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Siamo in punizione

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Rinasciamo in questo mondo come punizione per quanto fatto nella vita precedente. Ma non è una punizione fine a se stessa per il gusto sadico di infliggere sofferenza.

Questo mondo è un grande carcere con finalità di rieducazione interiore, civile e sociale. È strutturato per infliggere sofferenza, eppure lo scopo ultimo di tale sofferenza è di agevolarci nel desiderio di percorrere la Via indicata dai grandi maestri dell’umanità.

La saggezza dei saggi, dei santi e dei maestri non ha mai educato né salvato nessuno, perché nessuno può insegnare qualcosa a qualcun altro. Lo stesso verbo “insegnare” indica qualcosa che non esiste. Al massimo possiamo capire da soli, sperimentando sulla nostra pelle l’esito dei nostri pensieri, delle nostre parole e azioni.

Se non facciamo alcuno sforzo per trasformarci interiormente nonostante i duri schiaffi della vita, esistenza dopo esistenza le nostre vite saranno soltanto un crescendo di dolore. Se invece facciamo la fatica di capire e un profondo lavoro interiore di trasformazione, allora potremo godere di rinascite un po’ più sopportabili. Se e quando non avremo più motivo di rinascere in questo carcere, non ci rinasceremo, perché magari il nostro posto sarà altrove. Ma fino ad allora, accettare la sofferenza anziché contrastarla è il primo passo per non peggiorare la nostra condizione.

(14 maggio 2026)

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