“Basta un solo assaggio della mela stregata e gli occhi della vittima si chiuderanno per sempre... in un Sonno Mortale.”
La fiaba di Biancaneve non è mai stata tanto politica quanto oggi. La mela avvelenata che la Regina offre alla fanciulla non è una semplice minaccia fiabesca: è il simbolo perfetto di una promessa di dolcezza che cela un progetto di dominio. E se quell’oggetto rosso e lucido, desiderabile, apparentemente benefico, somigliasse terribilmente all’Intelligenza Artificiale che ci viene ogni giorno offerta come l’elisir del progresso?
Lo strumento degli eletti
La prima grande illusione da smantellare è l’equazione tecnologia-felicità. Nessun algoritmo, per quanto raffinato, ha mai generato un granello di senso della vita. La tecnologia non è l’amica gentile che ci semplifica l’esistenza: è, innanzitutto, uno strumento di potere. E nelle società contemporanee, questo potere non è distribuito democraticamente, ma concentrato nelle mani di pochissimi "eletti", per usare un termine gentile, che lo brandiscono con cinico interesse, senza anima, senza coscienza, senza pietà, e con la massima violenza luciferina. Sono una manciata di nuovi feudatari, arbitri occulti del nostro tempo, un drappello di architetti del consenso, gelidi ingegneri della persuasione, l’apice estremo di ogni possibile mancanza di scrupoli.
Questa minuscola, inarrivabile élite, che ha portato l’arte dell’impunità a vette mai sfiorate prima, non è fatta né di filosofi, né di benefattori dell’umanità. Sono i protagonisti di una nuova aristocrazia tecnologica che non si limita a produrre dispositivi, ma ambisce a piegare i destini delle nazioni e la coscienza degli individui. La capacità di modellare l’opinione pubblica attraverso piattaforme social, di anticipare i comportamenti attraverso la sorveglianza predittiva, di automatizzare il consenso e la repressione è già oggi la vera moneta del potere globale. La felicità promessa è solo il canto delle sirene che accompagna la resa della nostra autonomia.
La mela dell’IA: non è progresso, è guerra!
Da anni ci viene raccontato che l’Intelligenza Artificiale è un aiuto: ci aiuta a scrivere, a curarci, a organizzare il lavoro, a risolvere problemi complessi, a "pensare". Ma questa narrazione è, con esattezza, la mela stregata di Biancaneve. Il frutto viene offerto con sorriso rassicurante, e l’assaggio promette un’esistenza più facile. Solo che la vera natura di quel frutto è un’altra.
La cruda realtà è che l’IA non è nata come assistente personale; è nata — e viene sviluppata con investimenti colossali — come strumento militare, anzi come lo strumento militare per eccellenza del XXI secolo. Come il nucleare ha definito la seconda metà del Novecento, l’Intelligenza Artificiale è oggi l’arma capace di ridefinire i rapporti di forza planetari. Una singola decisione autonoma, un errore di calcolo in una catena di comando algoritmica, un sistema d’arma che impara e decide in millisecondi, possono produrre catastrofi comparabili a quelle di un ordigno atomico. La differenza è che la bomba aveva almeno la fisicità visibile del fungo; l’IA è un veleno invisibile, che si diffonde nelle infrastrutture civili camuffando il suo volto bellico.
Il manifesto del realismo tecnologico
A squarciare il velo di questa fiaba ipocrita è arrivata, in queste ultime settimane di aprile 2026, una voce tanto influente quanto esplicita: quella di Alex Karp, co-fondatore e amministratore delegato di Palantir Technologies. L’azienda, da sempre legata a doppio filo con i servizi di intelligence e il Pentagono, ha diffuso un vero e proprio “manifesto” politico-filosofico in 22 punti, contenuto nel libro The Technological Republic.
Karp non usa giri di parole. Annuncia la fine dell’era della deterrenza nucleare e l’inizio di quella fondata sull’Intelligenza Artificiale. L’equilibrio del terrore non sarà più mantenuto dalle testate nucleari, ma dalla qualità degli algoritmi e dalla velocità dei sistemi a guida autonoma. “L’IA è l’equivalente moderno della bomba atomica”, dichiara, e la vera questione non è se queste armi verranno costruite, ma chi le costruirà e con quale scopo.
La maschera ormai è caduta. L’IA non viene più venduta come l’aiutante da ufficio o il motore di ricerca potenziato: viene apertamente rivendicata come la nuova frontiera della supremazia militare globale. Palantir, con il suo manifesto, non sta facendo altro che esplicitare ciò che era già sotto gli occhi: lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è una corsa agli armamenti. E come in ogni corsa agli armamenti, le vittime designate sono la trasparenza democratica, la pace, la libertà delle coscienze e, ovviamente, le nostre stesse vite.
Il risveglio necessario
La mela stregata della tecnologia vuole chiuderci gli occhi per sempre in un Sonno Mortale: il sonno della ragione critica, della politica consapevole, della resistenza etica. L’IA non è neutra, non è bonaria, non è un dono. È un campo di battaglia su cui si combatte la guerra per il controllo del presente e del futuro. Non una guerra metaforica, ma una guerra con morti veri, violenze di ogni genere e senza nessun freno, dominio sulle nostre vite, sui nostri corpi e sulle nostre menti.
Dobbiamo smettere di credere alla fiaba dell’innovazione innocua. La tecnologia è potere; e il potere, quando è concentrato nelle mani di pochi alienati anti-umani che parlano apertamente di deterrenza algoritmica, non è mai un regalo.
A tal riguardo, oggi mi è venuto questo pensiero:
La tecnologia non renderà nessuno più felice. Le logiche del mondo non conoscono la pace e non possono darla. Tuttavia, basta distanziarsi un pochino da esse per "essere pace".
In termini concreti, mi fido assai di più degli insegnamenti di base delle tradizioni sapienziali che di tutte queste macchinazioni infernali per piegare le nostre coscienze e i nostri corpi. In tre parole: digiuno, preghiera, non-violenza. E' saggio tenere a mente che la fragranza interna otterrà protezione esterna, mentre la corruzione dell'anima e della mente delle nostre società iper-tecnologiche non porterà mai a nulla di buono. Dobbiamo aver cura delle nostre anime e della nostra pulizia interiore.
(25 aprile 2026)