«[...] Confesso che ascoltare Stallman e vedere la società andare sempre più giù mi frustra parecchio. Come ascoltare il papa nel mezzo di un conflitto nucleare.
[...] La mia attenzione ormai si riversa tutta nel provare ad applicare ciò che so, ogni giorno, nella maniera più coerente possibile. Non è più tempo di sentirsi ribadire ciò che già sappiamo e che abbiamo saldamente dentro – è tempo di agire, e di scegliere con sempre crescente determinazione. Essendo comunque coscienti che il bene e il male saranno sempre in tutto ciò che esiste e non esiste, inscindibili.
Parlare di IA, secondo me, comincia ad assumere i connotati di un discorso sulla fine dell'uomo. Va bene, parliamo pure di morte. Forse, per quanto diciamo di accettarla, abbiamo ancora bisogno di prendervi confidenza. Il bisogno di parlare di ciò che distruggerà l'uomo, aiuterà l'uomo ad accettare meglio la sua fine? [...]»
(Alberto Scanu, 8 agosto 2026)
«Se osserviamo la nostra situazione apocalittica solo con la ragione, non abbiamo nessuna possibilità di vincere. L'IA non è solo l'espressione demoniaca dell'odio per la vita e per tutte le creature, al pari delle decine di migliaia di bombe atomiche con cui conviviamo. È anche altro: è la messa in scena delle nostre ombre, delle nostre paure, della nostra incapacità di relazionarci con noi stessi e con il prossimo.
Già i "media antisociali", che in un orwelliano ribaltamento di significato vengono declamati "social network", sono stati un insulto all'intelligenza e all'affettività, una colossale e drammatica farsa che è andata ad amplificare le nostre solitudini, i nostri malesseri, le reciproche incomprensioni. Con l'IA, questa illusione è stata elevata all'ennesima potenza, così come l'ampio repertorio delle perversioni umane. Non deve quindi stupirci che gli apprendisti stregoni, spacciati per scienziati, siano già riusciti con l'IA a creare nuovi virus che Madre Natura non ha mai voluto. Nelle guerre infinite della nostra epoca, inoltre, la coscienza è sempre più sostituita dai calcoli dell'IA.
Come dicevo, se ci dovessimo basare solo sulla ragione, potremmo cominciare a organizzare il nostro funerale. Ma per fortuna c'è anche altro: il mistero della vita, delle nostre esistenze, dei nostri perché, delle nostre anime. L'IA non è anima né vita, e con la sua sola presenza ci vuol convincere che pure noi non siamo anima, ma solo un ammasso biologico governato da leggi note. Che tremenda falsità!
La ricerca dell'unione con il tutto, con la vita e con il suo mistero, ci dà la forza di poter fare scelte coraggiose, di poter realizzare miracoli. Possiamo trasformare l'impossibile in possibile, la speranza utopica in realtà manifesta.
La fragranza interna otterrà protezione esterna. Che cosa non può essere realizzato?
Non siamo mai da soli. Siamo costantemente nutriti e avvolti dall'amore. Noi stessi siamo amore. Ma di tutto questo non ci accorgiamo perché siamo drogati dal cibo, dalle abitudini, dalla tecnologia, dai ragionamenti».
(Francesco Galgani, 10 agosto 2026)