ecologia ("green") completamente fuori contesto;
- l'omissione di soccorso, ovvero l'assenza di cure tempestive e necessarie per persone che realmente ne hanno bisogno, viene chiamata "protocollo medico di vigile attesa";
- le persone sane vengono chiamate "asintomatici";
- le normali, lievi e non significative variazioni di temperatura da un anno all'altro vengono chiamate "cambiamento climatico di origine antropica";
- la distruzione dell'ecosistema dovuta alla natura predatoria del sistema economico neoliberista viene affrontata come se fosse una questione di "crediti di carbonio";
- il colonialismo armato e il saccheggio delle risorse altrui viene chiamato "guerra al narcotraffico" (es.: Venezuela);
- coloro che ammettono opposizione politica nel proprio paese, che permettono alle tv estere di opposizione di trasmettere, e che rispondono alle domande molto scomode e aggressive dei giornalisti esteri, vengono chiamati con parole che suonano molto strane e fuori contesto, cioè "autocrati nazisti" (es.: Vladimir Putin);
- coloro che al contrario perseguitano, torturano e uccidono sia gli oppositori politici (nel proprio paese e all'estero) sia specifici gruppi culturali all'interno del proprio paese, che non ammettono giornalisti scomodi o esteri, che hanno chiuso tutte le tv tranne quella del proprio partito, che fanno pestare e uccidere gente a caso presa per strada, e che hanno come riferimento esplicito e dichiarato il nazismo storico (es.: Azov Brigade, unità militare della Guardia Ucraina), e che stanno al potere senza legittime elezioni e senza che la Costituzione lo permetta, vengono chiamati "democratici", "resistenti", "leader" (es.: Volodymyr Zelenskyy), con il plauso e l'attrazione erotica della nostra prima ministro, fotografata in pose quantomeno imbarazzanti;
- il satanismo, l'incesto, le torture, la somministrazione di droghe, le amputazioni e gli smembramenti, il traffico e gli stupri su neonati e bambini piccoli (maschi e femmine), il cannibalismo rituale, la pedo-pornografia vista o partecipata, e la bestemmia, vengono chiamati "nuovo ordine mondiale", "innovazione", "sana spiritualità", "politica", "potere", "successo" o "amore", a seconda dei casi (ben prima dei documenti di Jeffrey Epstein);
- l'immondo abuso di una donna in estrema povertà, costretta a partorire un figlio o una figlia che spesso (ma non sempre) non sono nemmeno geneticamente suoi, viene chiamato "affitto" (utero in affitto) o "maternità" (maternità surrogata);
- chi tenta di difendere la cristianità o mostra devozione a Maria o comunque tenta di difendere i valori tradizionali e la famiglia naturale, viene chiamato "fanatico", "integralista", "fuori tempo", "oppressore", "aggressore", "arretrato", "nazista", "dittatore", "subumano", "animale", ecc.;
- gli escrementi intellettuali vengono chiamati "tv in prima serata", "giornalismo", "notizie", "social network", o "intelligenza artificiale" (IA), a seconda del contesto;
- le credenze acritiche e immotivate, al pari di superstizioni che servono solo all'interesse di Big Pharma e di pochi miliardari (es.: Bill Gates), vengono chiamate "scienza", mentre gli "scienziati" premio Nobel per la medicina vengono chiamati "dementi senili" (es.: Luc Montagnier);
- e così via, l'inversione di senso delle parole è garantita, è la via principale che legittima ogni forma di violenza nelle nostre società.
Usando le parole in questo modo, il popolo, come un gregge, va dove vuole il padrone e, soprattutto, "pensa" quello che vuole il padrone.
Colgo l'occasione per una piccola riflessione su "grammatica" e "politica". Ho il sospetto, per le motivazioni espresse prima sulla sovrapposizione o identità tra parole, grammatica e mente, che uno dei motivi per cui l'estremismo LGBTQ+, quando portato alle sue massime e nefaste conseguenze, sia molto più sentito in Gran Bretagna che in Italia, sia in parte dovuto anche alla lingua. La grammatica inglese permette infatti, molto più di quella italiana, di formulare frasi in cui non è specificato il genere sessuale della persona di cui si sta parlando. Tra l'altro, è prassi molto comune nella lingua inglese l'uso del plurale per intendere un singolare di cui non si voglia o non si possa specificare il genere sessuale. Questo in italiano non è possibile, o almeno non dovrebbe esserlo, sebbene l'IA a volte ci riesca, formulando frasi un po' forzate: è un piccolo abuso della nostra lingua che ho notato in più occasioni, che pian piano potrà servire a cambiare il modo di pensare.
L'IA, comunque, non solo sta notevolmente amplificando l'uso delle parole per indirizzare i nostri pensieri, essendo "addestrata" dai "padroni del discorso" a trattare certi argomenti in un certo modo, oppure a non trattarli per niente, ma va ben oltre. Se da una parte la scrittura è da millenni uno strumento di estensione della propria mente, dall'altro l'IA generativa di testi è uno strumento di "sostituzione" della propria mente. Ma anche in questo caso, non solo non lo ammettiamo in maniera così diretta, ma invertiamo le parole, parlando dell'IA come di un "assistente digitale" (quindi di qualcuno che ci affianca e che ci aiuta), piuttosto che di un "padrone" che ci toglie lavoro, possibilità relazionali e, a questo punto, anche possibilità di "pensare". In ultima analisi, possibilità di "esistere". Nel Vangelo di Giovanni sopra citato, infatti, la parola e la vita sono un'unica cosa.
Anche questo, ovviamente, l'ho scritto senza IA e, visti i contenuti e lo stile molto diretto e personale, non potrebbe essere altrimenti. Meglio sbagliare e restare umani con coscienza, che essere politicamente corretti, anzi perfetti ed "esatti" come l'IA (?!), ma eticamente corrotti e senza anima.
(8 febbraio 2026)