You are here

Giustizia: arbitrato neutrale o conferma dei poteri?

Translate this articleSpeak this article

Tra circa un mese, in Italia il popolo sarà chiamato ad esprimere un’opinione nel Referendum Costituzionale Confermativo a proposito del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e di dettagli tecnici sul funzionamento della Giustizia.

Ma noi, fondamentalmente, che idea di “giustizia” abbiamo? Quella del Marchese del Grillo?

La legge è uguale per “tutti” in senso assoluto, oppure questo “tutti” significa “tutti coloro che all’incirca hanno le stesse possibilità economiche, ruolo sociale e risorse”?

Quando la Corte Costituzionale esprime un parere, lo fa usando la Costituzione come faro supremo, o si lascia guidare dagli interessi economici di Big Pharma e di qualunque altro potentato economico?

La magistratura serve a scardinare i rapporti di potere, o a confermarli? Ecco, secondo me è questa la vera domanda.

Non esistono sentenze “neutrali” nei tribunali, semplicemente non è possibile. Lo Stato, e quindi anche l’area giudiziaria, è strutturato come una “macchina di riproduzione” dei rapporti sociali dominanti. Abbiamo pochi ricchi e potenti, e una moltitudine di persone a cui manca il minimo necessario, la quale deve solo chinare il capo e ubbidire. Queste sono le nostre “democrazie”.

Per far valere i nostri diritti, servono tempo, avvocati, consulenze, perizie, ricorsi, visibilità, capacità di reggere anni di causa senza crollare, e spesso non bastano. Servono risorse ingenti che pochi hanno. Coloro che si trovano “in alto” possono sostenere un contenzioso infinito, possono trasformare la giustizia in una leva, in una trattativa, in un logoramento, e comunque far valere le proprie ragioni basandosi sulla corruzione a livello personale. L’uguaglianza dei diritti è formale, ma non sostanziale.

Ci ricordiamo cosa ha detto la Corte Costituzionale di fronte alle evidenti violazioni della nostra Costituzione – ovvero crimini – durante la dichiarata pandemia? La sua risposta è stata che ha dovuto tenere conto del “tempo della scienza” (?!), anche se, nell’imposizione vaccinale e nell’estorsione del consenso informato tramite ricatto, non c’è stato assolutamente nulla di scientifico. I morti, però, quelli per divieto per legge delle cure potenzialmente efficaci, e quelli per imposizione vaccinale, oltre a coloro che sono stati resi gravemente invalidi a vita, per la magistratura non contano nulla.

La nostra Costituzione è sempre stata continuamente calpestata e rinnegata. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro? L’Italia ripudia la guerra? I TSO per motivi politici, ovvero le torture fisiche e mentali con danni a vita, sono vietati? E’ vietata la chiusura arbitraria dei conti correnti al fine di reprimere la libertà di espressione del pensiero? Il dissenso è permesso e tutelato? Coloro che impongono le loro malefatte sulla popolazione ci “rappresentano” in qualche modo, o si limitano a prendere ordini da poteri sovranazionali? La Costituzione è la prima fra le fonti del diritto, quella che ha maggiore forza, oppure deve piegarsi al “diritto della forza”?

Oltre un certo livello di potere, poi, esiste una sostanziale impunità, assolutamente inattaccabile, che rimane tale anche di fronte a omicidi, stragi, pedofilia, torture, ricatti, sperimentazioni brutali su gente innocente e non consenziente, riti satanici, cannibalismo, ecc. Questa realtà ci viene continuamente sbattuta in faccia, come nel caso degli Epstein files, che di fatto legittimano l’impunità del male estremo.

Nessun tribunale emette sentenze in un mondo ideale. Le decisioni arrivano dentro una società fortemente gerarchizzata, con uno “squilibrio di forze” (ovvero “ingiustizia”) che non nasce in aula e che assai difficilmente può essere alterato da un tribunale.

Quindi, tornando alla domanda iniziale, cosa intendiamo per “giustizia”?

Giustizia (Francesco Galgani's art, 17 febbraio 2026)
(Giustizia, 17 febbraio 2026, vai alla mia galleria)

Classificazione: